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venerdì 21 agosto 2015

Tra i miei oliveti


Nel silenzio degli oliveti

Carla Citarella, Atmosfere (particolare), Decorazioni per Interni
Tecnica: acquerello su carta trasparente


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domenica 5 luglio 2015

Una Domenica pomeriggio tra i territori della Puglia


I colori della mia terra


È sempre il paesaggio perduto che la mente continua a cercare; sono le prime immagini sprofondate nel tempo: un abbaglio, un volto, una linea dell'orizzonte di casa, la sagoma d'un monte, l'intrico dei tetti, o la curva d'una strada vista da un vecchio appartamento. E anche se ogni vera pittura mostra qualcosa di mai visto, qualcosa che cambia lo stesso modo di vedere e apre verso il mondo, davanti a un paesaggio o a un quadro noi non smettiamo di cercare contemporaneamente un sostrato antico dentro di noi, dove il pensiero incontra improvvise felicità combinando cose diverse. Anche una poesia è un'immagine: come per incanto un verso, allora, può "mostrare" ciò che non credevamo più di rivedere, restituendo un pensiero, che senza saperlo, non abbiamo mai smesso di pensare.


Ermanno Krumm, Respiro, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2005.

domenica 8 marzo 2015

Ritratti - Per la Giornata Internazionale della Donna


Photo: Antonio Palmerini

Del 1985 è "La Ballata delle donne", di Edoardo Sanguineti, una delle composizioni più alte e raffinate, verso il mondo della donna:

quando, ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato, 
poi le ragazze, che furono amore, 
e poi le mogli e le figlie e le nuore, 
femmina penso, se penso una gioia: 
pensarci il maschio, ci penso la noia: 

quando ci penso, che il tempo è venuto, 
la partigiana che qui ha combattuto, 
quella colpita, ferita una volta, 
e quella morta, che abbiamo sepolta, 
femmina penso, se penso la pace: 
pensarci il maschio, pensare non piace: 

quando ci penso, che il tempo ritorna, 
che arriva il giorno che il giorno raggiorna, 
penso che è culla una pancia di donna, 
e casa è pancia che tiene una gonna, 
e pancia è cassa, che viene al finire, 
che arriva il giorno che si va a dormire: 

perché la donna non è cielo, è terra 
carne di terra che non vuole guerra: 
è questa terra, che io fui seminato, 
vita ho vissuto che dentro ho piantato, 
qui cerco il caldo che il cuore ci sente, 
la lunga notte che divento niente. 

femmina penso, se penso l'umano: 
la mia compagna ti prendo per mano: 

Edoardo Sanguineti (1930-2010) 


  Il gatto lupesco. Poesie 1982-2001, Feltrinelli 2002.

domenica 15 febbraio 2015

Grafitismi D'Amore


 Muro di Giulietta (dettaglio).

 Muro di Giulietta (dettaglio). 

Un salto a Verona, nella Casa di Giulietta. Il corridoio di accesso al cortile è ricoperto da migliaia di confessioni d'amore, segni scritturali, cuori, promesse, prevalentemente estemporanee e individuali, che gli innamorati di tutto il mondo lasciano sul muro del palazzo. In una ritualità di scambio amoroso tra passato e contemporaneità, fuori dal tempo oltre lo spazio.   

sabato 31 maggio 2014

Percorsi Archeologici: Tra Arte, Vita e Natura

Lungo la campagna tra Monopoli e Polignano (Puglia) si trovano bellissimi esemplari di papavero giallo (Glaucium flavum). È una specie rara, diventata oggetto di ricerca da parte dei botanici pugliesi, anche in relazione alla rappresentazione grafica e simbolica di questo papavero raffigurata su alcune trozzelle (tipica anforetta messapica destinata al corredo funebre). Le trozzelle si ritrovano nella varietà delle forme e nella diversità dei motivi decorativi, come linee, cerchi, quadrati, triangoli, rombi, e nei motivi tratti dal mondo vegetale. Tracce legate a specifiche attività rituali, leggende e credenze popolari, come anche ad una pratica (abilità) manuale. 

Non è certo possibile condensare in poche righe la storia antica di questa misteriosa civiltà della Puglia, ma da quel che si può dedurre a prima vista, è come se l'uomo avesse sentito da sempre la necessità di lasciare un segno della propria esistenza (la sua manifestazione più alta), e dunque, una sorta di documentazione nel cercare mezzi validi per esprimere i propri pensieri e per concretare aspetti dell'immaginazione o della realtà circostante. 

Ad ogni modo, qualunque sia la spiegazione, è impossibile non rimanere affascinati dal segreto che questi luoghi racchiudono; dalla complessità della creazione artistica che é un cammino lungo, un continuo evolversi, il risultato di un susseguirsi di cambiamenti: eventi, luoghi, culture, contaminazioni, colori, sfumature, anche difficili da classificare in schemi. E se ci pensate per un momento è un argomento che attraversa la storia intera e il linguaggio visivo.








Carla Citarella, Papaveri nella campagna pugliese (dettaglio),
Tecnica: acrilico su carta con texture telata

venerdì 2 maggio 2014

L'arte dei cinque sensi

L'atto di sentire l'odore di qualcosa, qualsiasi cosa, è rilevante come l'atto del pensare. Immediatamente nel momento della percezione, potete sentire la mente che inizia a funzionare, mandando in giro l'odore da un posto all'altro, sviluppando repertori complessi in tutto il cervello, interrogando un centro dopo l'altro in cerca di segni di riconoscimento precedenti, cercando vecchie memorie e vecchi collegamenti.

Lewis Thomas (25 novembre 1913-3 dicembre 1993), "A Long Line of Cells", 1985

Jean Moral, Le Double, 1927 

domenica 16 febbraio 2014

La riposanza del verde

A sua volta, il giallo è espansivo, radiante, sereno, stimolante; il blu è astringente, contratto, muto, freddo. È da questa opposizione, anche di contenuti simbolici, che nasce la mediante perfetta, ideale del verde-natura.

J.W. Goethe, La Teoria dei Colori, a
 cura di Renato Troncon, Introduzione di Giulio Carlo Argan.

Campagna in primavera

domenica 17 novembre 2013

Man Ray: La Fotografia Ricreata Per Caso

Salvador Dalí e Man Ray a Parigi, il 16 giugno 1934

Nel 1924, con la pubblicazione del primo "Manifesto del Surrealismo" redatto da André Breton, nasce ufficialmente il Surrealismo. Così Breton definisce il movimento: "Surrealismo, s.m. Automatismo psichico puro per mezzo del quale ci si propone di esprimere, o verbalmente, o per iscritto, o in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato dal pensiero, in assenza di ogni controllo esercitato dalla ragione, al di fuori d'ogni preoccupazione estetica o morale". 

Decisiva è la conoscenza della psicanalisi di Freud, i cui concetti di inconscio, di sogno, di pulsione e di principio di piacere, sono pienamente assorbiti nel programma dell'arte surrealista, in un connubio straordinariamente fecondo  e paradossale di soluzioni visive. Ogni opera offre una prospettiva ineguale, fantastica, delirante, visionaria, ossessionante, stravagante, nella quale la pittura è spesso lontana dall'essere l'elemento fondamentale. Pittura, scultura, cinema e fotografia sono quindi i campi frequentati dai surrealisti attraverso nuovi procedimenti e tecniche sperimentali: i Disegni automatici di André Masson, il Frottage, il Grattage e L'Assemblage di Max Ernst, il Dripping di Jackson Pollock (pittura informale), le Rayografie e le Solarizzazioni di Man Ray. 

Nella seconda stesura del "Manifesto del Surrealismo" Breton rivendica l'eterogeneità visiva dell'arte surrealista, citando anche alcuni artisti visivi, tra i quali Man Ray: "Era assolutamente necessario che si facesse avanti qualcuno che non fosse soltanto un eccellente tecnico della fotografia, ma anche un pittore di alto livello; qualcuno, che da un lato, sapesse assegnare alla fotografia i limiti esatti del ruolo che questa poteva legittimamente pretendere di svolgere, e che, dall'altro, sapesse guidarla verso fini diversi da quelli in vista dei quali era stata apparentemente creata. La grande fortuna di Man Ray è stata di essere quel qualcuno (...) Le sorprendenti giustapposizioni e rayographie di Man Ray, trasportano le sue immagini lontano dal regno delle banalità quotidiana e gli consentono di creare paesaggi mentali che riecheggiano la scrittura automatica dei surrealisti". 


Ma sebbene l'artista americano risultasse strettamente legato al Surrealismo partecipando alle loro manifestazioni pubbliche, scrivendo sui loro giornali, e fotografando le loro riunioni e quanti vi intervenivano, egli non si considerò mai membro di un gruppo. Convinto di poter vivere libero da ogni vincolo e regola sociale, e capace di aprirsi un proprio, personale cammino artistico, rivoluzionò l'idea stessa di ciò che l'opera d'arte poteva essere: "Dipingo ciò che non può essere fotografato e fotografo ciò che non desidero dipingere. Se mi interessano un ritratto, un volto o un nudo, userò la macchina fotografica. È un procedimento più rapido che non fare un disegno o un dipinto. Ma se è qualcosa che non posso fotografare, come un sogno o un impulso inconscio, devo far ricorso al disegno o alla pittura. Per esprimere ciò che sento, mi servo del mezzo più adatto per esprimere quell'idea, mezzo che è sempre anche quello più economico. Non mi interessa affatto essere coerente come pittore, come creatore di oggetti o come fotografo. Posso servirmi di varie tecniche diverse, come gli antichi maestri che erano ingegneri, musicisti e poeti nello stesso tempo. Non ho mai condiviso il disprezzo ostentato dai pittori per la fotografia: fra pittura e fotografia non esiste alcuna competizione, si tratta semplicemente di due mezzi diversi, che si muovono in due diverse direzioni. Fra le due non c'è conflitto". 

Nel 1920 l'artista si trasferisce a Parigi. Per migliorare la sua situazione economica, Man Ray decide di mettersi a lavorare come fotografo professionista. Tecnicamente, questo autodidatta della camera oscura era abilissimo, tant'è vero che questa impresa professionale non solo gli garantì i mezzi per vivere, ma gli permise anche di segnalarsi come artista nella sfera artistica e mondana parigina. Alla fine del 1921, mentre stava sviluppando delle foto in camera oscura, Man Ray scoprì - per caso - un procedimento per produrre immagini senza fare uso della macchina fotografica. Una volta appoggiando degli oggetti (l'imbuto di vetro, il bicchiere graduato, il termometro) su un foglio di carta sensibile finiti per sbaglio nel bagno di sviluppo, e riaccendendo la luce, trovò sulla carta l'impronta delle loro forme perfettamente leggibile sul fondo nero. Essendo prodotte senza negativo, le immagini risultavano ora esemplari unici al pari di dipinti e disegni. 

Man Ray diede in seguito a queste stampe il nome di rayografie. Le rayografie assorbirono per intero la sua attenzione fino alla metà del 1922, divertendosi a sperimentare oggetti di uso comune come pettini, perni, una grattugia, una chiave d'albergo, molle, e tutto ciò che gli capitava fra le mani. Mostrò le rayografie a Tzara amico e teorico del Dadaismo, che ne fu ipnotizzato e ne diede la definizione più bella: "Sono le proiezioni, sospese in trasparenza, alla luce della tenerezza, degli oggetti che sognano e parlano nel sonno". 


Man Ray, Untitled Rayograph, 1922

Man Ray, Femmes, 1934
 
Queste immagini surreali attirarono l'attenzione di svariati redattori di riviste, e
Vanity Fair pubblicò sul suo numero del Novembre 1922 un articolo a tutta pagina dedicato alla rayografie. Dalla metà degli anni Venti agli anni Trenta una serie di pubblicazioni mantenne l'opera di Man Ray al centro dell'attenzione del pubblico. Il suo collega dadaista Georges Ribemont-Dessaignes in un suo saggio del 1924 definiva Man Ray "Un chimico dei mestieri che crea un nuovo mondo". 

Oramai la sua agiata situazione economica gli consentì di assumere una serie di assistenti di studio che trattassero con la clientela e lo aiutassero nella camera oscura. Tra l'altro anche donne molto belle che divennero sue muse ispiratrici, e alcune a loro volta famose nell'ambito della fotografia: Berenice Abbott, Lee Miller. Dal 1929 al 1932 Lee Miller divenne la sua assistente di camera oscura, e ben presto riuscì a padroneggiare le tecniche che Man Ray impiegava. Nel corso di una seduta, quando un topo le sfiorò un piede, istintivamente accese la luce. Le stampe a bagno subirono una trasformazione sorprendente, presentando un alone che circondava ogni figura. Il lampo di luce aveva determinato il cosiddetto "effetto solarizzato". Solo a Man Ray, venne in mente anzichè buttare i negativi rovinati, di usarli in modo creativo. Le fotografie solarizzate proprio per il carattere quasi immateriale delle immagini ritratte, risultarono particolarmente gradite. Negli anni Venti tutti volevano un ritratto solarizzato, da Derain a Picasso, da Le Corbusier a Joyce.


Ritratti e autoritratti divennero una costante della fotografia di Man Ray. Una sorta di Journal intime, di diario in cui rovesciò la sua anima, le fantasie, le ossessioni. La sua opera fu al centro di un vivo interesse editoriale, non soltanto finchè il fotografo fu in vita, ma anche dopo la sua morte avvenuta nel 1976.

Contributo per il Carnevale della Chimica ospitato da  Margherita Spanedda. "La chimica e le Muse" è il tema di questa edizione.

giovedì 25 luglio 2013

Giovanni Pascoli e il suo Mare


Lungomare di Bari (Puglia)

Mare
M'affaccio alla finestra, e vedo il mare: vanno le stelle, tremolano l'onde.
Vedo stelle passare, onde passare:
un guizzo chiama, un palpito risponde.
Ecco sospira l'acqua, alita il vento:
sul mare è apparso un bel ponte d'argento.
Ponte gettato sui laghi sereni,
per chi dunque sei fatto e dove meni?

Giovanni Pascoli, Myricae, 1891


sabato 16 febbraio 2013

Tra Poesia e Arte: Bertold Brecht


Picasso, Guillaume Apollinaire, 1959, Parigi


Tra tutte le opere

Tra tutte le opere
io prediligo quelle usate.
I bacili di rame ammaccati, appiattiti sugli orli,
le forchette e i coltelli dai manici di legno
che molte mani hanno logorato: queste mi parvero
le più nobili forme. Così anche i selci
che circondano le vecchie case,
smussati dai molti piedi che li calpestarono,
coi ciuffi d'erba che vi crescono in mezzo: queste
sono felici opere.

Entrate nell'uso molteplice, sovente variando aspetto,
migliorano la loro guisa, si fanno pregevoli
perché sovente saggiate.
Persino i frammenti di sculture
con le loro mani mozze m'incantano. Per me
vissero anch'essi. Furono portati anche se poi lasciati cadere.
Anche se travolti stettero pure a non grande altezza.
Gli edifici mezzo diroccati
riprendono l'aspetto di maestosi disegni
ancora incompiuti: le loro belle misure
sono già intuibili; è necessario però
il nostro intendimento. Eppure
hanno già servito, sono anzi già sorpassati. Il sentirlo
mi rende felice.

Bertolt Brecht, da Poesie inedite e sparse, Tascabili Einaudi, 2007.

domenica 19 agosto 2012

Prospettive Fotografiche

Paesaggi che si alternano in un gioco interminabile di scambi tra terra e mare. Tra luci e colori. Tra suoni e visioni di fine estate.

Lungomare di Bari (Puglia)

domenica 12 agosto 2012

L'olivo e la rappresentazione nell'arte

Campagna Pugliese

È difficile immaginare la Puglia senza alberi di olivo, nonostante il taglio indiscriminato di alberi e il dilagare del cemento. Un filo immaginario unisce la storia al territorio, sembra quasi toccarne la trama: si ha la sensazione che intorno all'olivo si consumano immense fatiche, storie autentiche, dal tessuto profondo. Gli ulivi fecero della Puglia un serbatoio di ricchezza di traffici, di operosità e di arte. La storia di questa pianta si estende tra il bacino mediterraneo ed i territori ad oriente sino ai territori a occidente a cavallo tra l'Asia e l'Europa, ma è innegabile che la straordinaria varietà di olivi sono una caratteristica del territorio italiano. La Puglia, con i suoi 350.000 ettari di ulivi, rappresenta, tuttora, una delle regioni più olivicole del mondo. 

L'olivo sembra possedere una prodigiosa fantasia, nel saper creare e ricreare sempre nuove forme su un unico modello, quasi a voler spezzare la sua "ripetitività". Chi percorre questi luoghi non può fare a meno di essere catturato dai maestosi ulivi, dalle querce secolari, dall'arabesco dei suoi rami, dal fruscio delle foglioline color verde argento che si modificano con il cambio della luce: dense atmosfere che si mescolano con il variare delle stagioni. Così quando il vento soffia, l'olivo si piega, si contorce, resiste, e come un indomabile lottatore, non si spezza. Forse si può attribuire anche a queste caratteristiche gran parte del fascino esercitato su poeti e artisti: allora quei dati realistici si caricano di significati e suggestioni profonde. 

Carla Citarella, Pigmenti d'autunno (dettaglio), Decorazione per Interni 
Tecnica mista: Frottage-matite acquerellabili su carta ruvida

Carla Citarella, Luci (particolare), Decorazioni per Interni,
Tecnica: acquerello, matite acquerellabili su carta

Vincent van Gogh, Oliveto con cielo azzurro, Saint-Rèmy, 1889

È stato proprio Van Gogh a ritrarre gli uliveti. Gli uliveti divennero uno dei soggetti preferiti dall'artista. Van Gogh identificava l'ulivo come un elemento essenziale del paesaggio provenzale, tanto che ne fece il tema principale all'interno delle sue opere. Era fermamente convinto nel basare le opere sullo studio della natura, per poter dare risalto a una testimonianza sia storica che contemporanea, con le sue associazioni ai valori eterni e spirituali, contrapposti ai continui mutamenti della vita moderna. Essere in armonia con la natura, significava creare momenti di idillio e contemplazione, di conforto e rigenerazione. 

In una lettera a Theo nel lontano Aprile del 1889, scrisse: "Mi sono trastullato negli uliveti mattina e sera in queste giornate luminose e fredde, ma con un sole chiaro e stupendo (...) Se tu potessi vedere gli alberi di olivo in questo periodo dell'anno (...) Il fogliame argento argento antico che inverdisce contro l'azzurro. E la terra arata color arancio di una tale delicatezza e raffinatezza. Intendo dire che il mormorio di un uliveto ha qualcosa di molto intimo, immensamente antico. È troppo bello perché io osi dipingerlo o possa concepirlo". 

Vincent van Gogh, Ulivi, Saint-Rèmy, 1889

Non si trattava solo di raffigurare gli ulivi con l'ausilio della tecnica pittorica, ma di restituire allo sguardo dello spettatore una visione intima e personale della natura: "L'eff
etto della luce diurna e del cielo significa che ci sono argomenti infiniti che si trovano negli alberi di ulivo. Per quanto mi riguarda cerco gli effetti contrastanti del fogliame, che cambia con i toni del cielo. A volte, quando l'albero mette a nudo i suoi pallidi fiori, grandi mosche blu, coleotteri smeraldo e cicale in gran numero ci volano su, il tutto immerso nel blu puro. Poi, come il fogliame assume toni più maturi, il cielo è raggiante e striato di verde e arancione e poi di nuovo, in autunno, le foglie assumono toni viola del colore di un fico maturo e questo effetto viola si manifesta pienamente con il contrasto del grande sole nel suo alone pallido di luce limone". 

Fu proprio nell'osservare gli ulivi (i cedri, i cipressi, i mandorli in fiore) che circondavano la casa di cura (in origine un antico monastero di Saint Paul de Mausole diventato ospedale psichiatrico nel 1885 a Saint-Rèmy de Provence), che Van Gogh tentò di recuperare la sua dimensione di sofferenza ricoverandosi di sua spontanea volontà: "L'intrico di rami arcuati si uniscono a suggerire un sentiero sottostante, e io sto cercando di renderli...Ma è molto difficile, molto difficile". (...) "L'arte è un addestramento alla sopravvivenza. (...) "Mi trovo a casa mia, qui. Ho una piccola cameretta tappezzata di grigio verde con due tendine verde acqua e disegni rosa molto pallido. Inoltre ho una stanza per lavorare, Mandami, ti prego, trentatrè tubetti di colore, bianco, rosso lacca, verde smeraldo, arancione, cobalto, malachite, cromo e blu oltremare", scriveva ancora al fratello Theo, che gli pagava la retta e il materiale per dipingere.

In quell'ambiente Van Gogh restò confinato un anno, dove si sottomise alle cure del dott Thèophile Zacharie Auguste Peyron; gli fu permesso di lavorare sia all'interno dell'ospedale che all'esterno, accompagnato da un sorvegliante. Dipinse centoquarantatrè dipinti ad olio, alcuni dei quali capolavori immortali: Il giardino dell'Ospedale di San Paolo, Gli iris, La Camera di Vincent ad Arles, La notte Stellata, e più di cento disegni tra i quali: Campo di Grano e Cipressi, Alberi di Pino Lungo un Sentiero, e i delicatissimi mandorli in fiore. 

Quel mandorlo in fiore che decise di staccare e portarlo con sè per dipingerlo nella sua stanza. Delineandone il primo approccio di cura attraverso l'arte, che al giorno d'oggi definiamo con il termine di arte terapia. Infatti, già da alcuni anni, è nato (all'interno della struttura) un laboratorio di terapia dell'arte (clinica) che riunisce arte, ricerca e cura. Molte tele raccontano il percorso interiore di pazienti che hanno trovato in esso un mezzo complementare di espressione e sollievo dalle loro sofferenze.

Vincent van Gogh, Gli ulivi,
Saint Rémy, Giugno-Luglio 1889

Nell'Aprile del 1890 Van Gogh decise di andarsene da Saint-Rèmy per la guarigione non avvenuta - il dott Peyron gli diagnostica l'epilessia che cura con dei semplici bagni settimanali - e, dopo una breve tappa a Parigi per conoscere la moglie dell'amato fratello Theo e come da suo consiglio, si diresse ad Auvers-Sur-Oise, dove il dott Paul-Ferdinand Gachet , laureatosi in medicina a Parigi con una tesi dal titolo "Etude sur la Mèlancolie" (studio sulla malinconia), aveva accettato di ospitarlo e curarlo. La speranza era quella che il dott Gachet potesse finalmente guarirlo dal suo stato di sofferenza. Ma Il 27 Luglio, dello stesso anno, a 37 anni, Vincent van Gogh si spara con un colpo di fucile al petto, morendo la notte del 29 Luglio (così riporta la versione ufficiale). 
Queste furono le parole che il dott Gachet rivolse all'amico pittore e che Emile Bernard, riprese alcuni giorni dopo la sua morte: "Egli era un uomo onesto e un grande artista, aveva solo due obiettivi l'umanità e l'arte. Era l'arte che stimava sopra qualsiasi altra cosa e che farà vivere il suo nome".

È dunque una dimensione ideale quella che Van Gogh aveva cercato al di là del tempo e reso attraverso la natura e, una ricerca indispensabile che ci permette di costruire alcuni parametri per interpretare le opere d'arte. Questo è possibile per la capacità meravigliosa dell'arte di dare forma e contenuto alle emozioni umane, (anche le più drammatiche), e per quella forza visionaria di saper vedere tra le cose e negli spazi che scorrono tra esse: lo stesso sentimento che alitava nella vita di Van Gogh.


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domenica 29 aprile 2012

La Terra dei Trulli: Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'Unesco



Alberobello, città universalmente conosciuta per i suoi trulli, vanta antiche costruzioni in pietra a secco sorte circa cinque secoli fa a ridosso dell'altopiano pugliese della Murgia. Pietre sbozzate, lisciate, divise, disposte in forma circolare genialmente dall'uomo, per formare in origine un rifugio di emergenza per i contadini, sufficiente a riparare dal freddo, dal calore eccessivo, dall'umidità, in un periodo storico in cui si impediva la costruzione di fisse dimore. 

Nel corso dei secoli, la tecnica impiegata nell'architettura spontanea consentì la trasformazione di un'abitazione unicellulare, in un'altra più complessa ed evoluta per ospitare l'uomo, la sua famiglia, gli utensili, gli arnesi da lavoro, compreso di stalla, ovile, pollaio, vigna, alberelli, il tutto circondato dal muretto a secco di confine, segno di sovranità e proprietà. Così dal trullo, che dal principio rappresentò una soluzione basilare e necessaria, si aggregarono altre abitazioni per i nuovi nuclei famigliari, verso una pianificazione architettonica sempre più varia e complessa, che aveva come epicentro il trullo stesso, mantenendo nella gestione dello spazio urbano, l'equilibrio tra l'uomo e la natura.    




Una delle fonti di ricchezza di questo comune è l'artigianato, gradito da ogni parte dell'Italia e del mondo, sia per la sua originalità e sia per il costo contenuto. Sono prodotti artigianali difficilmente imitabili, che hanno come materiale di riferimento il ferro, la carta, gli arbusti, il legno e la ceramica.
Anche la tessitura e il ricamo fanno parte delle nobili arti della produzione artigianale, i cui prodotti, un tempo, servivano esclusivamente per le proprie esigenze famigliari: merletti lavorati con l'ago, preziosi ricami su cotone, tappeti per arredamento dai colori vivaci, e le rinomate bisacce: sacche tessute a mano decorate con motivi grafici dalla tradizione balcanica. 
Le donne continuano a mostrare con orgoglio i loro splendidi tessuti: ecco 
un antichissimo telaio ancora in funzione, per la realizzazione di tappeti, borse, tessuti ed altro, in cui rivive il ricordo di un mondo antico, simbolo di continuità con il passato e sapiente conoscenza dei materiali e delle tecniche.


I Trulli che, dal 1996, sono patrimonio dell'umanità dell'Unesco, offrono un esempio architettonico di notevole pregio storico-artistico-culturale, verso un segno di riconoscenza che illustra un periodo significativo della storia umana, dando vita al primo modello di civiltà costruttiva, di socializzazione e di convivenza umana. Il saper inserire una forma in un ambiente naturale che si adatta ad esso, che lo comprende e non le è ostile, è un fatto raro e cosa ancor più nobile.  

domenica 20 novembre 2011

Mare d'autunno

Quest'anno, dalle mie parti, Novembre regala ancora delle giornate splendide, dove è possibile assaporare con piacere ogni dettaglio sensoriale: dai colori avvolgenti autunnali, ai raggi tiepidi del sole sulla schiena, al suono delle onde che si infrangono sulla riva a ritmo costante. 
Il mare diventa l'immagine del luogo reale e simbolico che più mi appartiene, dove si incrociano scenari consueti e sensazioni sempre nuove.

San Vito (Polignano a Mare), Puglia

giovedì 4 agosto 2011

Profumi, Suoni, Forme, Colori

La fotografia ha sempre avuto questa capacità di andare a suggerire condizioni generali in cui riecheggiano molteplici significati, capacità che rafforza il potenziale fascino delle immagini. Mi piace soffermarmi su aspetti che nella vita quotidiana non siamo abituati a cogliere, che scorrono così veloci e inesorabili. Ogni cosa ha il suo momento. Tutto questo si carica oltre che di un valore estetico, anche di un valore metaforico, nei suoi colori e nei suoi sapori. Ricordi variegati e precise atmosfere nella dimensione del tempo. Silenzi.

Scorci Marini, Giovinazzo, Puglia

domenica 10 luglio 2011

La Terra Pugliese

Tra i vicoli pugliesi

Un contributo alla mia Terra, la Puglia, per il suo clima splendido, il mare, gli incantevoli uliveti, testimonianza dell'antichità della nostra terra; la vite, dispensatrice di profumatissimi vini rossi e bianchi; gli alberi di fico, di ciliegio, di mandorlo, che regalano una coloratissimo panorama con i loro fiori e i loro preziosi frutti. Il grano d'oro del Tavoliere foggiano. I deliziosi borghi antichi, la disponibilità della gente, la gastronomia tipica, nei profumi e nei sapori. E ancora isole verdeggianti, coste sabbiose o rocciose, e cosa dire delle grotte, meravigliose architetture della natura! Non è da trascurare l'artigianato: l'arte della tessitura e ricamo, l'arte della ceramica e della terracotta, della cartapesta, degli intrecciati, del ferro battuto. 

Si tratta di lavori che utilizzano come materiale, il ferro, la creta, la carta, gli arbusti, il legno, i cui prodotti vengono realizzati in funzione delle richieste di mercato ma anche a scopo decorativo; per esempio gli intrecciati vengono utilizzati nei frantoi, per asciugare la pasta fresca, e per le attività dei pescatori. Attività che vengono tramandate di generazione in generazione, con grande abilità, passione e professionalità, nel pieno rispetto delle tradizioni. Tanta bellezza naturale e artistica. Una regione segnata da profonde diversità storico-culturali, che nel tempo ne ha conservato la memoria. Castelli, reperti archeologici, torri, cattedrali, monumenti, edifici urbani e rurali costruiti in stili diversi, contraddistinguono le varie zone della Puglia grazie al contatto di  popolazioni che hanno lasciato tracce indelebili del loro passaggio: greche, romane, bizantine, arabe, normanne, franche, spagnole, fanno della Puglia la meta ideale di vacanza per molti. Ma la Puglia è anche costellata da bellissime masserie che raccontano una storia di lavoro, di cultura e di emozioni. Una Storia dalle origini antiche che cerca, ancora, di salvaguardare una sua identità ecologica, sociale e culturale.
             
"Le pietre raccontano le masserie la fatica di Puglia" è l'articolo di Enrica Simonetti tratto dalla Gazzetta Del Mezzogiorno, 3 luglio 2011.

Dicono che già nell’età del bronzo la Puglia produceva grano e orzo. Masserie: architetture imponenti, sagome racchiuse tra cielo e terreno. La loro storia è lunghissima e attraversa i millenni, carica di sudore, sofferenze ma anche di quella ricchezza agricola che appartiene al nostro passato. Le antiche fortificazioni medievali o i tetti innovati dagli aragonesi o ancora i piccoli fortini di campagna che solo al Sud hanno l’aria di castelli sono pietre capaci di parlarci una lingua del passato che oggi si coniuga a quella del turismo e del presente, senza dimenticare la tradizione.

Perché negarlo: quello della masseria pugliese è un tema di moda ma si rischierebbe di deturparne l’origine e la storia, se si confinasse tutto negli ambiti turistici. Perché la Puglia fortificata è storiografia architettonica, è storia fatta di documenti, e di ricerche che profumano di terra, di feudo, di vecchi imperi produttivi poi diventati aziende, famiglie, vicende individuali. Tutto questo marasma di carte e di vite è riassunto nei muri delle masserie, nella pietra calcarea, nell’edilizia rurale che nel corso dei secoli ha dato vita a masserie che sono ciascuna un modello unico e inedito. Lo si capisce viaggiando tra le campagne pugliesi, incontrando torri e campanili, dal Subappennino al Salento tra muri bianchi che ti accecano nei giorni di sole e tra le scalinate rossastre che in alcuni casi portano ancora gli stemmi gentilizi delle famiglie proprietarie.

Ma si può viaggiare anche sfogliando libri come quelli appena editi da Adda, veri e propri «schedari» e manuali, in cui le masserie e la loro storia sono censite con meticolosità. Parliamo di un volume tascabile di Vito Bianchi, Puglia le masserie (pagg. 179 euro 10) e di un libro fotografico di Antonella Calderazzi, Puglia fortificata. Le masserie; entrambi corredati dallo splendido apparato fotografico di Sergio Leonardi e Nicola Amato.
In quest’ ultimo volume (che fa parte della collana «Puglia fortificata» diretta dalla stessa autrice) ogni masseria ha la sua scheda storico-architettonica: seicento in tutto i siti di cui si parla e di cui si apprezza la polifunzionalità, come sottolinea nella prefazione il rettore del Politecnico Nicola Costantino.

Ma c’è di più. tra le pagine si scoprono autentiche rarità: sagome note e meno note, particolari caratteristici, come ad esempio a S. Severo quelli della masseria Mollica, carica di torrette cilindriche e torri angolari circolari; oppure sempre in Capitanata la bellissima torre alemanna di Cerignola che risale al XIII secolo e fu realizzata anche dai cavalieri teutonici. Passiamo in terra di Bari: ecco la masseria Malerba di Altamura o il chiarore della masseria Pantano di Gravina, oppure a Gioia del Colle la masseria Eramo, che tra arcate e cisterne riporta a quel gioco di colori bianco-rosso che fa parte della storia agricola pugliese. Viaggiamo ancora: Abbazia di San Vito a Polignano, architettura che tutti conosciamo; a Monopoli, il chiarore della masseria Chiaramanna; a Turi l’antica pietra della masseria Caracciolo (secolo XVII). E scendendo verso la terra d’Otranto, gli occhi si sgranano di fronte a Masseria Susciu di Carpignano, complesso cinquecentesco di incantevole bellezza; come pure Torre Spaccata a Fasano o Masseria Todisco a Taranto. Sempre nel Tarantino, Crispiano, masseria Fogliano e le sue volte uniche; o lo sguardo sui trulli o sul tufo di Masseria Ingegna a Nardò, edificata probabilmente nel XVI secolo. L’elenco potrebbe continuare all’infinito, così come è infinito quel mondo agricolo e non solo che circonda queste mura antiche, che meritano sempre più attenzione.

Il massaro era a capo di tutti, ma la piramide del comando - scendendo verso il basso - comprendeva il sottocuratolo, il capoguardiano, il capobuttaro, il buttaro e il ventolatore ossia colui che separava il grano dalla paglia. Insomma, anche in masseria come ai tempi nostri, si distribuivano incarichi, presidenze, sottogruppi e ogni tipo di diavoleria carrieristica. Ma a quei tempi era il lavoro a comandare tutto e cioè la rigida divisione di compiti implicava la giusta divisione delle fatiche agrarie. E delle responsabilità, tanto che ad esempio solo il sottocuratolo era destinato allo spargimento delle sementi. Questa e altre curiosità si trovano nel volume di Vito Bianchi, «Puglia. Le masserie» edito da Adda. Un tascabile in cui la storia della vita in masseria si accompagna ad un breve giro tra le torri e le muraglie più belle della Puglia. Con l’obiettivo di raccontare per non dimenticare.

Un omaggio alla mia Terra, convinta che tutto può contribuire a una maggiore formazione culturale. E lasciatemelo dire in una stagione dominata da tante situazioni, per fortuna sopravvivono angoli autentici e di frescura, dove è ancora possibile scrutare quella semplicità e purezza di un tempo.


venerdì 1 aprile 2011

La Fotografia: Luci e Colori

La vita è colore dalle infinite sfumature. Il mio modo di vedere e di fare arte sta nella conoscenza e nell'esplorazione di altri mondi: il tipo di materiale da usare, la superficie sulla quale eseguire l'opera, la tecnica e il colore da utilizzare.

Carla Citarella, Luna, Decorazioni per interni
 Pannello decorativo per parete

La fotografia cattura l'istante, è come qualsiasi forma d'arte, in continua evoluzione: dedicarsi allo studio della forma ricercandola ovunque, che sia un volto, un albero, una distesa di mare, un paesaggio, un viale, catturare particolari spesso trascurati o poco noti, è una straordinaria esperienza di apprendimento che può essere ripetuta da chiunque. Esperienza attraverso un percorso tattile, visivo e olfattivo, assolutamente suggestiva e divertente: un lato importante e vitale del processo di crescita che consente di scoprire e sviluppare determinate capacità artistiche. Sotto questo aspetto l'artista non smette mai di giocare; il suo lavoro è una continua esplorazione delle proprie abilità attraverso nuovi modi di espressione. 

L'arte è ovunque: non è necessario organizzare viaggi in paesi lontani per creare qualcosa di nuovo, anzi le migliori immagini, si raccolgono in ambienti conosciuti, nei quali viviamo la nostra vita. Bastano insomma pochi passi e una bella passeggiata. Ecco alcuni miei scatti di brevi ma intese permanenze in luoghi che ho visitato. La tenerezza, il profumo, lo splendore della natura, la perfezione della forma e lo stupore di fronte alla bellezza di un fiore. Il risultato è un'esplosione di colori, in costante mutamento grazie a un sottile gioco di luci che avvolge, circonda e decora la realtà, imprimendone una precisa personalità.