domenica 15 gennaio 2012

Van Gogh: incisore

C'è un aspetto della vita di  Vincent Van Gogh che è interessante evidenziare, nella sua immensa attività artistica, fu anche incisoreTra il 1882 e il 1890, affascinato dalla carica espressiva e comunicativa del segno che gli consentiva l'uso di questa tecnica, produsse nove xilografie e una incisione ad acquaforte: dieci capolavori grafici eseguiti da autodidatta, così intrisi di anima e di vita, che alitavano la stessa arte di Van Gogh.

Van Gogh-Alle soglie dell'eternità, 1882

 
Van Gogh-L'uomo dell'ospizio con cappello a cilindro che beve il caffè, 1882

Van gogh- Scavatore, 1882

Van Gogh-"Sorrow", 1882

Van Gogh-Mangiatori di patate, 1885

Van gogh-Lavoratore che affetta del pane, seduto su una cesta, 1882

Van Gogh-Giardiniere presso un melo nodoso, 1883

Van Gogh-Bruciatore di stoppe seduto in cariola con la moglie, 1883

Van Gogh-Uomo all'ospizio, 1882

Fu incoraggiato dal dottor Paul Gachet, il suo nuovo medicoquando l'artista si trasferì a Auvers-sur-Oisenel 1890, dopo il suo ricovero, di propria volontà, a causa delle ripetute crisi, nell'ospedale psichiatrico di Saint-Rémy. Auvers era una piccola località in piena campagna nei pressi di Parigi, tanto desiderata da Van Gogh, dove visse gli ultimi tre mesi della sua vita. Qui vi esercitava il dottor Gachet, appassionato di pittura, stampatore, con il quale nacque un'immediata simpatia e soprattutto gli dava l'opportunità di parlare di arte:"una specie di fratello" scriveva a suo fratello Theo, "tanto ci somigliamo fisicamente e mentalmente" che decise di raffigurarlo, pittoricamente ed inciso ad acquaforte.

Van Gogh- Paul Gachet acquaforte, 1890

Van Gogh amava circondarsi di stampe, ne possedeva oltre 1700 esemplari,   che utilizzava sia come materiale da studio e di ispirazione per i suoi dipinti, essendo essenzialmente autodidatta, che per decorare i suoi studi o le sue abitazioni nel corso degli anni:

"Stampe così formano una specie di Bibbia di cui un artista ogni tanto legge un passo per entrare in atmosfera"(...) 

E anche in periodi di forte tensione:     

"Se la notte non riesco a dormire, cosa che accade spesso, rovisto sempre tra le xilografie con rinnovato piacere"(...)  

Cito, ad esempio, le opere di Francois Daubigny, Fraconcois Millet, Paul Cézanne, Camille Pissaro, che conobbe personalmente attraverso suo fratello Theo, e fu proprio Pissaro, che suggerì a Theo van Gogh di contattare il dottor Gachet per chiedergli di prendersi cura del fratello a Auversma soprattutto le immagini di Millet, autore molto amato da Van Gogh, che definiva "Uno dei maestri più importanti", rimasero particolarmente impresse nella sua arte e nella sua mentesia per il pregio estetico, che per la verosomiglianza, il sapore di realtà, del contesto culturale e sociale della vita rurale. 

"I suoi dipinti sembrano dipinti con la stessa terra che seminano" (...) "Così come una stalla o un campo odorano di letame, allo stesso modo un dipinto contadino non può essere profumato ma deve puzzare di pancetta, fumo, vapore di patate"(...) "Sarebbe sbagliato, a mio avviso dare a un dipinto contadino una levigatezza convenzionale", sempre proseguendo la sua visione individuale, cercando un nuovo modo di dipingere la realtà: "Vorrei fare dei ritratti che alla gente di un secolo dopo sembrino delle apparizioni, non più la rassomiglianza fotografica, ma la ricerca dell'espressività. Quel ritratto, che consiglio a coloro che non lo hanno veduto, è una rappresentazione dell'anima di questa donna riprodotta(...) 

 Fraconcois Millet

      Fraconcois Millet

Convinto della forza e della originalità dei suoi dipinti, e il potenziale valore che queste immagini potevano avere, sperava che potessero interessare al mercato dell'arte parigino, in quanto espressione autentica della vita rurale, ma tutto ciò fu criticato sotto il profilo tecnico dai mercanti d'arte. "Alla lunga, scriveva in una lettera a Theo, una parte del pubblico a Parigi, non si farà imbrogliare dalle convenzioni, per quanto accattivanti, ma anzi quella che ha ancora in sè molta della polvere dei casolari o dei campi troverà degli amici leali". E infatti, in seguito alla partecipazione di nuove mostre, fu il critico d'arte Alberth Aurier a dedicargli un articolo sul "Mercure de France", salutandolo come un'importante figura della scena dell'arte contemporanea. In questo articolo Paolo Pascucci ne parla in maniera dettagliata http://questionedelladecisione.blogspot.com/2010/12/la-fama-postuma-di-van-gogh-e-il.html. Negli anni seguenti alla sua morte la sua fama cominciò a crescere, le sue opere divennero sempre più ricercate, e l'amico collega Èmile Bernardche fu presente al suo funerale, nel 1892, organizzò una mostra postuma corredata da brani delle sue lettere. 




domenica 1 gennaio 2012

lunedì 19 dicembre 2011

L'Espressionismo Astratto

Jackson Pollock

Una pittura astratta definita anche con l’espressione arte non figurativa, è un gioco armonico di forme e colori disposti secondo la sensibilità del pittore che non ha nessun rapporto con la realtà percepita. L’arte astratta nasce da una progressiva trasformazione del dato reale, avviata già dall’Impressionismo e dal Postimpressionismo.
Si alimenta delle ricerche espressioniste, iniziate da Cézanne che rafforzò i suoi dipinti con forme geometriche essenziali, le quali a loro volta ispirarono i Cubisti.

Paul Cezanne

Pablo Picasso

L'arte cubista influì su un gruppo di artisti tedeschi, il più importante fra loro fu  Vasili Kandinskij, di origine russa.

Vasili Kandinskij

L’origine della pittura astratta, è fissata al 1910, data del Primo acquerello astratto di Kandinskij. Questo acquerello apre il ciclo storico dell’arte non figurativa, e lo condurrà gradatamente alla pittura astratta, sviluppando un nuovo linguaggio sulla forma e il colore, astratto come quello musicale.

Kandinskij - Primo Acquerello Astratto

Kandinskij sembra rifarsi al primo stadio del grafismo infantile, alla fase che gli psicologi chiamano degli scarabocchi; evidentemente è attratto dalle qualità di immediatezza e di spontaneità dell’arte infantile: “Il bambino", scrive, guarda ogni cosa con occhio non assuefatto, e ha ancora integra la facoltà di percepire la cosa come tale. Nel disegno infatti il bambino traduce la sua esperienza del mondo: deforma le proporzioni, abolisce la prospettiva, cancella cioè l’esteriorità delle cose, per effetto  del minor grado di consapevolezza della realtà che egli ha rispetto all’adulto”, così da poter rappresentare l’impressione o quello che Kandinskij chiama il suono interiore che la realtà ha suscitato in lui. Poiché le sensazioni nascono nell’intimo dell’uomo, la pittura espressionista cerca la restituzione di tali sensazioni in modo diretto, e mira all’essenzialità e alla intensità del gesto, al di là delle convenzioni accademiche.

Uno dei tratti comuni degli espressionisti astratti è l’iniziale entusiasmo per il Surrealismo. A grandi linee il movimento surrealista doveva essere l’espressione spontanea, immediata, praticamente automatica dell’impulso creatore. Ha conosciuto parecchie fasi, difficili da definire a causa della molteplicità degli artisti come Dalì, Klee, Mirò, Magritte, Man Ray, Max Ernest, Roberto Matta e tanti altri ancora, dirottandone l’aspirazione verso un segno decisamente individuale. Grosso modo si può dire che i pittori surrealisti influenzati dalle teorie freudiane si preoccupavano di afferrare elementi dall’inconscio e di esprimerli in termini pittorici. Ciò consentiva di lasciare la propria mente libera di viaggiare in piena libertà e trarre l’ispirazione per la realizzazione di un’opera d’arte.

Klee

Alla confluenza di queste due tendenze Astrattismo e Surrealismo troviamo in America l’Espressionismo astratto.       
L’etichetta Espressionismo astratto si diffonde negli anni cinquanta e diviene emblema dell’arte americana. Si rivela come manifestazione di un modo di sentire di una nuova generazione accomunata soprattutto dal rifiuto delle strutture politiche e sociali dominanti dell’epoca. L'espressionismo americano nella sua varietà di contributi, segna un cambiamento nell’iconografia astratta: annulla la relazione tra figura sfondo, da qualsiasi costrizione geometrica.
Non più forme regolari, ma macchie, segni, sbavature, e pennellate libere, basate su valori tonali puri e contrastanti, indice della individualità dell’artista, e come sottolinea il critico d’arte Rosenberg, del “suo punto di vista emozionale”.

Pollock

Ciò da cui ora gli artisti dichiarano di attingere, sono i sentimenti, le emozioni, l’inconscio. Riportati dal profondo sulla superficie della tela danno “forma”: oltre che dal Surrealismo, traggono spunto, dalla teoria di Jung e dalla possibilità per l'artista di liberare le componenti più universali della natura umana, attraverso la propria energia motoria. 
Sono, infatti, definiti da Rosenberg, “pittori d’azione”: considerano la “tela come un’arena in cui agire” e la trasformano in un “evento”. Cercano di esprimere l'energia e la vitalità della vita e della natura in  tutte le sue sfacettature, attraverso una nuova modalità: sono favorevoli al grande formato, che non limita il loro raggio d’azione, e parteggiano per le forme piatte, che annullano la profondità secondo la lezione del Cubismo Analitico, portato avanti da Picasso e Georges Braque, in cui la continuità fra l'oggetto e lo spazio divenne assoluta.
Negli Stati Uniti Rosenberg ha chiamato Action Painting questa  pittura gestuale. L’espressione indica un tipo di pittura il cui carattere distintivo è l’azione fisica dell’artista, l’atto, svincolato da qualsiasi progettualità. Tra i principali protagonisti di questa tendenza, ricordiamo: Jackson Pollock. Le sue opere furono create spruzzando o lasciando “sgocciolare” i colori preferiti direttamente dal barattolo su un pannello o su delle tele lunghe stese a terra o sul pavimento con una tecnica particolare chiamata Dripping, creando così degli effetti cromatici che richiamavano alla mente forme astratte della natura. Le tele successivamente venivano tagliate per formare quadri diversi.

Pollock

Ecco come descrive l'atto:“Mi piace lavorare su una tela grande con la tela stesa sul pavimento mi sento più vicino al quadro, più parte del quadro. In questo modo posso camminarci attorno, aggredirlo da tutti i quattro lati ed essere dentro il quadro, come gli indiani dell’Ovest che lavorano sulla sabbia. A volte utilizzo un pennello, ma più spesso preferisco utilizzare una stecca. Talvolta verso il colore direttamente dal contenitore. Mi piace utilizzare una pittura fluida che lascio sgocciolare. Voglio esprimere i miei sentimenti più che illustrarli. La tecnica è solo un mezzo per riuscirci. Non ho paura dei cambiamenti di distruggere l’immagine, perché so che un quadro vive di vita propria, e io non cerco che di farla venire fuori".

Pollock- Studio (particolare, pavimento)  

Grossi e densi strati di vernice stesi quasi inconsciamente dalla mano e dal braccio dell’artista, che egli esegue in una sorta di balletto onirico attorno alla tela, in funzione della spontaneità creativa del pittore. In questa gestualità totalmente libera, la tela risulta allora improntata dalla lievità così come dall’energia di quei gesti.
Fra i canoni dell’Espressionismo astratto il dripping è percepito come il più significativo, quello più legato all’idea di Action Painting. Questo metodo continua ad atrarre ed influenzare gli artisti che intendono abbandonare le tradizionali tecniche pittoriche, per esprimer le loro emozioni in modo diretto e spontaneo.