domenica 22 novembre 2015

Mostre E Ritratti D'Autore

Paesaggi (interiori) di Edvard Munch: arte come espressione dell'anima.

"La natura non è soltanto ciò che è visibile agli occhi. Essa è anche
l'insieme delle immagini interiori della mente. Immagini al di là dell'occhio".
Edvard Munch

La sua esperienza di vita, segnata così profondamente nella sua mente, rimane come un filo conduttore che attraversa tutta la sua produzione artistica.

Il catalogo Skira è illustrato con tanti capolavori tra oli, fotografie, acqueforti, litografie, xilografie, che hanno scandito l'intero percorso di vita dell'artista norvegese nella rappresentazione dei temi della passione, della vita e della morte, attraverso l'uso di un segno fortemente comunicativo, la deformazione delle forme volutamente cupe e angosciose, fino all'estrema accentuazione cromatica, fatta di tonalità pure e rapide pennellate. 
Oltre alla pittura ad olio (iniziò a studiare pittura a diciasette anni, nel 1880, mostrando già da allora, una chiara sensibilità per il colore), Munch utilizzò largamente le tecniche litografiche, e ancor più quelle xilografiche sul legno, perchè queste erano particolarmente adatte a solcare il tempo, una vera e propria azione di scavo nei propri ricordi tra l'animo dell'artista e la sua manualità.
Le prime opere grafiche di Munch (1863-1944)  furono eseguite a Berlino, nel 1894. E a Berlino produsse anche, il celebre dipinto "L'urlo" realizzato nel 1893 su cartone con olio, tempera e pastello, oggi collocato presso la Galleria Nazionale di Oslo.




Toulouse-Lautrec con grande intuizione psicologica ha scrutato le sfaccettature della vita parigina nel 1890. Svelando ad esempio i tratti dell'universo femminile, soprattutto quelli che ne rilevavano il carattere. In questi dipinti lo sguardo del pittore si sofferma su un momento di intimità femminile. Sotto questo aspetto le grandi opere di Lautrec sono singolarmente rappresentative e sintetiche.






"La vita di un uomo, anche la più povera di avvenimenti esteriori, può, scrutata nelle sue essenze, apparire fin troppo appassionata".
Carlo Carrà, La mia vita, a cura di Massimo Carrà, Milano, Abscondita, 2002

Carlo Carrà (1881 - 1966)
Nato nel 1881 a Quargnento (Alessandria), appena dodicenne, Carlo 
Carrà studia come apprendista decoratore a Valenza Po. 
Nel 1895 si trasferisce a Milano, conosce la pittura di Segantini e Previati, e nel 1900 parte per Parigi, in occasione della grande Esposizione Universale, e poi per Londra.Tappe che sono l’occasione per importanti esperienze artistiche, ideologiche e culturali. Rientrato in Italia, fino al 1902 esegue decorazioni e dipinge i primi paesaggi, passando poi a frequentare i corsi di Cesare Tallone all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove conosce Boccioni. 
Del 1910 è l’incontro con Marinetti e la stesura del Manifesto dei pittori futuristi, elaborato con Boccioni, Russolo, Balla e Severini. Nel febbraio 1912 è presente con gli altri del gruppo a Parigi per la storica mostra "Les peintres futuristes italiens: Boccioni, Carrà, Russolo, Balla, Severini". Del 1915 è il libro Guerra pittura in cui Carrà  esprime la sua attività  grafica d’avanguardia. 
Dopo alcune esperienze di ambito primitivista, ancora influenzate dall’ambiente parigino di Picasso e del Doganiere Rousseau, nel 1917 a Ferrara si avvicina a de Chirico e Savinio: è il tempo della pittura metafisica che determina un profondo cambiamento e prepara anni di meditazione e di studio sulla grande tradizione pittorica italiana. Se ne trova il riflesso nei suoi saggi Parlata su Giotto e Paolo Uccello Costruttore, pubblicati su "La Voce" nel 1916. La sua collaborazione a "Valori Plastici" la rivista diretta da Mario Broglio, testimonia i suoi interessi critici che più tardi si estenderanno all’impegno recensorio dei  fatti artistici nelle pagine dell’"Ambrosiano". 
Intorno al 1921 Carrà sente il bisogno di riprendere il contatto diretto con la natura: in quell’anno, durante l’estate in Liguria, a Moneglia, dipinge il suo capolavoro più noto, Pino sul mare.
Fra il ’24 e il ’30 soggiorna in Toscana scoprendo il paesaggio e le spiagge della Versilia, a cui dedica un grande numero di dipinti. Nel 1928 è presente alla Biennale di Venezia con quattordici opere; due anni dopo tiene una personale con Soffici alla Galleria Bardi di Milano e, nel 1931, ha una sala alla prima Quadriennale d’Arte a Roma. Tra il 1934 e il 1938 viaggia in Campania, Algeria e Malta e si dedica alla grande  pittura murale: porta a compimento nel 1938 i due grandi affreschi per il Palazzo di Giustizia di Milano. Nel 1941 gli viene assegnata, per chiara fama, la cattedra di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera.
Nel 1942 termina di scrivere la  sua autobiografia, La mia vita, un documento importante per la storia dell’arte italiana del Novecento pubblicata a Roma da Longanesi nel 1943. Nel 1950 ottiene il Gran Premio per la pittura alla XXV Biennale di Venezia. Nel 1962 la città di Milano gli dedica a Palazzo Reale una grande mostra monografica. Continuano i soggiorni estivi con la famiglia e gli amici intellettuali in Versilia e a Forte dei Marmi: le ‘marine’ rimangono soggetto prediletto dell’artista fino agli ultimi anni. Muore a Milano il 13 Aprile 1966. Solo un mese prima aveva dipinto la sua ultima opera, Natura morta con bottiglia e chicchera.
© Archivio Luca Carrà, Milano

"I paesaggi di Carrà non si incontrano alla prima scampagnata", diceva Roberto Longhi, "Sono più mentali che geografici". Nel 1937 Longhi scrisse per Hoepli una monografia sull'amico pittore.

Carlo Carrà, Pino sul mare, 1921, olio su tela, 68 x 52 cm. Collezione privata  
esposto alla collettiva "Das Junge Italien" nella Nationalgalerie di Berlino (1921) 



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