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sabato 19 dicembre 2015

Eventi d'Arte e Collezioni Digitali

Sono moltissime le iniziative che consentono di essere aggiornati sul mondo dell'arte, attraverso percorsi personalizzati, informazioni, approfondimenti, come sono moltissime le risorse relative al mondo della ricerca scientifica. Oramai possiamo affermare che il web è uno strumento interattivo e ha agevolato lo scambio di informazioni tra l'utente e le diverse manifestazioni della cultura umana.  

Eccone alcune.

Welcome Library

La sua bellissima collezione: Storia della medicina, Collezione medica, Collezione Asiatica, Archivi e Manoscritti, Libri Rari, Collezione d'Arte (dipinti, stampe, opere, disegni, fotografie), Filmati e Video, fornisce qualsiasi tipo di informazioni relative alla storia della medicina e della salute, esplorando tutti gli aspetti della condizione umana. Informazioni sulle collezioni a questo link.


Recipe books.'This lively pencil sketch of a woman at work in her kitchen sums up the interactive nature of domestic recipe books': Cookery-book: 17th / 18th century  



Dal Guggenheim Museum di New York più di 200 libri di arte da scaricare gratuitamente

IL Guggenheim Museum di New York ha messo a disposizione 50 anni di cataloghi d'arte, liberamente consultabili e scaricabili. Tutti i libri possono essere visualizzati online o scaricati gratuitamente nei formati Pdf e EPub cliccando semplicemente su questo link.

L'intera collezione di cataloghi e libri d'arte è in inglese, ma ci sono anche testi in italiano quali: "Omaggio a Lucio Fontana"; "Guggenheim; Venezia-New York sessanta opere, 1900-1950", "Capolavori del Guggenheim: il grande collezionismo da Renoir a Warhol"; o diversamente i cataloghi in inglese come ad esempio "The italian metamorphosis, 1943-1968", in una bella ricostruzione della storia dell'arte italiana. L'intera proposta è davvero ampia. 

Lucio Fontana, olio - Catalogo Fondazione Fontana, Milano




L'archivio dei musei Vaticani è disponibile online

Alla lista di molti enti online si aggiunge anche il patrimonio dei Musei Vaticani. Un patrimonio pregiatissimo e delicatissimo che testimonia la cultura dell'intera umanità.

Una suggestiva rappresentazione dell'inferno dantesco, di Sandro Botticelli, custodita attualmente nella Biblioteca Apostolica Vaticana. L'intera opera, oggi montata su fogli separati, rappresenta un viaggio unico, in una rappresentazione visionaria di uno scritto letterario senza tempo, e tra i più letti e studiati al mondo.

Disegni per la Divina Commedia. La voragine infernale (Vaticano) di Sandro 
Botticelli, 1480-1495



E infine un'altra bellissima iniziativa è quella che è stata lanciata da Europeana, la piattaforma europea per il patrimonio culturale.

La nuova frontiera è quella della digitalizzazione e anche Musei, Fondazioni e Istituti che si occupano della salvaguardia dell'arte e della cultura hanno scelto di non rimanere indietro, partecipando a questa innovazione. 
E grazie a tale scelta, la possibilità di accedere liberamente al patrimonio artistico e culturale è diventata uno degli obiettivi fondamentali per la diffusione e la promozione della cultura, attraverso un ventaglio ricchissimo di meraviglie e capolavori inestimabili.

domenica 16 novembre 2014

Percezioni autunnali

Come i medici molto esperti mescolano vicendevolmente certi liquidi secondo una determinata proporzione, grazie a cui molteplici materie diverse coagulano in una forma nuova e unitaria, conseguendo, oltre alla virtù elementare, anche una virtù celeste, allo stesso modo i musicisti artificiosissimi temperano note gravissime come fossero materie fredde, note acutissime come materie calde, note moderatamente gravi, come materie umide, e note moderatamente acute come materie secche, affinché da più elementi diversi si crei una certa forma, alla quale, oltre una virtù vocale, consegue una virtù celeste (La Psicologia Della Musica, Ficino, La musica, le arti, 1962).

Come certi colori  

Carla Citarella, Pigmenti d'autunno (dettaglio), Decorazione per Interni 
Tecnica mista: Frottage-matite acquerellabili su carta ruvida

venerdì 2 maggio 2014

L'arte dei cinque sensi

L'atto di sentire l'odore di qualcosa, qualsiasi cosa, è rilevante come l'atto del pensare. Immediatamente nel momento della percezione, potete sentire la mente che inizia a funzionare, mandando in giro l'odore da un posto all'altro, sviluppando repertori complessi in tutto il cervello, interrogando un centro dopo l'altro in cerca di segni di riconoscimento precedenti, cercando vecchie memorie e vecchi collegamenti.

Lewis Thomas (25 novembre 1913-3 dicembre 1993), "A Long Line of Cells", 1985

Jean Moral, Le Double, 1927 

domenica 30 marzo 2014

L'Arte del vivere sostenibile di Renzo Piano: California Academy of Sciences


Photo: Tim Griffith

La California Academy of Sciences di San Francesco é una delle grandi opere innovative dell'architetto Renzo Piano, rinata nella sua veste green, dopo il terremoto dell'89. Frutto di una continua ricerca, una scelta culturale e ambientale molto precisa, dove la scelta dei materiali è basata sulle prestazioni e sull'impatto che hanno sugli edifici. È stato infatti nominato il museo più ecologico al mondo a zero emissioni e zero consumi: diecimila mq di tetto vegetale, recupero dell'acqua piovana, impianto fotovoltaico, isolamento termico garantito all'85% da scarti industriali, illuminazione naturale al 90% degli ambienti. Il 95% dell'acciaio nella All'origine delle sue realizzazioni diffuse su scala globale, c'è un legame profondo con il territorio e con la corretta gestione della natura, il che fa parte della filosofia operativa di Renzo Piano e caratterizza la natura estetico-emozionale che rivive nelle linee architettoniche e nel modo di raccontarla: 

"Sono un camminatore e la prima cosa che faccio sempre è quella di andare a piedi nel sito dove sorgerà l'edificio. Non bisognerebbe mai progettare nulla, senza aver prima camminato molto, si deve raccogliere molta polvere sulle proprie scarpe. Un principio: non toccare mai la matita se prima non sono andato avanti e indietro sul posto con le mani in tasca, se non ho macinato chilometri cercando in silenzio di capire, ascoltare, cogliere l'essenza. I luoghi parlano, come le persone, basta saperli ascoltare".


domenica 12 gennaio 2014

Geometrie Astratte


La Rivista De Stijl, copertina

Nel periodo fra le due guerre, Parigi fu l'asse centrale delle sperimentazioni artistiche, ovvero delle avanguardie storiche. Nel campo storico-artistico, si definiscono avanguardie storiche i principali movimenti artistici del primo Novecento che hanno dato vita all'inizio dell'arte moderna/contemporanea: Espressionismo, Cubismo, Dadaismo, Surrealismo, Astrattismo. Questi movimenti, in un'ottica culturale e politica, in polemica con il passato e i valori tradizionali, hanno rifiutato il concetto di arte come imitazione della realtà e hanno introdotto nuove tecniche e mezzi espressivi. 

Di conseguenza i loro nomi non nascono più da battute ironiche, ma da Manifesti teorici, riviste e dichiarazioni varie. I fondatori delle scuole moderne di pittura, avevano, infatti, scopi personali, politici o sociali che essi ritenevano simboleggiati dal loro stile. A questo si aggiunse il progresso scientifico-tecnologico che segnò una profonda rivoluzione che investì tutti i settori, lungo una ricerca non meno complessa. Fittissimo, impetuoso, controverso è quindi il panorama artistico del Novecento. Fra le principali tendenze dell'arte contemporanea, l'Astrattismo allargandosi ai vasti settori della pittura internazionale, conosce un'evoluzione dalle più svariate interpretazioni e contaminazioni di scuole e di singole personalità. 

Di fatto se si esamina l'insieme delle opere astratte tra il 1917 e e il 1960, si constata l'esistenza di due tendenze fondamentali: alcuni artisti si affidano all'essenzialità e purezza del segno: è il caso dell'Espressionismo Astratto americano (pittura gestuale); altri vogliono dare il il primato alla costruzione essenziale e geometrica: è il caso dei precursori russi degli astrattisti (Larinov e il Raggismo, Malevic e il Suprematismo) e del Neoplasticismo di Mondrian e di Theo Van Doesburg in Olanda, che rivestì una grande importanza nell'evoluzione dell'arte contemporanea, contribuendo a una nuova impostazione dell'arte. 
Piet Mondrian tornato in patria, fondò nel 1917, assieme al connazionale Theo Van Doesburg, la rivista De Stijl. È sulle pagine di questa rivista che Piet Mondrian e Van Doesburg elaborano la teoria del Neoplasticismo e diedero nome al gruppo e ai suoi fondatori, architetti, scultori e pittori. Uno dei princìpi della teoria neoplastica era quello di eliminare la distinzione tra le arti, nella convinzione che la collaborazione tra pittori, scultori e architetti, doveva cominciare con i primi atti della progettazione, verso una "unità internazionale nella Vita, nell'Arte e nella Cultura".

"Nella poetica neo-plastica è estetico il puro atto costruttivo: combinare una verticale ed una orizzontale oppure due colori elementari è già costruzione" (Giulio Carlo Argan, L'Arte Moderna, 1970)."La proporzione perfetta si ha quando tutti i valori del sistema (ciascuno dei quali tenderebbe naturalmente a dilatarsi o contrarsi, a emergere o sprofondare, a influenzare gli altri) si equilibrano formando non più una superficie omogenea, ma un piano geometrico" (Giulio Carlo Argan, L'Arte Moderna, 1970). Nasce così un'arte astratta, depurata, rigorosa.

Una pagina della rivista della Rivista De Stijl

La concezione dello spazio di Mondrian è dominata da un ritmo affidato esclusivamente ad elementi geometrici semplici, e a pochissimi colori, ridotti a soli rettangoli campiti da colori primari, assieme al nero al bianco. "Cosa voglio esprimere con la mia opera?" Osserva Mondrian, "Niente di diverso da quello che ogni artista cerca: raggiungere l'armonia tramite l'equilibrio dei rapporti fra linee, colori e superfici". Una nuova concezione dello spazio, ridotta a forme e colori semplificati. 

Questa ricerca estetica ha avuto proprio in funzione del suo rigoroso geometrismo, una notevolissima influenza sull'architettura e nel design e nell'arte pubblicitaria. "Sull'architettura: non tanto sulle forme architettoniche quanto sulla valutazione funzionale degli spazi, sulla planimetria che li definisce e distribuisce, sulla progettazione" (Giulio Carlo Argan, L'Arte Moderna, 1970).

Piet Mondrian, Composizione n.1 con rosso e blu, 1931

Theo Van Doesburg, Composizione aritmetica, 1930

L'arte astratta conosce negli anni trenta-quaranta una nuova fase di ricerca, che ha il suo centro a Parigi e il suo seguito in diversi contesti nazionali. Nel 1926 Van Doesburg nel suo Manifesto dell'Elementarismo evolve la teoria del Neoplasticismo, distaccandosi al tempo stesso da Mondrian e approdando all'Art Concret, nome del gruppo fondato dall'artista nel 1930 e dell'omonima rivista uscita in un solo numero. 

Per Theo Van Doesburg "L'arte astratta non desume le proprie forme dalla natura. La struttura della composizione è il risultato di calcoli e schemi deduttivi che determinano la forma, eliminando l'interferenza delle componenti soggettive, interamente concepita prima della sua esecuzione", principio secondo il quale ogni elemento doveva essere ridotto all'essenziale e al servizio della tecnica e della forma. 
Questo indirizzo troverà un nuovo impulso nelle ricerche sul cinetismo (o Arte programmata), dando origine all'Optical Art la cui progettazione influenzerà grandemente l'industria del design, della moda e quella pubblicitaria.

Il Manifesto, Art Concret

Mondrian Collection di Yves Saint Laurent, 1966, fotografia di Eric Koch


Contributo per il Carnevale della Matematica ospitato da Annarita Ruberto. "Macchine matematiche antiche e moderne" è il tema di questa edizione.
 

domenica 17 novembre 2013

Man Ray: La Fotografia Ricreata Per Caso

Salvador Dalí e Man Ray a Parigi, il 16 giugno 1934

Nel 1924, con la pubblicazione del primo "Manifesto del Surrealismo" redatto da André Breton, nasce ufficialmente il Surrealismo. Così Breton definisce il movimento: "Surrealismo, s.m. Automatismo psichico puro per mezzo del quale ci si propone di esprimere, o verbalmente, o per iscritto, o in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato dal pensiero, in assenza di ogni controllo esercitato dalla ragione, al di fuori d'ogni preoccupazione estetica o morale". 

Decisiva è la conoscenza della psicanalisi di Freud, i cui concetti di inconscio, di sogno, di pulsione e di principio di piacere, sono pienamente assorbiti nel programma dell'arte surrealista, in un connubio straordinariamente fecondo  e paradossale di soluzioni visive. Ogni opera offre una prospettiva ineguale, fantastica, delirante, visionaria, ossessionante, stravagante, nella quale la pittura è spesso lontana dall'essere l'elemento fondamentale. Pittura, scultura, cinema e fotografia sono quindi i campi frequentati dai surrealisti attraverso nuovi procedimenti e tecniche sperimentali: i Disegni automatici di André Masson, il Frottage, il Grattage e L'Assemblage di Max Ernst, il Dripping di Jackson Pollock (pittura informale), le Rayografie e le Solarizzazioni di Man Ray. 

Nella seconda stesura del "Manifesto del Surrealismo" Breton rivendica l'eterogeneità visiva dell'arte surrealista, citando anche alcuni artisti visivi, tra i quali Man Ray: "Era assolutamente necessario che si facesse avanti qualcuno che non fosse soltanto un eccellente tecnico della fotografia, ma anche un pittore di alto livello; qualcuno, che da un lato, sapesse assegnare alla fotografia i limiti esatti del ruolo che questa poteva legittimamente pretendere di svolgere, e che, dall'altro, sapesse guidarla verso fini diversi da quelli in vista dei quali era stata apparentemente creata. La grande fortuna di Man Ray è stata di essere quel qualcuno (...) Le sorprendenti giustapposizioni e rayographie di Man Ray, trasportano le sue immagini lontano dal regno delle banalità quotidiana e gli consentono di creare paesaggi mentali che riecheggiano la scrittura automatica dei surrealisti". 


Ma sebbene l'artista americano risultasse strettamente legato al Surrealismo partecipando alle loro manifestazioni pubbliche, scrivendo sui loro giornali, e fotografando le loro riunioni e quanti vi intervenivano, egli non si considerò mai membro di un gruppo. Convinto di poter vivere libero da ogni vincolo e regola sociale, e capace di aprirsi un proprio, personale cammino artistico, rivoluzionò l'idea stessa di ciò che l'opera d'arte poteva essere: "Dipingo ciò che non può essere fotografato e fotografo ciò che non desidero dipingere. Se mi interessano un ritratto, un volto o un nudo, userò la macchina fotografica. È un procedimento più rapido che non fare un disegno o un dipinto. Ma se è qualcosa che non posso fotografare, come un sogno o un impulso inconscio, devo far ricorso al disegno o alla pittura. Per esprimere ciò che sento, mi servo del mezzo più adatto per esprimere quell'idea, mezzo che è sempre anche quello più economico. Non mi interessa affatto essere coerente come pittore, come creatore di oggetti o come fotografo. Posso servirmi di varie tecniche diverse, come gli antichi maestri che erano ingegneri, musicisti e poeti nello stesso tempo. Non ho mai condiviso il disprezzo ostentato dai pittori per la fotografia: fra pittura e fotografia non esiste alcuna competizione, si tratta semplicemente di due mezzi diversi, che si muovono in due diverse direzioni. Fra le due non c'è conflitto". 

Nel 1920 l'artista si trasferisce a Parigi. Per migliorare la sua situazione economica, Man Ray decide di mettersi a lavorare come fotografo professionista. Tecnicamente, questo autodidatta della camera oscura era abilissimo, tant'è vero che questa impresa professionale non solo gli garantì i mezzi per vivere, ma gli permise anche di segnalarsi come artista nella sfera artistica e mondana parigina. Alla fine del 1921, mentre stava sviluppando delle foto in camera oscura, Man Ray scoprì - per caso - un procedimento per produrre immagini senza fare uso della macchina fotografica. Una volta appoggiando degli oggetti (l'imbuto di vetro, il bicchiere graduato, il termometro) su un foglio di carta sensibile finiti per sbaglio nel bagno di sviluppo, e riaccendendo la luce, trovò sulla carta l'impronta delle loro forme perfettamente leggibile sul fondo nero. Essendo prodotte senza negativo, le immagini risultavano ora esemplari unici al pari di dipinti e disegni. 

Man Ray diede in seguito a queste stampe il nome di rayografie. Le rayografie assorbirono per intero la sua attenzione fino alla metà del 1922, divertendosi a sperimentare oggetti di uso comune come pettini, perni, una grattugia, una chiave d'albergo, molle, e tutto ciò che gli capitava fra le mani. Mostrò le rayografie a Tzara amico e teorico del Dadaismo, che ne fu ipnotizzato e ne diede la definizione più bella: "Sono le proiezioni, sospese in trasparenza, alla luce della tenerezza, degli oggetti che sognano e parlano nel sonno". 


Man Ray, Untitled Rayograph, 1922

Man Ray, Femmes, 1934
 
Queste immagini surreali attirarono l'attenzione di svariati redattori di riviste, e
Vanity Fair pubblicò sul suo numero del Novembre 1922 un articolo a tutta pagina dedicato alla rayografie. Dalla metà degli anni Venti agli anni Trenta una serie di pubblicazioni mantenne l'opera di Man Ray al centro dell'attenzione del pubblico. Il suo collega dadaista Georges Ribemont-Dessaignes in un suo saggio del 1924 definiva Man Ray "Un chimico dei mestieri che crea un nuovo mondo". 

Oramai la sua agiata situazione economica gli consentì di assumere una serie di assistenti di studio che trattassero con la clientela e lo aiutassero nella camera oscura. Tra l'altro anche donne molto belle che divennero sue muse ispiratrici, e alcune a loro volta famose nell'ambito della fotografia: Berenice Abbott, Lee Miller. Dal 1929 al 1932 Lee Miller divenne la sua assistente di camera oscura, e ben presto riuscì a padroneggiare le tecniche che Man Ray impiegava. Nel corso di una seduta, quando un topo le sfiorò un piede, istintivamente accese la luce. Le stampe a bagno subirono una trasformazione sorprendente, presentando un alone che circondava ogni figura. Il lampo di luce aveva determinato il cosiddetto "effetto solarizzato". Solo a Man Ray, venne in mente anzichè buttare i negativi rovinati, di usarli in modo creativo. Le fotografie solarizzate proprio per il carattere quasi immateriale delle immagini ritratte, risultarono particolarmente gradite. Negli anni Venti tutti volevano un ritratto solarizzato, da Derain a Picasso, da Le Corbusier a Joyce.


Ritratti e autoritratti divennero una costante della fotografia di Man Ray. Una sorta di Journal intime, di diario in cui rovesciò la sua anima, le fantasie, le ossessioni. La sua opera fu al centro di un vivo interesse editoriale, non soltanto finchè il fotografo fu in vita, ma anche dopo la sua morte avvenuta nel 1976.

Contributo per il Carnevale della Chimica ospitato da  Margherita Spanedda. "La chimica e le Muse" è il tema di questa edizione.

domenica 27 ottobre 2013

Tra Arte, Scienza e Natura




Un modo trasversale per raccontare la bellezza della natura e i benefici che essa presenta, si trova nella mostra "Wild medicine". Questa mostra si è svolta all'interno dell'Orto Botanico di New York: un meraviglioso parco che a seconda del periodo dell'anno e delle varie fioriture, si anima di profumi e colori, con una vasta collezione di piante e fiori. Dal punto di vista squisitamente progettuale, è stato ricreato con una installazione floreale, il celebre giardino dell'Orto Botanico di Padova. L'istituto iscritto nella lista del Patrimonio mondiale dell'Unesco è diventato modello per analoghe istituzioni in tutto il mondo, ed è riconosciuto quale pioniere nello studio delle piante per uso medicinale, per il suo ruolo storico di centro all'avanguardia per la ricerca, per la salvaguardia ambientale e per la singolarità delle caratteristiche architettoniche.

domenica 15 settembre 2013

I Grandi Maestri del Rinascimento: Tiziano Vecellio e la Tecnica Coloristica


Tiziano Vecellio, Flora, 1515 circa - Google Art Project

Il panorama del Cinquecento pittorico veneziano è dei più splendidi grazie all'altissimo apporto di un gruppo di pittori che da Giorgione a Tiziano, dal Veronese al Tintoretto, non solo proseguono e potenziano il colorismo già avviato dai pittori del Quattrocento, ma assimilano in maniera personalissima la cultura e la scienza pittorica di Leonardo, che rappresenta la sintesi ed il superamento del disegno e del chiaroscuro plastico tra figura e paesaggio, su modulazioni tonali straordinariamente sottili. Tiziano Vecellio domina la scena pittorica del Cinquecento veneto: fu il primo pittore ad affermarsi a livello europeo. Ricercato da imperatori, sovrani e principi, la sua produzione, fin dai primi albori, suscitò grande ammirazione ed entusiasmo. 

Leonardo da Vinci, Il Ritratto di Dama, 1490-1495 circa
Tecnica dello Sfumano Vinciano 
 
In modo particolare, la novità stilistica di Tiziano nella sua evoluzione, è segnata da un temperamento pittorico più ardito ed esuberante. La sua pittura riprende i sapienti effetti plastici di Giorgione, ma in seguito diventa abilissimo nello sfruttare i colori e la distribuzione tra luce e ombre, sviluppandola in tutt'altra morbidezza e una sublime sensualità: "Pochi e comuni colori erano sulla tavolozza di Tiziano: onde la maggior vaghezza de' dipinti suoi nasceva da contrapposti. Un bianco candido panno vicino a una figura ignuda ne accendea tanto la tinta, che dei più vivi cinabri parea impastata, quando niente più aveavi adoperato Tiziano che la semplice terra rossa, con un poco di lacca verso i contorni e nelle estremità (...) Quindi fu che la vaghezza delle opere di Tiziano mai non oltre passò la verità; e tanto più era ed è universalmente gradita quanto più congiunta al gran principio della natura" (Zanetti, Dellla pittura veneziana e delle opere pubbliche dé veneziani maestri, 1771). 

Tecnicamente la scoperta dei veneti consisteva nell'utilizzare come mezzo rappresentativo solo il colore o prevalentemente il colore. Tale scoperta prese il nome di Tonalismo. Inizia con quest'opera la ricerca di un pieno accordo tonale (con i suoi diversi gradi di saturazione e di luminosità), ossia una gradazione di tonalità coloristiche che suggerisce rilievo e atmosfera e plasma le immagini. In questo senso lo sfumato vinciano fu inteso dai coloristi veneti come la ricerca di un nuovo mezzo di espressione, tale da evadere dalla precisione del disegno o del contorno per accedere a una visione più intima ed appassionata. 

Giorgione, Le tre età dell'uomo, 1500-1501 circa

Tiziano, Allegoria della Prudenza, 1565-70 ca.

Questa nuova dimensione espressiva tra luce e colore si riflette già nel primo periodo dell'attività artistica di Tiziano e diventerà una caratteristica saliente della sua arte, verso soluzioni tecniche assolutamente originali, contraddistinguendosi per la capacità di creare atmosfere palpabili: "Abbozzava i suoi quadri con una tal massa di colori" riporta il Boschini, nellla sua La carta del navegar Pitoresco, "che servivano (come dire) per far di letto o base alle espressioni, che sopra li doveva fabbricare. Procedeva con colpi risoluti, con pennellate massicce di Colori e con il pennello tinto di rosso, di nero, di giallo, formava il rilievo d'un chiaro" facendo apparire così la promessa d'una rara figura. Accadeva poi che volgesse i dipinti alla muraglia e ivi li lasciva alle volte per qualche mese, senza vederli; e quando poi da nuovo vi voleva applicare i pennelli, con rigorosa osservanza li esaminava come se fossero stati suoi capitali nemici, per vedere se in loro poteva trovar difetto; e scoprendo alcuna cosa, che non gli concordasse al delicato suo intendimento, come chirurgo benefico, medicava l'infermo". E sfregando con i polpastrelli i pigmenti del colore per dare maggior corpo alla silhouette tracciata, "infine interveniva il condimento de gli ultimi ritocchi, quando Tiziano procedeva con sfregazzi delle dita negli estremi de' chiari, avvicinandosi alle mezze tinte, e unendo una tinta con l'altra; altre volte con uno striscio delle dita pure poneva un colpo d'oscuro in qualche angolo, per rinforzarlo, e così andava a riducendo a perfezione le sue animate figure. Ed il Palma mi attestava per verità che nei finimenti dipingeva più con le dita che con i pennelli".

Dall'esame di numerosi quadri di Tiziano i dati che stanno affluendo dai restauri confermano la sostanza del testo. E sembra inoltre che egli considerasse il disegno solo un'espressione riassuntiva e schematica di linee. Gli si attribuisce infatti una frase caratteristica, secondo la quale: "Il pittore non dovrebbe far dei disegni precisi onde non essere impacciato nel dipingere" (Tutta la pittura di Tiziano. Volume primo: 1480-1545. Volume secondo: 1546-1576. Milano, Rizzoli, 1960. Collana "Biblioteca d'Arte"). Era infatti abitudine del pittore e della scuola veneta non tracciare in modo dettagliato le fasi del disegno (contrariamente a quanto accadeva nelle botteghe fiorentine), quasi a voler considerare il colore funzionale alla delimitazione della forma stessa; Tiziano interveniva con brevi e fluidi tratti, ora a inchiostro ora a carboncino, poi sfumati con il pennello per evitare tutto ciò che potesse prestabilire rigidamente l'ordine di una composizione.

Altro nodo centrale per lo sviluppo della pittura tonale fu l'utilizzo della pittura a olio, grazie anche alla comparsa della tela su telaio libero, il cui uso fu introdotto dai veneti sul finire del Quattrocento. Lo spirito di ricerca e l'interesse nel trovare nuove formule per ottenere un buon impasto e un'eccellente esecuzione pittorica è stato sempre vivo negli artisti di tutte le epoche. A questo riguardo Leonardo da Vinci scriveva: 'L'immaginazione lasciata a se stessa si abbandona a sogni irrealizzabili; si deve studiare la scienza o avanti l'arte o nel medesimo tempo per imparare nei quali limiti si deve restare' (Trattato della Pittura).

La maggior parte di queste nozioni inerenti alla natura delle materie e ai complessi procedimenti tecnici della pittura è stata riportata dal pittore Cennini nel suo noto Libro dell'Arte. Tuttora resta il più prezioso trattato sulle tecniche artistiche che ci sia stato tramandato. In linea generale ci sono delle norme che regolano l'applicazione del colore sempre in rapporto agli usi pratici della tecnica pittorica utilizzata, in quanto il colore, ha un essenza non solo fisica, ma anche chimica. Ciò che identifica la struttura complessiva di un'opera pittorica è la scelta del legante utilizzato. Questo perchè la sua trasformazione chimica causerebbe indesiderate alterazioni delle proprietà meccaniche e ottiche della pittura.

Tiziano, Venere di Urbino, 1538

Fino al XV secolo, i pittori utilizzavano la tempera, una delle tecniche più antiche in assoluto. La tempera era composta da pigmenti di origine naturale e minerale, emulsionati con una base mista a tuorlo d'uovo o altri materiali emulsionanti come il latte di fico o la cera sciolta in essenza. La scelta differiva secondo i criteri personali dell'artista; e inoltre per conferire una certa brillantezza e resistenza ai colori, a volte, utilizzavano vernici trasparenti di pigmenti misti a olio. Tuttavia, l'impasto ottenuto, si convertiva in una pellicola opaca, di colore puro, sensibile all'umidità, che si asciugava in pochissimo tempo riducendone la profondità.

Al giorno d'oggi esistono molti altri colori che in commercio prendono nomi diversi a seconda delle sostanze cui sono mescolate o dal nome dell'inventore, grazie alle numerose possibilità offerte dai continui progressi della chimica e dell'industria. Tuttavia, la purezza della materia colorante, è fondamentale per la fabbricazione di colori adatti per una pittura che offra caratteristiche di brillantezza e solidità nel tempo. Purtroppo, in commercio, sono in vendita molti colori artificiali che in genere non danno alcuna garanzia di fissità. Affinché le materie coloranti possano rispondere in maniera completa a tali esigenze, è necessario che vengano sottoposte a una verifica della loro purezza, nonché a una regolare e diligente macinatura. Opere recenti presentano infatti danni irreparabili dovuti anche alla loro non reversibilità.  

Tiziano, Le Tre Età dell'Uomo, 1512

La grande sensibilità alla bellezza plastica del corpo femminile, il connubio dei cromatismi caldi e brillanti, l'intensità della luce, la rappresentazione naturalistica tipica dell'arte cinquecentesca e la genialità delle composizioni, consolidano il fascino peculiare della pittura tizianesca, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.

Contributo per il blog Arte e Salute [arteesalute.blogosfere.it] dell'amica Emanuela Zerbinatti. 

domenica 10 marzo 2013

Il Valore dell'Arte e della Cultura: Giulio Carlo Argan


Riporto un presupposto fondamentale del critico d'arte e docente italiano Giulio Carlo Argan che rivela come l'arte rappresenta uno strumento necessario allo sviluppo della sensibilità, della propria identità, della storia e della realtà che ci circonda, fino a giungere alla consapevolezza della dimensione sociale, civile, formativa e pedagogica dell'arte.

Un patrimonio d'arte inestimabile che necessita, al tempo stesso, di investimenti in competenze storiche, artistiche e scientifico-tecnologiche, atte a preservare quella 'progettazione in atto' di cui parlava Argan, espressione di quel rapporto tra arte e ambiente che è sempre stato al centro del suo pensiero e della sua azione critica.

Vi lascio dunque con le parole di Giulio Carlo Argan: l'instancabile impegno per la difesa del patrimonio artistico e la promozione della cultura lo hanno reso, a pieno titolo, uno dei maggiori storici dell'arte italiana. 

Debbo dire che fu un'esperienza eccitante;
parlare con i giovani ringiovanisce.
Debbo anche dire che ripercorrere sommariamente
ma non schematicamente tanti anni di ricerca e 
insegnamento è servito a chiarirmi e a rinfrescarmi le idee: 
costretto a disegnare una veduta panoramica, 
quasi mi sorprese constatare che, 
nella diversità di tanti fenomeni lontani nello spazio e nel tempo, 
tra essi c'era tuttavia una coerenza a cui non contrastava, 
al contrario, l'assidua volontà di criticare e superare il passato. 
Fortunatamente l'arte in Italia non ha avuto caratteri etnici,
costanti nazionali, tradizioni canoniche;
e non è stata il prodotto di una connaturata creatività,
tutt'altro è sempre stata un fatto di cultura 
sorretto da una lucida consapevolezza dei motivi, dei modi, dei fini.   

Spesso ha avuto una componente
polemica, è sempre stata nel vivo del dibattito culturale.
E sempre al centro, mai al margine, del sistema del
sapere, qualche volta del potere. Ecco perché non può
farsi la storia d'Italia senza fare la storia dell'arte
italiana: Leonardo o Michelangelo non sono stati
storicamente meno importanti (forse più) dei papi e dei
principi per i quali hanno lavorato.

L'arte è una cultura i cui concetti sono espressi in
immagini invece che in parole; e l'immaginazione
non è una fuga dal pensiero, è un pensiero altrettanto
rigoroso che il pensiero filosofico o scientifico. Per
intenderne la struttura e i processi bisogna studiare le
opere d'arte: l'arte è al livello più alto del pensiero
immaginativo, come la scienza al livello più alto del
pensiero razionale.

Serve a tutti, poi, conoscere
l'arte del proprio paese. È
l'arte che ha costruito le città, le
città sono l'ambiente
dell'esistenza, si sa che il
rapporto positivo o negativo con
l'ambiente decide della sanità
fisica, psichica e morale degli
individui e dei gruppi sociali. Lo
stesso può dirsi del territorio,
che non è nulla di naturale o selvaggio, è il prodotto
dell'intelligenza e del lavoro umani. Non c'è rapporto
senza conoscenza, è giusto che tutti conoscano
l'ambiente della loro vita.

Delle città e del territorio la società odierna fa un
pessimo uso: l'ambiente s'inquina e degrada, il
patrimonio culturale si deteriora e disperde. Colpa
dell'ignoranza del loro valore; ma i giovani della scuola,
futuri titolari e responsabili di quei fattori vitali prima
ancora che culturali, debbono imparare a conoscerli.
Può darsi che questo libro qualche effetto l'abbia già
avuto: che cosa potrei desiderare di più?
Nello scriverlo cercai di esser chiaro, non di essere
facile: ho insegnato per tanti anni e so che i giovani
hanno spesso fastidio delle nozioni ma non hanno paura
e spesso hanno il gusto dei problemi. E l'arte del
passato non è un problema del passato, ma del presente.

Giulio Carlo Argan (Torino, 17 Maggio 1909 - Roma, 12 Novembre 1992)


Per ulteriori approfondimenti

domenica 27 gennaio 2013

Paradossi nell'Arte: René Magritte

La creazione artistica è un fenomeno articolato, che presenta diverse angolature sia in ambito scientifico che filosofico. In questo senso il percorso dell'arte moderna e contemporanea, appare come un vero e proprio campo di sperimentazione di modalità condivise. 
I paradossi trovano largo uso in campo scientifico, ma possono essere utilizzati anche in ambito artistico, per giungere a nuovi modelli di descrizione e rappresentazione del reale.  

Tra le avanguardie storiche, il Surrealismo è un movimento che fonda le sue radici nel paradosso. "Io credo", scrive André Breton nel 1924, "alla risoluzione di due stati, in apparenza così contraddittori, che sono il sogno e la realtà, in una specie di realtà assoluta, di surrealtà". 
Attorno a questo indirizzo si costituisce il programma del Surrealismo, il fenomeno più complesso e influente della storia culturale del Novecento, attivo per oltre quarant'anni, il cui approccio interpretativo è stato diverso da un artista all'altro. Magritte, assieme ad altri esponenti del gruppo, manifesta tale tendenza, diversificandosi dalle premesse generali, per interessi, procedure e formalizzazioni. 

Fra tutti i surrealisti, R. Magritte, è quello che più di tutti "approfondisce il problema dell'ambiguità alogica dell'immagine, anche in rapporto alla parola: inventa l'anti-storia, scopre l'assurdità del banale, raffigura con meticolosa pedanteria immagini dal significato ambiguo, che scadono facilmente nel doppio senso, nel gioco di parole figurato" (Argan, L'Arte Moderna, 1970).
La questione del linguaggio è una componente fondamentale del percorso di Magritte, tra oggetto reale e cosa rappresentata, tra parola e immagine, tra linguaggio iconico e linguaggio verbale; in una ricerca continua tra potenzialità espressive vecchie e nuove che in definitiva suggella la separazione tra forma e contenuto mettendo dunque in discussione e in crisi il principio che sta alla base della rappresentazione pittorica: ovvero da quel legame tra verosimiglianza e rappresentazione che ha sempre contraddistinto l'arte classica. 

Il Tradimento delle immagini, che esiste in diverse versioni, è l'opera più celebre di Magritte. Apparentemente semplice, il suo soggetto innesca una serie di riflessioni sulla rappresentazione e sul linguaggio, che saranno poi significativamente riprese da alcuni artisti concettuali tra fine anni settanta e inizio settanta. Le loro opere sono fatte di testi, spesso in associazione con la fotografia o con oggetti o altri tipi di strumenti: l'accostamento con oggetti inaspettati, crea, dunque, in modo paradossale altri significati applicati a cose che all'inizio erano più evidenti.  

Renè Magritte, Il tradimento delle immagini, 1928-1929

La pipa resa con un disegno semplice, realistico e perfettamente dettagliato, è impaginata su un fondo neutro. Sotto la pipa Magritte scrive la frase: "Ceci n'est pas une pipe", ovvero questa non è una pipa. La didascalia innesca una contraddizione tra ciò che si vede e ciò che è scritto, determinando una separazione tra elemento plastico e elemento grafico. 
"L'uso della didascalia in Magritte, scrive il filosofo Michel Foucault, nel 1973, nel suo saggio dal titolo della stessa didascalia ''Ceci n'est pas une pipe'', "è doppiamente paradossale. Si propone di nominare ciò che, evidentemente, non ha bisogno di esserlo (la forma è troppo nota, il nome troppo famigliare). Ed ecco che nel momento in cui dovrebbe dare un nome, lo dà negando che sia tale". 

Nelle opere di Magritte "L'apparente realismo è solo un mezzo per raggiungere un fine: se ne serve per costringere l'osservatore a mettere in dubbio la veridicità di ciò che viene raffigurato". L'artista arriva a dimostrare le ambiguità del linguaggio e come le immagini funzionino allo stesso modo delle rappresentazioni verbali" (Ars il nuovo e antico nell'arte moderna. De Agostini Rizzoli, 2011). 
Sarà lo stesso Magritte ad affermare: (...) "è solo una rappresentazione:"se avessi scritto sotto il mio quadro: "Questa è una pipa", avrei mentito". L'immagine dipinta, entra così in conflitto sulla sua veridicità/falsità, rimanendo l'opera più paradossale in tema di linguaggio. 


Contributo per il Carnevale della Fisica ospitato da Paolo Pascucci. "I paradossi della Fisica" è il tema di questa edizione.

domenica 13 gennaio 2013

L'arte giapponese e le incisioni di Shigeki Tomura

Shigeki Tomura, Moon Light I

Shigeki Tomura ha studiato disegno e incisione presso l'università IWATE in Giappone. Con le sue opere ha recentemente ottenuto importanti premi in numerosi concorsi internazionali di stampa. L'arte giapponese racconta da sempre l'unicità del connubio tra tradizione, artigianalità e sapiente conoscenza dei materiali e delle tecniche. Da secoli gli artisti giapponesi utilizzano l'arte della stampa, contraddistinta da un'attenta ricerca delle proporzioni eleganti e da un sottile realismo, pertanto è la forma di espressione più conosciuta nel mondo nelle arti decorative. 

Tra il XVIII e il XX secolo la stampa giapponese conobbe una fase di grande prosperità, sia per l'originalità nell'accostamento dei motivi decorativi (tra tradizione e avanguardia) sia per le qualità intrinseche delle nuove tecniche prodotte dai mutamenti culturali del Paese: dall'arte Ukiyo-e si evolse verso una stampa policromatica sempre più complessa. Le stampe che giunsero in Europa (la cui diffusione fu incrementata dai crescenti scambi commerciali) ebbero una forte influenza sulla pittura del tardo XIX secolo, particolarmente in Francia. Esse ne ispirarono la tavolozza, la composizione dell'immagine e i volumi, nonostante le reticenze di alcuni storici. Tra gli artisti influenzati ricordiamo Degas, Renoir, Toulouse-Lautrec, Monet, Cézanne e Van Gogh, fino a Gauguin e Chagall: tale fenomeno è passato alla storia come Giapponismo.

Lo stesso avvenne ad esempio per la scultura africana, fu un punto focale di attenzione sia per i fauves, gli espressionisti che per i cubisti, divenendo così un vero e proprio fenomeno culturale. Maschere e statue, rappresentano i modelli esemplari del "Primitivismo" e offrono agli artisti soluzioni in termini di semplificazione formale, astrazione. "Van Gogh aveva le stampe giapponesi, ricorda Picasso, "noi avevamo l'Africa". Questa contaminazione fra culture diverse, ha segnato, nel tempo, un processo di radicale trasformazione che è alla base dello sviluppo dell'arte internazionale. 

Fino al 1860 circa esisteva un mercato in un certo senso più selettivo. La visione individuale dell'artista era costretta da uno stile e da norme definite dalle accademie; di conseguenza se l'artista avesse proposto una ricerca diversa da quella del gruppo, non avrebbe potuto esercitare la sua arte o, nei migliori dei casi sarebbe stata così debole, da passare inosservata. Insomma, una lunga storia di rivoluzioni culturali, di scambi e interazioni, che ha dato agli artisti di diverse generazioni l'opportunità di ritrovare nella specificità dei propri mezzi espressivi nuove possibilità formali. Un punto fondamentale nella storia della comunicazione, poichè lascia spazio all'individualità, all'identità di ciascuno, nell'ambito di una dimensione collettiva.   

In tale contesto, Shigeki Tomura continua questa nobile tradizione unendo innovazione e creatività. Le sue stampe sono eseguite con tecniche a incisione come l'acquaforte, la punta secca, 
il bulino o la xilografia: sono tecniche laboriose e delicate che richiedono competenza ed esperienza, e pochissimi artisti usano ancora questa pratica tradizionale. 

In tutte le sue opere Tomura ci restituisce una visione del paesaggio estremamente intima: paesaggi monocromi, molto lineari, di grande armonia e raffinatezza. Ogni immagine racchiude un momento singolare come lo scongelamento della neve, le foglie svolazzanti al vento o la luce del sole che danza sull'acqua. Il lavoro di Tomura cattura la bellezza transitoria della natura, una visione contemplativa, un senso cadenzato dello scorrere del tempo, che da sempre ha ispirato e caratterizzato la produzione artistica giapponese.

Tutte le forme d'arte figurative sono governate dalla necessità di creare un determinato equilibrio, una certa unità strutturale della composizione tra la forma esteriore e la propria interiorità. In maniera analoga, la maestria di Tomura, contribuisce a consolidare l'immagine della stampa come forma d'arte riconosciuta e rispettata in tutto il mondo.

Shigeki Tomura, Milano, In February, Davidson Galleries

Shigeki Tomura, Trees

Shigeki Tomura, Nature, Summer VI,

Shigeki Tomura, Drypoint