La California Academy of Sciencesdi San Francesco é una delle grandi opere innovative dell'architetto Renzo Piano, rinata nella sua veste green, dopo il terremoto dell'89. Frutto di una continua ricerca, una scelta culturale e ambientale molto precisa, dove la scelta dei materiali è basata sulle prestazioni e sull'impatto che hanno sugli edifici. È stato infatti nominato il museo più ecologico al mondo a zero emissioni e zero consumi: diecimila mq di tetto vegetale, recupero dell'acqua piovana, impianto fotovoltaico, isolamento termico garantito all'85% da scarti industriali, illuminazione naturale al 90% degli ambienti. Il 95% dell'acciaio nella All'origine delle sue realizzazioni diffuse su scala globale, c'è un legame profondo con il territorio e con la corretta gestione della natura, il che fa parte della filosofia operativa di Renzo Piano e caratterizza la natura estetico-emozionale che rivive nelle linee architettoniche e nel modo di raccontarla: "Sono un camminatore e la prima cosa che faccio sempre è quella di andare a piedi nel sito dove sorgerà l'edificio. Non bisognerebbe mai progettare nulla, senza aver prima camminato molto, si deve raccogliere molta polvere sulle proprie scarpe. Un principio: non toccare mai la matita se prima non sono andato avanti e indietro sul posto con le mani in tasca, se non ho macinato chilometri cercando in silenzio di capire, ascoltare, cogliere l'essenza. I luoghi parlano, come le persone, basta saperli ascoltare".
Un modo trasversale per raccontare la bellezza della natura e i benefici che essa presenta, si trova nella mostra "Wild medicine". Questa mostra si è svolta all'internodell'Orto Botanico di New York: un meraviglioso parco che a seconda del periodo dell'anno e delle varie fioriture, si anima di profumi e colori, con una vasta collezione di piante e fiori. Dal punto di vista squisitamente progettuale, è stato ricreato con una installazione floreale, il celebre giardino dell'Orto Botanico di Padova. L'istitutoiscritto nella lista del Patrimonio mondiale dell'Unesco è diventato modello per analoghe istituzioni in tutto il mondo, ed è riconosciuto quale pioniere nello studio delle piante per uso medicinale, per il suo ruolo storico di centro all'avanguardia per la ricerca, per la salvaguardia ambientale e per la singolarità delle caratteristiche architettoniche.
Riporto un presupposto fondamentale del critico d'arte e docente italiano GiulioCarlo Argan che rivela come l'arte rappresenta uno strumento necessario allo sviluppo della sensibilità, della propria identità, della storia e della realtà che ci circonda, fino a giungere alla consapevolezza della dimensione sociale, civile, formativa e pedagogica dell'arte.
Un patrimonio d'arte inestimabile che necessita, al tempo stesso, di investimenti in competenze storiche, artistiche e scientifico-tecnologiche, atte a preservare quella 'progettazione in atto' di cui parlava Argan, espressione di quel rapporto tra arte e ambiente che è sempre stato al centro del suo pensiero e della sua azione critica.
Vi lascio dunque con le parole di Giulio Carlo Argan: l'instancabile impegno per la difesa del patrimonio artistico e la promozione della cultura lo hanno reso, a pieno titolo, uno dei maggiori storici dell'arte italiana.
Debbo dire che fu un'esperienza eccitante; parlare con i giovani ringiovanisce. Debbo anche dire che ripercorrere sommariamente ma non schematicamente tanti anni di ricerca e insegnamento è servito a chiarirmi e a rinfrescarmi le idee: costretto a disegnare una veduta panoramica, quasi mi sorprese constatare che, nella diversità di tanti fenomeni lontani nello spazio e nel tempo, tra essi c'era tuttavia una coerenza a cui non contrastava, al contrario, l'assidua volontà di criticare e superare il passato. Fortunatamente l'arte in Italia non ha avuto caratteri etnici, costanti nazionali, tradizioni canoniche; e non è stata il prodotto di una connaturata creatività, tutt'altro è sempre stata un fatto di cultura sorretto da una lucida consapevolezza dei motivi, dei modi, dei fini. Spesso ha avuto una componente polemica, è sempre stata nel vivo del dibattito culturale. E sempre al centro, mai al margine, del sistema del sapere, qualche volta del potere. Ecco perché non può farsi la storia d'Italia senza fare la storia dell'arte italiana: Leonardo o Michelangelo non sono stati storicamente meno importanti (forse più) dei papi e dei principi per i quali hanno lavorato. L'arte è una cultura i cui concetti sono espressi in immagini invece che in parole; e l'immaginazione non è una fuga dal pensiero, è un pensiero altrettanto rigoroso che il pensiero filosofico o scientifico. Per intenderne la struttura e i processi bisogna studiare le opere d'arte: l'arte è al livello più alto del pensiero immaginativo, come la scienza al livello più alto del pensiero razionale. Serve a tutti, poi, conoscere l'arte del proprio paese. È l'arte che ha costruito le città, le città sono l'ambiente dell'esistenza, si sa che il rapporto positivo o negativo con l'ambiente decide della sanità fisica, psichica e morale degli individui e dei gruppi sociali. Lo stesso può dirsi del territorio, che non è nulla di naturale o selvaggio, è il prodotto dell'intelligenza e del lavoro umani. Non c'è rapporto senza conoscenza, è giusto che tutti conoscano l'ambiente della loro vita. Delle città e del territorio la società odierna fa un pessimo uso: l'ambiente s'inquina e degrada, il patrimonio culturale si deteriora e disperde. Colpa dell'ignoranza del loro valore; ma i giovani della scuola, futuri titolari e responsabili di quei fattori vitali prima ancora che culturali, debbono imparare a conoscerli. Può darsi che questo libro qualche effetto l'abbia già avuto: che cosa potrei desiderare di più? Nello scriverlo cercai di esser chiaro, non di essere facile: ho insegnato per tanti anni e so che i giovani hanno spesso fastidio delle nozioni ma non hanno paura e spesso hanno il gusto dei problemi. E l'arte del passato non è un problema del passato, ma del presente. Giulio Carlo Argan (Torino, 17 Maggio 1909 - Roma, 12 Novembre 1992)
Alberobello, città universalmente conosciuta per i suoi trulli, vanta antiche costruzioni in pietra a secco sorte circa cinque secoli fa a ridosso dell'altopiano pugliese della Murgia. Pietre sbozzate, lisciate, divise, disposte in forma circolare genialmente dall'uomo, per formare in origine un rifugio di emergenza per i contadini, sufficiente a riparare dal freddo, dal calore eccessivo, dall'umidità, in un periodo storico in cui si impediva la costruzione di fisse dimore.
Nel corso dei secoli, la tecnica impiegata nell'architettura spontanea consentì la trasformazione di un'abitazione unicellulare, in un'altra più complessa ed evoluta per ospitare l'uomo, la sua famiglia, gli utensili, gli arnesi da lavoro, compreso di stalla, ovile, pollaio, vigna, alberelli, il tutto circondato dal muretto a secco di confine, segno di sovranità e proprietà. Così dal trullo, che dal principio rappresentò una soluzione basilare e necessaria, si aggregarono altre abitazioni per i nuovi nuclei famigliari, verso una pianificazione architettonica sempre più varia e complessa, che aveva come epicentro il trullo stesso, mantenendo nella gestione dello spazio urbano, l'equilibrio tra l'uomo e la natura.
Una delle fonti di ricchezza di questo comune è l'artigianato, gradito da ogni parte dell'Italia e del mondo, sia per la sua originalità e sia per il costo contenuto. Sono prodotti artigianali difficilmente imitabili, che hanno come materiale di riferimento il ferro, la carta, gli arbusti, il legno e la ceramica. Anche la tessitura e il ricamo fanno parte delle nobili arti della produzione artigianale, i cui prodotti, un tempo, servivano esclusivamente per le proprie esigenze famigliari: merletti lavorati con l'ago, preziosi ricami su cotone, tappeti per arredamento dai colori vivaci, e le rinomate bisacce: sacche tessute a mano decorate con motivi grafici dalla tradizione balcanica. Le donne continuano a mostrare con orgoglio i loro splendidi tessuti: eccoun antichissimo telaio ancora in funzione, per la realizzazione di tappeti, borse, tessuti ed altro, in cui rivive il ricordo di un mondo antico, simbolo di continuità con il passato e sapiente conoscenza dei materiali e delle tecniche.
I Trulli che, dal 1996, sono patrimonio dell'umanità dell'Unesco, offrono un esempio architettonico di notevole pregio storico-artistico-culturale, verso un segno di riconoscenza che illustra un periodo significativo della storia umana, dando vita al primo modello di civiltà costruttiva, di socializzazione e di convivenza umana. Il saper inserire una forma in un ambiente naturale che si adatta ad esso, che lo comprende e non le è ostile, è un fatto raro e cosa ancor più nobile.
Un contributo alla mia Terra, la Puglia, per il suo clima splendido, il mare, gli incantevoli uliveti, testimonianza dell'antichità della nostra terra; la vite, dispensatrice di profumatissimi vini rossi e bianchi; gli alberi di fico, di ciliegio, di mandorlo, che regalano una coloratissimo panorama con i loro fiori e i loro preziosi frutti. Il grano d'oro del Tavoliere foggiano. I deliziosi borghi antichi, la disponibilità della gente, la gastronomia tipica, nei profumi e nei sapori. E ancora isole verdeggianti, coste sabbiose o rocciose, e cosa dire delle grotte, meravigliose architetture della natura! Non è da trascurare l'artigianato: l'arte della tessitura e ricamo, l'arte della ceramica e della terracotta, della cartapesta, degli intrecciati, del ferro battuto.
Si tratta di lavori che utilizzano come materiale, il ferro, la creta, la carta, gli arbusti, il legno, i cui prodotti vengono realizzati in funzione delle richieste di mercato ma anche a scopo decorativo; per esempio gli intrecciati vengono utilizzati nei frantoi, per asciugare la pasta fresca, e per le attività dei pescatori. Attività che vengono tramandate di generazione in generazione, con grande abilità, passione e professionalità, nel pieno rispetto delle tradizioni. Tanta bellezza naturale e artistica. Una regione segnata da profonde diversità storico-culturali, che nel tempo ne ha conservato la memoria. Castelli, reperti archeologici, torri, cattedrali, monumenti, edifici urbani e rurali costruiti in stili diversi, contraddistinguono le varie zone della Puglia grazie al contatto di popolazioni che hanno lasciato tracce indelebili del loro passaggio: greche, romane, bizantine, arabe, normanne, franche, spagnole, fanno della Puglia la meta ideale di vacanza per molti. Ma la Puglia è anche costellata da bellissime masserie che raccontano una storia di lavoro, di cultura e di emozioni. Una Storia dalle origini antiche che cerca, ancora, di salvaguardare una sua identità ecologica, sociale e culturale.
"Le pietre raccontano le masserie la fatica di Puglia" è l'articolo di Enrica Simonetti tratto dalla Gazzetta Del Mezzogiorno, 3 luglio 2011.
Dicono che già nell’età del bronzo la Puglia produceva grano e orzo. Masserie: architetture imponenti, sagome racchiuse tra cielo e terreno. La loro storia è lunghissima e attraversa i millenni, carica di sudore, sofferenze ma anche di quella ricchezza agricola che appartiene al nostro passato. Le antiche fortificazioni medievali o i tetti innovati dagli aragonesi o ancora i piccoli fortini di campagna che solo al Sud hanno l’aria di castelli sono pietre capaci di parlarci una lingua del passato che oggi si coniuga a quella del turismo e del presente, senza dimenticare la tradizione.
Perché negarlo: quello della masseria pugliese è un tema di moda ma si rischierebbe di deturparne l’origine e la storia, se si confinasse tutto negli ambiti turistici. Perché la Puglia fortificata è storiografia architettonica, è storia fatta di documenti, e di ricerche che profumano di terra, di feudo, di vecchi imperi produttivi poi diventati aziende, famiglie, vicende individuali. Tutto questo marasma di carte e di vite è riassunto nei muri delle masserie, nella pietra calcarea, nell’edilizia rurale che nel corso dei secoli ha dato vita a masserie che sono ciascuna un modello unico e inedito. Lo si capisce viaggiando tra le campagne pugliesi, incontrando torri e campanili, dal Subappennino al Salento tra muri bianchi che ti accecano nei giorni di sole e tra le scalinate rossastre che in alcuni casi portano ancora gli stemmi gentilizi delle famiglie proprietarie.
Ma si può viaggiare anche sfogliando libri come quelli appena editi da Adda, veri e propri «schedari» e manuali, in cui le masserie e la loro storia sono censite con meticolosità. Parliamo di un volume tascabile di Vito Bianchi, Puglia le masserie (pagg. 179 euro 10) e di un libro fotografico di Antonella Calderazzi, Puglia fortificata. Le masserie; entrambi corredati dallo splendido apparato fotografico di Sergio Leonardi e Nicola Amato.
In quest’ ultimo volume (che fa parte della collana «Puglia fortificata» diretta dalla stessa autrice) ogni masseria ha la sua scheda storico-architettonica: seicento in tutto i siti di cui si parla e di cui si apprezza la polifunzionalità, come sottolinea nella prefazione il rettore del Politecnico Nicola Costantino.
Ma c’è di più. tra le pagine si scoprono autentiche rarità: sagome note e meno note, particolari caratteristici, come ad esempio a S. Severo quelli della masseria Mollica, carica di torrette cilindriche e torri angolari circolari; oppure sempre in Capitanata la bellissima torre alemanna di Cerignola che risale al XIII secolo e fu realizzata anche dai cavalieri teutonici. Passiamo in terra di Bari: ecco la masseria Malerba di Altamura o il chiarore della masseria Pantano di Gravina, oppure a Gioia del Colle la masseria Eramo, che tra arcate e cisterne riporta a quel gioco di colori bianco-rosso che fa parte della storia agricola pugliese. Viaggiamo ancora: Abbazia di San Vito a Polignano, architettura che tutti conosciamo; a Monopoli, il chiarore della masseria Chiaramanna; a Turi l’antica pietra della masseria Caracciolo (secolo XVII). E scendendo verso la terra d’Otranto, gli occhi si sgranano di fronte a Masseria Susciu di Carpignano, complesso cinquecentesco di incantevole bellezza; come pure Torre Spaccata a Fasano o Masseria Todisco a Taranto. Sempre nel Tarantino, Crispiano, masseria Fogliano e le sue volte uniche; o lo sguardo sui trulli o sul tufo di Masseria Ingegna a Nardò, edificata probabilmente nel XVI secolo. L’elenco potrebbe continuare all’infinito, così come è infinito quel mondo agricolo e non solo che circonda queste mura antiche, che meritano sempre più attenzione.
Il massaro era a capo di tutti, ma la piramide del comando - scendendo verso il basso - comprendeva il sottocuratolo, il capoguardiano, il capobuttaro, il buttaro e il ventolatore ossia colui che separava il grano dalla paglia. Insomma, anche in masseria come ai tempi nostri, si distribuivano incarichi, presidenze, sottogruppi e ogni tipo di diavoleria carrieristica. Ma a quei tempi era il lavoro a comandare tutto e cioè la rigida divisione di compiti implicava la giusta divisione delle fatiche agrarie. E delle responsabilità, tanto che ad esempio solo il sottocuratolo era destinato allo spargimento delle sementi. Questa e altre curiosità si trovano nel volume di Vito Bianchi, «Puglia. Le masserie» edito da Adda. Un tascabile in cui la storia della vita in masseria si accompagna ad un breve giro tra le torri e le muraglie più belle della Puglia. Con l’obiettivo di raccontare per non dimenticare.
Un omaggio alla mia Terra, convinta che tutto può contribuire a una maggiore formazione culturale. E lasciatemelo dire in una stagione dominata da tante situazioni, per fortuna sopravvivono angoli autentici e di frescura, dove è ancora possibile scrutare quella semplicità e purezza di un tempo.