domenica 18 marzo 2012

Arte, Fitoterapia, e le sue radici

L'epoca è antichissima. Ciò significa che l'uomo, ha sempre sentito la necessità di lasciare in qualche modo un segno della propria presenza;  una sorta di documentazione del bisogno umano di esprimersi, di comunicare agli altri se stesso, in forma compiuta. 
Questo si può rilevare nelle forme e nelle decorazioni degli oggetti, ma addirittura nelle antichissime figurazioni paleolitiche, incise o dipinte, sulla base dei reperti finora rivenuti.  
Con gli Egizi, i Greci, gli Etruschi, e successivamente con i Romani, si entra in un periodo ben preciso della storia umana, che dà luogo a manufatti e monumenti di alto valore, attraverso i quali possiamo seguire lo sviluppo storico delle varie epoche. Il confronto con opere e testimonianze di altri tempi, dunque, si trasforma in una occasione per approfondire discipline differenti, partendo dall'esempio concreto della ricerca artistica.
  
La fitoterapia, ovvero l'arte di conoscere, coltivare e riutilizzare le piante per scopi terapeutici, è una delle forme più antiche utilizzate. 
Già nell'Egitto venivano utilizzati rimedi a base di piante medicinali: 
dall'abbondanza di documenti archeologici, sappiamo che all'interno dei corpi mummificati, sono state ritrovate tracce di cipolla (antibatterica), spezie, e innumerevoli sostanze organiche tra cui cera vergine, resine vegetali e oli balsamici, ed altre sostanze come il Natron. Un mix di elementi fondamentali per la conservazione delle mummie. I corpi venivano poi avvolti in strati di tessuto impregnati sempre di resine, e a quanto dicono i ricercatori, questo metodo di imbalsamazione, ha involontariament e protetto anche il DNA. 


Anche in questo campo l'influenza Etrusca si fece sentire: la ricchezza dell'Etruria si basava su ciò che produceva la terra e sulle risorse minerarie.   Erano grandi conoscitori delle proprietà medicamentose dei fiori e delle erbe, dei metalli e delle leghe, nonchè delle proprietà terapeutiche delle acque. Per aggiunta erano abilissimi costruttori, tessitori, tintori, vasai, orafi, argentieri; sapevano lavorare anche il bronzo e il rame, con appositi metodi e strumenti. Insomma, furono artefici di grandi scoperte frutto del proprio ingegno creativo, destinate a lasciare un segno per gli anni a venire.


Le testimonianze ci giungono ancora una volta dalle raffigurazioni dei reperti archeologici: anfore, vasi di varie dimensioni e materiali (terracotta, bronzo, bucchero); veri e propri capolavori artistici nei quali sono stati ritrovati i resti delle piante medicinali, a dimostrazione dell'uso continuativo che ne veniva fatto, e a riprova che gli Etruschi sapevano trarre vantaggio da quelli che definiamo oggi rimedi naturali e che quindi ne sfruttassero le qualità. La dimensione dei recipienti variava a seconda della funzione a cui erano destinati: per uso domestico, religioso, e per la preparazione dei farmaci.
Tra medicamenti più noti, la camomilla per le sue proprietà calmanti, il ricino lassativo ed emetico, il mirto dalle proprietà astringenti e antinfiammatorie, il papavero utilizzato come anestetico, ed anche alcuni minerali per preparare rimedi antinfiammatori. Ai fini della terapia, utilizzavano infusi e decotti, ma anche cataplasmi e unguenti per la cura delle ferite. 


La storia avanza, gli avvenimenti cambiano. Con i Romani nacquero le prime botteghe mediche. Tra gli strumenti reperiti negli scavi, necessari per la preparazione dei farmaci, vasetti in terracotta, sui quali erano incisi dei simboli che indicavano il loro contenuto, recipienti in vetro (oramai non più riconoscibili), bilance, misurini in bronzo, mortai. Le erbe così raccolte, venivano essiccate, triturate, ridotte in polvere, per poi essere utilizzate nella preparazione dei rimedi medicinali, attraverso particolari procedure.  
I contenitori di terracotta, garantivano la corretta conservazione dei medicinali, fino al momento della somministrazione.



Lo studio sistematico delle varie parti delle piante, in base alle loro caratteristiche proprietà e dei vari luoghi, portò alla creazione dei primi archivi; l'approccio divenne sempre più scientifico. In seguito a questa classificazione ogni pianta ricevette il nome scientifico che la identificava. Il nome identificativo di ogni pianta, venne espresso in latino poichè in quel tempo era la lingua ufficiale, e tuttora è lo stesso in qualsiasi parte del mondo. Questa documentazione ci fornisce non solo l'evoluzione, ma anche la possibilità di conoscere a fondo ciò che utilizzavano i nostri antenati per la cura delle malattie e per il proprio benessere. 

Certo la diversità dei metodi è enorme. Un tempo le erbe fornivano in gran parte la materia prima per la preparazione dei medicamenti, le cure erano dettate senz’altro dall’empirismo, da pratiche religiose, e dai limiti della conoscenza. Oggi la chimica costituisce la base per studiare in modo scientifico i principi attivi; la scienza ha così dato luogo a progressi imprevedibili e al medico preparato, la capacità di formulare accurate diagnosi e prognosi.

Vi lascio con una eccezionale testimonianza archeologica che risale al II secolo d.C., la cosiddetta "Domus del Chirurgo". Si tratta di un ambulatorio medico, dove sono stati ritrovati strumenti chirurgici, vari contenitori per le medicine, magnifici mosaici, affreschi e oggetti di arredo.

  

Questo articolo partecipa al Carnevale della Chimica che si terrà il 23 Marzo sul blog Questione della Decisione di Paolo Pascucci. "La Chimica dei Farmaci" è il tema di questa edizione.

Approfondimenti:

3 commenti:

  1. Per chi non è particolarmente avvezzo ad internet, è sufficiente cliccare sui link sopraindicati in azzurro per accedere ai collegamenti.

    Buona lettura, con la "Chimica dei Farmaci".
    La conoscenza fa bene alla salute!

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  2. un saluto tardivo, interessanti contributi, ho visitato anche gli altri posts, complimenti!

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    1. Ciao Zavorka, ho apprezzato anche io i vari contributi
      Ti ringrazio per i complimenti che estendo anche al tuo blog!
      Benvenuto!

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