domenica 30 ottobre 2011

Matisse e il colore


H. Matisse, Dance, 1912

"I colori hanno una propria bellezza che bisogna conservare, come nella musica  si aspira a conservare il suono; é una questione di organizzazione, del tipo di costruzione che mantiene la freschezza e la bellezza dei colori. Il colore raggiunge la sua  piena forza espressiva quando risponde ad un sistema  e corrisponde alla carica emotiva del pittore". Henri Matisse

Al Cubismo che analizza razionalmente l'oggetto, Matisse contrappone l'intuzione sintetica del tutto: è la sintesi delle arti in cui musica e poesia confluiscono nella pittura, e la pittura è concepita come un'architettura di elementi accordati nello spazio, "al di là di tutti i registri, di tutte le gamme, a cui l'occhio umano è assuefatto dall'esperienza della natura". 
Si tratta di un lavoro profondamente personale, in cui la pittura diventa veicolo, per lasciare libero spazio all'immaginazione, così da vagare in spazi immensi.
Questa è l'intenzione di Matisse, e lo dimostra una lettera, in cui scrive di aver cercato "per il cielo un bel blu, il più blu dei blu, l'idea del blu assoluto, e lo stesso vale per il verde della terra, per il vermiglione vibrante dei corpi". Questo è ciò che fa la musica e la poesia. 


"Ho lavorato per arricchire la mia intelligenza, per soddisfare le differenti esigenze del mio spirito, sforzando tutto il mio essere alla comprensione delle diverse interpretazioni dell'arte plastica date dagli antichi maestri e moderni". Henri Matisse


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6 commenti:

  1. che meraviglia vederlo all'opera, tutto concentrato e creare armonia, con quel sottofondo di musica.
    grazie!!

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  2. ...che bel post!
    molto interessante l'idea di "conservazione" in Matisse: la bellezza, nei colori, così come il suono, nella musica...

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  3. Energia, sapevo che ti sarebbe piaciuto:)
    è veramente meraviglioso osservarlo in piena fase di elaborazione.

    joe, le sue opere si presentano, come un’esplosione di colori, estremamente musicali, per intensità e ritmo. Queste soluzioni cromatiche, sono anche evidenti, nella serie di collage intitolati Jazz, 1947. :)

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  4. Alle volte io mi chiedo cosa vuole l'artista. O meglio, cosa vuole colui che si interroga e poi fa qualcosa che noi giudichiamo cosa d'artista.
    L'artista vuole fare qualcosa che non è possibile fare realmente. E allora usa uno strumento sostitutivo. Anche le parole sostituiscono le azioni. E così, per la pittura, colore, forme, linee, piani costituiscono l'alfabeto di quel linguaggio, e la possibilità espressiva varia così tanto che è possibile scrivere dei quadri utilizzando solo alcune lettere e non altre. Che enorme possibilità espressiva! Però, le parole da trasportare, le parole di quel vocabolario espressivo non sono infinite come le parole del linguaggio. Infatti, come si può intuire, i quadri o le note, trasportano sempre un tipo di messaggio: non sono semplici descrizioni di una realtà, sono quella realtà filtrata dalle aspettative e dai desideri di chi la compone, dalle azioni che vorrebbe compiere nella realtà e che non può fare. In questo senso,letteralmente, vediamo la realtà con gli occhi dell'altro.

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  5. Quello che tu descrivi bene nel rapporto profondo e complesso tra parola e immagine, non è altro che una delle possibili porte di accesso tra due diverse modalità comunicative che condividono il potere affascinante delle immagini, senza sovrapposizioni, ma che si aggiunge all’altro. Ed è proprio sui modi dell’interpretazione che i cambiamenti appaiono più significativi.

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  6. Matisse parlando delle sue opere disse: "Tutti i miei accordi cromatici tendono ad una armonia analoga a quella di una composizione musicale".
    C

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