mercoledì 14 ottobre 2009

Alla Ricerca dell'Arte (parte 2)

Sensazione e Percezione

Max Ernst nel suo Atelier, "Making love to a sculpture", Huismes, France, 1963

Quando si va alla ricerca delle origini di una attività artistica, si finisce, prima o poi, con il collocarle ai primordi dell'umanità, sostenendo così la tesi che l'uomo primitivo aveva già sperimentato tutti i possibili mezzi espressivi attraverso l'uso dei suoi sensi, che lo mettevano in contatto diretto o indiretto, con il mondo esterno.
Nella storia dei segni l'atto di lasciare la propria Impronta è sicuramente una delle manifestazioni più universali della creatività umana, di un'arte intrisa di significati e simboli.

Tra questi sensi, il più primitivo è senza dubbio il tatto, che funziona per mezzo di diverse terminazioni sensitive, particolarmente numerose nella pelle delle dita.

Nelle sensazioni di tatto non basta la vicinanza con l'oggetto-stimolo, ma è necessario il contatto.
Attraverso questi “organi del tatto,” noi possiamo ricevere una serie di sensazioni, di piacere o di disgusto che non sono esclusivamente tattili.
Esse sono in relazione con altre percezioni (visive, acustiche, olfattive) che guidano il nostro modo di rielaborare ed interpretare la realtà:

- componenti oggettive legate alle qualità proprie dell'oggetto (il suo valore simbolico o estetico);

- componenti soggettive in rapporto con le emozioni intime, lo stato d'animo, i desideri o le avversioni che il soggetto percepisce;

- componenti culturali nate dalle abitudini e dall'ambiente in cui si svolge l'esperienza (il tempo, il luogo, le circostanze).

L’uomo, quindi, vive in un universo a tre dimensioni.
Le forme che ha dato ai primi utensili per poter sopravvivere in un dato ambiente, alle prime creazioni, non avevano solamente un carattere funzionale, ma ad esso si aggiungeva anche un valore affettivo, legato al piacere fisico dell'oggetto e al suo potere evocativo: un manico piacevole da impugnare, un vaso il cui ventre rotondo rinviava a sentimenti più o meno inconsci; conferendogli successivamente una funzione estetica: l'oggetto utilitario poteva essere allo stesso tempo un oggetto estetico.
Pensiamo agli oggetti comuni, agli accessori della casa, alla progettazione degli arredi: una sedia o un tavolo possono essere ben fatte e pratiche, ma vengono apprezzate maggiormente se la forma e la struttura soddisfano l'occhio e il tatto; allo stesso modo, devono rispondere a determinate esigenze e darci sensazioni positive e di benessere psicofisico.

Tutti questi vantaggi ci permettono oggi di ammirare le geniali creazioni che l'uomo ha realizzato nel corso della storia; e quale significato ed importanza abbia avuto l'arte nel cercare mezzi validi per esprimere e comunicare pensieri ed emozioni, e per dare forma e sostanza al mondo dell'immaginazione.

"La storia del rapporto uomo-materia coincide con la storia del fare che ha permesso all'uomo di progredire e svilupparsi proprio grazie all'esperienza con la materia che il contesto gli ha di volta in volta concesso e le tecniche che ha sviluppato per piegare la materia al suo volere. Attraverso il dialogo che si è instaurato tra l'artefice e la materia, l'uomo si è voluto come homo faber e ha potenziato la sua intelligenza". 
André Leroi-Gourhan


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1 commento:

  1. Sai, spesso immagino la vista come una specializzazione del tatto, come una possibilità di percepire un contatto 'a distanza', e così anche per gli altri sensi.
    Grazie a questi 'allargamenti' percettivi anche il mondo dell'organismo aumenta. Pensa cosa è possibile con un mondo come quello mentale!
    Ciao, grazie per i tuoi commenti.
    bye

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