Lo studio della storia dell’arte, non può andare disgiunto da quello della storia umana, perché come ho già detto in un articolo precedente (qui), attraverso gli artisti, fu filtrato uno stato d’animo universale.
Per avere una idea chiara dell’evoluzione della storia dell’arte, occorre rifarsi ai movimenti che nacquero e si svilupparono negli ultimi settant’anni. Leggendoli si impara che si sono succeduti in un ordine cronologico ben preciso: Impressionismo, Neo-Impressionismo, Espressionismo, Surrealismo.
Nacquero così scuole e tendenze diverse, ma tutte con un sottofondo uguale, esasperato: rottura con il passato e presente, spontaneità, poesia, libertà di espressione. Quella rappresentazione del reale nata con uno scopo informativo, documentaristico, che nessun pittore era mai riuscito a rendere in modo imparziale, e che ora poteva essere conquistata da tutti: vi si poteva, insomma, introdurre pur mantenendo un realismo dell’immagine, un tocco inconfondibile, una atmosfera personale. Questa libertà espressiva, portò l’artista a creare nuove tecniche, destinate, a dar voce a espressioni artistiche assolutamente rivoluzionarie e innovative (si pensi in particolare alla stagione dell’Espressionismo), il pittore iniziò a guardare ciò che sta dietro la realtà apparente e a proiettare nei suoi quadri il suo mondo intimo. Lo stesso avvenne nella scultura, nella letteratura e nella musica. Questo modo di vedere e di esprimersi sarà quello di tutta la storia: da allora l’arte ha acquisito un valore liberatorio più marcato.
Concludo questa riflessione, citando il meraviglioso passo di Cartesio sul pezzo di cera:
...Prendiamo per esempio questo pezzo di cera appena tolto dall’alveare: esso non ha ancora perso la dolcezza del miele che conteneva e trattiene ancora qualcosa dei profumi dei fiori dov’era stato raccolto; il suo colore, la sua figura e la sua grandezza sono apparenti: esso è duro, è freddo, lo si tocca, e se lo battete darà un certo suono. Infine tutte le cose che possono distintamente far conoscere un corpo, si riscontrano in lui. Ma ecco che mentre io parlo m’avvicino al fuoco: ciò che restava del sapore svanisce, l’odore scompare, il colore cambia, la figura si perde, la sua grandezza aumenta, esso diventa liquido, si riscalda, a mala pena lo si può toccare, e per quanto lo si batta non darà più alcun suono: continua a essere cera dopo questo cambiamento? Bisogna riconoscere che continua, nessuno lo può negare. Cos’è dunque che tanto distintamente caratterizzava quel pezzo di cera? Forse non è niente di tutto ciò che io ho rilevato attraverso i sensi, poiché tutte le cose che cadevano sotto il gusto, o l’odorato, o la vista, o il tatto, o l’udito, si trovano cambiate, e tuttavia la stessa cera rimane. Forse è vero ciò che penso adesso, cioè che la cera non era né quella dolcezza del miele, né quel piacevole profumo dei fiori, né quella figura, né quel suono, ma solamente un corpo che poco fa mi appariva sotto quelle forme, e ora si mostra sotto altre…(Cartesio, Meditazioni Metafisiche, II)

Potrà andar mai disgiunta, la rappresentazione artistica, anche prima quando era "naturalistica" e documentaristica, dal quello che sente l'artista?
RispondiEliminaE in fondo, domandiamoci se noi, un qualsiasi evento, non lo vediamo in modo diverso a seconda del nostro stato d'animo e della relazione che vi intercorre.
Interessante come sempre, Carla.
(non ti sbagli, sull'altra cosa del carboncino...)
...mi colpisce molto il bisogno di libertà di espressione ricercato dagli artisti...
RispondiEliminain effetti prima di poter esprimere qualcosa, occorre che ci sia la libertà di farlo...
l'opera in alto, se fosse una musica sarebbe una sonata di Schubert...
bel post carla!
Ciao joe e paopasc.
RispondiEliminaIn tutta la storia dell’arte credo che non si trovi un periodo ricco, affascinante, esplosivo di innovazioni, capolavori, artisti geniali, come quello sopraccitato. Zeppo di irruenti dissonanze, in piena temperie artistica, si sperimentano atmosfere, stati d’animo, entusiasmi e linguaggi impensabili, che lasciano letteralmente sconcertati gli spettatori, abituati ai canoni estetici tradizionali… C’era ,però, una sensibilità diversa negli ambienti più progressisti, che apprezzavano anche le più moderne tendenze in particolare quella Furista (I futuristi esplorarono ogni forma espressiva, dalla pittura alla scultura, dalla letteratura poesia e teatro, senza tuttavia trascurare la musica, l'architettura, la danza, la fotografia).
In effetti, l’artista maturò la consapevolezza che la resa visiva delle immagini dipendeva anche dalle impressioni che queste suscitavano in lui (qualsiasi forma d’arte è l’elaborazione di avvenimenti e situazioni particolari). Il risultato finale, quindi, era quello di una visione completa del reale che allo stesso tempo doveva coinvolgere e emozionare… e poiché la l’opera d’arte è strettamente legata all’aspetto sensoriale (l’immaginario, l’elemento simbolico),genera automaticamente una “lettura musicale”.
Un saluto alle signore...un po' latitanti ma vabbè.
RispondiEliminaArte ed estetica che passione!
RispondiElimina...Sono contenta che ti piaccia
RispondiElimina