domenica 6 novembre 2011

Matisse e il colore (seconda parte)


H. Matisse, Jazz Book, 1947

In Matisse le ricerche compositive e tonali, iniziate nel movimento francese dei Fauves, e la sistematica semplificazione delle forme, designarono una precisa importanza nell'evoluzione dell'arte contemporanea; manifestazioni eterogenee, quanto sono diversi i pittori, accomunate da un nuovo modo di sentire: dare espressione all'interiorità esclusivamente attraverso la forma e il colore.

Matisse continuò la sua ricerca raffinando il suo stile, fino a raggiungere le soglie dell'astrattismo, mirando all'essenzialità della forma e alla sintesi del rapporto rappresentazione-decorazione.
Nel 1944 erano pronte 20 illustrazioni per il libro Jazz, accompagnate dai suoi pensieri, pubblicato nel 1947 dall'incontro felice con il giovane amico, nonché editore d'arte Tèriade. Il libro che ne risulta è una delle opere più significative di Matisse.

H. Matisse, The Horse, The Rider, The Clown, 1943

Questo libro fu realizzato con una tecnica particolare chiamata papiers découpés, negli ultimi anni della sua vita, quando fu costretto in carrozzina, senza intaccare per nulla la sua potenza creativa. Non potendo disegnare e dipingere, con le forbici iniziò a produrre delle forme con la carta colorata che poi assemblava. Invece che tracciare le forme in uno spazio immaginario, la mano le taglia in un blocco preesistente di colore, con l'obbiettivo di conciliare linea e colore.

Nessun altro artista aveva concepito una simile soluzione: "Nella vera musica Jazz, troviamo elementi straordinari, il dono della improvvisazione, della vitalità, dell'armonia con il pubblico" (...) "Ritagliare direttamente nel colore mi ricorda il lavoro dello scultore con la pietra. 
Queste immagini dai toni intensi e vivaci sono generati da ricordi cristallizzati nel circo, di fiabe popolari o di viaggi" (...) "L'azzurro del cielo che indica la profondità e il desiderio di libertà, il rosso del cuore che mette in evidenza il centro dell'uomo, e il giallo che indica il desiderio di orientamento, di essere illuminati".

H. Matisse, The Clown, 1943

Tecnica per la quale bisogna "avere alle spalle tutto quanto si è conquistato è aver però saputo conservare la freschezza dell'istinto", spiegava Matisse. È il colore che costruisce lo spazio. Ed è il colore che crea l'immagine. Così dirà l'artista: "Il Fauvismo fu per me la prova dei mezzi: porre l'uno accanto, riunire in modo espressivo e costruttivo un azzurro, un rosso, un verde".

"I colori vi prendono sempre più. Quel blu che penetra l'animo. Quel rosso che agisce sulla vostra tensione. Quel colore tonifica. E' la concentrazione dei timbri. S'apre una nuova era".

Un gioco armonioso di forme e colori, una serie di concetti astratti dei suoi sogni, desideri, aspirazioni interiori, costruiti attraverso dei ritagli colorati con un ritmo travolgente, che una volta assemblati, rappresentano le immagini più essenziali fra le tante generate: geniale e meraviglioso.

H. Matisse, The Toboggan, 1943

Dalla raccolta "Jazz", 1947
Pensieri, scritti da Matisse, con inchiostro nero e pennello

H. Matisse, The Destiny, 1943

3 commenti:

  1. Quando dici fin quasi al limite dell'astrattismo io intendo una specie di riduzionismo dell'arte, la ricerca dei significati ultimi (o primi) la purezza, l'essenzialità, la legge o le poche leggi che tutto spiegano. Non in maniera dissimile da quanto fa lo scienziato, dunque, l'artista esperto arriva alla fine alla ricerca dell'essenza, pur se con l'unicità del metodo della propria sensibilità. In questo, potremmo forse dire di essere 7 miliardi di artisti, contro forse 1 solo scienziato, perchè è questo cui aspira la scienza, un metodo unico valido per tutti. Non so se l'artista punti decisamente a questo stesso traguardo universalistico, sta di fatto che spesso vi è un percorso del genere, e un identico movente: conoscere le cose.

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  2. Anche io credo che tra scienza e arte o tra linguaggio scientifico e linguaggio artistico, la creatività e il fascino dell’esplorazione, giocano un ruolo fondamentale nel collegare in modo nuovo le cose esistenti. Sono, infatti, entrambi modi per comprendere il mondo con i loro strumenti. Mai come nel Novecento le novità e le sperimentazione artistiche hanno tratto ispirazione dalla scienza.

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  3. «Non basta mettere i colori, anche se bellissimi, gli uni accanto agli altri, i colori devono reagire gli uni con gli altri. Altrimenti è cacofonia. Il jazz, invece, è ritmo e significato» HENRI MATISSE

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