domenica 27 gennaio 2013

Paradossi nell'Arte: René Magritte

La creazione artistica è un fenomeno articolato, che presenta diverse angolature sia in ambito scientifico che filosofico. In questo senso il percorso dell'arte moderna e contemporanea, appare come un vero e proprio campo di sperimentazione di modalità condivise. 
I paradossi trovano largo uso in campo scientifico, ma possono essere utilizzati anche in ambito artistico, per giungere a nuovi modelli di descrizione e rappresentazione del reale.  

Tra le avanguardie storiche, il Surrealismo è un movimento che fonda le sue radici nel paradosso. "Io credo", scrive André Breton nel 1924, "alla risoluzione di due stati, in apparenza così contraddittori, che sono il sogno e la realtà, in una specie di realtà assoluta, di surrealtà". 
Attorno a questo indirizzo si costituisce il programma del Surrealismo, il fenomeno più complesso e influente della storia culturale del Novecento, attivo per oltre quarant'anni, il cui approccio interpretativo è stato diverso da un artista all'altro. Magritte, assieme ad altri esponenti del gruppo, manifesta tale tendenza, diversificandosi dalle premesse generali, per interessi, procedure e formalizzazioni. 

Fra tutti i surrealisti, R. Magritte, è quello che più di tutti "approfondisce il problema dell'ambiguità alogica dell'immagine, anche in rapporto alla parola: inventa l'anti-storia, scopre l'assurdità del banale, raffigura con meticolosa pedanteria immagini dal significato ambiguo, che scadono facilmente nel doppio senso, nel gioco di parole figurato". (Argan, L'Arte Moderna, 1970)

La questione del linguaggio è una componente fondamentale del percorso di Magritte, sui rapporti tra oggetto reale e cosa rappresentata, tra parola e immagine, tra linguaggio iconico e linguaggio verbale; in una ricerca continua tra potenzialità espressive vecchie e nuove, che in definitiva suggella la separazione tra forma e contenuto, mettendo dunque in discussione e in crisi il principio che sta alla base della rappresentazione pittorica. Ovvero da quel legame tra verosimiglianza e rappresentazione che ha sempre contraddistinto l'arte classica. 

Il Tradimento delle immagini, che esiste in diverse versioni, è l'opera più celebre di Magritte. Apparentemente semplice, il suo soggetto innesca una serie di riflessioni sulla rappresentazione e sul linguaggio, che saranno poi significativamente riprese da alcuni artisti concettuali tra fine anni settanta e inizio settanta; le loro opere sono fatte di testi, spesso in associazione con la fotografia o con oggetti o altri tipi di strumenti: l'accostamento con oggetti inaspettati, crea in modo paradossale altri significati applicati a cose che all'inizio erano più evidenti.  


Renè Magritte, Il tradimento delle immagini, 1928-1929

La pipa resa con un disegno semplice, realistico e perfettamente dettagliato, è impaginata su un fondo neutro. Sotto la pipa Magritte scrive la frase: "Ceci n'est pas une pipe", ovvero questa non è una pipa. La didascalia innesca una contraddizione tra ciò che si vede e ciò che è scritto, determinando una separazione tra elemento plastico e elemento grafico. 
"L'uso della didascalia in Magritte, scrive il filosofo Michel Foucault, nel 1973, nel suo saggio dal titolo della stessa didascalia ''Ceci n'est pas une pipe'', "è doppiamente paradossale. Si propone di nominare ciò che, evidentemente, non ha bisogno di esserlo (la forma è troppo nota, il nome troppo famigliare). Ed ecco che nel momento in cui dovrebbe dare un nome, lo dà negando che sia tale". 

Nelle opere di Magritte "L'apparente realismo è solo un mezzo per raggiungere un fine: se ne serve per costringere l'osservatore a mettere in dubbio la veridicità di ciò che viene raffigurato". L'artista arriva a dimostrare le ambiguità del linguaggio e come le immagini funzionino allo stesso modo delle rappresentazioni verbali". (Ars il nuovo e antico nell'arte moderna. De Agostini Rizzoli, 2011). 

Sarà lo stesso Magritte ad affermare: (...) "è solo una rappresentazione:"se avessi scritto sotto il mio quadro: "Questa è una pipa", avrei mentito". L'immagine dipinta, entra così in conflitto sulla sua veridicità/falsità, rimanendo l'opera più paradossale in tema di linguaggio. 


Questo post partecipa al Carnevale della Fisica che si terrà il 30 Gennaio sul blog Questione della Decisione di Paolo Pascucci. "I paradossi della fisica" è il tema di questa edizione.


domenica 13 gennaio 2013

L'arte giapponese e le incisioni di Shigeki Tomura


Shigeki Tomura ha studiato disegno e incisione presso l'università IWATE in Giappone. Con le sue opere ha recentemente ottenuto importanti premi in numerosi concorsi internazionali di stampa.
L'arte giapponese racconta da sempre l'unicità del connubio tra tradizione, artigianalità e sapiente conoscenza dei materiali e delle tecniche. 

Da secoli gli artisti giapponesi utilizzano l'arte della stampa, contraddistinta da un'attenta ricerca delle proporzioni eleganti, e da un sottile realismo, pertanto è la forma di espressione più conosciuta nel mondo nelle arti decorative. 

Tra il XVIII e il XX secolo la stampa giapponese conobbe una fase di grande prosperità, sia per l'originalità e l'accostamento dei motivi decorativi tradizionali e d'avanguardia, sia per le qualità intrinseche delle nuove tecniche, prodotte dai mutamenti culturali e sociali che il paese stava attraversando: dall'arte Ukiyo-e  si passò alla stampa policromatica.
Le stampe giapponesi che giunsero in Europa - la cui diffusione sui mercati veniva ampiamente incrementata dalle continue spedizioni di nuovo materiale dalle colonie -  ebbero una forte influenza, particolarmente in Francia, sulla pittura del tardo XIX secolo, ispirandone la tavolozza, la composizione della immagine e dei volumi, nonostante le reticenze di certi storici. Tra gli artisti del tempo ricordiamo DegasRenoirToulouse-Lautrec, Monet, CezanneVan Gogh, fino a Gauguin e Chagall. Tale influenza è stata chiamata Giapponismo

Lo stesso avvenne ad esempio per la scultura africana, fu un punto focale di attenzione sia per i fauves, gli espressionisti che per i cubisti, divenendo così un vero e proprio fenomeno culturale. Maschere e statue, rappresentano i modelli esemplari del "Primitivismo" e offrono agli artisti soluzioni in termini di semplificazione formale, astrazione. "Van Gogh aveva le stampe giapponesi, ricorda Picasso, "noi avevamo l'Africa". Questa contaminazione fra culture diverse, ha segnato, nel tempo, un processo di radicale trasformazione che è alla base dello sviluppo dell'arte internazionale. Fino al 1860 circa esisteva un mercato in un certo senso più selettivo. La visione individuale dell'artista era costretta da uno stile e da norme definite dalle accademie; di conseguenza se l'artista avesse proposto una ricerca diversa da quella del gruppo, non avrebbe potuto esercitare la sua arte o, nei migliori dei casi sarebbe stata così debole, da passare inosservata. 
Insomma, una lunga storia di rivoluzioni culturali, di scambi e interazioni, che ha dato agli artisti di diverse generazioni l'opportunità di ritrovare nella specificità dei propri mezzi espressivi nuove possibilità formali. Un punto fondamentale nella storia della comunicazione, poichè lascia spazio all'individualità, all'identità di ciascuno, nell'ambito di una dimensione collettiva.   

In tale contesto, Shigeki Tomura continua questa nobile tradizione unendo innovazione e creatività. Le sue stampe sono eseguite con la tecnica ad acquaforte: è una tecnica che richiede molto tempo e grande pazienza e pochissimi artisti usano ancora questa pratica tradizionale. In tutte le sue opere ci restituisce un visione del paesaggio estremamente intima: paesaggi monocromi, molto lineari, di grande armonia e raffinatezza. Un senso di tranquillità, dello scorrere cadenzato della vita, una visione contemplativa della silente vastità della natura, che esprime la profondità di un mondo interiore, e che da sempre ha ispirato e caratterizzato la produzione artistica giapponese.
Tutte le forme d'arte figurative sono governate dalla necessità di creare un determinato equilibrio, una certa unità strutturale della composizione tra la forma esteriore e la propria interiorità. In maniera analoga, la maestria di Tomura contribuisce a consolidare l'immagine della stampa come forma d'arte riconosciuta e rispettata in tutto il mondo.