domenica 26 giugno 2011

La Percezione del Tempo nella Pittura Impressionista

Il movimento impressionista si è formato a Parigi tra il 1860 e il 1870.
La storia dell’Impressionismo non è tuttavia solo un fenomeno francese, ma un movimento d’arte internazionale (1860-1920) per la sua rapida diffusione. 
L'impressionismo è l’epilogo grandioso di un modo particolare di impossessarsi del mondo dipingendolo.
Sarebbe incompleto senza il suo specifico proseguimento nel Neoimpressionismo di Georges Seurat, dove la rappresentazione visiva avveniva attraverso rigorosi procedimenti scientifici e gli effetti della luce si rivelavano più potenti rispetto a quelli ottenuti dagli impressionisti.

Scopo della ricerca:

- trovare una pittura che rendesse “l’impressione” visiva nella sua immediatezza, e che permettesse loro di tradurre sulla tela a due dimensioni le impressioni prodotte in loro dai giochi di luce e movimento;

- adottare una tecnica rapida, senza ritocchi, a tocco, in modo da non pregiudicare la sensazione visiva e la soggettività dell’artista. I contorni sono aboliti, perché il colore in un certo senso, straripa da un oggetto o da un personaggio, e si prolunga in forma di ombra colorata;

- abbandonare le regole di atelier nel disporre e illuminare i modelli sempre sotto la stessa falsa luce, nella solita posa tradizionale per poi passare al tratto e al chiaroscuro: tutto è equilibrio e banali giochi di luce ombre nere;

- avversione totale per l’arte accademica:  prospettiva, composizione, soggetto storico,  personaggio, chiaroscuro. Queste regole erano state stabilite dalle accademie d’arte e indicavano proporzioni e rapporti ideali di linee e forme che dovevano essere osservati scrupolosamente.

Metodo: lavoro en plein air dal principio alla fine. Un’immersione totale alla luce e al colore.

Questa filosofia della percezione sarà adottata sistematicamente, a partire dagli anni '70 dell'Ottocento. I giovani “rivoluzionari” e trasgressivi dell’arte che aprono la via alla ricerca artistica contemporanea si chiamavano Monet, Renoir, Cézanne, Degas, Pissarro, Sisley e Toulouse-Lautrec. Erano anni di rivoluzioni estetiche, scientifiche e culturali. 

Interessati alle ricerche scientifiche che si stavano conducendo sulla natura fisica del colore, compiono uno vero e proprio studio diretto, sperimentale, all'aperto, sulle continue variazioni apportate dalla luce stessa sul mondo che li circonda: cercano per esempio di cogliere una variazione di luce che suggerisca un preciso momento nel tempo. I paesaggi e il succedersi delle stagioni nelle relative variazioni di tempo e di luce sono i soggetti particolarmente ideali per tali studi pittorici. Bastava, infatti, un cambiamento della luce, una leggera brezza o qualsiasi variazione atmosferica che la percezione non era più la stessa.

In pieno sole i contorni degli oggetti “ scrive Cézanne, “ Mi sembrano non solo bianchi e neri, ma blu rossi, marroni, viola; 
"Nessun ombra è nera”, spiega Renoir, “Ha sempre un colore. La natura conosce solo i colori”;

Paul Cézanne,  Mont Sainte-Victoire Seen From Bellevue, 1885

 Pierre-Auguste Renoir,  La Seine à Asniéres,  1879

la pittura impressionistica come afferma Monet, risulta in questo senso ”la registrazione di un’emozione irrepetibile in un istante di tempo che non si presenterà più”. 
Il suo intento era quello era quello di cogliere i diversi riflessi della luce e i rispettivi stati d'animo che tali riflessi suscitavano in lui.
L’effetto è ben reso dalla descrizione del critico Èmile Zola, con il quale Monet usava trascorrere del tempo assieme per discutere della sua arte:
Il sole cade a piombo sulle gonne di un bianco splendente; l’ombra tiepida di un albero ritaglia sul vialetto e sui vestiti soleggiati, una grande tovaglia grigia, stoffe tagliate in due dall'ombra e dal sole”.

Claude Monet, Springtime, 1872

L’impressionismo espande la capacità percettiva della pittura, offrendo una propria soluzione a favore di una visione d’insieme, e innesca nell'osservatore una nuova sensibilità, una nuova capacità di vedere, e una sorta di coinvolgimento emotivo.

Il colore è da sempre uno strumento di comunicazione per l'artista per esprimere le proprie emozioni, ma è anche uno strumento di conoscenza della realtà. Il colore rappresenta quindi un codice di lettura che assieme al valore grafico esprime particolari stati d'animo; un mezzo attraverso il quale si entra in empatia con il mondo; non a caso lo studio sul colore ha creato un vero e proprio campo di indagine e di ricerca in ambito filosofico e scientifico.

Questo articolo partecipa al Carnevale della Fisica che si terrà il 30 Giugno sul blog Storie di Scienza di Giovanni Boaga. “Il Tempo” è il tema di questa edizione.

giovedì 9 giugno 2011

L'arte della relazione

Il piacere di coltivare relazioni orizzontali ed equidistanti è una qualità in via di estinzione. Il bisogno di costruire rapporti autentici, aperti e privi di interessi ce lo abbiamo tutti. Non c'è niente di più nobile dell'essere e dell'avere amici.

Henri Matisse,  La Danza, 1910