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domenica 17 novembre 2013

Man Ray: La Fotografia Ricreata Per Caso

Salvador Dalí e Man Ray a Parigi, il 16 giugno 1934

Nel 1924, con la pubblicazione del primo "Manifesto del Surrealismo" redatto da André Breton, nasce ufficialmente il Surrealismo. Così Breton definisce il movimento: "Surrealismo, s.m. Automatismo psichico puro per mezzo del quale ci si propone di esprimere, o verbalmente, o per iscritto, o in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato dal pensiero, in assenza di ogni controllo esercitato dalla ragione, al di fuori d'ogni preoccupazione estetica o morale". 

Decisiva è la conoscenza della psicanalisi di Freud, i cui concetti di inconscio, di sogno, di pulsione e di principio di piacere, sono pienamente assorbiti nel programma dell'arte surrealista, in un connubio straordinariamente fecondo  e paradossale di soluzioni visive. Ogni opera offre una prospettiva ineguale, fantastica, delirante, visionaria, ossessionante, stravagante, nella quale la pittura è spesso lontana dall'essere l'elemento fondamentale. Pittura, scultura, cinema e fotografia sono quindi i campi frequentati dai surrealisti attraverso nuovi procedimenti e tecniche sperimentali: i Disegni automatici di André Masson, il Frottage, il Grattage e L'Assemblage di Max Ernst, il Dripping di Jackson Pollock (pittura informale), le Rayografie e le Solarizzazioni di Man Ray. 

Nella seconda stesura del "Manifesto del Surrealismo" Breton rivendica l'eterogeneità visiva dell'arte surrealista, citando anche alcuni artisti visivi, tra i quali Man Ray: "Era assolutamente necessario che si facesse avanti qualcuno che non fosse soltanto un eccellente tecnico della fotografia, ma anche un pittore di alto livello; qualcuno, che da un lato, sapesse assegnare alla fotografia i limiti esatti del ruolo che questa poteva legittimamente pretendere di svolgere, e che, dall'altro, sapesse guidarla verso fini diversi da quelli in vista dei quali era stata apparentemente creata. La grande fortuna di Man Ray è stata di essere quel qualcuno (...) Le sorprendenti giustapposizioni e rayographie di Man Ray, trasportano le sue immagini lontano dal regno delle banalità quotidiana e gli consentono di creare paesaggi mentali che riecheggiano la scrittura automatica dei surrealisti". 


Ma sebbene l'artista americano risultasse strettamente legato al Surrealismo partecipando alle loro manifestazioni pubbliche, scrivendo sui loro giornali, e fotografando le loro riunioni e quanti vi intervenivano, egli non si considerò mai membro di un gruppo. Convinto di poter vivere libero da ogni vincolo e regola sociale, e capace di aprirsi un proprio, personale cammino artistico, rivoluzionò l'idea stessa di ciò che l'opera d'arte poteva essere: "Dipingo ciò che non può essere fotografato e fotografo ciò che non desidero dipingere. Se mi interessano un ritratto, un volto o un nudo, userò la macchina fotografica. È un procedimento più rapido che non fare un disegno o un dipinto. Ma se è qualcosa che non posso fotografare, come un sogno o un impulso inconscio, devo far ricorso al disegno o alla pittura. Per esprimere ciò che sento, mi servo del mezzo più adatto per esprimere quell'idea, mezzo che è sempre anche quello più economico. Non mi interessa affatto essere coerente come pittore, come creatore di oggetti o come fotografo. Posso servirmi di varie tecniche diverse, come gli antichi maestri che erano ingegneri, musicisti e poeti nello stesso tempo. Non ho mai condiviso il disprezzo ostentato dai pittori per la fotografia: fra pittura e fotografia non esiste alcuna competizione, si tratta semplicemente di due mezzi diversi, che si muovono in due diverse direzioni. Fra le due non c'è conflitto". 

Nel 1920 l'artista si trasferisce a Parigi. Per migliorare la sua situazione economica, Man Ray decide di mettersi a lavorare come fotografo professionista. Tecnicamente, questo autodidatta della camera oscura era abilissimo, tant'è vero che questa impresa professionale non solo gli garantì i mezzi per vivere, ma gli permise anche di segnalarsi come artista nella sfera artistica e mondana parigina. Alla fine del 1921, mentre stava sviluppando delle foto in camera oscura, Man Ray scoprì - per caso - un procedimento per produrre immagini senza fare uso della macchina fotografica. Una volta appoggiando degli oggetti (l'imbuto di vetro, il bicchiere graduato, il termometro) su un foglio di carta sensibile finiti per sbaglio nel bagno di sviluppo, e riaccendendo la luce, trovò sulla carta l'impronta delle loro forme perfettamente leggibile sul fondo nero. Essendo prodotte senza negativo, le immagini risultavano ora esemplari unici al pari di dipinti e disegni. 

Man Ray diede in seguito a queste stampe il nome di rayografie. Le rayografie assorbirono per intero la sua attenzione fino alla metà del 1922, divertendosi a sperimentare oggetti di uso comune come pettini, perni, una grattugia, una chiave d'albergo, molle, e tutto ciò che gli capitava fra le mani. Mostrò le rayografie a Tzara amico e teorico del Dadaismo, che ne fu ipnotizzato e ne diede la definizione più bella: "Sono le proiezioni, sospese in trasparenza, alla luce della tenerezza, degli oggetti che sognano e parlano nel sonno". 


Man Ray, Untitled Rayograph, 1922

Man Ray, Femmes, 1934
 
Queste immagini surreali attirarono l'attenzione di svariati redattori di riviste, e
Vanity Fair pubblicò sul suo numero del Novembre 1922 un articolo a tutta pagina dedicato alla rayografie. Dalla metà degli anni Venti agli anni Trenta una serie di pubblicazioni mantenne l'opera di Man Ray al centro dell'attenzione del pubblico. Il suo collega dadaista Georges Ribemont-Dessaignes in un suo saggio del 1924 definiva Man Ray "Un chimico dei mestieri che crea un nuovo mondo". 

Oramai la sua agiata situazione economica gli consentì di assumere una serie di assistenti di studio che trattassero con la clientela e lo aiutassero nella camera oscura. Tra l'altro anche donne molto belle che divennero sue muse ispiratrici, e alcune a loro volta famose nell'ambito della fotografia: Berenice Abbott, Lee Miller. Dal 1929 al 1932 Lee Miller divenne la sua assistente di camera oscura, e ben presto riuscì a padroneggiare le tecniche che Man Ray impiegava. Nel corso di una seduta, quando un topo le sfiorò un piede, istintivamente accese la luce. Le stampe a bagno subirono una trasformazione sorprendente, presentando un alone che circondava ogni figura. Il lampo di luce aveva determinato il cosiddetto "effetto solarizzato". Solo a Man Ray, venne in mente anzichè buttare i negativi rovinati, di usarli in modo creativo. Le fotografie solarizzate proprio per il carattere quasi immateriale delle immagini ritratte, risultarono particolarmente gradite. Negli anni Venti tutti volevano un ritratto solarizzato, da Derain a Picasso, da Le Corbusier a Joyce.


Ritratti e autoritratti divennero una costante della fotografia di Man Ray. Una sorta di Journal intime, di diario in cui rovesciò la sua anima, le fantasie, le ossessioni. La sua opera fu al centro di un vivo interesse editoriale, non soltanto finchè il fotografo fu in vita, ma anche dopo la sua morte avvenuta nel 1976.

Contributo per il Carnevale della Chimica ospitato da  Margherita Spanedda. "La chimica e le Muse" è il tema di questa edizione.

domenica 15 settembre 2013

I Grandi Maestri del Rinascimento: Tiziano Vecellio e la Tecnica Coloristica


Tiziano Vecellio, Flora, 1515 circa - Google Art Project

Il panorama del Cinquecento pittorico veneziano è dei più splendidi grazie all'altissimo apporto di un gruppo di pittori che da Giorgione a Tiziano, dal Veronese al Tintoretto, non solo proseguono e potenziano il colorismo già avviato dai pittori del Quattrocento, ma assimilano in maniera personalissima la cultura e la scienza pittorica di Leonardo, che rappresenta la sintesi ed il superamento del disegno e del chiaroscuro plastico tra figura e paesaggio, su modulazioni tonali straordinariamente sottili. Tiziano Vecellio domina la scena pittorica del Cinquecento veneto: fu il primo pittore ad affermarsi a livello europeo. Ricercato da imperatori, sovrani e principi, la sua produzione, fin dai primi albori, suscitò grande ammirazione ed entusiasmo. 

Leonardo da Vinci, Il Ritratto di Dama, 1490-1495 circa
Tecnica dello Sfumano Vinciano 
 
In modo particolare, la novità stilistica di Tiziano nella sua evoluzione, è segnata da un temperamento pittorico più ardito ed esuberante. La sua pittura riprende i sapienti effetti plastici di Giorgione, ma in seguito diventa abilissimo nello sfruttare i colori e la distribuzione tra luce e ombre, sviluppandola in tutt'altra morbidezza e una sublime sensualità: "Pochi e comuni colori erano sulla tavolozza di Tiziano: onde la maggior vaghezza de' dipinti suoi nasceva da contrapposti. Un bianco candido panno vicino a una figura ignuda ne accendea tanto la tinta, che dei più vivi cinabri parea impastata, quando niente più aveavi adoperato Tiziano che la semplice terra rossa, con un poco di lacca verso i contorni e nelle estremità (...) Quindi fu che la vaghezza delle opere di Tiziano mai non oltre passò la verità; e tanto più era ed è universalmente gradita quanto più congiunta al gran principio della natura" (Zanetti, Dellla pittura veneziana e delle opere pubbliche dé veneziani maestri, 1771). 

Tecnicamente la scoperta dei veneti consisteva nell'utilizzare come mezzo rappresentativo solo il colore o prevalentemente il colore. Tale scoperta prese il nome di Tonalismo. Inizia con quest'opera la ricerca di un pieno accordo tonale (con i suoi diversi gradi di saturazione e di luminosità), ossia una gradazione di tonalità coloristiche che suggerisce rilievo e atmosfera e plasma le immagini. In questo senso lo sfumato vinciano fu inteso dai coloristi veneti come la ricerca di un nuovo mezzo di espressione, tale da evadere dalla precisione del disegno o del contorno per accedere a una visione più intima ed appassionata. 

Giorgione, Le tre età dell'uomo, 1500-1501 circa

Tiziano, Allegoria della Prudenza, 1565-70 ca.

Questa nuova dimensione espressiva tra luce e colore si riflette già nel primo periodo dell'attività artistica di Tiziano e diventerà una caratteristica saliente della sua arte, verso soluzioni tecniche assolutamente originali, contraddistinguendosi per la capacità di creare atmosfere palpabili: "Abbozzava i suoi quadri con una tal massa di colori" riporta il Boschini, nellla sua La carta del navegar Pitoresco, "che servivano (come dire) per far di letto o base alle espressioni, che sopra li doveva fabbricare. Procedeva con colpi risoluti, con pennellate massicce di Colori e con il pennello tinto di rosso, di nero, di giallo, formava il rilievo d'un chiaro" facendo apparire così la promessa d'una rara figura. Accadeva poi che volgesse i dipinti alla muraglia e ivi li lasciva alle volte per qualche mese, senza vederli; e quando poi da nuovo vi voleva applicare i pennelli, con rigorosa osservanza li esaminava come se fossero stati suoi capitali nemici, per vedere se in loro poteva trovar difetto; e scoprendo alcuna cosa, che non gli concordasse al delicato suo intendimento, come chirurgo benefico, medicava l'infermo". E sfregando con i polpastrelli i pigmenti del colore per dare maggior corpo alla silhouette tracciata, "infine interveniva il condimento de gli ultimi ritocchi, quando Tiziano procedeva con sfregazzi delle dita negli estremi de' chiari, avvicinandosi alle mezze tinte, e unendo una tinta con l'altra; altre volte con uno striscio delle dita pure poneva un colpo d'oscuro in qualche angolo, per rinforzarlo, e così andava a riducendo a perfezione le sue animate figure. Ed il Palma mi attestava per verità che nei finimenti dipingeva più con le dita che con i pennelli".

Dall'esame di numerosi quadri di Tiziano i dati che stanno affluendo dai restauri confermano la sostanza del testo. E sembra inoltre che egli considerasse il disegno solo un'espressione riassuntiva e schematica di linee. Gli si attribuisce infatti una frase caratteristica, secondo la quale: "Il pittore non dovrebbe far dei disegni precisi onde non essere impacciato nel dipingere" (Tutta la pittura di Tiziano. Volume primo: 1480-1545. Volume secondo: 1546-1576. Milano, Rizzoli, 1960. Collana "Biblioteca d'Arte"). Era infatti abitudine del pittore e della scuola veneta non tracciare in modo dettagliato le fasi del disegno (contrariamente a quanto accadeva nelle botteghe fiorentine), quasi a voler considerare il colore funzionale alla delimitazione della forma stessa; Tiziano interveniva con brevi e fluidi tratti, ora a inchiostro ora a carboncino, poi sfumati con il pennello per evitare tutto ciò che potesse prestabilire rigidamente l'ordine di una composizione.

Altro nodo centrale per lo sviluppo della pittura tonale fu l'utilizzo della pittura a olio, grazie anche alla comparsa della tela su telaio libero, il cui uso fu introdotto dai veneti sul finire del Quattrocento. Lo spirito di ricerca e l'interesse nel trovare nuove formule per ottenere un buon impasto e un'eccellente esecuzione pittorica è stato sempre vivo negli artisti di tutte le epoche. A questo riguardo Leonardo da Vinci scriveva: 'L'immaginazione lasciata a se stessa si abbandona a sogni irrealizzabili; si deve studiare la scienza o avanti l'arte o nel medesimo tempo per imparare nei quali limiti si deve restare' (Trattato della Pittura).

La maggior parte di queste nozioni inerenti alla natura delle materie e ai complessi procedimenti tecnici della pittura è stata riportata dal pittore Cennini nel suo noto Libro dell'Arte. Tuttora resta il più prezioso trattato sulle tecniche artistiche che ci sia stato tramandato. In linea generale ci sono delle norme che regolano l'applicazione del colore sempre in rapporto agli usi pratici della tecnica pittorica utilizzata, in quanto il colore, ha un essenza non solo fisica, ma anche chimica. Ciò che identifica la struttura complessiva di un'opera pittorica è la scelta del legante utilizzato. Questo perchè la sua trasformazione chimica causerebbe indesiderate alterazioni delle proprietà meccaniche e ottiche della pittura.

Tiziano, Venere di Urbino, 1538

Fino al XV secolo, i pittori utilizzavano la tempera, una delle tecniche più antiche in assoluto. La tempera era composta da pigmenti di origine naturale e minerale, emulsionati con una base mista a tuorlo d'uovo o altri materiali emulsionanti come il latte di fico o la cera sciolta in essenza. La scelta differiva secondo i criteri personali dell'artista; e inoltre per conferire una certa brillantezza e resistenza ai colori, a volte, utilizzavano vernici trasparenti di pigmenti misti a olio. Tuttavia, l'impasto ottenuto, si convertiva in una pellicola opaca, di colore puro, sensibile all'umidità, che si asciugava in pochissimo tempo riducendone la profondità.

Al giorno d'oggi esistono molti altri colori che in commercio prendono nomi diversi a seconda delle sostanze cui sono mescolate o dal nome dell'inventore, grazie alle numerose possibilità offerte dai continui progressi della chimica e dell'industria. Tuttavia, la purezza della materia colorante, è fondamentale per la fabbricazione di colori adatti per una pittura che offra caratteristiche di brillantezza e solidità nel tempo. Purtroppo, in commercio, sono in vendita molti colori artificiali che in genere non danno alcuna garanzia di fissità. Affinché le materie coloranti possano rispondere in maniera completa a tali esigenze, è necessario che vengano sottoposte a una verifica della loro purezza, nonché a una regolare e diligente macinatura. Opere recenti presentano infatti danni irreparabili dovuti anche alla loro non reversibilità.  

Tiziano, Le Tre Età dell'Uomo, 1512

La grande sensibilità alla bellezza plastica del corpo femminile, il connubio dei cromatismi caldi e brillanti, l'intensità della luce, la rappresentazione naturalistica tipica dell'arte cinquecentesca e la genialità delle composizioni, consolidano il fascino peculiare della pittura tizianesca, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.

Contributo per il blog Arte e Salute [arteesalute.blogosfere.it] dell'amica Emanuela Zerbinatti. 

domenica 13 gennaio 2013

L'arte giapponese e le incisioni di Shigeki Tomura

Shigeki Tomura, Moon Light I

Shigeki Tomura ha studiato disegno e incisione presso l'università IWATE in Giappone. Con le sue opere ha recentemente ottenuto importanti premi in numerosi concorsi internazionali di stampa. L'arte giapponese racconta da sempre l'unicità del connubio tra tradizione, artigianalità e sapiente conoscenza dei materiali e delle tecniche. Da secoli gli artisti giapponesi utilizzano l'arte della stampa, contraddistinta da un'attenta ricerca delle proporzioni eleganti e da un sottile realismo, pertanto è la forma di espressione più conosciuta nel mondo nelle arti decorative. 

Tra il XVIII e il XX secolo la stampa giapponese conobbe una fase di grande prosperità, sia per l'originalità nell'accostamento dei motivi decorativi (tra tradizione e avanguardia) sia per le qualità intrinseche delle nuove tecniche prodotte dai mutamenti culturali del Paese: dall'arte Ukiyo-e si evolse verso una stampa policromatica sempre più complessa. Le stampe che giunsero in Europa (la cui diffusione fu incrementata dai crescenti scambi commerciali) ebbero una forte influenza sulla pittura del tardo XIX secolo, particolarmente in Francia. Esse ne ispirarono la tavolozza, la composizione dell'immagine e i volumi, nonostante le reticenze di alcuni storici. Tra gli artisti influenzati ricordiamo Degas, Renoir, Toulouse-Lautrec, Monet, Cézanne e Van Gogh, fino a Gauguin e Chagall: tale fenomeno è passato alla storia come Giapponismo.

Lo stesso avvenne ad esempio per la scultura africana, fu un punto focale di attenzione sia per i fauves, gli espressionisti che per i cubisti, divenendo così un vero e proprio fenomeno culturale. Maschere e statue, rappresentano i modelli esemplari del "Primitivismo" e offrono agli artisti soluzioni in termini di semplificazione formale, astrazione. "Van Gogh aveva le stampe giapponesi, ricorda Picasso, "noi avevamo l'Africa". Questa contaminazione fra culture diverse, ha segnato, nel tempo, un processo di radicale trasformazione che è alla base dello sviluppo dell'arte internazionale. 

Fino al 1860 circa esisteva un mercato in un certo senso più selettivo. La visione individuale dell'artista era costretta da uno stile e da norme definite dalle accademie; di conseguenza se l'artista avesse proposto una ricerca diversa da quella del gruppo, non avrebbe potuto esercitare la sua arte o, nei migliori dei casi sarebbe stata così debole, da passare inosservata. Insomma, una lunga storia di rivoluzioni culturali, di scambi e interazioni, che ha dato agli artisti di diverse generazioni l'opportunità di ritrovare nella specificità dei propri mezzi espressivi nuove possibilità formali. Un punto fondamentale nella storia della comunicazione, poichè lascia spazio all'individualità, all'identità di ciascuno, nell'ambito di una dimensione collettiva.   

In tale contesto, Shigeki Tomura continua questa nobile tradizione unendo innovazione e creatività. Le sue stampe sono eseguite con tecniche a incisione come l'acquaforte, la punta secca, 
il bulino o la xilografia: sono tecniche laboriose e delicate che richiedono competenza ed esperienza, e pochissimi artisti usano ancora questa pratica tradizionale. 

In tutte le sue opere Tomura ci restituisce una visione del paesaggio estremamente intima: paesaggi monocromi, molto lineari, di grande armonia e raffinatezza. Ogni immagine racchiude un momento singolare come lo scongelamento della neve, le foglie svolazzanti al vento o la luce del sole che danza sull'acqua. Il lavoro di Tomura cattura la bellezza transitoria della natura, una visione contemplativa, un senso cadenzato dello scorrere del tempo, che da sempre ha ispirato e caratterizzato la produzione artistica giapponese.

Tutte le forme d'arte figurative sono governate dalla necessità di creare un determinato equilibrio, una certa unità strutturale della composizione tra la forma esteriore e la propria interiorità. In maniera analoga, la maestria di Tomura, contribuisce a consolidare l'immagine della stampa come forma d'arte riconosciuta e rispettata in tutto il mondo.

Shigeki Tomura, Milano, In February, Davidson Galleries

Shigeki Tomura, Trees

Shigeki Tomura, Nature, Summer VI,

Shigeki Tomura, Drypoint

domenica 14 ottobre 2012

L'Espressività Musicale nell'Arte e nella Scienza

Siamo entrati ufficialmente nell'autunno: l'aria è più fresca, gli alberi si trasformano e le tonalità della terra si fanno più calde, in un gioco di sentori e sapori particolari.
Autumn Leaves è una ballad dal sound intimo e nostalgico, composta da Joseph Kosma nel1945 sui versi del poeta Jacques Prèvert, un inno all'amore di una musicalità rarefatta. 

Accenti che si ritrovano nei trascinanti fiati di due compositori della scena del jazz: Miles Davis, trombettista statunitense, e Cannonball Adderley, sassofonista, anch'egli statunitense. il suono caldo e morbido del sax contrapposto al suono penetrante e corposo della tromba, creano assieme particolari nuance cromatiche ed effetti di rara bellezza di altissimo virtuosismo strumentale.
In una composizione musicale ci sono infatti una serie di elementi costitutivi del suono, che combinati assieme in modo vario e complesso, conferiscono alla musica un determinato carattere espressivo, l'umore della composizione. Tra questi rientra anche la potenzialità espressiva dello strumento. 
Ritmo, armonia, melodia (nel linguaggio della musica) sono in fondo gli stessi elementi che danno spazialità e forma alla narrazione in relazione a ciò che percepiamo. Ogni suono riporta a un'immagine e un'immagine a un colore e un colore a un'emozione. In questo intreccio sinestetico il suono svolge un ruolo da trasmettitore.


Ciò permette una prima constatazione: "la musica prima ancora di essere una realtà sonora, è anzitutto un concetto, cioè una rappresentazione mentale e astratta che noi associamo a una realtà del mondo. Quando usiamo la parola musica ritagliamo una certa porzione di realtà, indichiamo un certo tipo di fenomeni sonori anziché altri. La ragione profonda sta nel fatto che la musica non è solamente suono organizzato. Quando noi qualifichiamo come musicale un qualsiasi fenomeno, ci riferiamo non tanto alla musica quanto a una realtà più vasta. Esso comprende non solo la manifestazione sonora - che è primaria ed essenziale - ma tutto ciò che si collega al musicale" (Il suono e la mente, Einaudi 2007). 

La musica, quindi, è in grado di attivare molti sistemi contemporaneamente, e ciò vale per i produttori così come per i fruitori. Per questo la capacità di godere la musica coinvolge da tempo l'attenzione e la curiosità di studiosi riguardo ai meccanismi mentali con cui vengono recepiti suoni e ritmi; forti sensazioni di piacere si verificano principalmente per via della dopamina (come spiegano le ultime ricerche). In questa relazione uomo-suono, possono essere ora stabilite delle correlazioni precise che incidono in modo significativo e variabile tra un individuo e l'altro, tali da rendere possibili passaggi che assottigliano lo spessore tra i due universi.  

Scrive Charles Darwin: "La perdita degli interessi per la musica e la poesia costituiscono una perdita di felicità e non è escluso che possa risultare lesiva per l'intelletto e, più probabilmente ancora, per il carattere morale, perché indebolisce il risvolto emozionale della nostra natura". 
Definizione splendida, non soltanto perché consente di misurare il cammino percorso in più di un secolo, ma perché sottolinea il fatto che dietro l'attività artistica esiste una base unitaria, dove convivono diversi livelli di competenza teorica, storica, espressiva che concorrono a formare l'essere umano.

Vi lascio dunque con le note di Autumn Leaves, arrangiamenti raffinati sottolineano le singole note ed amplificano la gamma espressiva di questo Standard, un brano della memoria e dei sentimenti. 




Contributo per il Carnevale della Chimica ospitato da Paolo Pascucci. "La chimica dell'amore" è il tema molto interessante di questa edizione. Buona lettura.


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domenica 18 marzo 2012

Arte, Fitoterapia, e le sue radici

L'epoca è antichissima. Ciò significa che l'uomo, ha sempre sentito la necessità di lasciare in qualche modo un segno della propria presenza; una sorta di documentazione del bisogno umano di esprimersi, di comunicare agli altri se stesso, in forma compiuta. Questo si può rilevare nelle forme e nelle decorazioni degli oggetti, ma addirittura nelle antichissime figurazioni paleolitiche, incise o dipinte, sulla base dei reperti finora rivenuti.  

Con gli Egizi, i Greci, gli Etruschi, e successivamente con i Romani, si entra in un periodo ben preciso della storia umana, che dà luogo a manufatti e monumenti di alto valore, attraverso i quali possiamo seguire lo sviluppo storico delle varie epoche. Il confronto con opere e testimonianze di altri tempi, dunque, si trasforma in una occasione per approfondire discipline differenti, partendo dall'esempio concreto della ricerca artistica. 

La fitoterapia, ovvero l'arte di conoscere, coltivare e riutilizzare le piante per scopi terapeutici, è una delle forme più antiche utilizzate. Già nell'Egitto venivano utilizzati rimedi a base di piante medicinali: dall'abbondanza di documenti archeologici, sappiamo che all'interno dei corpi mummificati, sono state ritrovate tracce di cipolla (antibatterica), spezie, e innumerevoli sostanze organiche tra cui cera vergine, resine vegetali e oli balsamici, ed altre sostanze come il Natron. Un mix di elementi fondamentali per la conservazione delle mummie. I corpi venivano poi avvolti in strati di tessuto impregnati sempre di resine, e a quanto dicono i ricercatori, questo metodo di imbalsamazione, ha involontariamente protetto anche il DNA. 

Resti mammuficati della Regina egiziana Hatshepsut, Valle dei Re, Luxor, 1470 a.C. (Photo credit Khaled Desouki/AFP/Getty Images)

Anche in questo campo l'influenza etrusca si fece sentire: la ricchezza dell'Etruria si basava su ciò che produceva la terra e sulle risorse minerarie. Erano grandi conoscitori delle proprietà medicamentose di fiori ed erbe, dei metalli e delle leghe, nonché delle proprietà terapeutiche delle acque. Per di più, erano abilissimi costruttori, tessitori, tintori, vasai, orafi e argentieri; sapevano lavorare anche il bronzo e il rame con appositi metodi e strumenti. Insomma, furono artefici di grandi scoperte (frutto del proprio ingegno creativo) destinate a lasciare un segno negli anni a venire.


Le testimonianze ci giungono, ancora una volta, dalle raffigurazioni dei reperti archeologici: anfore e vasi di varie dimensioni e materiali, come terracotta, bronzo e bucchero. In questi veri e propri capolavori artistici sono stati ritrovati resti di piante medicinali, a dimostrazione del loro uso continuativo e della capacità degli Etruschi di sfruttare i cosiddetti "rimedi naturali".

La dimensione dei recipienti variava a seconda della funzione: dall'uso domestico a quello religioso, fino alla preparazione dei farmaci. Tra i medicamenti più noti figuravano: la camomilla per le sue proprietà calmanti; il ricino, lassativo ed emetico; il mirto, dalle proprietà astringenti e antinfiammatorie; il papavero, utilizzato come anestetico. Venivano impiegati anche alcuni minerali per preparare rimedi contro le infiammazioni. Ai fini della terapia, infine, si utilizzavano infusi e decotti, ma anche cataplasmi e unguenti per la cura delle ferite.
 

Reperto archeologico di origine Romana

La storia avanza e gli avvenimenti cambiano: con i Romani nacquero le prime botteghe mediche. Tra gli strumenti rinvenuti negli scavi e necessari per la preparazione dei farmaci figurano vasetti in terracotta (sui quali erano incisi simboli indicanti il contenuto), recipienti in vetro (ormai non più riconoscibili), bilance, misurini in bronzo e mortai. Le erbe raccolte venivano essiccate, triturate e ridotte in polvere per poi essere utilizzate, attraverso particolari procedure, nella preparazione dei rimedi medicinali. I contenitori di terracotta garantivano la corretta conservazione dei farmaci fino al momento della somministrazione.

Bassorilievo romano in pietra

Una delle illustrazioni del Discoride di Vienna,
il più antico manoscritto (bizantino) a noi pervenuto 

Lo studio sistematico delle varie parti delle piante, in base alle loro caratteristiche proprietà e dei vari luoghi, portò alla creazione dei primi archivi; l'approccio divenne sempre più scientifico. In seguito a questa classificazione ogni pianta ricevette il nome scientifico che la identificava. Il nome identificativo di ogni pianta, venne espresso in latino poichè in quel tempo era la lingua ufficiale, e tuttora è lo stesso in qualsiasi parte del mondo. Questa documentazione ci fornisce non solo l'evoluzione, ma anche la possibilità di conoscere a fondo ciò che utilizzavano i nostri antenati per la cura delle malattie e per il proprio benessere. 

La storia avanza e, certamente, la diversità dei metodi è enorme. Un tempo le erbe fornivano in gran parte la materia prima per la preparazione dei medicamenti: le cure erano dettate dall'empirismo, da pratiche religiose e dai limiti della conoscenza di allora. Oggi, invece, la chimica costituisce la base per studiare in modo scientifico i principi attivi. La scienza ha così dato luogo a progressi imprevedibili, fornendo al medico preparato la capacità di formulare accurate diagnosi e prognosi.

Vi lascio con una eccezionale testimonianza archeologica che risale al II secolo d.C., la cosiddetta "Domus del Chirurgo", in epoca romana. Si tratta di un ambulatorio medico, dove sono stati ritrovati strumenti chirurgici, vari contenitori per le medicine (alcuni vere e proprie sculture), magnifici mosaici, affreschi, oggetti di arredo e portafortuna.

Un vaso a intercapedine conformato a piede per uso terapeutico (Rimini, Museo della Città)

  


Contributo per il Carnevale della Chimica ospitato da Paolo Pascucci. "La Chimica dei farmaci" è il tema di questa edizione.

domenica 16 ottobre 2011

L'Espressione Plastico-Manipolativa: Materiali e Tecniche

 Mani e Creatività / Carla Citarella
Appartengono a questo tipo di attività i materiali facili da manipolare e modellare: creta o argilla, plastilina, DAS e pasta di sale. Assieme alla pittura, l'approccio a questi strumenti offre un'entusiasmante esperienza sensoriale e di apprendimento, in grado di stimolare la creatività sia nel bambino sia nell'adulto: le mani si muovono e, grazie al loro calore, la materia prende la forma desiderata.

La
 plastilina è un materiale morbidissimo, è recuperabile per lungo tempo, ma costoso. Per la sua consistenza si possono modellare le figure, riproducendo, ad esempio, frutta, ortaggi, animali, ciotole, o altri soggetti secondo la propria fantasia.

Il DAS è la pasta modellabile più conosciuta, consente di ottenere oggetti resistenti, e poiché si asciuga rapidamente, è particolarmente adatta per applicazioni su diversi supporti come legno, cartoncino e terracotta che possono essere successivamente dipinte con colori acrilici o a tempera.

La pasta di sale non è una pasta pronta all'uso, ma è un composto facile da preparare, a costo zero. È molto sensibile all'umidità quindi l'oggetto creato, rischia di non durare nel tempo.  

La creta, è un materiale naturale, antichissimo, affascinante, che l'uomo lavora da millenni sin dalla preistoria: dalle prime ciotole, anfore, statuine, ai meravigliosi vasi greci, ed etruschi, alle bellissime ceramiche quattrocentesche, fino ad arrivare alla splendida ceramica e terracotta del nostro territorio italiano, grazie ai bravissimi artigiani che si dedicano a questo tipo di attività, sia per uso decorativo, che per uso domestico. Presentare nozioni generali di questo materiale, favorisce una certa consapevolezza con l'argomento e successivamente con lo strumento.

Greek civilization, 4th century b.C. Terracotta statuettes depicting daily life scenes. From Tanagra, Greece. (Photo By DEA / G. DAGLI ORTI/De Agostini 
Getty Image)

Mestolo, ciotola e colino d'impasto. Circa 1500 a.C. Momperone, Alessandria. Museo di Antichità, Torino


Terracotte di Puglia / Carla Citarella

La creta si acquista, a basso costo, presso fabbriche di ceramica o grossi rifornitori, già raffinata (al giusto stato di morbidezza), nelle confezioni da 20 o 25 kg. È un ottimo materiale per modellare le figure a Tutto tondo. Per chi volesse sperimentare questo materiale, risultanti interessanti si ottengono utilizzando varie tecniche. Decorazioni in rilievo: si disegna un soggetto su un cartoncino; successivamente si fanno aderire ai contorni del disegno dei rotolini o delle striscioline ottenuti dalla creta. Oppure si preparano dei fogli di argilla stesi con un mattarello e, utilizzando vari oggetti, a seconda della pressione esercitata, si ottengono i negativi degli stessi. La creta, inoltre, si adatta anche a essere texturizzata con strumenti appositi (punteruoli) o recuperati (stecchini, forchette).
Per tagliare la creta occorre un filo metallico o da pesca, alle cui estremità si saranno legati due straccetti per poterlo impugnare. Si taglia a strati, come se si dovesse guarnire un pezzo di Pan di Spagna. La creta va manipolata con l'aggiunta di acqua in giuste quantità, in quanto è già umida, quindi, è sufficiente avere un contenitore di acqua per inumidirsi le mani e una spatola per raschiare la creta essiccata sul banco, o sul piano alla fine del lavoro. Al termine del lavoro è importante avvolgere la creta con stracci umidi e un sacchetto di plastica, per mantenerla al giusto stato di morbidezza e sempre pronta.

L'oggetto creato dovrà essere lasciato essiccare, e quando assumerà una certa solidità, prestando attenzione anche alle parti che poggiano sul piano, e successivamente assumerà un colore grigio-chiaro uniforme, sarà pronto per essere cotto entro appositi forni (le temperature iniziano a 900 °C e variano a seconda della grandezza del manufatto) dove si trasformerà in una terracotta. Dipingendolo con colori speciali, e cuocendolo nuovamente, diventerà una ceramica.

L'essiccazione deve avvenire in un ambiente asciutto e non vicino al termosifone, poiché l'eccesso di calore, provocherebbe l'essiccazione solo delle parti esterne con la conseguente crepatura e quindi rottura. Non avendo nella struttura un forno adatto per cuocere i manufatti essiccati, si possono ugualmente dipingere con colori a tempera o acrilici. È importante trattare il manufatto al fine di dipingerlo e conservarlo, preparando una pasta con gesso e Vinavil (Scagliola) che sarà applicata con un pennello. L'oggetto in questo modo avrà una discreta resistenza, ovviamente non paragonabile alla ceramica.

Nell'attività operativa qualsiasi tecnica artistica si sperimenta, è fondamentale conoscere l'uso degli strumenti artistici, in quanto ogni strumento ha le sue qualità. Disegnare, per esempio, un sole, usando una matita a mina morbida anziché a mina dura, aiuta a scoprire la bellezza del proprio segno o la propria gestualità; acquisire una conoscenza base sulla legge dei colori per imparare a mescolarli, è importante per ottenere le tonalità di colore corrispondenti ai propri gusti, non serve dunque acquistare un'intera gamma di colori; saper impugnare un pennello è una operazione tutt'altro che trascurabile; coinvolgere la persona in giochi che implicano lo sporcarsi le mani, e cioè "mettere le mani in pasta, è senz'altro utile per lo sviluppo della percezione tattile. La manipolazione plastica, sviluppa la concentrazione, la coordinazione e la gestualità: si pensi, per esempio, all'atto di impastare per fare la pasta in casa.

Per le sue caratteristiche intrinseche può essere sperimentata come densa, liscia, bagnata, oppure, come copiosa, sporca, disordinata: sensazioni di piacere e di disgusto, di indubbia valenza formativa, che si imparano a conoscere grazie al contatto con la materia. Questo tipo di attività, infatti, aiutano il bambino a superare quei problemi legati al fastidio provocato dal materiale (per le sue proprietà collose) e alla paura di sporcarsi: comprenderà, allora, che ci si può sporcare e che ci si può pulire.

L'aspetto dell'impatto visivo è sempre diverso  perché  legato da un insieme di fattori: in relazione con le emozioni intime che il soggetto percepisce, alle qualità proprie dell'oggetto, senza trascurare le componenti culturali nate dalle abitudini e dall'ambiente sociale. Ecco che alcuni sono subito incuriositi dalla manipolazione di questi strumenti, altri preferiscono osservare in lontananza, per poi avvicinarsi in totale libertà. Mi piace sempre evidenziare che l'insieme di queste esperienze si inscrive in un clima sereno ed accogliente, privo di ogni forma di competizione, nel rispetto della personalità (o del carattere) di ciascuno: peculiarità indispensabili che favoriscono da un lato l'espressione creativa (eliminano l’ansia e la paura di sbagliare) dall'altro l'apertura e la condivisione verso gli altri.

In generale, i metodi di applicazione usati nell'arte sono diversi, e il risultato dipende dalla capacità dell'artista nell'adattare materiali e tecniche a seconda della forma che vuole creare. L'aspetto diverso, le qualità fisiche e funzionali, implicano un'infinità di procedimenti di fabbricazione di ciascun artigiano, di ciascuna fabbrica, che naturalmente cambiano a seconda delle epoche. Questo significa che qualunque sia l'uso che egli fa dei materiali di cui dispone, l'artista-artigiano, o progettista, sarà sempre condizionato dalla natura di questi. Dovrà, quindi, rispettare i materiali, avere una conoscenza dettagliata delle proprietà tecnologiche, e adattare ad essi i suoi metodi, in modo da esprimere le sue idee in maniera efficace.


Contributo per il Carnevale della Chimica ospitato da Marco Fulvio Barozzi. "La chimica per la casa" è il tema di questa edizione.

domenica 17 aprile 2011

La Chimica dei Sensi!

Leonardo da Vinci, Studio di mani, 1470-1519 ca.

La "Chimica dei Sensi" è il tema molto affascinante proposto da Emanuela Zerbinatti per il Carnevale della Chimica, ospitato questa volta nel suo blog Arte e Salute il 23 Aprile. Quando si parla di percezione sensoriale (visiva, tattile, uditiva, olfattiva e gustativa), non si può non parlare del linguaggio universale: quello dell'arte. La nostra percezione del mondo è data dai sensi: un esempio di come l'arte pittorica assume livelli alti, di eccellenza, nelle espressioni e nella tematica affrontata, è proprio l'Arte di Kandinsky. Quest'esperienza sensoriale passa attraverso vari stadi: Kandinsky: l'esplorazione del colore.

Quando ascoltiamo musica entriamo in una nuova dimensione in cui vengono coinvolti altri sensi: ogni suono riporta a un'immagine e un'immagine a un colore, tutto l'essere ne è coinvolto: L'attività musicale.
Sono interpretazioni che ho scritto un po' di tempo fa, ma quando si parla di "Chimica dei Sensi", il fascino che esercita il mondo dell'arte non scade mai nell'ovvio o nella ripetizione. L'argomento sarà analizzato da svariati punti di vista, perché investe ogni campo del sapere, quindi, "assaporatelo" lentamente, fino in fondo!