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domenica 27 dicembre 2015

Il mio mondo colorato e l'arte di Paul klee

PERCORSI PER APPRENDERE L'ARTE IN MODO NUOVO
Dal Progetto: © L'Artista Nascosto

CONOSCIAMO PAUL KLEE
Momenti creativi
Momenti percettivi
Momenti conoscitivi

L'INCONTRO CON IL COLORE
"I colori dell'acqua e dell'atmosfera sono oggi ancora più intensi di ieri. Sono più ardenti e un po' più cupi" (Paul klee visitando la Sicilia). Furono in tutto sei i viaggi che l'artista svizzero fece in Italia tra il 1901 e il 1932, dove raccolse tanti spunti visivi, ma anche sensazioni, ricordi, aneddoti, riflessioni sull'arte stessa come mediazione che divennero fonte di ispirazione e formazione nel suo lungo cammino artistico. 

Diversi sono i dipinti di Paul klee che riflettono ora al proprio mondo interiore, ora all'idea di un principio vitale insito nella natura delle cose attraverso le infinite gamme combinatorie, espressive ed emozionali del colore. "L'arte è una similitudine della creazione. Essa è sempre un esempio, come il terrestre è un esempio cosmico". 

Scriverà, ancora, in una conferenza nel 1924, che l'artista è come un albero: "Attraverso le radici s'abbevera del fluire delle radici e della natura, trasmettendo poi nella sua chioma, cioè nell'opera, ciò che ha visto". Seguendo l'esempio di Paul klee, i bambini saranno invitati a creare diverse soluzioni pittoriche puntando su differenti accostamenti cromatici, e ad immaginarsi artisti in modo da elaborare in maniera del tutto personale le informazioni acquisite. Il lavoro offre l'occasione per insegnare loro a percepire e apprezzare il colore, fino ad esplorare il mondo colorato di tanti grandi artisti utilizzando l'arte come strumento di conoscenza, condivisione e crescita.  

Paul klee, Static-Dynamic Gradation, 1923
Tecnica: Olio e tempera su carta, acquerello e inchiostro montato su cartoncino

Paul Klee, Flora On Sand, 1927
Tecnica: Acquerello su carta


I colori del Cielo
Tecnica: Tempera su carta

I colori del Sole
Tecnica: Tempera su carta

ECCO IN SCENA I BAMBINI: GRANDI PROTAGONISTI DEL LAVORO
. 

È sorprendente cosa può fare una "matita" colorata su un foglio bianco nelle mani di un bambino, dalle quali le immagini assumono una forma o un contorno importantissimi. 

Si dedicano anni di studio, formazione ed esperienza per offrire uno spazio autentico. Ho immaginato e costruito nel tempo il mio progetto, dove sono nate e hanno preso forma tante idee. L'arte è stata fondamentale per la mia formazione, per definire la mia identità e come il risultato di un costante scambio di esperienze e di conoscenze reciproche. L'incontro con l'arte è un cammino di conoscenza, un percorso evolutivo per tutto l'arco della vita, nella vita di ogni essere umano, fin dalla più tenera età.

sabato 19 dicembre 2015

Eventi d'Arte e Collezioni Digitali

Sono moltissime le iniziative che consentono di essere aggiornati sul mondo dell'arte, attraverso percorsi personalizzati, informazioni, approfondimenti, come sono moltissime le risorse relative al mondo della ricerca scientifica. Oramai possiamo affermare che il web è uno strumento interattivo e ha agevolato lo scambio di informazioni tra l'utente e le diverse manifestazioni della cultura umana.  

Eccone alcune.

Welcome Library

La sua bellissima collezione: Storia della medicina, Collezione medica, Collezione Asiatica, Archivi e Manoscritti, Libri Rari, Collezione d'Arte (dipinti, stampe, opere, disegni, fotografie), Filmati e Video, fornisce qualsiasi tipo di informazioni relative alla storia della medicina e della salute, esplorando tutti gli aspetti della condizione umana. Informazioni sulle collezioni a questo link.


Recipe books.'This lively pencil sketch of a woman at work in her kitchen sums up the interactive nature of domestic recipe books': Cookery-book: 17th / 18th century  



Dal Guggenheim Museum di New York più di 200 libri di arte da scaricare gratuitamente

IL Guggenheim Museum di New York ha messo a disposizione 50 anni di cataloghi d'arte, liberamente consultabili e scaricabili. Tutti i libri possono essere visualizzati online o scaricati gratuitamente nei formati Pdf e EPub cliccando semplicemente su questo link.

L'intera collezione di cataloghi e libri d'arte è in inglese, ma ci sono anche testi in italiano quali: "Omaggio a Lucio Fontana"; "Guggenheim; Venezia-New York sessanta opere, 1900-1950", "Capolavori del Guggenheim: il grande collezionismo da Renoir a Warhol"; o diversamente i cataloghi in inglese come ad esempio "The italian metamorphosis, 1943-1968", in una bella ricostruzione della storia dell'arte italiana. L'intera proposta è davvero ampia. 

Lucio Fontana, olio - Catalogo Fondazione Fontana, Milano




L'archivio dei musei Vaticani è disponibile online

Alla lista di molti enti online si aggiunge anche il patrimonio dei Musei Vaticani. Un patrimonio pregiatissimo e delicatissimo che testimonia la cultura dell'intera umanità.

Una suggestiva rappresentazione dell'inferno dantesco, di Sandro Botticelli, custodita attualmente nella Biblioteca Apostolica Vaticana. L'intera opera, oggi montata su fogli separati, rappresenta un viaggio unico, in una rappresentazione visionaria di uno scritto letterario senza tempo, e tra i più letti e studiati al mondo.

Disegni per la Divina Commedia. La voragine infernale (Vaticano) di Sandro 
Botticelli, 1480-1495



E infine un'altra bellissima iniziativa è quella che è stata lanciata da Europeana, la piattaforma europea per il patrimonio culturale.

La nuova frontiera è quella della digitalizzazione e anche Musei, Fondazioni e Istituti che si occupano della salvaguardia dell'arte e della cultura hanno scelto di non rimanere indietro, partecipando a questa innovazione. 
E grazie a tale scelta, la possibilità di accedere liberamente al patrimonio artistico e culturale è diventata uno degli obiettivi fondamentali per la diffusione e la promozione della cultura, attraverso un ventaglio ricchissimo di meraviglie e capolavori inestimabili.

domenica 22 novembre 2015

Tra Mostre e Ritratti D'Autore

Edvard Munch

Il catalogo Skira è illustrato con numerosi capolavori tra oli, fotografie, acqueforti, litografie e xilografie, che hanno scandito l'intero percorso dell'artista norvegese. Le opere rappresentano i temi della passione, della vita e della morte attraverso un segno comunicativo, la deformazione delle forme e un'estrema accentuazione cromatica. Oltre alla pittura, Munch utilizzò largamente la grafica, in particolare la xilografia; tecnica adatta a solcare il tempo, in una vera azione di scavo tra l'animo dell'artista e la sua manualità. Se le prime grafiche furono eseguite a Berlino nel 1894, è al 1893 che risale il celebre dipinto "L'urlo" (olio, tempera e pastello su cartone), oggi conservato alla Galleria Nazionale di Oslo.

Edvard Munch, La fanciulla malata, litografia,1896 – Museo Munch, Oslo

Edvard Munch, autoritratto con una bottiglia di vino, 1930, Litografia



Toulouse-Lautrec con grande intuizione psicologica ha scrutato le sfaccettature della vita parigina nel 1890. Svelando ad esempio i tratti dell'universo femminile, 
soprattutto quelli che ne rivelavano il carattere. Lo sguardo del pittore si sofferma su un momento di intimità. Il ritratto sarà una costante nella sua ricerca pittorica e psicologica.

Henri de Toulouse-Lautrec, La lavandaia, 1884-1886



"La vita di un uomo, anche la più povera di avvenimenti esteriori, può, scrutata nelle sue essenze, apparire fin troppo appassionata" Carlo Carrà, La mia vita, a cura di Massimo Carrà, Milano, Abscondita, 2002.

Intorno al 1921 Carrà sente il bisogno di riprendere il contatto diretto con la natura: in quell’anno, durante l’estate in Liguria, a Moneglia, dipinge il suo capolavoro più noto, "Pino sul mare". Fra il '24 e il '30 soggiorna in Toscana scoprendo il paesaggio e le spiagge della Versilia, a cui dedica un grande numero di dipinti. Nel 1928 è presente alla Biennale di Venezia con quattordici opere; due anni dopo tiene una personale con Soffici alla Galleria Bardi di Milano e, nel 1931, ha una sala alla prima Quadriennale d'Arte a Roma. Tra il 1934 e il 1938 viaggia in Campania, Algeria e Malta e si dedica alla grande pittura murale: porta a compimento nel 1938 i due grandi affreschi per il Palazzo di Giustizia di Milano. Nel 1941 gli viene assegnata, per chiara fama, la cattedra di pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1942 termina di scrivere la  sua autobiografia, La mia vita, un documento importante per la storia dell’arte italiana del Novecento pubblicata a Roma da Longanesi nel 1943. Nel 1950 ottiene il Gran Premio per la pittura alla XXV Biennale di Venezia. Nel 1962 la città di Milano gli dedica a Palazzo Reale una grande mostra monografica. Continuano i soggiorni estivi con la famiglia e gli amici intellettuali in Versilia e a Forte dei Marmi: le 'marine' rimangono soggetto prediletto dell'artista fino agli ultimi anni. Muore a Milano il 13 Aprile 1966. Solo un mese prima aveva dipinto la sua ultima opera, Natura morta con bottiglia e chicchera. 

Fonte: © Archivio Luca Carrà, Milano.

Carlo Carrà, Pino sul mare, 1921, olio su tela, Collezione privata  
esposto alla collettiva "Das Junge Italien" nella Nationalgalerie di Berlino (1921) 


Carlo Carrà, Veliero e molo, 1930, olio su tela, Collezione privata

"I paesaggi di Carrà non si incontrano alla prima scampagnata", diceva Roberto Longhi, "sono più mentali che geografici". Nel 1937 Longhi scrisse per Hoepli una monografia sull'amico pittore.

domenica 15 gennaio 2012

Van Gogh: Incisore

C'è un aspetto della vita di  Vincent Van Gogh che è interessante evidenziare, nella sua immensa attività artistica, fu anche incisore. Tra il 1882 e il 1890, affascinato dalla carica espressiva e comunicativa del segno che gli consentiva l'uso di questa tecnica, produsse nove xilografie e una incisione ad acquaforte: dieci capolavori grafici eseguiti da autodidatta, così intrisi di anima e di vita, che alitavano la stessa arte di Van Gogh.

Vincent van Gogh, Alle soglie dell'eternità, L'Aia, 1882, Litografia

Vincent van Gogh, "Sorrow", Litografia

Vincent van Gogh, Lavoratore che affetta del pane, seduto su una cesta, 1882, Litografia

Vincent van Gogh, I mangiatori di patate, 1885, Litografia

Vincent van Gogh, Paul Gachet, acquaforte, 1890

Fu incoraggiato dal dottor Paul Gachet, il suo nuovo medico, quando l'artista si trasferì a Auvers-sur-Oise, nel 1980, dopo il suo ricovero, di propria volontà, a causa delle ripetute crisi, nell'ospedale psichiatrico di Saint-Rèmy. Auvers era una piccola località in piena campagna nei pressi di Parigi, tanto desiderata da Van Gogh, dove visse gli ultimi tre mesi della sua vita. Qui vi esercitava il dottor Gachet, appassionato di pittura, stampatore, con il quale nacque un'immediata simpatia e soprattutto gli dava la possibilità di parlare di arte: "Una specie di fratello" scriveva a suo fratello Theo, "Tanto ci assomigliamo fisicamente e mentalmente", che decise di raffigurarlo pittoricamente ed inciso ad acquaforte. 
Il dott Gachet, oltre ad essere specializzato in malattie nervose, insegnò anatomia artistica e fu autore dipinti e stampe che espose al "Salon des Indèpendants".     

Van Gogh amava circondarsi di stampe, ne possedeva oltre 1700 esemplari, che utilizzava sia come materiale da studio e di ispirazione per i suoi dipinti, essendo essenzialmente autodidatta, che per decorare i suoi studi o le sue abitazioni nel corso degli anni:
"Bene, alcuni quadri fanno un grande effetto nelle enormi cornici, e in seguito uno rimane stupito perchè lasciano una sensazione così insoddisfacente, come di vuoto; in contrasto a ciò, qualche semplice incisione sul legno o litografia o acqua forte viene a volte trascurata, ma poi uno torna a guardarla e cisi affeziona sempre più, e sente che c'è qualcosa di grande in essa". (...) Stampe così formano una specie di Bibbia di cui un artista ogni tanto legge un passo per entrare in atmosfera". (1) 
Ed anche in periodi di forte tensione: (...) "Se la notte non riesco a dormire, cosa che accade spesso, rovisto sempre tra le xilografie con rinnovato piacere". (2)

Cito, ad esempio, le opere di Francois Daubigny, Fraconcois Millet, Paul Cézanne, Camille Pissaro, che conobbe personalmente attraverso suo fratello Theo, e fu proprio Pissaro, che suggerì a Theo van Gogh di contattare il dottor Gachet per chiedergli di prendersi cura del fratello a Auvers; ma soprattutto le immagini di Millet, autore molto amato da Van Gogh, che definiva "Uno dei maestri più importanti", rimasero particolarmente impresse nella sua arte e nella sua mente, sia per il pregio estetico, che per la verosomiglianza, il sapore di realtà, del contesto culturale e sociale della vita rurale. 

"I suoi dipinti sembrano dipinti con la stessa terra che seminano" (...) Così come una stalla o un campo odorano di letame, allo stesso modo un dipinto contadino non può essere profumato ma deve puzzare di pancetta, fumo, vapore di patate"(...) Sarebbe sbagliato, a mio avviso dare a un dipinto contadino una levigatezza convenzionale", sempre proseguendo la sua visione individuale, cercando un nuovo modo di dipingere la realtà: "Vorrei fare dei ritratti che alla gente di un secolo dopo sembrino delle apparizioni, non più la rassomiglianza fotografica, ma la ricerca dell'espressività. Quel ritratto, che consiglio a coloro che non lo hanno veduto, è una rappresentazione dell'anima di questa donna riprodotta. Così come lo è la Chiesa di Avers sur Oise, nella quale appare palese l'implosione dell'edificio nascosto sotto il giallo e il blu dei colori".

Fraconcois Millet, Scavatori, Acquaforte

Fraconcois Millet, Le spigolatrici, Acquaforte

Convinto della forza e della originalità dei suoi dipinti, e il potenziale valore che queste immagini potevano avere, sperava che potessero interessare al mercato dell'arte parigino, in quanto espressione autentica della vita rurale, ma tutto ciò fu criticato sotto il profilo tecnico dai mercanti d'arte. "Alla lunga, scriveva in una lettera a Theo, una parte del pubblico a Parigi, non si farà imbrogliare dalle convenzioni, per quanto accattivanti, ma anzi quella che ha ancora in sè molta della polvere dei casolari o dei campi troverà degli amici leali". E infatti, in seguito alla partecipazione di nuove mostre, fu il critico d'arte Alberth Aurier a dedicargli un articolo sul "Mercure de France", salutandolo come un'importante figura della scena dell'arte contemporanea - in questo articolo l'amico Paolo Pascucci ne parla in maniera  dettagliata: 

Negli anni seguenti alla sua morte la sua fama cominciò a crescere, le sue opere divennero sempre più ricercate, e l'amico collega Èmile Bernard, che fu presente al suo funerale, nel 1892, organizzò una mostra postuma corredata da brani delle sue lettere. Qui la struggente lettera di Èmile Bernard, indirizzata ad Albert Aurier alcuni giorni dopo la morte di Van Gogh: Parigi 2 Agosto 1890. 

Van Gogh Museo, Amsterdam: Stampa colorata a mano su carta, Èmile Bernard, 1891


Note: 
(1) Vincent van Gogh, Lettera 250, 3 dicembre 1882
(2) Vincent van Gogh, Lettera 250, 3 dicembre 1882

domenica 26 giugno 2011

La Percezione del Tempo nella Pittura Impressionista

Il movimento impressionista si è formato a Parigi tra il 1860 e il 1870.
La storia dell'impressionismo non è tuttavia solo un fenomeno francese, ma un movimento d'arte internazionale (1860-1920) per la sua rapida diffusione. 
L'impressionismo è l'epilogo grandioso di un modo particolare di impossessarsi del mondo dipingendolo.
Sarebbe incompleto senza il suo specifico proseguimento nel Neoimpressionismo di Georges Seurat, dove la rappresentazione visiva avveniva attraverso rigorosi procedimenti scientifici e gli effetti della luce si rivelavano più potenti rispetto a quelli ottenuti dagli impressionisti. 

Scopo della ricerca
  • Trovare una pittura che rendesse "l'impressione" visiva nella sua immediatezza, e che permettesse loro di tradurre sulla tela a due dimensioni le impressioni prodotte in loro dai giochi di luce e movimento;
  • Adottare una tecnica rapida, senza ritocchi, a tocco, in modo da non pregiudicare la sensazione visiva e la soggettività dell'artista. I contorni sono aboliti, perché il colore in un certo senso, straripa da un oggetto o da un personaggio, e si prolunga in forma di ombra colorata;
  • Abbandonare le regole di atelier nel disporre e illuminare i modelli sempre sotto la stessa falsa luce, nella solita posa tradizionale per poi passare al tratto e al chiaroscuro;
  • Avversione totale per l'arte accademica: prospettiva, composizione, soggetto storico, personaggio, chiaroscuro. Queste regole erano state stabilite dalle accademie d'arte e indicavano proporzioni e rapporti ideali di linee e forme che dovevano essere osservati scrupolosamente.
Metodo: Lavoro en plein air dal principio alla fine. Un'immersione totale alla luce e al colore.

Questa filosofia della percezione sarà adottata sistematicamente, a partire dagli anni '70 dell'Ottocento. I giovani "rivoluzionari" e trasgressivi dell'arte che aprono la via alla ricerca artistica contemporanea si chiamavano Monet, Renoir, Cézanne, Degas, Pissarro, Sisley e Toulouse-Lautrec. Erano anni di rivoluzioni estetiche, scientifiche e culturali. 

Interessati alle ricerche scientifiche che si stavano conducendo sulla natura fisica del colore, compiono uno vero e proprio studio diretto, sperimentale, all'aperto, sulle continue variazioni apportate dalla luce stessa sul mondo che li circonda: cercano per esempio di cogliere una variazione di luce che suggerisca un preciso momento nel tempo. I paesaggi e il succedersi delle stagioni nelle relative variazioni di tempo e di luce sono i soggetti particolarmente ideali per tali studi pittorici. Bastava, infatti, un cambiamento della luce, una leggera brezza o qualsiasi variazione atmosferica che la percezione non era più la stessa. "
In pieno sole i contorni degli oggetti" scrive Cézanne, "Mi sembrano non solo bianchi e neri, ma blu rossi, marroni, viola; "Nessun ombra è nera", spiega Renoir, "Ha sempre un colore. La natura conosce solo i colori".

Paul Cézanne,  Mont Sainte-Victoire Seen From Bellevue, 1885

 Pierre-Auguste Renoir,  La Seine à Asniéres, 1879


La pittura impressionistica come afferma Monet, risulta in questo senso "la registrazione di un'emozione irrepetibile in un istante di tempo che non si presenterà più". Il suo intento era quello era quello di cogliere i diversi riflessi della luce e dunque i rispettivi stati d'animo che tali riflessi suscitavano in lui. Perdendo definitivamente il ruolo di "oggetto" nella rappresentazione pittorica, per giungere a una percezione della realtà, che per sua stessa natura non è mai statica e immutabile, ma al contrario - perchè la luce cambia - mutua continuamente di aspetto, davanti agli occhi dell'artista. L'effetto è ben reso dalla descrizione del critico Èmile Zola, con il quale Monet usava trascorrere del tempo assieme per discutere della sua arte: 
"Il sole cade a piombo sulle gonne di un bianco splendente; l'ombra tiepida di un albero ritaglia sul vialetto e sui vestiti soleggiati, una grande tovaglia grigia, stoffe tagliate in due dall'ombra e dal sole".

Claude Monet, Springtime, 1872

L'impressionismo espande la capacità percettiva della pittura, offrendo una propria soluzione a favore di una visione d'insieme, e innesca nell'osservatore una nuova sensibilità, una nuova capacità di vedere, e una sorta di coinvolgimento emotivo.

Il colore è da sempre uno strumento di comunicazione per l'artista per esprimere le proprie emozioni, ma è anche uno strumento di conoscenza della realtà. Il colore rappresenta quindi un codice di lettura che assieme al valore grafico è capace di provocare risposte emotive: non a caso lo studio sul colore ha creato un vero e proprio campo di indagine e di ricerca in ambito filosofico e scientifico.

venerdì 1 aprile 2011

La Fotografia: Luci e Colori

La vita è colore dalle infinite sfumature. Il mio modo di vedere e di fare arte sta nella conoscenza e nell'esplorazione di altri mondi: il tipo di materiale da usare, la superficie sulla quale eseguire l'opera, la tecnica e il colore da utilizzare.

Carla Citarella, Luna, Decorazioni per interni
 Pannello decorativo per parete

La fotografia cattura l'istante, è come qualsiasi forma d'arte, in continua evoluzione: dedicarsi allo studio della forma ricercandola ovunque, che sia un volto, un albero, una distesa di mare, un paesaggio, un viale, catturare particolari spesso trascurati o poco noti, è una straordinaria esperienza di apprendimento che può essere ripetuta da chiunque. Esperienza attraverso un percorso tattile, visivo e olfattivo, assolutamente suggestiva e divertente: un lato importante e vitale del processo di crescita che consente di scoprire e sviluppare determinate capacità artistiche. Sotto questo aspetto l'artista non smette mai di giocare; il suo lavoro è una continua esplorazione delle proprie abilità attraverso nuovi modi di espressione. 

L'arte è ovunque: non è necessario organizzare viaggi in paesi lontani per creare qualcosa di nuovo, anzi le migliori immagini, si raccolgono in ambienti conosciuti, nei quali viviamo la nostra vita. Bastano insomma pochi passi e una bella passeggiata. Ecco alcuni miei scatti di brevi ma intese permanenze in luoghi che ho visitato. La tenerezza, il profumo, lo splendore della natura, la perfezione della forma e lo stupore di fronte alla bellezza di un fiore. Il risultato è un'esplosione di colori, in costante mutamento grazie a un sottile gioco di luci che avvolge, circonda e decora la realtà, imprimendone una precisa personalità.










lunedì 28 giugno 2010

Tra Arte e Scienza: Un Viaggio nella Pittura

Nelle opere degli artisti, in generale, si combinano progettazione e immaginazione, in questo senso lo studio di un artista è come un laboratorio scientifico: nel suo lavoro è sempre alla ricerca di nuove idee, per trovare nuove forme di espressione. Quando nel corso del Rinascimento si cominciò a studiare la natura con grande esattezza e a fare esperimenti scientifici, molti artisti furono affascinati da tale tipo di ricerca, dal momento che volevano conoscere il meccanismo e la funzione delle cose e non solo l'aspetto esteriore. L'esempio più noto è Leonardo da Vinci (1452-1519); alcuni dei disegni più belli sono proprio schizzi eseguiti a scopo scientifico: tutti rivelano un'accuratezza estrema e un'osservazione meticolosa sia sulla struttura del corpo umano, sia sulla struttura del mondo naturale.

Disegni Anatomici di Leonardo Da Vinci

Le ricerche scientifiche contemporanee influenzarono grandemente anche il modo di dipingere di alcuni pittori: Georges Seurat, Paul Signac, ed altri, subirono l'influsso delle ricerche sulla natura fisica della luce e del colore; "La tecnica pittorica, dicevano, è dunque una tecnica di conoscenza che non può essere esclusa dal sistema culturale del mondo moderno eminentemente scientifico".
In particolare Georges Seurat (1859-1891) fondò il Neo-impressionismo o Impressionismo scientifico, basandosi su una serie di ricerche fisiche e fisiologiche:
  1. Eugène Chevreul (1786-1889) Legge del contrasto simultaneo dei colori (1839), sulla miscelazione ottica, e il suo successivo studio dal titolo Su i colori e sulla loro applicazione nella professione artistica con l'aiuto dei dischi dei colori (1864); 
  2. Ogden Nicolas Rood (1831- 1902) Modern Chromatics (1879), inerente nuovi studi sui colori complementari e sulle leggi ottiche della loro percezione. Questo studio è stato successivamente ripubblicato in edizione francese nel 1881, con il titolo Teoria scientifica dei colori e della loro applicazione nell'arte e nell'industria; 
  3. David Sutter (1811-1880) I fenomeni della visione (1880), una serie di articoli sulla natura della luce e sui processi visivi; dopo aver studiato tali teorie scientifiche, e specialmente la legge dei contrasti simultanei o dei colori complementari, Seurat instaurò la tecnica pittorica del Puntinismo (Pointillisme) o Divisionismo.
Georges Seurat, La Senna vista dalla Grande Jatte, 1888

Inizialmente Seurat, tutto questo processo, avrebbe voluto chiamarlo cromo-luminarismo, ma poi si decise per Divisionismo. Più comuni divennero la denominazione di Signac, Puntinismo, e quella più storica-evolutiva di Fènèon, Neoimpressionismo o Impressionismo scientifico (1886); un metodo esatto, consistente nella divisione dei toni nella loro componenti, cioè in tante piccole macchie di colori puri accostati tra loro e non miscelati, in modo da ricomporre, a una certa distanza, nell'occhio dell'osservatore, l'unità del tono (luce-colore). Questi colori appaiono più luminosi rispetto a una miscelazione tradizionale sulla tavolozza. Così, per esempio, punti di azzurro e di giallo puro come colori complementari danno il verde, inoltre è possibile rafforzare l'intensità dei colori se l'occhio li percepisce contemporaneamente in contrasti simultanei.

Lo stesso Pissarro pittore impressionista ha insistito sull'importanza delle scoperte di Chevreul precisando che senza il suo contributo, non avrebbe potuto distinguere fra colore puro e luce, ovvero non avrebbe potuto usare in maniera corretta i colori primari, complementari e contrastanti. In termini ricettivi, i toni dei colori complementari vengono recepiti come contrastanti, perchè fra loro non si riesce a combinare un accostamento armonico. Si armonizzano bene, invece, i toni dei colori che sono contigui nel cerchio cromatico inventato appunto da Eugène Chevreul.


In generale "per il carattere tecnico-scientifico del Neo-impressionismo, scrive Argan, è di fondamentale importanza: che l'analisi della visione avvenga nel procedimento tecnico; che, scomponendo la sensazione visiva, si riconosca ch'essa non è una semplice impressione, ma ha una struttura e si sviluppa attraverso un processo; che il quadro venga costruito con la materia-colore e che questa abbia un carattere funzionante, come gli elementi di una architettura; che il quadro non venga considerato più uno schermo su cui si proietta l'immagine, ma come un campo di forze interagenti che formano e organizzano l'immagine". (Giulio Carlo Argan: L'arte Moderna, 1970). 

Ecco una concezione estetica ricca di conseguenze per tutte le correnti artistiche del cosiddetto "Moderno": nasce un nuovo spazio pittorico più totalitario in quanto ingloba tutto ciò che si vede in un'unica percezione. Nel 1904-06, divenne un'importante fonte di ispirazione per il Fauvismo e per l'Espressionismo; lo sarà in seguito anche per il Futurismo e per il Cubismo. Insomma, queste correnti, assimilarono la teoria puntinista senza però seguirne rigidamente le formule tecniche. 

Le ricerche condotte, avevano lasciato per sempre l'ideologia su cui era fondata la pittura accademica: la fedeltà coloristica. Il colore, in questi movimenti, aveva raggiunto una tale autonomia espressiva che andava oltre l'imitazione della natura: ciò consentiva, per esempio, di raffigurare dei cavalli di colore blu, se questo corrispondeva alla sensibilità e agli obiettivi del pittore in quel momento, anche se nella realtà i cavalli non avevano ovviamente quel tipo di colorazione. Questo principio, divenne, uno dei fondamenti della pittura espressionista. 

Franz Marc, Cavalli Rossi e blu, 1917 

Continuiamo, infatti, il nostro viaggio. In seguito il gruppo Neo-impressionista si scioglie e ognuno prosegue per conto suo le sue ricerche e il suo lavoro. Il XX secolo si apre con un esplosivo e rivoluzionario affermarsi del colore: l'evoluzione della pittura è una continua rivoluzione fatta di crisi, di rivalità, di manifesti; un continuo dibattito tra forma e colore; cominciano ad apparire nuovi nomi nelle esposizioni, negli ateliers e nelle accademie; si arriva così alla nascita dell''Espressionismo. L'Espressionismo è un fenomeno europeo con due focolai distinti: Il movimento francese dei Fauves (Matisse) ed il movimento tedesco Die Brucke (il ponte). I due movimenti si sono formati quasi contemporaneamente nel 1905 e sboccano rispettivamente nel Cubismo (Picasso) in Francia (1907) e nella corrente Der Blaue e Reiter (il cavaliere Azzurro, Kandinsky, la prima manifestazione dell'espressionismo astratto in Germania, 1911). 

Questo rivoluzionario affermarsi del colore esplode pubblicamente nel 1905, al Salon d'Automne, dove espongono Matisse (1869-1954), Andrè Derain e altri di varia provenienza e cultura che si trovano accomunati dall'epiteto lanciato da Louis Vauxcelles (critico d'arte e inventore del movimento fauvista e cubista) "les Fauves!" (le belve!). La sala in cui erano state accolte le loro tele era palpitante di colore: una cosa del genere non si era mai vista! Tanto che venne scritto "Un barattolo di colore è stato lanciato in faccia al pubblico!". Del 1906 è il celebre dipinto di Matisse intitolato "La joie de vivre". Nel 1908 apre una scuola di pittura a Parigi; sulla Grande Revue; pubblica Les notes d'un peintrè; dove espone le proprie teorie sulla pittura. Con Matisse il colore acquista un'autonomia espressiva: libera il colore "dall'imbrigliamento del segno" ossia dal legame con l'oggetto raffigurato.

Henri Matisse, La gioia di vivere, 1905

Era però un periodo di grandi cambiamenti sociali, culturali, scientifici, filosofici, tecnologici. Dal 1880 le novità e le ricerche si susseguivano senza tregua, i fondamenti stessi della scienza e dell'arte erano stati messi in discussione. Nel 1907 i futuristi e i cubisti avevano così distrutto lo spazio concreto rappresentandolo secondo una prospettiva centrale, rendendo possibile la molteplicità della visione (simultaneità). 

Giacomo Balla, Automobile + velocità + luce, 1913 Acquerello e seppia su carta

Semplificazioni di questo genere sono comode, ma non tengono conto della complessità della creazione artistica che è un cammino lungo, una serie di tentativi, difficili da inquadrare in schemi; la produzione dei pittori moderni è dispersa nelle innumerevoli correnti della moderna, ricerca estetica. Picasso (1881-1973), amico di Matisse e Apollinaire (storico del movimento cubista) si trasferisce definitivamente a Parigi, seguirà il suo periodo rosa; (1904), preceduto dal suo periodo blu. Nel 1906 sollecitato dalla pittura ci Cezanne, dall'arte primitiva e dalla scultura africana (cultura europea a cavallo fra il XIX e il XX secolo), inizia a dipingere Les Demoiselles d'Avignon, che termina nel 1907 (il quadro ha conosciuto continue rielaborazioni, prima della versione definitiva). 

L'opera segna la data di nascita del Cubismo, ovvero la sintesi delle tre dimensioni nello spazio. Era lo scandalo dell'arte moderna. Picasso esclude la distinzione tra forma e spazio, demolendo  il principio fondamentale della prospettiva: l'unicità del punto di vista. Rappresentata cinque figure femminili, con la presenza di alcuni volti che ricordano le sculture africane. Le figure sono schematizzate composte e ricomposte sulla tela, ciò porta a moltiplicare i punti di vista, per esempio, dei volti, che appartengono allo stesso modo alla figura e allo spazio, così da ottenere una rappresentazione totale.

Pablo Picasso, Les Damoiseles d’Avignon, 1907

Il termine "cubismo" nasce grazie ad un'osservazione di Matisse davanti a un paesaggio, l'Estaque, di Georges Braque, esposto al salon d'Automne nel 1908. La frase di Matisse: "Piccoli cubi", fu raccolta da Vauxcelles (il solito!) che, per primo, usò la parola cubismo in un suo articolo.
I cubisti (giustamente!), non furono contenti dell'etichetta che gli era stata applicata: "l'idea che questa parola suscita, quella dei volumi, non basta a definire un movimento che tende alla realizzazione integrale della pittura!".

Georges Braque, L'Estaque, 1908

Non a caso gli storici contemporanei considerano il cubismo un'arte di ricerca. Picasso sostiene: "Io non cerco, trovo". Cosa implica? Si giunge alla quarta dimensione: cioè entra in gioco il fattore tempo. Dell'oggetto il pittore intende offrire una visione completa, che non tenga conto del tradizionale punto di vista immobile dell'osservatore come accadeva nell' immagine naturalistica: se ne deduce che se nella semplice visione lo stesso oggetto non può esistere in momenti diversi e in forme diverse, ma solo ad un istante della percezione, in quella realtà mentale che è lo spazio, lo stesso oggetto può esistere con più forme diverse che, ovviamente, hanno situazioni diverse. Col cubismo analitico (1908) portato avanti da Picasso e Georges Braque (1882-1963) la continuità fra l'oggetto e lo spazio divenne assoluta. Picasso, per esempio, ricostruisce le cose nella continuità dello spazio mediante forme geometriche: gli oggetti reali sono rappresentati simultaneamente sulla tela, da punti di vista differenti (Natura morta con chitarra, 1942). 

Pablo Picasso, Natura morta con chitarra, 1942

I rapporti tra forma e spazio cambiarono per sempre il corso dell'arte occidentale, "Fornendo la possibilità di interpretare momenti e movimenti nella suggestività di angolazioni inconsuete da un continuum spazio-temporale" (Lavigno, E: L'arte moderna dai neoclassici ai contemporanei, 1961).
Anche Kandinsky (1866-1944) era affascinato dalla scoperta dell'arte primitiva: in realtà Picasso non fu il primo a scoprire la scultura primitiva africana, c'erano già arrivati i Fauves e gli espressionisti seguendo la traccia dell'esotismo e del primitivismo di Gauguin.

Wassily Kandinsky, Improvvisazione 6 (Africana) 

Kandinsky raccogliendo le intuizioni di Gauguin, Seurat, Cèzanne, tra il 1910 e il 1920, ha rivoluzionato il linguaggio delle arti plastiche. Così scriveva di sé: "Pittore, grafico e scrittore; è stato il primo a porre la pittura sul terreno dei mezzi espressivi puramente pittorici e eliminare gli elementi oggettivi dell'immagine". Kandinsky ha infatti esposto le sue idee in due lunghi saggi: Lo Spirituale nell'Arte (1911) Punto, linea sul piano (1926). "L'autenticità dell'opera d'arte, scrive, non dipende dal suo convenzionale aspetto esteriore, ma dalla vita interiore che essa è in grado di esprimere; e la questione della forma è secondaria, quando il contenuto proviene dalla necessità interiore dell' artista". 

Forme e colori vanno associati in base al principio della "necessità interiore" e quindi assumono un preciso significato simbolico. Inoltre, "Il quadro non è una trasmissione di forme, ma una trasmissione di forze, che agiscono simultaneamente. Si serve dei colori come forze che possono sommarsi o sottrarsi: secondo i casi, cioè secondo gli impulsi che prova, si vale dell'una per arginare oppure per sospingere e rilanciare l'altra". "Ci sono poi i segni, sono indicazioni di possibili moti tracciati che suggeriscono la direzione e il ritmo delle macchie colorate sulla carta. Ora che possiamo considerare i segni forze in atto, possiamo considerare la superficie un campo di forze". 

È stato Kandinsky a sostituire procedendo così parallelamente alla scienza fisica la nozione di campo alla nozione di spazio: campo è precisamente, una porzione d'infinito determinata dalla interazione di forze agenti simultaneamente, ed il suo insieme forma un sistema dinamico". Questa è una sintesi di Argan sulla dottrina divulgata da Kandinsky: in Punto, linea sul piano (1926). In questi anni prevale il motivo del cerchio: "Questa figura" spiega Kandinsky "Ha origine dall'azione che due forze esercitano simultaneamente sul punto"; il cerchio per la sua compiutezza in senso spirituale è l'indicazione più chiara per la quarta dimensione". È la posizione antitetica a quella di Picasso.

Wassily Kandinsky, Alcuni Cerchi, 1926

Il viaggio termina qui; ovviamente il campo è così vasto che permette di fare un'infinità di discorsi uno più affascinanti dell'altro, io ho dato il mio punto di vista. Riguardo alla relazione tra la scoperta dell'artista e quella dello scienziato, l'atto creativo in entrambi i processi viene inteso come un mezzo di ricerca. Come dire, ogni momento storico ha una propria visione dello spazio e di ciò che lo occupa. Entrambi gli sviluppi (Picasso, Kandinsky), nella propria genialità, vennero considerati come la conseguenza di quella nuova immagine del mondo che la scienza aveva fornito: nel 1905 Albert Einstein sviluppò la teoria della relatività.

"Fisica e Arte". Contributo per il blog Arte e Salute [arteesalute.blogosfere.it] dell'amica Emanuela Zerbinatti.