lunedì 28 dicembre 2009

SEMINARIO A.I.E.P. - “Il Progetto Psicoevoluzionista per gli anni 2010-2015” 12 DICEMBRE 2009

L'A.I.E.Psi. Associazione Italiana di Evoluzione e di Psicoevoluzione, Centro Studi e Ricerche di Psicologia, Psicoterapia, Psicoevoluzione, ha per scopo di contribuire allo studio e ai programmi di ricerca nei campi scientifici dell' Evoluzione Umana diffondendo metodi, tecniche, analisi e strategie multispecialistiche e promuovendo iniziative, incontri, workshop, corsi e stages.
Il Presidente dell'A.I.E.Psi. e Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche di Psicologia, Psicoterapia, Psicoevoluzione, è il dott. Massimo Frateschi, Psicologo Psicoterapeuta, Ph.D. La Jolla University, San Diego, California, U.S.A., con il quale ho avuto il piacere di collaborare per l'area Interdisciplinare dell'A.I.E.Psi., in qualità di Esperta per l'area Artistica, e di Progettista per un Programma di Progetti multispecialistici con la partecipazione di operatori delle discipline psicologiche e artistiche.
Il giorno 12 dicembre 2009 si è tenuto il Seminario dal titolo: "Il Progetto Psicoevoluzionista per gli anni 2010-2015" organizzato dall’A.I.E.Psi., presso l'Hotel Excelsior Congressi, Bari.
Il programma scientifico del Seminario è stato caratterizzato da interventi di Autorità, Ricercatori, Esperti e Professionisti impegnati nella promozione e divulgazione di una prospettiva ampia culturale e professionale psicologica.
Il dott. Massimo Frateschi, con una relazione dal titolo: “Innovazione e Psicoevoluzione: il progetto Psicodinamico Psicoevoluzionista” ha illustrato la sua “teoria e metodologia Psicodinamica Psicoevoluzionista” (Frateschi M., 1988-1989) e lo sviluppo di questo orientamento scientifico e tecnico sul piano della ricerca e dei progetti realizzati nel campo della psicologia applicata, negli ultimi venti anni.
Quindi, il Presidente dell’A.I.E.Psi. soffermandosi sulla innovazione della “prospettiva psicologica psicoevoluzionista” (Frateschi M., 2007a) ha riferito che: “gruppi di ricercatori e progettisti psicologi, sotto la mia direzione e supervisione scientifica, dal 2005 al 2009 sulla base di un programma complessivo di dieci progetti multispecialistici, sono riusciti a realizzare positivamente interventi mirati negli ambiti della psicologia, dell’educazione alla salute e della prevenzione psicologica scolastica in alcuni contesti scolastici del Comune di Bari. L’impostazione data per l’ideazione, la costruzione e la realizzazione dei dieci progetti, si è già sviluppata con un flusso dinamico di innovazioni tra Psicologia, Scienza e Arte negli ultimi cinque anni, e si svilupperà ulteriormente per gli anni 2010-2015 con nuovi progetti A.I.E.Psi., da realizzare con una strategia psicoevoluzionista di psicologia scolastica globale, sistematica e integrata (Frateschi M., 2008, 2009)”.
Infine, sono state presentate altre innovazioni della "psicoevoluzione" (Frateschi M., 1989, 2007b) nei campi applicativi della psicologia clinica, psicologia sociale e psicologia scolastica sui temi: Ricerca e Professione, Formazione e Supervisione, Progetti professionali psicologici ed interdisciplinari".


BIBLIOGRAFIA
FRATESCHI M. (1988-1989) Laboratori di Ricerca di Attività Creativa. Comunicazioni. Cattedra Pedagogia I, Università degli Studi di Bari.
FRATESCHI M. (1989) La Psicologia Scolastica con un orientamento Psicodinamico Psicoevoluzionista per una Ricerca Azione nella scuola. Comunicazione interna alla Ricerca Formativa “Il bambino multidimensionale”, Università degli Studi di Bari - I.R.S.S.A.E., Regione Basilicata.
FRATESCHI M. (2007a) Il Progetto Psicologia della Salute per l’infanzia e l’adolescenza: una prospettiva psicologica psicoevoluzionista. Comunicazione presentata al Seminario “Progetto Psicologia della Salute per l’infanzia e l’adolescenza”, organizzato dall’A.I.E.Psi., Associazione Italiana di Evoluzione e di Psicoevoluzione, Centro Studi e Ricerche di Psicologia, Psicoterapia, Psicoevoluzione, presso l'Hotel Excelsior Congressi, Bari.
FRATESCHI M. (2007b) La prevenzione psicologica dei comportamenti prevaricanti e il fenomeno del bullismo. Comunicazione presentata al Seminario di studio su: “Bullismo e devianza minorile”. Università degli Studi di Bari. Facoltà di Scienze Politiche, Bari.
FRATESCHI M. (2008) La Psicologia Psicodinamica Psicoevoluzionista. Relazione presentata al Seminario “ Psicologia Psicodinamica Psicoevoluzionista. I Nuovi Progetti ” organizzato dall’A.I.E.Psi., Associazione Italiana di Evoluzione  e di Psicoevoluzione, Centro Studi e Ricerche di Psicologia, Psicoterapia, Psicoevoluzione, presso l'Hotel Excelsior Congressi, Bari.
FRATESCHI M. (2009) Innovazione e Psicoevoluzione: il progetto Psicodinamico Psicoevoluzionista. Relazione presentata al Seminario “Il Progetto Psicoevoluzionista per gli anni 2010-2015”, organizzato dall’A.I.E.Psi., Associazione Italiana di Evoluzione e di Psicoevoluzione, Centro Studi e Ricerche di Psicologia, Psicoterapia, Psicoevoluzione, presso l'Hotel Excelsior Congressi, Bari.

24 commenti:

  1. ciao carla, molto interessante il tuo post. Mi sarebbe piaciuto partecipare a questo seminario.
    In effetti, facendo riferimento alla teoria di Darwin, possiamo considerare le emozioni strettamente collegate alla realizzazioni di determinati scopi. universali. connessi con la sopravvivenza della specie e la sua evoluzione.
    La fuga a seguito di paura per esempio, è un'espressione di un'emozione. è un'espressione che potremmo definire innata, in quanto non c'è bisogno di insegnarla, ed è utile alla sopravvivenza della specie.
    ciao, continuerò a leggerti.

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  2. Sembra interessante. Specie se tende a correggere certi atteggiamenti, tipo quelli sbagliati riguardo alla propria salute, o quelli di bullismo, o l'incapacità a collaborare nei posti di lavoro. Posta qualche intervento specifico, anche un breve riassunto con qualche resoconto sperimentale.
    Ciao!
    :)

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  3. Ciao paopasc, sono infatti, interventi finalizzati alla prevenzione di determinate problematiche...
    Grazie per il tuo intervento!

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  4. alle volte delle pareti
    un cielo sorrideva allegro
    giù una pioggia come scroscia
    una risata se poi l'arcobaleno
    ritorna a allietare la vista
    in capo a questo unico mondo

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  5. Auguri! E felice 2010 da passare sulla blogosfera con noi fedeli lettori dell'Atelier delle attività espressive :)

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  6. E' buono l'anno come da desideri o è, ahimè, come al solito? Chissà perchè associamo sempre i cambiamenti a uno stacco netto: l'inizio e la fine di un giorno, o di un anno, o un numero intero, mai a una mezza giornata, a un anno come un altro, a un'ora indefinita.

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  7. Ciao paopasc, sono molto contenta di questo nuovo lavoro nato, con il blog e dei contatti che sto avendo. è proprio come dici tu in effetti, tendiamo a percepire/riconoscere il cambiamento solo attraverso uno stacco netto, proprio del tipo inizio/fine, perdendo a volte, il contatto con ciò che c’è in mezzo:sono proprio quei piccoli cambiamenti visti nella loro unità che producono il Cambiamento.
    In realtà, sia il passato e che il futuro, provocano ansia, tutto ciò che possiamo controllare è l’attimo presente, per cui vale la pena goderselo, anche perché ciò che penso/dico/faccio nel qui e ora, come per miracolo impatta sia il futuro che il passato; perciò come scriveva Orazio nelle sue Odi: Carpe Diem , cogliamo il nostro presente con serenità.

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  8. ...mi è capitato di visionare il filmato relativo al servizio giornalistico dell'evento da te commentato carla e, conferma il mio interesse circa l'argomento e l'importanza di questo evento
    continua a scrivere...
    ciao

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  9. ...noto che l'argomento suscita interesse,
    sicuramente continuerò a scrivere...
    Ciao Anonimo.
    Grazie

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  10. Valeria Minervini12 gennaio 2010 22:14

    Concordo sia con il discorso di Anonimo che con quello di paopasc.
    Per quanto riguarda anonimo in effetti le emozioni hanno un alto valore adattivo, ed è opportuno avere oltre ad un intelligenza cognitiva anche un intelligenza emotiva ovvero sapere comprendere e gestire le emozioni che si provano.

    Per quanto riguarda l’ intervento di paosapsc qualche intervento specifico della teoria psicodinamica psicoevoluzionista può essere effettuato ad esempio nei contesti scolastici, come dici tu, per la prevenzione del disagio psicologico ( come suggerisci te per il bullismo) o perché no anche nei contesti organizzativi dove occorre una continua evoluzione di se stessi e delle proprie conoscenze. Anche i contesti d’ aiuto possono essere un altro ambito di intervento, ad es. i gruppo di auto-aiuto. Ciò che conta credo sia capire bene gli obiettivi che ci poniamo e trasferirli ai contesti che scegliamo, con criterio e professionalità.
    p.s. complimenti Carla, hai fotografato benissimo la situazione-seminario!!!

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  11. Mi chiedevo se un organismo che utilizza solo le emozioni, e in considerazione del fatto che anche le emozioni sbagliano, sia in grado di modificare il proprio atteggiamento una volta che si sia consolidato un comportamento. In più, sapere come (e se) il differente metodo di conoscenza del linguaggio simbolico riesca a modificare una conoscenza o convinzione stabilita per via emotiva.
    Un bel saluto è come un augurio...

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  12. Valeria Minervini13 gennaio 2010 14:38

    Ciao paopasc,

    Innanzitutto mi chiedo se davvero possano esistere persone (più che organismi direi…) che agiscono esclusivamente spinte dalle emozioni. La psicoanalisi ci insegna che l’ Io negozia continuamente le sue pulsioni con razionalizzazioni personali e sociali. L’ uomo è un essere razionale e quindi continuamente è chiamato a modulare le sue spinte emotive.
    Comunque che, sia per chi agisca perché esclusivamente guidato dalle emozioni sia per chi è più razionale, la modifica degli atteggiamenti sia un processo molto complesso; gli atteggiamenti in quanto tale hanno la caratteristica di essere resistenti dal punto di vista cognitivo. Malgrado ciò, credo, e la letteratura dovrebbe confermare ciò, che sia possibile la loro modifica; ad esempio può succedere per mera esposizione ripetuta ad uno stimolo nuovo (ricerca di Zajonc, 1969) o per risolvere situazioni di dissonanza cognitiva in cui la persona si trova ad assumere comportamenti dissonanti con i propri atteggiamenti e deve spiegarsi questo stato di incoerenza (ad esempio chi fuma pur sapendo che è dannoso per la propria salute)
    Per quanto riguarda la tua seconda affermazione (del differente metodo di conoscenza del linguaggio simbolico) non credo di aver afferrato bene di che cosa parli. Se vuoi chiarirmi meglio questo secondo aspetto te ne sarei grata.
    A presto!

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  13. Valeria Minervini13 gennaio 2010 14:40

    All' ottava riga mi è scappato un "credo": Comunque credo che...Scusate!!!

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  14. ciao Valeria
    intendo il metodo di conoscenza mediato dal linguaggio simbolico (ie il linguaggio verbale di relazione, insomma "questo") come quello principalmente umano, che io definisco come sostituto degli altri due (quello motorio e quello corporeo) che invece appartengono, oltre che all'uomo, anche a tutto il regno animale.
    La domanda alla quale cerco di dare risposta (tra le tante), poste alcune premesse che ora è lungo elencare ma che riguardano essenzialmente l'atto cosciente come una cattura 'motoria' del mondo da parte dell'organismo (e anche dell'uomo quindi), è quella di comprendere i meccanismi che stanno dietro i due diversi modelli di comprensione e verificare se la conoscenza simbolica (ie culturale) è in grado di modificare una precedente conoscenza instaurata per via motoria. Proviamo con un esempio:
    sono un ex fumatore, e smettere di fumare è veramente difficile. I giorni (e forse i mesi) dopo aver smesso sembra quasi che alla tua vita manchi qualcosa, un pezzo, un arto, il fegato, insomma sei lì che hai qualcosa che non quadra e sai (o meglio, il tuo corpo motorio sa) come sistemarla, il tuo organismo te lo urla, te ne fa vedere di tutti i colori...e invece niente, non ho ceduto. Le sigarette erano lì, a portata di mano, ma non le ho più toccate.
    Piccola vittoria della razionalità (insomma di tutto quell'insieme di cose mediate dal linguaggio simbolico) sull'emozionalità, perchè quest'ultima come strillava! Poi dopo s'è calmata e ha capito che in fondo non perdeva proprio niente, anzi, ci ha pure guadagnato.
    A un cane non puoi lasciare il pasto di una settimana tutto disponibile, perchè se lo mangia tutto in una volta, poi schiatta.
    Cos'è e come agisce dunque quella cosa che contrasta le maree?
    A presto

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  15. Valeria Minervini13 gennaio 2010 22:32

    Innanzitutto farei una piccola precisazione (scusa non voglio essere maleducata nel replicare o specificare ma la mia formazione mi porta a farlo); non definirei il linguaggio verbale come sostituto degli altri due ma come complementare, la comunicazione umana è l' insieme di linguaggio verbale, non verbale e paraverbale.
    Per quanto riguarda la questione atteggiamenti-emozioni secondo me quella cosa che agisce a contrastare le maree è il principio di autoconservazione e sopravvivenza; di certo anche gli animali lo provano ma la ragione porta l' uomo a prendere decisioni vantaggiose per il sé non solo a breve termine (come farebbe un cane che mangerebbe il pasto di una settimana tutto in una volta) ma facendo (ed ecco come agisce) in maniera quasi inconscia, un calcolo costi-benefici che possa valere anche a lungo termine. Alla fine di questo bilancio la persona-organismo prende la decisione opportuna.
    In questo senso credo che il linguaggio simbolico, nel senso di comunicazione verbale, sia fondamentale in quanto capace di inscenare potenti reti relazionali in cui gli uomini non semplicemente studiano vicendevolmente i comportamenti altrui (come fanno gli animali con il liguaggio motoreo-corporeo) ma spiegano le motivazioni che si celano dietro i comportamenti e possono addirittura portare altri a modificare o persistere nell' attuazione di una condotta (anche ad esempio per semplice desiderabilità sociale)
    È l' alito di vita che ci porta a non vivere esclusivamente in base alle risacche emotive sebbene anche i più passionali possano non rendersene conto.

    A presto!!!

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  16. Grazie Valeria per la tua collaborazione e la tua disponibilità davvero preziosa!

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  17. Hai ragione
    per una volta che abbandono la mia formulazione preferita mi trovo in defaillance:
    definisco il linguaggio simbolico un sostituto motorio, nel senso che arriva là dove quello motori-corporeo non arriva, e certo che si agisce insieme agli altri.
    Ho tentato di definire i linguaggi motori-corpoerei come agenti sulla superficie degli enti (di qualunque tipo purchè fisici e a portata) mentre quello simbolico agirebbe entrando all'interno delle superfici. Da un punto di vista topologico è la stessa differenza tra una 2-varietà e una 3-varietà, con la prima che è la superficie bidimensionale di un oggetto tridimensionale e la seconda che è la superficie tridimensionale di un oggetto quadridimensionale.
    Vi è però una caratteristica interessante dell'integrazione dei linguaggi: conoscenze mediate dal linguaggio simbolico generano desiderabilità che sembrano appartenere all'altro linguaggio. Forse è il caso, come ho tentato, di definire l'emozione come una quantità motoria informe che trova "casa" nelle forme dello spazio?
    a ri-presto e grazie per la precisazione, esatta.

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  18. Valeria Minervini14 gennaio 2010 14:52

    Gentile paopasc,
    se da un lato ti darei ragione considerando che il linguaggio simbolico (verbale) arriva dove là dove quello motorio-corporeo non arriva, in quanto più esplicito e diretto, da psicologa, mi permetto di dissentire per un altro aspetto. Paradossalmente a volte con le parole si può dire qualcosa e contraddirla con i gesti, anche magari in virtù di essere desiderabili socialmente. I gesti, la postura, la prossemica, la cinesica possono quindi tradire il linguaggio verbale e in questo senso diventare per un esperto o anche per un osservatore acuto un ulteriore, e a volte anche più significativo, veicolo di informazione.
    Per “conoscenze mediate dal linguaggio simbolico generano desiderabilità che sembrano appartenere all'altro linguaggio” intendi il fatto che il linguaggio verbale porta le persone ad avvertire un desiderio di vicinanza fisica e a portarsi una verso l’ altra? In questo senso parli della relazione emozione-linguaggio, e dell’ emozione nello specifico, come “una quantità motoria informe che trova "casa" nelle forme dello spazio?
    Non so se ho capito bene, attendo chiariementi…
    A presto!!!

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  19. Valeria
    quando dico arriva intendo proprio un luogo fisicamente inaccessibile al linguaggio motorio:con il linguaggio verbale/simbolico possiamo parlare della Luna, dell'amore e di Dio, con gli altri linguaggi non è possibile. Con il linguaggio verbale/simbolico trasferisco al mio interlocutore una conoscenza riguardo terzi che se dovessi trasmettere con il solo linguaggio motorio richiederebbe un enorme sforzo. Noi viviamo di ambiguità, quindi niente di strano che, ognuno al suo livello, i diversi linguaggi trasmettano informazioni anche in contrasto. Chiaro che, in presenza di un'ambiguità, come dire, fa fede sempre il linguaggio più antico.
    Con la frase su cui chiedi chiarimenti intendo che un sistema di trasmissione delle informazioni come il linguaggio simbolico, così in qualche modo etereo, scatena emozioni anche profonde, come potrebbe accadere se uno di noi leggesse la teoria del funzionamento della mente, o una rivelazione profetica, o una lettera d'amore. Mi incuriosisce cioè questa capacità di un fenomeno così effimero come la cultura di indurre il bisogno di una credenza e poi anche di farne trarre un intenso piacere sul genere di quelli che appartengono ai sistemi più arcaici.
    Penso che si possa spiegare ipotizzando quanto dicevo sopra: c'è a disposizione dell'individuo una "quantità motoria" sotto forma di moneta emotiva che può essere spesa in qualunque genere di ricostruzione del mondo. In ciò evidentemente si dualizza la materia della mente: da una parte una quantità motoria amorfa mediata dai noti trasmettitori, dall'altra un ambiente (esterno e interno) da mappare e sul quale far confluire la "obbligatorietà motoria".
    Questo potrebbe anche spiegare situazioni in cui la quantità emotiva non trova una forma, e cioè gli stati di ansia.
    (Sono pronto per il ricovero, adesso chiamo il 118 da solo...;)

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  20. Valeria Minervini14 gennaio 2010 18:10

    I tuoi commenti sono delle continue sfide per me, abbiamo un linguaggio totalmente differente sicuramente a causa dei nostri profili formativi.
    Nonostante ciò cerco di risponderti, sperando di esserne all’ altezza e di aver capito di cosa si sta parlando.
    Punto 1: sì, forse arriva di più il linguaggio simbolico/verbale che quello motorio, nel senso che è più chiaro e affidabile (nonostante ciò non posso sottovalutare l’ enorme valore della comunicazione non verbale e paraverbale). Sulla questione dell’ ambiguità sono perfettamente d’ accordo con te, anche se per linguaggio più antico non sono sicura di sapere bene a quale ti riferisci…io credo quello corporeo-motorio essendo il primo usato dall’ uomo.
    Poi per quanto riguarda il quesito sul quale ti chiedevo chiarimenti, innanzitutto distinguerei quello il linguaggio simbolico verbale dalla cultura che invece credo tu intenda in maniera interscambiabile. Il linguaggio è un artefatto culturale e poi non capisco come mai ritieni il linguaggio simbolico-verbale o anche la cultura effimeri; è vero che non sono tangibili ma è anche vero che la cultura ad esempio è, come dice Mantovani, un elefante invisibile nel senso che è qualcosa di enorme e pervasivo a tutti i livelli della vita sociale ma comunque impercettibile all’ uomo e nonostante ciò si può affermare che c’è.
    Per spiegarmi meglio ti riporto una storia indiana, tratta dal Sakuntala di Kalidasi, uno dei drammi più famosi della letteratura sanscrita, narra di un grande elefante che se ne sta davanti ad un saggio
    immerso nella meditazione. Il saggio guarda e dice : « Questo non è un elefante ». Dopo
    un po’ l’elefante si volta ed incomincia ad allontanarsi lentamente. A questo punto il
    saggio si chiede se per caso non possa esserci in giro un elefante. Alla fine l’elefante se
    ne va. Quando è ormai sparito, il saggio vede le orme che l’animale ha lasciato e dichiara
    con sicurezza : « Qui c’era un elefante » (Mantovani, 1998).

    In ogni caso, lo scatenamento di emozioni date dal linguaggio simbolico credo sia legato al fatto che esso richiama esperienze concrete vissute o vivibili dalle persone, paradossalmente anche nel caso dell’ ansia, se non patologica, la quantità emotiva trova forma e senso essendo l’ ansia un meccanismo adattivo e di difesa e allerta per il sé. Tutto ciò che è effimero, come ad esempio le emozioni, si traduce in concreto e in forma-spazio nel momento in cui l’ uomo percepisce il mondo e ciò che vive.

    p.s. chiamalo anche per me il 118!!!

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  21. è molto interessante questo confronto e, ringrazio sia paopasc che valeria per la vostra generosità e disponibilità.

    ho una grande stima per la ricerca di paopasc sul linguaggio simbolico: sicuramente esiste un livello al quale questo agisce, ed ha una valenza, che va ben oltre quello motori-corporeo.

    e capisco l'attenzione di valeria verso, piuttosto, un tipo di linguaggio facilmente traducibile, ai fini di una efficace relazione utente-terapeuta.

    grazie di nuovo!

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  22. grazie cara Carla per ospitare le mie farneticazioni, e soprattutto per mentire (scherzo!) sull'interesse dei miei pezzi,

    l'esempio di Valeria è puntuale: l'elefante può propriamente essere il linguaggio simbolico, che riconosciamo solo dalle impronte. Ma, così come dice la metafora, esiste e deve esistere un corpo del linguaggio simbolico, della cultura (ebbene si: identifico, un po' rozzamente se vuoi, cultura e simbolismo linguistico. Esiste una piccola cultura degli scimpanzè, però è cosa piuttosto limitata...) e questo corpo è fisico. Un aspetto fondamentale che mi sono preposto nel tentativo di definire il funzionamento della mente è quello di stabilire degli assunti fondamentali, pure indimostrati, anche se credibili, allo scopo di farci appoggiare la costruzione sovrastante. Ben vedi tu la potenza espressiva e ricorsiva di questo benedetto linguaggio, ma anche la sua ambiguità e i suoi limiti. Tanto per sconvolgerti ancora di più (scherzo!) ho pure immaginato che quel semplice e piccolo legame fisico che hanno le parole, il fatto di doverle pronunciare o scrivere, un po' appesantisca il loro fluire sì da ancorarle, alla stregua di un atto fisico, alla realtà materiale, per me vero collasso decidente (ahi!ahi!) cioè a dire nel collassare in un atto fisico come l'espressione vocale, il pensiero simbolico rinuncia a qualcosa, alla sua totipotenza eterea, addirittura anche solo pensandolo in parole rinuncia a qualcosa. Adesso metto un punto senò ti perdi e ti tocca cominciare...una seduta analitica! (ahahahaah)
    Comunque per farla breve ho immaginato il mondo conoscitivo degli animali come composto di forme: tutto un insieme di forme che per le caratteristiche della topologia mantengono, pur nel cambiamento di forma, la propria identità e a queste forme voglio collegare un alfabeto di movimenti muscolari, il tutto basato sulla superficie corporea come sistema di riferimento per l'accoppiamento stimolo-risposta motoria.
    Ce n'è per far venire un esaurimento nervoso, a me per primo.
    Ti lascio con un sorriso, per sdrammatizzare
    :)

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  23. Valeria Minervini15 gennaio 2010 21:38

    Anche in questo caso da un lato sono d’accordo, dall’altro no. È chiaro che le parole in un certo qual modo non traduranno mai i nostri pensieri ma non pagheresti un prezzo ancora maggiore a conservare l’ etereità dei tuoi pensieri e non scendere mai a compromessi con la realtà, non confrontarti con la gente, non vivere praticamente?
    Personalmente sono disposta a rinunciare all’ alto valore teorico del linguaggio simbolico per godere della ricchezza che può darmi la confidenza con qualcuno o la lettura di una poesia, per co-costruire con gli altri una realtà che trova la bellezza del mutamento e nel movimento continuo e contestuale, nel qui e ora. Non so che farmene di pensieri perfetti e leggeri (alla Kundera) e poi di rimanere sola, preferisco parole imperfette ma emozioni che mi tengono in vita.(Hai mai visto “Il favoloso mondo di Amelie”? Quel film racchiude ciò che intendo!!!
    p.s la parte del mondo conoscitivo degli animali che hai immaginato mi sfugge, mi spiace, scusa l’ ignoranza!!! Comunque ricambio il sorriso;-)

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