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sabato 19 dicembre 2015

Eventi d'Arte e Collezioni Digitali

Sono moltissime le iniziative che consentono di essere aggiornati sul mondo dell'arte, attraverso percorsi personalizzati, informazioni, approfondimenti, come sono moltissime le risorse relative al mondo della ricerca scientifica. Oramai possiamo affermare che il web è uno strumento interattivo e ha agevolato lo scambio di informazioni tra l'utente e le diverse manifestazioni della cultura umana.  

Eccone alcune.

Welcome Library

La sua bellissima collezione: Storia della medicina, Collezione medica, Collezione Asiatica, Archivi e Manoscritti, Libri Rari, Collezione d'Arte (dipinti, stampe, opere, disegni, fotografie), Filmati e Video, fornisce qualsiasi tipo di informazioni relative alla storia della medicina e della salute, esplorando tutti gli aspetti della condizione umana. Informazioni sulle collezioni a questo link.


Recipe books.'This lively pencil sketch of a woman at work in her kitchen sums up the interactive nature of domestic recipe books': Cookery-book: 17th / 18th century  



Dal Guggenheim Museum di New York più di 200 libri di arte da scaricare gratuitamente

IL Guggenheim Museum di New York ha messo a disposizione 50 anni di cataloghi d'arte, liberamente consultabili e scaricabili. Tutti i libri possono essere visualizzati online o scaricati gratuitamente nei formati Pdf e EPub cliccando semplicemente su questo link.

L'intera collezione di cataloghi e libri d'arte è in inglese, ma ci sono anche testi in italiano quali: "Omaggio a Lucio Fontana"; "Guggenheim; Venezia-New York sessanta opere, 1900-1950", "Capolavori del Guggenheim: il grande collezionismo da Renoir a Warhol"; o diversamente i cataloghi in inglese come ad esempio "The italian metamorphosis, 1943-1968", in una bella ricostruzione della storia dell'arte italiana. L'intera proposta è davvero ampia. 

Lucio Fontana, olio - Catalogo Fondazione Fontana, Milano




L'archivio dei musei Vaticani è disponibile online

Alla lista di molti enti online si aggiunge anche il patrimonio dei Musei Vaticani. Un patrimonio pregiatissimo e delicatissimo che testimonia la cultura dell'intera umanità.

Una suggestiva rappresentazione dell'inferno dantesco, di Sandro Botticelli, custodita attualmente nella Biblioteca Apostolica Vaticana. L'intera opera, oggi montata su fogli separati, rappresenta un viaggio unico, in una rappresentazione visionaria di uno scritto letterario senza tempo, e tra i più letti e studiati al mondo.

Disegni per la Divina Commedia. La voragine infernale (Vaticano) di Sandro 
Botticelli, 1480-1495



E infine un'altra bellissima iniziativa è quella che è stata lanciata da Europeana, la piattaforma europea per il patrimonio culturale.

La nuova frontiera è quella della digitalizzazione e anche Musei, Fondazioni e Istituti che si occupano della salvaguardia dell'arte e della cultura hanno scelto di non rimanere indietro, partecipando a questa innovazione. 
E grazie a tale scelta, la possibilità di accedere liberamente al patrimonio artistico e culturale è diventata uno degli obiettivi fondamentali per la diffusione e la promozione della cultura, attraverso un ventaglio ricchissimo di meraviglie e capolavori inestimabili.

sabato 12 dicembre 2015

Ritratti nella Pittura tra Vita e Arte: Edvard Munch: Legami e Corrispondenze




"La mia pittura è in realtà un esame di coscienza e un tentativo di comprendere i miei rapporti con l'esistenza. È dunque una forma di egoismo, ma spero sempre di riuscire, grazie ad essa ad aiutare gli altri a vedere chiaro" (Edvard Munch).

La sua esperienza di vita, segnata così profondamente nella sua mente, rimane come un "filo rosso" che attraversa tutta la sua produzione artistica. Il suo linguaggio (non solo in ambito pittorico) segnerà una decisa evoluzione sul teatro, la fotografia, il cinema e sulla grafica europea rimanendo fino ai giorni nostri tra i più grandi incisori del secolo. 


Così come non si devono dimenticare in Italia i grandi accenti del Futurismo o le forti personalità di tanti artisti straordinari come De Chirico, che hanno dato vita alle future generazioni (tra pittori, scultori, incisori, architetti, sperimentalisti) dalla generazione degli anni '30 fino a quella degli anni '70/'80, durante i quali hanno preso forma i movimenti che hanno animato la storia dell'arte italiana contemporanea con tutta la loro vitalità e aggressività: Secondo Futurismo, Gruppo 7 degli architetti razionalisti, MIAR, Astrattismo Lombardo, Scuola Romana, Movimento Informale Internazionale per una Bauhaus Immaginista, Arte Povera, Arte Concettuale, Concretismo, Poesia Visiva, Arte Programmata, Arte Colta; e di tante altre tendenze divise per attività, collettivi e gruppi: Mail Art, Neon Art, Nuovo Futurismo, Transavaguardia, Anacronismo, Artmedia, Cracking Art, Madì, caratterizzati in generale da un mutamento del fare e concepire l'arte.

Una fase assai variegata e ben definita che si manifesterà con una radicale trasformazione dei mezzi espressivi (delle tecniche e dei materiali) e influenzerà non solo le arti figurative e le varie arti plastiche, ma anche il cinema, la letteratura, la musica, la fotografia e il teatro, verso nuove trame strettamente connesse al rapporto tra arte e condizione umana. Questa relazione tra generi e tecniche inusuali come mezzo di comunicazione sarà in seguito ampiamente metabolizzata da quasi tutti i movimenti del secondo dopoguerra - dal New Dada alla Pop Art al Living Theatre - e sarà più che mai al centro dell'esperienza estetica contemporanea (Happenings, Performance, Body Art), scardinando completamente il concetto di opera d'arte stessa per generare emozioni, idee e concetti del tutto nuovi rispetto al legame tra verosimiglianza e rappresentazione che ha sempre contraddistinto l'arte classica.

Munch vi portò il suo clima in una ricerca espressiva intima, quella di chi osa guardare profondamente se stesso; l'uomo, il suo rapporto con se stesso, con la propria interiorità e il mondo esterno. Una sorta di specchio della condizione umana con cui confrontarsi: "La natura non è soltanto ciò che è visibile agli occhi. Essa è anche l'insieme delle immagini interiori della mente. Immagini al di là dell'occhio" (Edvard Munch).


E dunque, una nuova sensibilità estetica da adottare, alla ricerca di un proprio linguaggio descrittivo, seppur con modalità e funzioni diverse, dove l'arte appare come unico rimedio, per quanto possibile, per sentirsi vivi; è ancora oggi una delle principali eredità lasciate dalle avanguardie storiche nell'operare artistico, assumendo, ruoli, significati e valenze diverse a seconda del campo di applicazione. Qui, e qui, altri esempi applicativi del valore dell'arte come terapia, risalendo alle sue origini, in una delle pagine più terribili della storia dell'umanità: i disegni dei bambini realizzati a Terezin, sotto la guida dell'insegnante d'arte Friedl Dicker-Brandeis. Rappresentano le prime esperienze artistiche usate come funzione-supporto pedagogico. L'arte come simbolo di resistenza e come 'ultimo motore', al quale aggrapparsi: "Estetica come qualcosa d'altro, una pelle più sottile a protezione del caos... Estetica, ultima istanza, mezzo di fuga, ultimo motore in grado di creare produzione, come difesa per l'uomo contro forze su cui non ha alcun controllo" (Friedl Dicker-Brandeis a Hilde Kothny, Hronov, 9 dicembre 1940); l'arte come veicolo profondo e diretto sull'anima in mezzo alla peggiore disumanità.

"Lady in a car / Imaginary self-portrait," by Friedl Dicker-Brandeis, c. 1940. From the Jewish Museum, Prague.

Driveway to a house

Hana Zieglerová (1933-1944), Undated (1943-1944), Watercolor on paper, 16,3 x 20,6 cm, Signed LR: H. Zieglerová. Provenance: Created during the drawing classes in the Terezín Ghetto organized between 1943 and 1944 by the painter and teacher Friedl Dicker-Brandeis (1898–1944); in the Jewish Museum in Prague’s collection since 1945.

Diceva, Viktor Lowenfeld: "L'arte è un processo umano fondamentale. Ogni società dalla più primitiva, alla più sofisticata, si è espressa tramite l'arte ed ogni individuo può dare ai propri pensieri e alle proprie emozioni una forma artistica". 
Per la capacità meravigliosa dell'arte di dare forma e contenuto alle emozioni umane, anche le più drammatiche.


domenica 22 novembre 2015

Tra Mostre e Ritratti D'Autore

Edvard Munch

Il catalogo Skira è illustrato con numerosi capolavori tra oli, fotografie, acqueforti, litografie e xilografie, che hanno scandito l'intero percorso dell'artista norvegese. Le opere rappresentano i temi della passione, della vita e della morte attraverso un segno comunicativo, la deformazione delle forme e un'estrema accentuazione cromatica. Oltre alla pittura, Munch utilizzò largamente la grafica, in particolare la xilografia; tecnica adatta a solcare il tempo, in una vera azione di scavo tra l'animo dell'artista e la sua manualità. Se le prime grafiche furono eseguite a Berlino nel 1894, è al 1893 che risale il celebre dipinto "L'urlo" (olio, tempera e pastello su cartone), oggi conservato alla Galleria Nazionale di Oslo.

Edvard Munch, La fanciulla malata, litografia,1896 – Museo Munch, Oslo

Edvard Munch, autoritratto con una bottiglia di vino, 1930, Litografia



Toulouse-Lautrec con grande intuizione psicologica ha scrutato le sfaccettature della vita parigina nel 1890. Svelando ad esempio i tratti dell'universo femminile, 
soprattutto quelli che ne rivelavano il carattere. Lo sguardo del pittore si sofferma su un momento di intimità. Il ritratto sarà una costante nella sua ricerca pittorica e psicologica.

Henri de Toulouse-Lautrec, La lavandaia, 1884-1886



"La vita di un uomo, anche la più povera di avvenimenti esteriori, può, scrutata nelle sue essenze, apparire fin troppo appassionata" Carlo Carrà, La mia vita, a cura di Massimo Carrà, Milano, Abscondita, 2002.

Intorno al 1921 Carrà sente il bisogno di riprendere il contatto diretto con la natura: in quell’anno, durante l’estate in Liguria, a Moneglia, dipinge il suo capolavoro più noto, "Pino sul mare". Fra il '24 e il '30 soggiorna in Toscana scoprendo il paesaggio e le spiagge della Versilia, a cui dedica un grande numero di dipinti. Nel 1928 è presente alla Biennale di Venezia con quattordici opere; due anni dopo tiene una personale con Soffici alla Galleria Bardi di Milano e, nel 1931, ha una sala alla prima Quadriennale d'Arte a Roma. Tra il 1934 e il 1938 viaggia in Campania, Algeria e Malta e si dedica alla grande pittura murale: porta a compimento nel 1938 i due grandi affreschi per il Palazzo di Giustizia di Milano. Nel 1941 gli viene assegnata, per chiara fama, la cattedra di pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1942 termina di scrivere la  sua autobiografia, La mia vita, un documento importante per la storia dell’arte italiana del Novecento pubblicata a Roma da Longanesi nel 1943. Nel 1950 ottiene il Gran Premio per la pittura alla XXV Biennale di Venezia. Nel 1962 la città di Milano gli dedica a Palazzo Reale una grande mostra monografica. Continuano i soggiorni estivi con la famiglia e gli amici intellettuali in Versilia e a Forte dei Marmi: le 'marine' rimangono soggetto prediletto dell'artista fino agli ultimi anni. Muore a Milano il 13 Aprile 1966. Solo un mese prima aveva dipinto la sua ultima opera, Natura morta con bottiglia e chicchera. 

Fonte: © Archivio Luca Carrà, Milano.

Carlo Carrà, Pino sul mare, 1921, olio su tela, Collezione privata  
esposto alla collettiva "Das Junge Italien" nella Nationalgalerie di Berlino (1921) 


Carlo Carrà, Veliero e molo, 1930, olio su tela, Collezione privata

"I paesaggi di Carrà non si incontrano alla prima scampagnata", diceva Roberto Longhi, "sono più mentali che geografici". Nel 1937 Longhi scrisse per Hoepli una monografia sull'amico pittore.

domenica 27 ottobre 2013

Tra Arte, Scienza e Natura




Un modo trasversale per raccontare la bellezza della natura e i benefici che essa presenta, si trova nella mostra "Wild medicine". Questa mostra si è svolta all'interno dell'Orto Botanico di New York: un meraviglioso parco che a seconda del periodo dell'anno e delle varie fioriture, si anima di profumi e colori, con una vasta collezione di piante e fiori. Dal punto di vista squisitamente progettuale, è stato ricreato con una installazione floreale, il celebre giardino dell'Orto Botanico di Padova. L'istituto iscritto nella lista del Patrimonio mondiale dell'Unesco è diventato modello per analoghe istituzioni in tutto il mondo, ed è riconosciuto quale pioniere nello studio delle piante per uso medicinale, per il suo ruolo storico di centro all'avanguardia per la ricerca, per la salvaguardia ambientale e per la singolarità delle caratteristiche architettoniche.

domenica 19 maggio 2013

Borderline - Artisti tra normalità e follia


V
i segnalo una mostra molto interessante presso il Museo d'Arte della città di Ravenna. La collezione meravigliosamente diversificata, mette a  confronto opere di artisti famosi e autori anonimi con una sorprendente molteplicità di produzioni. Queste opere che in ambito internazionale sono state storicizzate con il termine di Art Brut, oggi rientrano in una nuova denominazione più ampia e diversificata: Outsider Art. 
Molti ignorano il ruolo che l'Art Brut ha giocato nei confronti dell'Arte del Novecento, ovvero delle avanguardie storiche. La critica se ne è occupata poco (in quanto opere difficilmente classificabili attraverso i tradizionali schemi della storia dell'arte) e solo ora inizia a studiarne i processi creativi che accomunano due realtà considerate solitamente lontane fra loro.

L'etichetta Art Brut fu introdotta nel 1945 dal pittore Jean Dubuffet per designare la sua collezione di opere realizzate da malati mentali, esponenti dell'arte popolare e autodidatti. Dal 1976 queste opere sono esposte nell'omonimo museo di Losanna, in Svizzera, che ne riconosce il valore artistico-culturale dopo la lunga e solitaria battaglia del fondatore. Fino agli anni '60, le loro produzioni erano considerate semplici sintomi psicopatologici. Dubuffet, invece, scriveva: "La nostra posizione riguardo a quella che chiamiamo follia è la seguente: intendiamo ignorarla completamente. Non esiste un'arte dei folli, più di quanto non esista un'arte dei dispeptici". Egli attribuiva così una piena dimensione umana, etica e artistica a queste forme espressive.

Jean Dubuffet, Les coordonnées, 1978 

Su questa nuova arte, molti studi psichiatrici del Novecento faranno riferimento a queste esperienze pionieristiche; tutto ciò servirà a introdurre uno dei grandi temi tra arte e psicoanalisi, che sarà contraddistinto da approcci e alleanze differenti e troverà terreno fertile nelle riflessioni che André Breton e il movimento surrealista formuleranno su questo tema: l'espressione di 'due realtà più o meno diverse' associate all'universo interiore e inconscio dell'uomo, al gesto istintivo della creazione artistica (automatismo psichico) e alla dimensione del sogno.

L'accostamento di Dubuffet all'arte psicotica risale alla visita, negli anni quaranta, della collezione di Charles Ladame, psichiatra di Ginevra e, ancor prima, alla lettura del testo di Hans Prinzhorn, tra i primi a riconoscere un valore artistico nell' "arte dei folli" e a metterla in parallelo coi disegni infantili e gli oggetti dei primitivi (qui la sua vastissima collezione, presso la Clinica Psichiatrica dell'Università Heidelberg a cavallo tra l'800 e il '900). È sull'opera di questo psichiatra che artisti astrattisti come Paul Klee, Kandinskij, surrealisti come André Breton, convergono la loro attenzione. Il ricorso al primitivo avvia l'uso della deformazione (proporzione, prospettiva, colore), aspira alla dissoluzione tra arte colta e popolare, al recupero di quell'originalità istintiva e creativa (come appunto quella dei bambini) che modifica i modi di procedere e di fare. 

L'impulso creativo svincolato da qualsiasi principio estetico è quindi il principio da cui deriva la concezione pittorica di Dubuffet e su cui costruisce le sue "posizioni anticulturali", lontano dai fermenti avanguardieristici, coltivando l'idea che l'autentica creazione artistica possa nascere solo da una ricerca individuale, e non da un programma o da un movimento. 
"Lo spazio mentale", scrive ancora Dubuffet nel 1945, "non assomiglia allo spazio percepito tridimensionale e non ha bisogno di nozioni come sopra o sotto". Da qui la necessità di lasciar esprimere la parte più genuina di se stessi, quella rinviante alla sfera della creatività. Le sue produzioni sono figure elementari simili al processo creativo del bambini, "alla loro semplice e libera grafia" o a ciò che Kandinskij chiama il suono interiore, carattere che un'espressione di tipo accademico non ha. 

Un'arte dunque non mediata, libera da qualsiasi contesto culturale, fortemente inconscia, istintiva, spesso brutale, più ideologica che estetica dove l'opera ruota sostanzialmente attorno all'aspetto segnico, gestuale, materico (informale), e forse per questo più significativa in quanto non condizionata dal sistema-arte e dai riflettori della critica d'arte.  

La Mostra

Il MAR Museo d'Arte della Città di Ravenna prosegue la sua indagine su temi di grande interesse ancora da approfondire con l'ambizioso progetto espositivo dal titolo Borderline, Artisti tra normalità e follia. Da Bosch a Dalì, dall'Art Brut a Basquiat. in programma dal 17 febbraio al 16 giugno 2013, realizzato grazie al prezioso sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Ravenna.

L'obiettivo della mostra è di superare i confini che fino ad oggi hanno racchiuso l'Art Brut e l' "arte dei folli" in un recinto, isolandone gli esponenti da quelli che la critica (e il mercato) ha eletto artisti "ufficiali". Già nella cultura europea del XX secolo diversi protagonisti delle avanguardie e psichiatri innovatori guardarono in luce nuova le esperienze artistiche nate nei luoghi di cura per malati mentali. Le ricerche di quegli anni avevano avviato una revisione radicale di termini quali "arte dei folli" e "arte psicopatologica", prendendo in esame queste produzioni sia come sorgenti stesse della creatività quanto come una modalità propria di essere nel mondo, da comprendere al di là del linguaggio formale.

Ricordiamo in sintesi alcune significative tappe storiche: già nel 1912 Paul Klee, in occasione della prima mostra del movimento artistico del Blaue Reiter alla Galleria Thannhauser di Monaco aveva individuato nelle culture primitive, nei disegni infantili e in quelli dei malati mentali le fonti dell'attività creativa. Nel 1922 lo psichiatra tedesco Hans Prinzhorn pubblicò un testo dal titolo "Bildnerei der Geisteskranken ("L'attività plastica dei malati di mente") che segnerà la fine dello sguardo positivista sulle produzioni artistiche nate negli ospedali psichiatrici. Infine, nel 1945 Jean Dubuffet conia la nozione di Art Brut avviando così una nuova epoca di ricerche in questo campo. 

Oggi il termine Borderline individua una condizione critica della modernità, antropologica prima ancora che clinica e culturale. In questo senso la mostra intende esplorare gli incerti confini dell'esperienza artistica al di là di categorie stabilite nel corso del XX secolo, individuando così un'area della creatività dai confini mobili, dove trovano espressione artisti ufficiali ma anche quegli autori ritenuti "folli", "alienati" o, detto in un linguaggio nato negli anni '70, "outsiders. 

La mostra curata da Claudio Spadoni, direttore scientifico del museo e da Giorgio Bedoni, psichiatra, psicoterapeuta, docente presso l'Accademia di Brera, e da Gabriele Mazzotta, con il supporto della Fondazione Mazzotta di Milano sarà inaugurata il prossimo 16 febbraio per proseguire fino al 15 giugno 2013. 

Dopo un'ampia INTRODUZIONE INTROSPETTIVA, con opere di Hieronymus Bosch, Pieter Bruegel, Francisco Goya, Max Klinger e Théodore Géricault, l'esposizione sarà organizzata per sezioni tematiche.

Nel DISAGIO DELLA REALTA' verranno presentate importanti opere di protagonisti riconosciuti quali Pierre Alechinsky, Karel Appel, Jean Dubuffet, Gaston Chaissac, Madge Gill, Vojislav Jakic, Asger Jorn, Tancredi Parmeggiani, Federico Saracini, Gaston Teuscher, Willy Varlin, August Walla, Wols, Adolf Wölfli, Carlo Zinelli. 

Il DISAGIO DEL CORPO comprenderà una serie di lavori dove è protagonista il corpo, che diviene l'estensione della superficie pittorica e talvolta opera stessa nelle sue più sorprendenti trasformazioni, descritte in toni ludici, poetici, talvolta violenti. In questa sezione troviamo Victor Brauner, Corneille, Jean Dubuffet, Pietro Ghizzardi, Cesare Inzerillo, André Masson, Arnulf Rainer, Eugenio Santoro, Carlo Zinelli; poi protagonisti del Wiener Aktionismus come Hermann Nitsch e Günter Brus; e infine Joaquim Vicens Gironella, Josef Hofer, Dwight Mackintosh, Oswald Tschirtner. 

All'interno dei RITRATTI DELL'ANIMA ampio spazio verrà dedicato ad una sequenza di ritratti e soprattutto autoritratti, una delle forme di autoanalisi inconsapevole più frequente nei pazienti delle case di cura, con opere di Francis Bacon, Enrico Baj, Jean - Michel Basquiat, Pablo Echaurren, Sylvain Fusco, Pietro Ghizzardi, Theodor Gordon, Antonio Ligabue, Bengt Lindstrom, Mattia Moreni, Arnulf Rainer, Gino Sandri, Lorenzo Viani. Due maschere Sepik vengono inserite, quali emblematici manufatti di arte primitiva, provenienti dalle popolazioni indigene del fiume Sepik in Melanesia. Un'intera sala verrà poi dedicata ad Aloïse Corbaz, storica autrice dell'Art Brut.

La mostra proseguirà con una sezione dedicata alla scultura, la TERZA DIMENSIONE DEL MONDO con inediti di Umberto Gervasi, Giuseppe Righi e ancora opere di arte primitiva del Sepik.

Infine, nel SOGNO RIVELA LA NATURA DELLE COSE (titolo che richiama una mostra della Fondazione Mazzotta del 1989), verrà definito l'onirico come fantasma del Borderline con una selezione di dipinti di surrealisti come Salvador Dalì, Max Ernst, André Masson, Victor Brauner, oltre alla presenza di Paul Klee, grande estimatore dell'arte infantile e degli alienati, e dell'autore di Art Brut Scottie Wilson.



Maggiori informazioni

venerdì 12 aprile 2013

Incontri tra Arte, Musica e Cucina




L'Arte, il Cibo e la Musica, invadono gli spazi della galleria d'arte BLUorg con un occhio molto attento al linguaggio contemporaneo. 

Questa stretta correlazione simbolica tra suono ed esperienza estetica, per tutto ciò che attiene al buon gusto, diventa parte di un insieme armonico. Non si evoca forse il "sapore" di un timbro, la sonorità fruttata o aspra o vellutata di un certo strumento? 

Quanto all'arte culinaria, gli stessi gastronomi ricorrono frequentemente alle metafore musicali per descrivere determinati piaceri legati al cibo e al bere. 

Pratiche come queste restano un'occasione di aggregazione e rappresentano molto più di un semplice momento di carattere sociale. Queste iniziative testimoniano un ulteriore bisogno di bellezza, un'idea di benessere e, allo stesso tempo, uno sforzo creativo a difesa della cultura e del mangiar sano.

Tre sono le sezioni in cui si sviluppa la rassegna:



Per il primo appuntamento, le opere di Francesco Partipilo dialogheranno con le sonorità del gruppo formato da: Vincenzo Antonicelli (soprano sax) Vito Liturri (piano), Marco Boccia (bass), Marco Carluccio (drums), Giuseppe Deliso (guitar). Il Buffet offerto dalla azienda Perniola prevederà tutti i sapori tipici della puglia e vini autoctoni.

Gli appuntamenti si terranno presso BLUorG (Bari via M.Celentano 92/94), il 19 aprile e a seguire il 10 e il 24 maggio, tutti alle ore 21.00. 

Per informazioni e tesseramento eventi:
BLUorG via M. Celentano 92/94 – Bari
+39 080.9904379 info@bluorg.it


Siete tutti invitati a partecipare.
Vi aspetto numerosi! 




domenica 13 gennaio 2013

L'arte giapponese e le incisioni di Shigeki Tomura

Shigeki Tomura, Moon Light I

Shigeki Tomura ha studiato disegno e incisione presso l'università IWATE in Giappone. Con le sue opere ha recentemente ottenuto importanti premi in numerosi concorsi internazionali di stampa. L'arte giapponese racconta da sempre l'unicità del connubio tra tradizione, artigianalità e sapiente conoscenza dei materiali e delle tecniche. Da secoli gli artisti giapponesi utilizzano l'arte della stampa, contraddistinta da un'attenta ricerca delle proporzioni eleganti e da un sottile realismo, pertanto è la forma di espressione più conosciuta nel mondo nelle arti decorative. 

Tra il XVIII e il XX secolo la stampa giapponese conobbe una fase di grande prosperità, sia per l'originalità nell'accostamento dei motivi decorativi (tra tradizione e avanguardia) sia per le qualità intrinseche delle nuove tecniche prodotte dai mutamenti culturali del Paese: dall'arte Ukiyo-e si evolse verso una stampa policromatica sempre più complessa. Le stampe che giunsero in Europa (la cui diffusione fu incrementata dai crescenti scambi commerciali) ebbero una forte influenza sulla pittura del tardo XIX secolo, particolarmente in Francia. Esse ne ispirarono la tavolozza, la composizione dell'immagine e i volumi, nonostante le reticenze di alcuni storici. Tra gli artisti influenzati ricordiamo Degas, Renoir, Toulouse-Lautrec, Monet, Cézanne e Van Gogh, fino a Gauguin e Chagall: tale fenomeno è passato alla storia come Giapponismo.

Lo stesso avvenne ad esempio per la scultura africana, fu un punto focale di attenzione sia per i fauves, gli espressionisti che per i cubisti, divenendo così un vero e proprio fenomeno culturale. Maschere e statue, rappresentano i modelli esemplari del "Primitivismo" e offrono agli artisti soluzioni in termini di semplificazione formale, astrazione. "Van Gogh aveva le stampe giapponesi, ricorda Picasso, "noi avevamo l'Africa". Questa contaminazione fra culture diverse, ha segnato, nel tempo, un processo di radicale trasformazione che è alla base dello sviluppo dell'arte internazionale. 

Fino al 1860 circa esisteva un mercato in un certo senso più selettivo. La visione individuale dell'artista era costretta da uno stile e da norme definite dalle accademie; di conseguenza se l'artista avesse proposto una ricerca diversa da quella del gruppo, non avrebbe potuto esercitare la sua arte o, nei migliori dei casi sarebbe stata così debole, da passare inosservata. Insomma, una lunga storia di rivoluzioni culturali, di scambi e interazioni, che ha dato agli artisti di diverse generazioni l'opportunità di ritrovare nella specificità dei propri mezzi espressivi nuove possibilità formali. Un punto fondamentale nella storia della comunicazione, poichè lascia spazio all'individualità, all'identità di ciascuno, nell'ambito di una dimensione collettiva.   

In tale contesto, Shigeki Tomura continua questa nobile tradizione unendo innovazione e creatività. Le sue stampe sono eseguite con tecniche a incisione come l'acquaforte, la punta secca, 
il bulino o la xilografia: sono tecniche laboriose e delicate che richiedono competenza ed esperienza, e pochissimi artisti usano ancora questa pratica tradizionale. 

In tutte le sue opere Tomura ci restituisce una visione del paesaggio estremamente intima: paesaggi monocromi, molto lineari, di grande armonia e raffinatezza. Ogni immagine racchiude un momento singolare come lo scongelamento della neve, le foglie svolazzanti al vento o la luce del sole che danza sull'acqua. Il lavoro di Tomura cattura la bellezza transitoria della natura, una visione contemplativa, un senso cadenzato dello scorrere del tempo, che da sempre ha ispirato e caratterizzato la produzione artistica giapponese.

Tutte le forme d'arte figurative sono governate dalla necessità di creare un determinato equilibrio, una certa unità strutturale della composizione tra la forma esteriore e la propria interiorità. In maniera analoga, la maestria di Tomura, contribuisce a consolidare l'immagine della stampa come forma d'arte riconosciuta e rispettata in tutto il mondo.

Shigeki Tomura, Milano, In February, Davidson Galleries

Shigeki Tomura, Trees

Shigeki Tomura, Nature, Summer VI,

Shigeki Tomura, Drypoint

sabato 17 novembre 2012

New York - Museum of Modern Art


Galleria devastata dall'uragano Sandy.

Vi segnalo una pregevole iniziativa: il Museum of Modern Art (MoMA), in sinergia con l'American Institute for Conservation Collections Emergency Response Team, ha organizzato una serie di incontri formativi finalizzati al recupero delle opere d'arte (dipinti, disegni, sculture e libri) danneggiate dall'uragano Sandy e situate all'interno di gallerie, biblioteche e fondi archivistici.

Il MoMa è considerato uno dei più grandi musei di arte moderna al mondo. Dispone di un enorme spazio espositivo su sei piani e raccoglie diversi secoli di arte moderna di incomparabile bellezza: dalla pittura alla scultura, dall'architettura al design, dalla grafica all'illustrazione, fino dalla fotografia e al cinema.
L'attenzione che il museo riserva alla cultura, in tutte le sue forme, è un tratto distintivo. Ha da sempre destinato significative risorse nelle sue varie espressioni artistiche, aprendo iniziative culturali ad un pubblico sempre più vasto e diversificato, favorendo così una più profonda conoscenza dell'arte, nella convinzione che la cultura sia un elemento fondamentale per lo sviluppo sociale ed economico. 

venerdì 6 aprile 2012

Arte virtuale

Vi segnalo un nuovo servizio che Google ha dedicato all'arte: si chiama Google Art Project. È il più grande museo virtuale e propone un percorso affascinante nel mondo dell'arte, dove si possono selezionare, ammirare e conoscere le opere appartenenti ai maggiori musei del mondo fin nei minimi dettagli, grazie all'innovazione tecnologica. 

Entrare in un museo, percorrere le varie stanze e osservare le opere dal vivo ha un odore particolare e un sapere poliedrico nel modo di percepire l'opera-ambiente: appunta l'attenzione sul reale, offrendo un'esperienza coinvolgente. Questo progetto, che trova spazio su internet, rappresenta invece un bell'approccio e un modo alternativo al sistema informativo del patrimonio artistico, dando forma a uno spazio che eccede l'esclusività della visione per privilegiare una dimensione relazionale.    



lunedì 19 dicembre 2011

L'Espressionismo Astratto

Un viaggio nel colore, il gesto come meta.

Jackson Pollock, nel suo studio, fotografia di Hans Namuth, 1950

Una pittura astratta definita anche con l'espressione arte non figurativa, è un gioco armonico di forme e colori disposti secondo la sensibilità del pittore che non ha nessun rapporto con la realtà percepita. L'arte astratta nasce da una progressiva trasformazione del dato reale, avviata già dall'Impressionismo e dal Postimpressionismo. Si alimenta delle ricerche espressioniste, iniziate da Cézanne che rafforzò i suoi dipinti con forme geometriche essenziali, le quali a loro volta ispirarono i Cubisti.

Paul Cezanne, La montagna Saincte-Victoire, 1904-1906

Vasilij Kandinskij, Studio per Autunno, 1909

L'arte cubista influì su un gruppo di artisti tedeschi, il più importante fra loro fu Vasili Kandinskij, di origine russa. L'origine della pittura astratta, è fissata al 1910, data del "Primo acquerello astratto" di Kandinskij. Questo acquerello apre il ciclo storico dell'arte non figurativa, e lo condurrà gradatamente alla pittura astratta, sviluppando un nuovo linguaggio sulla forma e il colore, astratto come quello musicale. Kandinskij sembra rifarsi al primo stadio del grafismo infantile, alla fase che gli psicologi chiamano degli scarabocchi; evidentemente è attratto dalle qualità di immediatezza e di spontaneità dell'arte infantile: "il bambino", scrive, guarda ogni cosa con occhio non assuefatto, e ha ancora integra la facoltà di percepire la cosa come tale. Nel disegno infatti il bambino traduce la sua esperienza del mondo: deforma le proporzioni, abolisce la prospettiva, cancella cioè l'esteriorità delle cose, per effetto  del minor grado di consapevolezza della realtà che egli ha rispetto all'adulto", così da poter rappresentare l'impressione o quello che Kandinskij chiama il suono interiore che la realtà ha suscitato in lui. 

Poiché le sensazioni nascono nell'intimo dell'uomo, la pittura espressionista cerca la restituzione di tali sensazioni in modo diretto, e mira all'essenzialità e alla intensità del gesto, al di là delle convenzioni accademiche o dei canoni estetici tradizionali.

Kandinskij, Primo Acquerello Astratto, 1910

Uno dei tratti comuni degli espressionisti astratti è l'iniziale entusiasmo per il Surrealismo. A grandi linee il movimento surrealista doveva essere l’espressione spontanea, immediata, praticamente automatica dell'impulso creatore. 
Ha conosciuto parecchie fasi, difficili da definire a causa della molteplicità degli artisti come Dalì, Klee, Mirò, Magritte, Man Ray, Max Ernest, Roberto Matta e tanti altri ancora, dirottandone l'aspirazione verso un segno decisamente, individuale. 

Grosso modo si può dire che i pittori surrealisti influenzati dalle teorie freudiane si preoccupavano di afferrare elementi dall'inconscio e di esprimerli in termini pittorici. Ciò consentiva di lasciare la propria mente libera di viaggiare in piena libertà e trarre l'ispirazione per la realizzazione di un'opera d'arte.

Joan Miró, Blau II, 1961

Mario Padovan, Astratto, 1959

Alla confluenza di queste due tendenze Astrattismo e Surrealismo troviamo in America l'Espressionismo astratto. 
L'etichetta Espressionismo astratto si diffonde negli anni cinquanta e diviene emblema dell'arte americana. Si rivela come manifestazione di un modo di sentire di una nuova generazione accomunata soprattutto dal rifiuto delle strutture politiche e sociali dominanti dell'epoca. 

L'espressionismo americano nella sua varietà di contributi, segna un cambiamento nell'iconografia astratta: annulla la relazione tra figura sfondo da qualsiasi costrizione geometrica. Non più forme regolari, ma macchie, segni, sbavature, pennellate libere, basate su valori tonali puri e contrastanti. 

Ciò da cui ora gli artisti dichiarano di attingere, sono i sentimenti, le emozioni, l'inconscio. Riportati dal profondo sulla superficie della tela danno forma e contenuto. 
Oltre che dal Surrealismo, traggono spunto, dalla teoria di Jung e dalla possibilità per l'artista di liberare le componenti più universali della natura umana, attraverso la propria energia motoria. Sono infatti definiti da Rosenberg, "pittori d'azione": considerano la "tela come un'arena in cui agire" e la trasformano in un "evento". Cercano di esprimere l'energia e la vitalità della vita, attraverso una nuova modalità: sono favorevoli al grande formato che non limita il loro raggio d'azione, parteggiano per le forme piatte, che annullano la profondità (secondo la lezione del Cubismo Analitico portato avanti da Picasso e Georges Braque) in una ricerca tattile, gestuale, fisica ed emozionale con la materia.

Negli Stati Uniti Rosenberg ha chiamato "Action Painting" questa pittura gestuale. 
L'espressione indica un tipo di pittura il cui carattere distintivo è l'azione fisica dell'artista, l'atto, il gesto con  cui viene steso il colore: pennellate energiche, spazzolate di colore, e in alcuni casi vere e proprie sciabolate, concependo il quadro (lo spazio) come luogo dove sprigionare le proprie energie interiori. Tra i principali protagonisti di questa tendenza, ricordiamo: Jackson Pollock. 

Le sue opere furono create spruzzando o lasciando "sgocciolare" i colori preferiti direttamente dal barattolo su un pannello, o su delle tele lunghe stese sul pavimento con una tecnica particolare chiamata Dripping, creando così degli effetti cromatici che richiamavano alla mente forme astratte della natura. Negli anni '90, il fisico Richard Taylor ha analizzato le opere di Pollock al computer e ha scoperto che le macchie di Pollock seguivano i principi della geometria dei frattali. Le tele successivamente venivano tagliate per formare quadri diversi.

Ecco come descrive l'atto: "Mi piace lavorare su una tela grande con la tela stesa sul pavimento mi sento più vicino al quadro, più parte del quadro. In questo modo posso camminarci attorno, aggredirlo da tutti i quattro lati ed essere dentro il quadro, come gli indiani dell'Ovest che lavorano sulla sabbia. A volte utilizzo un pennello, ma più spesso preferisco utilizzare una stecca. Talvolta verso il colore direttamente dal contenitore. Mi piace utilizzare una pittura fluida che lascio sgocciolare. Voglio esprimere i miei sentimenti più che illustrarli. La tecnica è solo un mezzo per riuscirci. Non ho paura dei cambiamenti di distruggere l’immagine, perché so che un quadro vive di vita propria, e io non cerco che di farla venire fuori".

Pollock, Studio, Particolare del pavimento  

Fra i canoni dell'Espressionismo astratto il dripping è percepito come il più significativo, quello più legato all'idea di Action Painting. 

L'affermazione internazionale di questo nuovo linguaggio ispirerà la ricerca contemplativa e meditativa dei grandi campi cromatici (monumentali) di Mark Rothko: "Desidero esprimere emozioni umane fondamentali, tragedia estasi, destino" (...) Le persone che piangono davanti alla mie tele, stanno avendo la stessa esperienza religiosa che ho avuto io quando li dipingevo". 

Prima di procedere a dipingere, passava ore immobile a studiare le reazioni psicologiche dei colori, per raggiungere un'esperienza emotiva interamente coinvolgente. In un'intervista rilasciata nel 1957, raccomandava, in alcune sue esposizioni, una disposizione molto ravvicinata delle sue tele, una illuminazione molto forte e una visione "a 45 centimetri", così che "l'occhio giungesse a smarrire i confini esatti del dipinto", inducendo un effetto più prolungato che intenso, quasi mistico; e dunque ad una visione di uno stile e una sensibilità molto personale, fortemente influenzata dalle letture di Friedrich Nietzsche e di Carl Gustav Jung. 

Tecnicamente, Rothko non si limitava a comprare un tubetto di vernice e a stenderlo con il pennello: mescolava i suoi pigmenti con albume d'uovo, colla, trementina e olio per creare una pittura incredibilmente liquida, quasi come una tinta per tessuti. Poiché il colore era così traslucido, stendeva uno strato sopra l'altro (a volte decine di strati) facendo sì che la luce attraversasse molteplici strati di colore, rimbalzasse sulla tela sottostante e tornasse verso l'occhio dello spettatore. I bordi e le linee di orizzonte sembrano così respirare o vibrare, perché gli strati inferiori affiorano impercettibilmente attraverso quelli superiori ("Glaze).

Mark Rothko
Untitled (Gray and Mauve), 1969

Questa ricerca orienterà la direzione di molti altri esponenti del Nuovo Continente, dando vita a una delle esperienze più determinanti dell'arte contemporanea. In Europa, tale tendenza si affermerà come Arte Informale, inaugurando una serie di correnti artistiche sviluppatesi soprattutto negli anni Cinquanta. Queste si distinguono in tre filoni principali:

L'Informale gestuale (definito anche Action Painting);
L'Informale materico, caratterizzato dall'introduzione di tecniche e materiali inediti come plastica, catrame e sacchi di tela (si pensi, ad esempio, all'italiano Alberto Burri);
L'Informale segnico, costituito esclusivamente da segni - di varie dimensioni - talvolta accostati a tocchi di colore o inchiostro. Tra i maggiori esponenti spiccano l'americano Cy Twombly e l'italiano Giuseppe Capogrossi.

É la rivoluzione del gesto pittorico. 

Cy Twombly, 2005

Alberto Burri, Orti 5, 1980, cellotex, vinavil, acrilico su carta,
© ARCHIVIO FONDAZIONE PALAZZO ALBIZZINI COLLEZIONE BURRI, Città di Castello

Giuseppe Capogrossi, Superficie 150, 1956

É affascinante notare come l'Arte con i suoi strumenti costruisce modi di essere nel mondo. Ancora oggi questo metodo continua ad attrarre e influenzare artisti e appassionati che sono accomunati dall'interesse per il gesto creativo, e di conseguenza a un gesto che produce benessere per il carattere liberatorio dell'arte.