martedì 27 aprile 2010

“Progetto Psicoevoluzionista di Configurazione dei Multiparametri Creativi” (Frateschi M., Citarella C., Minervini V.R.) Quarta parte

La metodologia psicologica - Dott.ssa Valeria Rosaria Minervini

La metodologia psicologica del P.C.M.C. è di tipo qualitativo pertanto i progettisti hanno ispirato il loro operato a criteri di:

  • Situatività e contingenza: dei metodi, dei risultati e della loro interpretazione.
  • Validazione da parte dei partecipanti: i partecipanti hanno un ruolo fondamentale anche dopo che lo psicologo ha raccolto i dati, essi ne confermano la validità rendendo più credibile la ricerca.

In particolare all'interno della metodologia qualitativa si è proceduto servendosi del metodo dell'osservazione ecologica (Mazzara, 2002). L'osservazione come metodologia di ricerca si differenzia dal semplice "guardarsi attorno" in quanto è uno sguardo intenzionale attivo e soprattutto selettivo, che tende a mettere a fuoco ciò che l'osservatore ritiene più rilevante e significativo in relazione ai suoi interessi, alle sue motivazioni, alle ragioni che hanno promosso la rilevazione dei dati.

Essa si basa sull'assunto che vi sia una forte interdipendenza funzionale tra organismo, comportamento e ambiente, la quale porta all'imprescindibilità dell'osservazione comportamentale dei soggetti all'interno dei loro contesti di vita quotidiani; per questo motivo l´osservazione è detta ecologica (Baumgartner, 2004).

Si è proceduto pertanto alla descrizione il più possibile fedele e completa delle caratteristiche di un particolare evento/comportamento/situazione e delle condizioni in cui si verifica (Braga e Tosi,1998) facendo ipotesi in merito all'effetto dell´ azione del P.C.M.C. all'interno dei luoghi di vita quotidiani.

Nello specifico la fase di "congelamento" della situazione da osservare (Boscolo, 1974) è consistita nell'analisi della cultura organizzativa scolastica (macro contesto) e del clima delle classi (micro contesto). Il macro contesto è stato analizzato secondo il modello della cultura organizzativa (Schein, 1986); pertanto si è andato alla ricerca di tre aspetti:

  • gli artefatti, che rappresentano il livello più superficiale e più manifesto della cultura di un'organizzazione: lo spazio, il layout, la cartellonistica, il linguaggio scritto e parlato, il dress code, la tecnologia;
  • i valori dichiarati, che rappresentano il livello intermedio: strategie, obiettivi, filosofie, ideologie, aspirazioni espresse che orientano le scelte e le azioni socialmente premiate e premianti;
  • gli assunti di base, che rappresentano il livello culturale più profondo e inconsapevole: sono gli assunti impliciti e scontati, che determinano in maniera automatica le percezioni, le credenze, i sentimenti, i pensieri di base dei componenti di un gruppo.

Per quanto riguarda il clima organizzativo si è rivisitato un concetto ad esso precedente ovvero quello di clima sociale introdotto da Lewin, Lippit e White (1939). In particolare Lewin parla del clima sociale in termini di atmosfera riferendosi alle condizioni di tipo psico-sociale che si vengono a creare nei gruppi "(...) l'atmosfera è qualcosa di intangibile, una proprietà della situazione sociale complessiva" (Lewin,1948, p.114).

L'osservazione prende spunto da questo concetto sviluppando un modello di organizational climate (Argyris, 1958) per l´analisi del clima all´ interno del luogo in cui
verrà svolto il progetto. In base a tale modello si sono esaminate le procedure e le posizioni formali dell'organizzazione; i fattori personali ovvero i bisogni, valori e capacità individuali e l´insieme delle variabili associate con gli sforzi degli individui per confermare i propri fini e quelli dell'organizzazione. Queste variabili nel loro complesso permettono di definire l'organizational behavior ovvero "quel "livello di analisi discreto" risultante dall'interazione di livelli di analisi individuale, formale, informale e culturale" (Argyris, 1958, p. 516).

In seguito alle attività svolte con l'operatrice artistica, si è proceduto a interviste di gruppo con relativa analisi dei dati discorsivi. Per quanto concerne questi ultimi, ci si è ispirati al pensiero di Lacan che, in linea con Freud, è convinto che il soggetto non possa essere ridotto alla propria autocoscienza. In particolare rifacendosi alla linguistica di Saussure, Lacan (Bernini, 2008) sostiene che ci sono strutture che preesistono al soggetto, che lo determinano e lo costituiscono senza che egli abbia la capacità di padroneggiarle ma al contrario, è a loro sottomesso. Queste strutture sono il linguaggio e l'inconscio, strettamente interconnesse in quanto anche l'inconscio, per Lacan, è strutturato come un linguaggio (si manifesta infatti attraverso figure retoriche, quali metafore, metonimie,ecc.).

Inoltre, si può aggiungere che:
"anche grazie alle scoperte sulla memoria "implicita" e non consapevole, custodita dall'amigdala, la parte primordiale del nostro cervello, si sedimentano già dalla fase prenatale, le percezioni delle voci, dei suoni, dei rumori, degli sfondi nel "campo organismo madre" con fenomeni multipli simultanei pieni di significati arcaici vitali, inglobati nella motivazione intrinseca strutturale" (Frateschi M., 1988, 2009).

Facendo leva su questi presupposti teorici i dati discorsivi del
P.C.M.C., sono stati esaminati tramite l'Analisi del discorso secondo l´approccio diatestuale: tramite tale analisi si cerca di indagare la Soggettività, l'Argomentatività e la Modalità dei testi (modello di SAM) ovvero di rispondere a tre interrogativi: Chi dice? Perché dice? Come dice?. A tal fine si è andati alla ricerca di opportuni marcatori del discorso di Soggettività (agentività, affettività, embrayage e debrayage), Argomentatività (enjeu, narratività, logoi e antilogoi), Modalità (marcatori metadiscorsvi, di genere discorsivo, di opacità) (Laneve, C. a cura di, 2007).



BIBLIOGRAFIAArgyris, C. (1958). Some problems in conceptualizing organizational climate: a case of study of a bank, Administrative Science Quarterly, vol. 2, pp. 501- 520).Aumgartner E. (2004). L'osservazione del comportamento infantile, Carocci, Roma.
Bernini L. (2008). Le pecore e il pastore. Critica, politica, etica nel pensiero di Michel Foucault, Liguori, Napoli.
Boscolo P. a cura di, (1974). Psicologia dell´ educazione. Insegnamento e apprendimento, Martello-Giunti, Milano-Firenze.
Braga P.,
Tosi P. (1998). L´osservazione. In S. Mantovani (a cura di), La ricerca sul campo in educazione. I metodi qualitativi, Milano, Mondadori.
Frateschi M. (1988). Communication.
Advanced Studies in Group Psychology. La Jolla University, San Diego, California, U.S.A. Frateschi M. (2009). Una Strategia Progettuale di Psicologia Scolastica. Relazione presentata all'Evento Formativo ECM, Giornata di Studio su: "La prevenzione psicologica nei contesti scolastici" Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, Bari.
Laneve C. (a cura di) (2007). Analisi della facoltà di scienze della formazione.
1995-2005 Tomo I. SAGGI, Laterza, Bari.
Lewin K.,
Lippit R. and White R. (1939). Patterns of aggressive behaviour in experimentally created "social climates. Journal of Social Psychology 10:271-99.
Lewin K. (1948) Resolving social conflicts; selected papers on group dynamics. Gertrude W. Lewin (ed.). New York: Harper & Row, p.114.
Mazzara B. M.(2002). Metodi qualitativi in psicologia sociale : prospettive teoriche e strumenti operativi, Carocci, Roma.
Schein E. H.(1986). Verso una nuova consapevolezza della cultura organizzativa in
P.Gagliardi ( a cura di) - Le imprese come culture- Milano-ISEDI.


4 commenti:

  1. PsycHomer mi chiedeva di spiegare in 10 righe cosa fosse la creatività. Non ho saputo rispondere, ma forse avrei potuto indirizzarlo qui, visto che la creatività sta pure nel nome del vostro metodo PCMC ve ne dovete intendere.
    Metodo qualitativo: di solito puzza di mancanza di replicabilità lontano un miglio, però vi faccio credito.
    Tanto per vedere se ho capito: si comincia con l'osservare. Gli alunni, all'interno della scuola (contingenza/ecologia) quello che fanno, come interagiscono (ma li osservate anche in ambienti diversi? casa scuola ? ricordo una sociologa che seguì per alcuni giorni, 24 ore al giorno, un gruppo di nuclei familiari...).
    Poi fate una relazione, basata su tre aspetti:
    output cognitivo/motorio=artefatto,
    aspetto cognitivo=valori dichiarati,
    comprensione inconscia(motoria o cognitiva?)=conoscenza implicita?
    E finalmente un po' di sano riduzionismo: si introduce il fattore confondente, l'influenza ambientale. In realtà c'è anche prima, perchè quando si giudicano i tre aspetti lo si fa sulla base di riferimenti stabiliti.
    Dunque osservate, annotate, considerate, e poi valutate sulla base di riferimenti quali interventi PCMC siano più adatti a migliorare, correggere, eliminare, integrare le relazioni psicologiche e sociali all'interno del gruppo?
    (continua...)

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  2. Valeria Minervini30 aprile 2010 21:28

    È evidente che una ricerca ecologica pecca di generalizzabilità dei risultati ma è altrettanto evidente che non esiste una metodologia che abbia solo pregi. Adottando un metodo si tengono conto anche dei suoi limiti ma spesso, in particolari situazioni, quei limiti diventano allo stesso tempo, la ragion d’ essere di quella ricerca.
    Mi spiego…se io parto dal presupposto di un’ analisi di una specifica cultura organizzativa (macro contesto scolastico) di uno specifico clima organizzativo (micro contesto della classe) la scelta di una metodologia qualitativa e dell’ osservazione ecologica risulta essere più idonea (almeno per noi).
    Questo è anche la ragione, oltre per motivi di costi e tempi, per la quale non abbiamo proceduto ad esempio alla maniera di quella sociologa; il P.C.M.C. vede il comportamento come funzione delle caratteristiche della persona e dell’ ambiente, pertanto noi ci siamo focalizzati sull’ ambiente scolastico come luogo in cui i bambini vengono o dovrebbero essere educati alla creatività e alla flessibilità mentale ( di qui, come d’ altronde precisi, l’ ambiente è onnipresente come fattore influente più che confondente)
    Un'altra precisazione che vorrei fare e che non diamo ricette: “si comincia con…” “poi fate” ; noi abbiamo ideato questo progetto ma senza la pretesa di dire “così è giusto o sbagliato”; abbiamo ideato e seguito questo schema procedurale ritenendo fosse il più idoneo per noi ma ovviamente tutto va contestualizzato, almeno secondo la metodologia qualitativa.
    Osserviamo, annotiamo, consideriamo e valutiamo e soprattutto creiamo situazioni in cui i bambini siano capaci di esprimere liberamente la propria creatività prendendo coscienza delle proprie emozioni e di quanto questa libera espressione possa giovare a se stessi e al rapporto con gli altri e perché no anche a noi:-)

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  3. Ma quel creare situazioni per l'espressione creativa è generico e onnicomprensivo oppure è contestualizzato a quelle che voi "giudicate" lacune pedagogiche o strutturali dell'ambiente scolastico specifico?
    E se è contestualizzato lo è perchè voi decidete e giudicate carente in qualche suo aspetto? Entrate pienamente nel processo formativo...
    au revoir Valerià (giusto perchè ricordo che ti piace il francese...)

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  4. Valeria Minervini3 maggio 2010 14:16

    Salut Paopasc,
    beh si le occassioni per sperimentare la propria creatività partono da un progetto generico altrimenti come progettisti sarebbe difficile sapere a priori tutte le eventuali lacune dell' ambiente in cui svolgere un progetto.Detto questo è chiaro che, stando a ciò che ho scritto in precedenza, poichè l' ambiente influenza il comportamento(assieme alle caratteristiche personali)in itinere si tiene conto di eventuali lacune o magari si può contribuire a dare dei suggerimenti.
    A bientot!

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