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venerdì 21 agosto 2015

Tra i miei oliveti


Nel silenzio degli oliveti

Carla Citarella, Atmosfere (particolare), Decorazioni per Interni
Tecnica: acquerello su carta trasparente


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domenica 16 novembre 2014

Percezioni autunnali

Come i medici molto esperti mescolano vicendevolmente certi liquidi secondo una determinata proporzione, grazie a cui molteplici materie diverse coagulano in una forma nuova e unitaria, conseguendo, oltre alla virtù elementare, anche una virtù celeste, allo stesso modo i musicisti artificiosissimi temperano note gravissime come fossero materie fredde, note acutissime come materie calde, note moderatamente gravi, come materie umide, e note moderatamente acute come materie secche, affinché da più elementi diversi si crei una certa forma, alla quale, oltre una virtù vocale, consegue una virtù celeste (La Psicologia Della Musica, Ficino, La musica, le arti, 1962).

Come certi colori  

Carla Citarella, Pigmenti d'autunno (dettaglio), Decorazione per Interni 
Tecnica mista: Frottage-matite acquerellabili su carta ruvida

sabato 31 maggio 2014

Percorsi Archeologici: Tra Arte, Vita e Natura

Lungo la campagna tra Monopoli e Polignano (Puglia) si trovano bellissimi esemplari di papavero giallo (Glaucium flavum). È una specie rara, diventata oggetto di ricerca da parte dei botanici pugliesi, anche in relazione alla rappresentazione grafica e simbolica di questo papavero raffigurata su alcune trozzelle (tipica anforetta messapica destinata al corredo funebre). Le trozzelle si ritrovano nella varietà delle forme e nella diversità dei motivi decorativi, come linee, cerchi, quadrati, triangoli, rombi, e nei motivi tratti dal mondo vegetale. Tracce legate a specifiche attività rituali, leggende e credenze popolari, come anche ad una pratica (abilità) manuale. 

Non è certo possibile condensare in poche righe la storia antica di questa misteriosa civiltà della Puglia, ma da quel che si può dedurre a prima vista, è come se l'uomo avesse sentito da sempre la necessità di lasciare un segno della propria esistenza (la sua manifestazione più alta), e dunque, una sorta di documentazione nel cercare mezzi validi per esprimere i propri pensieri e per concretare aspetti dell'immaginazione o della realtà circostante. 

Ad ogni modo, qualunque sia la spiegazione, è impossibile non rimanere affascinati dal segreto che questi luoghi racchiudono; dalla complessità della creazione artistica che é un cammino lungo, un continuo evolversi, il risultato di un susseguirsi di cambiamenti: eventi, luoghi, culture, contaminazioni, colori, sfumature, anche difficili da classificare in schemi. E se ci pensate per un momento è un argomento che attraversa la storia intera e il linguaggio visivo.








Carla Citarella, Papaveri nella campagna pugliese (dettaglio),
Tecnica: acrilico su carta con texture telata

domenica 12 agosto 2012

L'olivo e la rappresentazione nell'arte

Campagna Pugliese

È difficile immaginare la Puglia senza alberi di olivo, nonostante il taglio indiscriminato di alberi e il dilagare del cemento. Un filo immaginario unisce la storia al territorio, sembra quasi toccarne la trama: si ha la sensazione che intorno all'olivo si consumano immense fatiche, storie autentiche, dal tessuto profondo. Gli ulivi fecero della Puglia un serbatoio di ricchezza di traffici, di operosità e di arte. La storia di questa pianta si estende tra il bacino mediterraneo ed i territori ad oriente sino ai territori a occidente a cavallo tra l'Asia e l'Europa, ma è innegabile che la straordinaria varietà di olivi sono una caratteristica del territorio italiano. La Puglia, con i suoi 350.000 ettari di ulivi, rappresenta, tuttora, una delle regioni più olivicole del mondo. 

L'olivo sembra possedere una prodigiosa fantasia, nel saper creare e ricreare sempre nuove forme su un unico modello, quasi a voler spezzare la sua "ripetitività". Chi percorre questi luoghi non può fare a meno di essere catturato dai maestosi ulivi, dalle querce secolari, dall'arabesco dei suoi rami, dal fruscio delle foglioline color verde argento che si modificano con il cambio della luce: dense atmosfere che si mescolano con il variare delle stagioni. Così quando il vento soffia, l'olivo si piega, si contorce, resiste, e come un indomabile lottatore, non si spezza. Forse si può attribuire anche a queste caratteristiche gran parte del fascino esercitato su poeti e artisti: allora quei dati realistici si caricano di significati e suggestioni profonde. 

Carla Citarella, Pigmenti d'autunno (dettaglio), Decorazione per Interni 
Tecnica mista: Frottage-matite acquerellabili su carta ruvida

Carla Citarella, Luci (particolare), Decorazioni per Interni,
Tecnica: acquerello, matite acquerellabili su carta

Vincent van Gogh, Oliveto con cielo azzurro, Saint-Rèmy, 1889

È stato proprio Van Gogh a ritrarre gli uliveti. Gli uliveti divennero uno dei soggetti preferiti dall'artista. Van Gogh identificava l'ulivo come un elemento essenziale del paesaggio provenzale, tanto che ne fece il tema principale all'interno delle sue opere. Era fermamente convinto nel basare le opere sullo studio della natura, per poter dare risalto a una testimonianza sia storica che contemporanea, con le sue associazioni ai valori eterni e spirituali, contrapposti ai continui mutamenti della vita moderna. Essere in armonia con la natura, significava creare momenti di idillio e contemplazione, di conforto e rigenerazione. 

In una lettera a Theo nel lontano Aprile del 1889, scrisse: "Mi sono trastullato negli uliveti mattina e sera in queste giornate luminose e fredde, ma con un sole chiaro e stupendo (...) Se tu potessi vedere gli alberi di olivo in questo periodo dell'anno (...) Il fogliame argento argento antico che inverdisce contro l'azzurro. E la terra arata color arancio di una tale delicatezza e raffinatezza. Intendo dire che il mormorio di un uliveto ha qualcosa di molto intimo, immensamente antico. È troppo bello perché io osi dipingerlo o possa concepirlo". 

Vincent van Gogh, Ulivi, Saint-Rèmy, 1889

Non si trattava solo di raffigurare gli ulivi con l'ausilio della tecnica pittorica, ma di restituire allo sguardo dello spettatore una visione intima e personale della natura: "L'eff
etto della luce diurna e del cielo significa che ci sono argomenti infiniti che si trovano negli alberi di ulivo. Per quanto mi riguarda cerco gli effetti contrastanti del fogliame, che cambia con i toni del cielo. A volte, quando l'albero mette a nudo i suoi pallidi fiori, grandi mosche blu, coleotteri smeraldo e cicale in gran numero ci volano su, il tutto immerso nel blu puro. Poi, come il fogliame assume toni più maturi, il cielo è raggiante e striato di verde e arancione e poi di nuovo, in autunno, le foglie assumono toni viola del colore di un fico maturo e questo effetto viola si manifesta pienamente con il contrasto del grande sole nel suo alone pallido di luce limone". 

Fu proprio nell'osservare gli ulivi (i cedri, i cipressi, i mandorli in fiore) che circondavano la casa di cura (in origine un antico monastero di Saint Paul de Mausole diventato ospedale psichiatrico nel 1885 a Saint-Rèmy de Provence), che Van Gogh tentò di recuperare la sua dimensione di sofferenza ricoverandosi di sua spontanea volontà: "L'intrico di rami arcuati si uniscono a suggerire un sentiero sottostante, e io sto cercando di renderli...Ma è molto difficile, molto difficile". (...) "L'arte è un addestramento alla sopravvivenza. (...) "Mi trovo a casa mia, qui. Ho una piccola cameretta tappezzata di grigio verde con due tendine verde acqua e disegni rosa molto pallido. Inoltre ho una stanza per lavorare, Mandami, ti prego, trentatrè tubetti di colore, bianco, rosso lacca, verde smeraldo, arancione, cobalto, malachite, cromo e blu oltremare", scriveva ancora al fratello Theo, che gli pagava la retta e il materiale per dipingere.

In quell'ambiente Van Gogh restò confinato un anno, dove si sottomise alle cure del dott Thèophile Zacharie Auguste Peyron; gli fu permesso di lavorare sia all'interno dell'ospedale che all'esterno, accompagnato da un sorvegliante. Dipinse centoquarantatrè dipinti ad olio, alcuni dei quali capolavori immortali: Il giardino dell'Ospedale di San Paolo, Gli iris, La Camera di Vincent ad Arles, La notte Stellata, e più di cento disegni tra i quali: Campo di Grano e Cipressi, Alberi di Pino Lungo un Sentiero, e i delicatissimi mandorli in fiore. 

Quel mandorlo in fiore che decise di staccare e portarlo con sè per dipingerlo nella sua stanza. Delineandone il primo approccio di cura attraverso l'arte, che al giorno d'oggi definiamo con il termine di arte terapia. Infatti, già da alcuni anni, è nato (all'interno della struttura) un laboratorio di terapia dell'arte (clinica) che riunisce arte, ricerca e cura. Molte tele raccontano il percorso interiore di pazienti che hanno trovato in esso un mezzo complementare di espressione e sollievo dalle loro sofferenze.

Vincent van Gogh, Gli ulivi,
Saint Rémy, Giugno-Luglio 1889

Nell'Aprile del 1890 Van Gogh decise di andarsene da Saint-Rèmy per la guarigione non avvenuta - il dott Peyron gli diagnostica l'epilessia che cura con dei semplici bagni settimanali - e, dopo una breve tappa a Parigi per conoscere la moglie dell'amato fratello Theo e come da suo consiglio, si diresse ad Auvers-Sur-Oise, dove il dott Paul-Ferdinand Gachet , laureatosi in medicina a Parigi con una tesi dal titolo "Etude sur la Mèlancolie" (studio sulla malinconia), aveva accettato di ospitarlo e curarlo. La speranza era quella che il dott Gachet potesse finalmente guarirlo dal suo stato di sofferenza. Ma Il 27 Luglio, dello stesso anno, a 37 anni, Vincent van Gogh si spara con un colpo di fucile al petto, morendo la notte del 29 Luglio (così riporta la versione ufficiale). 
Queste furono le parole che il dott Gachet rivolse all'amico pittore e che Emile Bernard, riprese alcuni giorni dopo la sua morte: "Egli era un uomo onesto e un grande artista, aveva solo due obiettivi l'umanità e l'arte. Era l'arte che stimava sopra qualsiasi altra cosa e che farà vivere il suo nome".

È dunque una dimensione ideale quella che Van Gogh aveva cercato al di là del tempo e reso attraverso la natura e, una ricerca indispensabile che ci permette di costruire alcuni parametri per interpretare le opere d'arte. Questo è possibile per la capacità meravigliosa dell'arte di dare forma e contenuto alle emozioni umane, (anche le più drammatiche), e per quella forza visionaria di saper vedere tra le cose e negli spazi che scorrono tra esse: lo stesso sentimento che alitava nella vita di Van Gogh.


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venerdì 1 aprile 2011

La Fotografia: Luci e Colori

La vita è colore dalle infinite sfumature. Il mio modo di vedere e di fare arte sta nella conoscenza e nell'esplorazione di altri mondi: il tipo di materiale da usare, la superficie sulla quale eseguire l'opera, la tecnica e il colore da utilizzare.

Carla Citarella, Luna, Decorazioni per interni
 Pannello decorativo per parete

La fotografia cattura l'istante, è come qualsiasi forma d'arte, in continua evoluzione: dedicarsi allo studio della forma ricercandola ovunque, che sia un volto, un albero, una distesa di mare, un paesaggio, un viale, catturare particolari spesso trascurati o poco noti, è una straordinaria esperienza di apprendimento che può essere ripetuta da chiunque. Esperienza attraverso un percorso tattile, visivo e olfattivo, assolutamente suggestiva e divertente: un lato importante e vitale del processo di crescita che consente di scoprire e sviluppare determinate capacità artistiche. Sotto questo aspetto l'artista non smette mai di giocare; il suo lavoro è una continua esplorazione delle proprie abilità attraverso nuovi modi di espressione. 

L'arte è ovunque: non è necessario organizzare viaggi in paesi lontani per creare qualcosa di nuovo, anzi le migliori immagini, si raccolgono in ambienti conosciuti, nei quali viviamo la nostra vita. Bastano insomma pochi passi e una bella passeggiata. Ecco alcuni miei scatti di brevi ma intese permanenze in luoghi che ho visitato. La tenerezza, il profumo, lo splendore della natura, la perfezione della forma e lo stupore di fronte alla bellezza di un fiore. Il risultato è un'esplosione di colori, in costante mutamento grazie a un sottile gioco di luci che avvolge, circonda e decora la realtà, imprimendone una precisa personalità.










giovedì 21 ottobre 2010

Creativi non si nasce e nemmeno si muore


 Carla Citarella, Schizzo, Decorazioni per interni, Tecnica mista

Pubblico un'intervista di Gino Dato (La Gazzetta del Mezzogiorno) sullo splendido libro di Annamaria Testa: "La trama lucente", un'opera dedicata alla creatività.


Che cos'è il talento? Non basta avere delle buone idee, ma è necessario saperle attuare. Come? Con una continua applicazione.

La trama lucente è quella che nella nostra mente unisce le intuizioni. Che ci fa passare dall'idea alla pratica. Che fa la pratica un atto etico, di utilità per il genere umano. La creatività dobbiamo imparare a riconoscerla, a rispettarla e a coltivarla. E possiamo farlo in compagnia di Annamaria Testa che da oltre trent'anni si occupa di comunicazione e creatività. Consulente per le imprese, docente presso l’Università Bocconi, il suo ultimo saggio per Rizzoli s'intitola La Trama Lucente. 

Lei  parla della dimensione "progettuale ed etica" della creatività. Che vuol dire?

La creatività non consiste nel far venire solo in mente qualcosa. Bisogna essere capaci di tradurlo in realtà. È qui c’è la dimensione progettuale. E bisogna che quel qualcosa sia appropriato, efficace, utile alla collettività: ecco la dimensione etica. Per esempio, se passo il mio tempo a fantasticare su un nuovo romanzo ma non scrivo una riga; o immagino un nuovo farmaco ma non entro in laboratorio; o penso a un nuovo prodotto, a un edificio, a un vestito, ma non verifico che sia realizzabile … Ecco in questi casi mi diverto, ma non  sto facendo un lavoro creativo. E non è creativo il risultato se il farmaco è dannoso, il romanzo è un accrocchio di parole senza senso, il prodotto è una truffa, l’edificio crolla, il vestito ha tagli impossibili.

Alla fine del suo viaggio attraverso il tempo, possiamo definirla la creatività?

L'idea che esiste una facoltà umana di inventare è una conquista del Novecento. Al tempo dei romani e dei Greci la creatività è considerata esclusiva degli dei, e il concetto di genio rimanda un demone che 'possiede'  l'individuo. Sono  gli artisti del Rinascimento e gli scienziati del Seicento, da Copernico e Galileo e Newton, a immaginare l'essere umano come protagonista delle invenzioni, capolavori e scoperte: nella genialità non c’è niente di soprannaturale, ma solo la migliore espressione dell’intelligenza e della volontà. Il Novecento, con la scoperta della dimensione inconscia, dà conto dell’aspetto più misterioso del processo creativo: la fase di incubazione che avviene dopo che (e solo se) si sono presi  in esame tutti i dati del problema, e che culmina nella sintesi nuova frutto dell'illuminazione creativa.

Qual è la percezione collettiva che si ha oggi sulla creatività? 

Dobbiamo distinguere. Nel nostro Paese tendiamo ad etichettare come "creativi" comportamenti stravaganti, idee bizzarre, qualsiasi forma di bricolage ludico. E la trasgressione più gratuita. Questa attitudine (ce lo dicono le ricerche) è diffusa presso i giovani e le classi medie, che da una parte vedono il talento come un dono dal cielo che riguarda pochissimi grandi geni, dall'altra pensano che la creatività, per tutti gli altri coincida o con l'arrangiarsi o con il fare stranezze e  il fantasticare. È una visione riduttiva e rinunciataria.

Perché? 

Riduttiva perché la creatività è il segno distintivo del genere umano, la capacità che ci ha permesso di sviluppare le arti, le scienze e la tecnologia. Ed è una visione rinunciataria perché implica il rifiuto di mettersi in gioco e di impiegare il proprio talento in maniera produttiva. Invece sia nel mondo anglosassone che nei Paesi emergenti dell'estremo Oriente, la creatività e il suo sviluppo vengono ormai considerati strategici per l’economia e centrali nei processi educativi. Si crede che la creatività sia solo un fatto  di talento innato, ma non è così: ci vogliono educazione di base, competenze specifiche, prove ed errori, tenacia. E almeno (ce lo dice il Nobel Simon) dieci anni di applicazione intensiva ed esperta per produrre qualcosa di nuovo, nelle discipline più diversi: dagli scacchi, alla pittura, alla matematica...

Come si può coltivare il pensiero originale e utile della creatività?

Facendosi domande. Osservando. Essendo curiosi. Educando i ragazzini a nutrire pensieri non conformisti ma organizzativi e produttivi. La scuola è importantissima.

La creatività evolve con l'uomo? O può declinare?

Non necessariamente la creatività declina con l'età. Ma si spegne se non è alimentata dalla passione e dall'esercizio. Se viene incensurata o ignorata da ambienti non favorevoli, o se si scontra con il pregiudizio: in particolare, il pregiudizio di genere  ha frustrato  per secoli la creatività delle donne. Che solo oggi, finalmente, almeno nei  Paesi sviluppati accedono in massa all'educazione, e in futuro saranno, credo, "la" nuova grande risorsa creativa del mondo. 

lunedì 2 novembre 2009

Alla Ricerca dell'Arte (parte 3)

Wassily Kandinsky, Improvisation 34, 1913

Forma e Colore

Anche le percezioni visive, come quelle tattili, non sono mai isolate e indipendenti, ma esse sono in relazione con altre componenti quali la forma e il colore. Forma e Colore sono mezzi di comunicazione, entrambi ci permettono di ottenere l'informazione tramite l'identificazione degli oggetti e degli avvenimenti.

La forma ci permette di distinguere una cosa dall'altra e il colore ci trasmette l'espressione. La forma è un mezzo di comunicazione a volte più efficace del colore; il colore ha un urto espressivo che difficilmente si ottiene con la forma. La forma offre una varietà immensa di figure chiaramente distinguibili l'una dall'altra, come ci viene dimostrato dai volti, dalle foglie e dalle impronte digitali. 

Ma per quel che riguarda l'espressione non c'è forma, anche la più pronunciata, che possa stare alla pari con l'efficacia di un tramonto o dell'azzurro del Mediterraneo. 

Gli esperimenti psicologici rivelano le differenze esistenti nei modi di reagire delle persone al colore e alla forma, dove una particolare attrazione o repulsione nei confronti di un determinato colore è riconducibile a differenti stati psico-fisici ed emozionali. Intensità della luce, temperatura e dimensione dell'ambiente, combinazione, scelta e gestione dei colori, sono infatti alcune caratteristiche che possono influenzare inconsapevolmente la nostra percezione. 

In merito a questa contrapposizione il pittore H. Matisse ha affermato: "Se il disegno è proprio dello spirito il colore è dei sensi, dovete prima disegnare, per coltivare lo spirito e per essere capaci di guidare il colore in un sentiero spirituale". Nel campo dell'arte creatore autentico non è solo un essere particolarmente dotato, è un uomo che ha saputo ordinare in vista del loro fine, un insieme di attività, delle quali l'opera d'arte è il risultato finale. Vedere è già un atto creativo che esige uno sforzo".  

La visione è allora un processo attivo, qualcosa di più complesso; è alla base di ogni arte, ma anche di ogni scienza.

Restando infatti all'interno di questo ambito, gli studi elaborati dal neurobiologo Semir Zeki, uno dei massimi esperti dei meccanismi della visione umana,  pionere sull'applicazione delle neuroscienze all'arte visiva, hanno fornito un contributo fondamentale nella comprensione del meccanismo visivo, sia dal punto di vista fisiologico, sia da quello percettivo, sia da quello neurobiologico, durante l'esperienza estetica, ovvero su cosa esattamente accade nel cervello quando ci troviamo di fronte a un dipinto (che sia figurativo e astratto), una scultura o anche durante l'atto creativo di un'artista, a seconda dello stato emotivo/immaginativo che lo accompagna. 

Da sempre l'uomo si è interrogato sulla natura tra forma e colore e sul senso delle reazioni emozionali che essi provocano. Sta di fatto che si è creato un vero e proprio campo di indagine e di ricerca in ambito filosofico e scientifico. 

A seconda del campo di applicazione, la stessa combinazione produce effetti diversi, in grado di soddisfare determinate esigenze funzionali ed estetiche, e di conseguenza determina un'incredibile diversità di sistemi di produzione, al fine di consentire una corretta integrazione tra uomo e ambiente e tra ambiente costruito. 


Testi di approfondimento
  1. Arte e Percezione Visiva. Nuova versione di Rudolf Arnheim
  2. La Mente Dipinta di Alfonso Troisi
  3. Arte e Cervello  di Lamberto Maffei
  4. La Visione dall'interno. Arte e Cervello di Semir Zeki 
  5. L'età dell'inconscio. Arte, mente e cervello dalla grande Vienna ai nostri giorni di  Eric R. Kandel
  6. Arte e neuroscienze. Le due culture a confronto di  Eric R. Kandel
  7. La bella e la bestia: arte e neuroscienze di Ludovica Lumer e Semir Zeki  
  8. Arte del colore. Esperienza soggettiva e conoscenza oggettiva come vie per l'arte di Johannes Itten
  9. Il  piccolo libro dei colori di Michel Pastoureau, autore di moltissimi libri dedicati al tema del colore, come: "Un colore tira l'altro: Diario cromatico",  "Dizionario dei colori del nostro tempo", "Giallo. Storia di un colore", di cui esiste la serie "Blu" "Verde" e "Nero".
  10. Arte, percezione e realtà  di Gombrich, Hochberg, Black
  11. Teoria della forma e della figurazione I e II vol. di Paul Klee
  12. Verso una psicologia dellarte di Rudolf Arnheim
  13. La dinamica della forma architettonica di Rudolf Arnheim
  14. Cromorama di Riccardo Falcinelli
  15. La vita segreta dei colori di Lauretta Colonelli
  16. ll colore perfetto di Gianni Maimeri
  17. Il mondo dei colori di James fox

Link di immediata consultazione
  1. Psicologia e fisica dei colori #1: il rosso di Paolo Pascucci
  2. Psicologia e fisica del colore #1: il Rosso (seconda parte) di Paolo Pascucci
  3. Goethe on the Psychology of Color and Emotion  by Maria Popova
  4. The Conscience of Color, from Chemistry to Culture by Maria Popova
  5. Colour Wheels, Charts, and Tables Through History by The Public Domain Review 
  6. Il ruolo del colore negli spazi della sanità di Valentina Vezzani

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