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sabato 12 dicembre 2015

Ritratti nella Pittura tra Vita e Arte: Edvard Munch: Legami e Corrispondenze




"La mia pittura è in realtà un esame di coscienza e un tentativo di comprendere i miei rapporti con l'esistenza. È dunque una forma di egoismo, ma spero sempre di riuscire, grazie ad essa ad aiutare gli altri a vedere chiaro" (Edvard Munch).

La sua esperienza di vita, segnata così profondamente nella sua mente, rimane come un "filo rosso" che attraversa tutta la sua produzione artistica. Il suo linguaggio (non solo in ambito pittorico) segnerà una decisa evoluzione sul teatro, la fotografia, il cinema e sulla grafica europea rimanendo fino ai giorni nostri tra i più grandi incisori del secolo. 


Così come non si devono dimenticare in Italia i grandi accenti del Futurismo o le forti personalità di tanti artisti straordinari come De Chirico, che hanno dato vita alle future generazioni (tra pittori, scultori, incisori, architetti, sperimentalisti) dalla generazione degli anni '30 fino a quella degli anni '70/'80, durante i quali hanno preso forma i movimenti che hanno animato la storia dell'arte italiana contemporanea con tutta la loro vitalità e aggressività: Secondo Futurismo, Gruppo 7 degli architetti razionalisti, MIAR, Astrattismo Lombardo, Scuola Romana, Movimento Informale Internazionale per una Bauhaus Immaginista, Arte Povera, Arte Concettuale, Concretismo, Poesia Visiva, Arte Programmata, Arte Colta; e di tante altre tendenze divise per attività, collettivi e gruppi: Mail Art, Neon Art, Nuovo Futurismo, Transavaguardia, Anacronismo, Artmedia, Cracking Art, Madì, caratterizzati in generale da un mutamento del fare e concepire l'arte.

Una fase assai variegata e ben definita che si manifesterà con una radicale trasformazione dei mezzi espressivi (delle tecniche e dei materiali) e influenzerà non solo le arti figurative e le varie arti plastiche, ma anche il cinema, la letteratura, la musica, la fotografia e il teatro, verso nuove trame strettamente connesse al rapporto tra arte e condizione umana. Questa relazione tra generi e tecniche inusuali come mezzo di comunicazione sarà in seguito ampiamente metabolizzata da quasi tutti i movimenti del secondo dopoguerra - dal New Dada alla Pop Art al Living Theatre - e sarà più che mai al centro dell'esperienza estetica contemporanea (Happenings, Performance, Body Art), scardinando completamente il concetto di opera d'arte stessa per generare emozioni, idee e concetti del tutto nuovi rispetto al legame tra verosimiglianza e rappresentazione che ha sempre contraddistinto l'arte classica.

Munch vi portò il suo clima in una ricerca espressiva intima, quella di chi osa guardare profondamente se stesso; l'uomo, il suo rapporto con se stesso, con la propria interiorità e il mondo esterno. Una sorta di specchio della condizione umana con cui confrontarsi: "La natura non è soltanto ciò che è visibile agli occhi. Essa è anche l'insieme delle immagini interiori della mente. Immagini al di là dell'occhio" (Edvard Munch).


E dunque, una nuova sensibilità estetica da adottare, alla ricerca di un proprio linguaggio descrittivo, seppur con modalità e funzioni diverse, dove l'arte appare come unico rimedio, per quanto possibile, per sentirsi vivi; è ancora oggi una delle principali eredità lasciate dalle avanguardie storiche nell'operare artistico, assumendo, ruoli, significati e valenze diverse a seconda del campo di applicazione. Qui, e qui, altri esempi applicativi del valore dell'arte come terapia, risalendo alle sue origini, in una delle pagine più terribili della storia dell'umanità: i disegni dei bambini realizzati a Terezin, sotto la guida dell'insegnante d'arte Friedl Dicker-Brandeis. Rappresentano le prime esperienze artistiche usate come funzione-supporto pedagogico. L'arte come simbolo di resistenza e come 'ultimo motore', al quale aggrapparsi: "Estetica come qualcosa d'altro, una pelle più sottile a protezione del caos... Estetica, ultima istanza, mezzo di fuga, ultimo motore in grado di creare produzione, come difesa per l'uomo contro forze su cui non ha alcun controllo" (Friedl Dicker-Brandeis a Hilde Kothny, Hronov, 9 dicembre 1940); l'arte come veicolo profondo e diretto sull'anima in mezzo alla peggiore disumanità.

"Lady in a car / Imaginary self-portrait," by Friedl Dicker-Brandeis, c. 1940. From the Jewish Museum, Prague.

Driveway to a house

Hana Zieglerová (1933-1944), Undated (1943-1944), Watercolor on paper, 16,3 x 20,6 cm, Signed LR: H. Zieglerová. Provenance: Created during the drawing classes in the Terezín Ghetto organized between 1943 and 1944 by the painter and teacher Friedl Dicker-Brandeis (1898–1944); in the Jewish Museum in Prague’s collection since 1945.

Diceva, Viktor Lowenfeld: "L'arte è un processo umano fondamentale. Ogni società dalla più primitiva, alla più sofisticata, si è espressa tramite l'arte ed ogni individuo può dare ai propri pensieri e alle proprie emozioni una forma artistica". 
Per la capacità meravigliosa dell'arte di dare forma e contenuto alle emozioni umane, anche le più drammatiche.


venerdì 8 maggio 2015

Il ritratto e le sue espressioni: Dal Progetto © L'Artista Nascosto

Ritratto eseguito da un ragazzo di 14 anni nella sua espressione o sensibilità artistica
Tecnica: pittura a tempera su carta 


Esperienza Grafica e Pittorica: La Rappresentazione di un Volto 

"Ciascun ritratto ed autoritratto "contiene" infinite storie ed innumerevoli informazioni. Il ritratto visivo è un elemento costante ed ineludibile dell'dentità" (Marco Dallari).

Fasi
  1. Scoprirsi 
  2. Conoscersi
  3. Rappresentarsi 
Tecniche Artistiche: Fotografia, Pittura, Collage, Tecniche miste.

Obiettivi
  • Promuovere un approccio sensoriale ed emozionale
  • Scoprire sé stessi attraverso i linguaggi accessibili dell'arte.

giovedì 24 luglio 2014

Laboratorio artistico espressivo

Percorsi A Colori: Per Conoscere, Esplorare, L'Uso E Il Valore Del Colore

Il momento laboratoriale, prevalentemente esperienziale, è fondamentale per valorizzare le potenzialità del linguaggio creativo e coinvolgere efficacemente sia i bambini sia gli adulti. Con i bambini, la comunicazione assume un aspetto particolarmente rilevante e utile per il loro sviluppo emotivo e per l'acquisizione di determinate capacità. È importante, quindi, offrire uno spazio in cui il bambino si senta libero di interpretare e raccontare la sua immaginazione, senza che questa venga limitata o condizionata. Ogni bambino ha un proprio mondo da portare fuori, che va rispettato.

L'arte viene vissuta in questo contesto non solo come un momento ludico, libero e creativo, ma diventa il mezzo educativo più adatto per imparare a conoscersi e crescere. Il risultato non può che essere sorprendente, sia nell'esecuzione del disegno e del colore, sia per la ricchezza simbolica e comunicativa. 
Ci si ritrova con le proprie passioni, aspirazioni e progetti futuri davanti a un foglio bianco: "Il bello dell'arte è trasformare all'infinito la realtà"; 
o con la propria storia di vita guardando una fotografia: "Osservi l'orizzonte... Il mare ti porta sempre qualcosa di nuovo... L'albero... fa ombra, ma allo stesso tempo mantiene il contatto con la terra... Ottimo binomio per la vita"; 
o, ancora, con un grande amore per l'arte, in un equilibrio tra vita, abilità e sensibilità.

© Il colore in chiave strettamente emozionale e personale 
Il colore prende forma.

"La notte è una grotta misteriosa che custodisce i sogni".
Tecnica: disegno a pennarello di una bimba di 7 anni

© Il colore in chiave strettame
nte emozionale e personale 

"Se mi chiedessero di scegliere cosa essere, io vorrei essere un'aquila, planerei sul mondo, libero nel cielo senza limiti". 
Tecnica: disegno a pastello

© La Libera Espressione Creativa

La gestualità spontanea e creativa e la meravigliosa freschezza del colore di una bimba di quattro anni.  

Tecnica: disegno a tempera eseguito direttamente con il pennello

© Sulle Note di un Pittore: Claude Monet
Noi siamo continuamente influenzati dai colori della natura.
 
Una bambina di 8 anni, sperimenta la tecnica impressionista con l'uso dei pastelli. Ovvero le sottili sfumature che la luce genera  su ogni suo particolare.

© Sulle Note di un Pittore: Vincent van Gogh 
La natura è sempre lo spunto migliore, nella vita come nell'arte.  

Tecnica: acrilico su carta

© Il gesto e la traccia
"Pensare alla bellezza di un gesto. Alla bellezza di un abbraccio".

Tecnica mista: cartone, acrilico
Supporto per il lavoro: spatole lisce e dentate

Tipologia /Percorsi
  • I percorsi da svolgere variano a seconda della tipologia di utenza (associazioni, scuole, ambiti interculturali, enti pubblici e privati, centri per la salute, contesti sanitari);
  • La destinazione di utenza (bambini, ragazzi, adulti);
  • Le finalità, gli obiettivi da raggiungere (in base alle esigenze, ai bisogni e le risposte della persona);
  • Combinando modalità e mezzi diversi, attraverso una personale ricerca dei materiali artistici. 
Una varietà di percorsi / progetti creativi che attraverso l'utilizzo dei materiali artistici pongono al centro lo sviluppo della creatività, della sensibilità e del benessere della persona e anche un nuovo modo per apprendere l'arte, all'interno di un ambiente sereno e accogliente privo di ogni forma di giudizio e competizione. 

Vivere un'esperienza creativa può portare, infatti, al desiderio di imparare, osservare, percepire e scoprire capacità e sensibilità nascoste, in un processo di apprendimento dinamico e coinvolgente. Dal punto di vista emotivo, cognitivo e sociale, l'arte svolge un ruolo cruciale in qualsiasi ambito e in qualsiasi fase della propria vita. Diversi studi hanno esplorato questo nesso, mostrando come le arti agiscano positivamente sullo sviluppo sia fisico che mentale.

L'arte in questo lavoro diventa metodo e contenuto, indipendentemente dai talenti e dalle attitudini specifiche di ogni persona. Privilegiando la libera espressione creativa, secondo uno stile personale, nella sua espressione più profonda e autentica. Unicità, originalità, individualità e la forza stessa del colore, costituiscono il nodo centrale su cui è fondata l'espressione artistica, ovvero il modo in cui io rappresento qualcosa. Scoprendo che ciascun modo è speciale, personale e differente.


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domenica 12 agosto 2012

L'olivo e la rappresentazione nell'arte

Campagna Pugliese

È difficile immaginare la Puglia senza alberi di olivo, nonostante il taglio indiscriminato di alberi e il dilagare del cemento. Un filo immaginario unisce la storia al territorio, sembra quasi toccarne la trama: si ha la sensazione che intorno all'olivo si consumano immense fatiche, storie autentiche, dal tessuto profondo. Gli ulivi fecero della Puglia un serbatoio di ricchezza di traffici, di operosità e di arte. La storia di questa pianta si estende tra il bacino mediterraneo ed i territori ad oriente sino ai territori a occidente a cavallo tra l'Asia e l'Europa, ma è innegabile che la straordinaria varietà di olivi sono una caratteristica del territorio italiano. La Puglia, con i suoi 350.000 ettari di ulivi, rappresenta, tuttora, una delle regioni più olivicole del mondo. 

L'olivo sembra possedere una prodigiosa fantasia, nel saper creare e ricreare sempre nuove forme su un unico modello, quasi a voler spezzare la sua "ripetitività". Chi percorre questi luoghi non può fare a meno di essere catturato dai maestosi ulivi, dalle querce secolari, dall'arabesco dei suoi rami, dal fruscio delle foglioline color verde argento che si modificano con il cambio della luce: dense atmosfere che si mescolano con il variare delle stagioni. Così quando il vento soffia, l'olivo si piega, si contorce, resiste, e come un indomabile lottatore, non si spezza. Forse si può attribuire anche a queste caratteristiche gran parte del fascino esercitato su poeti e artisti: allora quei dati realistici si caricano di significati e suggestioni profonde. 

Carla Citarella, Pigmenti d'autunno (dettaglio), Decorazione per Interni 
Tecnica mista: Frottage-matite acquerellabili su carta ruvida

Carla Citarella, Luci (particolare), Decorazioni per Interni,
Tecnica: acquerello, matite acquerellabili su carta

Vincent van Gogh, Oliveto con cielo azzurro, Saint-Rèmy, 1889

È stato proprio Van Gogh a ritrarre gli uliveti. Gli uliveti divennero uno dei soggetti preferiti dall'artista. Van Gogh identificava l'ulivo come un elemento essenziale del paesaggio provenzale, tanto che ne fece il tema principale all'interno delle sue opere. Era fermamente convinto nel basare le opere sullo studio della natura, per poter dare risalto a una testimonianza sia storica che contemporanea, con le sue associazioni ai valori eterni e spirituali, contrapposti ai continui mutamenti della vita moderna. Essere in armonia con la natura, significava creare momenti di idillio e contemplazione, di conforto e rigenerazione. 

In una lettera a Theo nel lontano Aprile del 1889, scrisse: "Mi sono trastullato negli uliveti mattina e sera in queste giornate luminose e fredde, ma con un sole chiaro e stupendo (...) Se tu potessi vedere gli alberi di olivo in questo periodo dell'anno (...) Il fogliame argento argento antico che inverdisce contro l'azzurro. E la terra arata color arancio di una tale delicatezza e raffinatezza. Intendo dire che il mormorio di un uliveto ha qualcosa di molto intimo, immensamente antico. È troppo bello perché io osi dipingerlo o possa concepirlo". 

Vincent van Gogh, Ulivi, Saint-Rèmy, 1889

Non si trattava solo di raffigurare gli ulivi con l'ausilio della tecnica pittorica, ma di restituire allo sguardo dello spettatore una visione intima e personale della natura: "L'eff
etto della luce diurna e del cielo significa che ci sono argomenti infiniti che si trovano negli alberi di ulivo. Per quanto mi riguarda cerco gli effetti contrastanti del fogliame, che cambia con i toni del cielo. A volte, quando l'albero mette a nudo i suoi pallidi fiori, grandi mosche blu, coleotteri smeraldo e cicale in gran numero ci volano su, il tutto immerso nel blu puro. Poi, come il fogliame assume toni più maturi, il cielo è raggiante e striato di verde e arancione e poi di nuovo, in autunno, le foglie assumono toni viola del colore di un fico maturo e questo effetto viola si manifesta pienamente con il contrasto del grande sole nel suo alone pallido di luce limone". 

Fu proprio nell'osservare gli ulivi (i cedri, i cipressi, i mandorli in fiore) che circondavano la casa di cura (in origine un antico monastero di Saint Paul de Mausole diventato ospedale psichiatrico nel 1885 a Saint-Rèmy de Provence), che Van Gogh tentò di recuperare la sua dimensione di sofferenza ricoverandosi di sua spontanea volontà: "L'intrico di rami arcuati si uniscono a suggerire un sentiero sottostante, e io sto cercando di renderli...Ma è molto difficile, molto difficile". (...) "L'arte è un addestramento alla sopravvivenza. (...) "Mi trovo a casa mia, qui. Ho una piccola cameretta tappezzata di grigio verde con due tendine verde acqua e disegni rosa molto pallido. Inoltre ho una stanza per lavorare, Mandami, ti prego, trentatrè tubetti di colore, bianco, rosso lacca, verde smeraldo, arancione, cobalto, malachite, cromo e blu oltremare", scriveva ancora al fratello Theo, che gli pagava la retta e il materiale per dipingere.

In quell'ambiente Van Gogh restò confinato un anno, dove si sottomise alle cure del dott Thèophile Zacharie Auguste Peyron; gli fu permesso di lavorare sia all'interno dell'ospedale che all'esterno, accompagnato da un sorvegliante. Dipinse centoquarantatrè dipinti ad olio, alcuni dei quali capolavori immortali: Il giardino dell'Ospedale di San Paolo, Gli iris, La Camera di Vincent ad Arles, La notte Stellata, e più di cento disegni tra i quali: Campo di Grano e Cipressi, Alberi di Pino Lungo un Sentiero, e i delicatissimi mandorli in fiore. 

Quel mandorlo in fiore che decise di staccare e portarlo con sè per dipingerlo nella sua stanza. Delineandone il primo approccio di cura attraverso l'arte, che al giorno d'oggi definiamo con il termine di arte terapia. Infatti, già da alcuni anni, è nato (all'interno della struttura) un laboratorio di terapia dell'arte (clinica) che riunisce arte, ricerca e cura. Molte tele raccontano il percorso interiore di pazienti che hanno trovato in esso un mezzo complementare di espressione e sollievo dalle loro sofferenze.

Vincent van Gogh, Gli ulivi,
Saint Rémy, Giugno-Luglio 1889

Nell'Aprile del 1890 Van Gogh decise di andarsene da Saint-Rèmy per la guarigione non avvenuta - il dott Peyron gli diagnostica l'epilessia che cura con dei semplici bagni settimanali - e, dopo una breve tappa a Parigi per conoscere la moglie dell'amato fratello Theo e come da suo consiglio, si diresse ad Auvers-Sur-Oise, dove il dott Paul-Ferdinand Gachet , laureatosi in medicina a Parigi con una tesi dal titolo "Etude sur la Mèlancolie" (studio sulla malinconia), aveva accettato di ospitarlo e curarlo. La speranza era quella che il dott Gachet potesse finalmente guarirlo dal suo stato di sofferenza. Ma Il 27 Luglio, dello stesso anno, a 37 anni, Vincent van Gogh si spara con un colpo di fucile al petto, morendo la notte del 29 Luglio (così riporta la versione ufficiale). 
Queste furono le parole che il dott Gachet rivolse all'amico pittore e che Emile Bernard, riprese alcuni giorni dopo la sua morte: "Egli era un uomo onesto e un grande artista, aveva solo due obiettivi l'umanità e l'arte. Era l'arte che stimava sopra qualsiasi altra cosa e che farà vivere il suo nome".

È dunque una dimensione ideale quella che Van Gogh aveva cercato al di là del tempo e reso attraverso la natura e, una ricerca indispensabile che ci permette di costruire alcuni parametri per interpretare le opere d'arte. Questo è possibile per la capacità meravigliosa dell'arte di dare forma e contenuto alle emozioni umane, (anche le più drammatiche), e per quella forza visionaria di saper vedere tra le cose e negli spazi che scorrono tra esse: lo stesso sentimento che alitava nella vita di Van Gogh.


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domenica 15 luglio 2012

Il linguaggio della danza



"Ogni forma di danza, dai salti di gioia dei bambini e dall'invocazione rituale agli dèi della tribù alle rappresentazioni teatrali, nasce dal bisogno che l'uomo ha di tradurre i propri sentimenti in movimento. In tutti i tempi e in quasi tutti i tipi di società si è sempre richiesto che i danzatori si impadronissero dei complessi movimenti tradizionali e che quindi li trasformassero in una danza eseguita con la scioltezza e la spontaneità fissate nel bozzetto" (Léon Bakst). 

La danza, nella sua forma più semplice, è un naturale mezzo di espressione del corpo: da sempre i bambini giocando, armonizzano attraverso movimenti spontanei passi di loro invenzione, a ritmo di musica per una maggiore conoscenza di sé, per divertimento, o per tradurre fisicamente un'emozione; tale esigenza appartiene a tutti i popoli e a tutte le età. 

Le prime danze risalgono a popolazioni antiche come Greci, Etruschi ed Egizi, le cui testimonianze sono giunte a noi attraverso sculture, pitture murali, e vascolari. Nel passato, la danza era un pilastro dei rapporti sociali: serviva ad accogliere gli stranieri, a infondere coraggio ai guerrieri, a invocare protezione contro le calamità naturali o come rituale magico per celebrare la vita e la morte.
Questi gesti, inizialmente scanditi dal solo battito dei piedi e poi dal ritmo dei tamburi, rappresentano rituali simbolici che sopravvivono ancora oggi in molte culture. Nell'antica Grecia, ad esempio, danza, teatro e musica erano considerati strumenti essenziali per lo sviluppo armonioso dell'individuo, con una funzione di coesione sociale e catarsi terapeutica. 

Rituali simbolici che ancora oggi si eseguono nelle attuali comunità primitive e che variano, naturalmente, secondo la propria cultura. Ma qualunque siano le diversità, il significato di queste attività, per quanto più sofisticate, derivano o si ispirano a queste prime esperienze della vita umana nella forma di passi e di gesti. Nell'antica Grecia, ad esempio, la danza, il teatro e la musica, rappresentavano le attività più armoniose allo sviluppo dell'individuo, con una funzione di coesione e di catarsi (terapeutica). 

Tutte le danze per quanto sia la loro distanza, religiosa, sociale e teatrale, hanno in comune la creazione di una figurazione drammatica di movimento attraverso l'uso espressivo del corpo. Quanto a espressività nell'uso del proprio corpo, il danzatore di professione dovrà acquisire agilità, quel grado di perfezione tecnica, per trasmettere quell'armonia di gesti, di equilibrio e di movimenti che è essenziale per l'arte della danza. Al giorno d'oggi, il linguaggio della danza, ha acquisito un valore liberatorio più marcato, si associa a una qualità di vita migliore, in vaste aree di applicazioni secondo un approccio multidisciplinare. Sono infatti sempre più numerosi gli studi e le evidenze scientifiche che mettono in relazione questo legame: Dancing can reverse the signs of aging in the brain.

mercoledì 16 dicembre 2009

Laboratorio Espressivo: Strumenti e Tecniche (prima parte)

Benessere attraverso i linguaggi artistici e creativi

Parlare di tecniche in un laboratorio espressivo, significa far conoscere mezzi e strumenti di espressione tali da offrire alla persona la possibilità di scegliere il mezzo espressivo che meglio si adatta alle sue necessità.

Naturalmente il materiale dovrà essere adatto all'età;

dovrà tener conto dei bisogni e delle esigenze della persona;

senza risultare difficile nell'impiego.

Compito dell'operatore artistico sarà quindi dimostrare con esempi il modo con cui usare il materiale;


saper creare un contesto di tranquillità emotiva in cui potersi confrontare, raccontarsi, sentirsi creatori e protagonisti;  

guidare la persona alla conoscenza delle caratteristiche e delle varie possibilità dei mezzi artistici.
 

Per realizzare un laboratorio artistico, oltre ad essere creativi, è fondamentale conoscere le tecniche di espressione artistica, avere competenze metodologiche, adattando il proprio modo di operare (e di comunicare) a seconda della persona che si ha di fronte;

senza costringere e condizionare, ma incoraggiandolo ed aiutandolo a dar vita ai suoi desideri, ricordi, emozioni, e soprattutto a divenire creativo.

Dovrà programmare attività stimolanti che diventeranno per l'utente ispirazioni per la sua produzione grafica e pittorica. Ogni attività proposta sarà guidata per motivare a produrre, a sperimentare, a scoprire, a immaginare;

per questo la metodologia di lavoro utilizzata valorizzerà molto la dimensione del gioco: da un lato, questo approccio stimola la relazionalità e favorisce la crescita armonica; dall'altro, l'espressione artistica in generale viene percepita sin dalla infanzia come un'esperienza divertente e intelligente piuttosto che come una noiosa imposizione didattica.

Le metodologie educative elaborate nel corso degli ultimi anni propongono infatti un approccio delle arti dal vivo basato sulla partecipazione creativa diretta dei bambini. Numerosi studi dimostrano che fin dai primi anni di vita del bambino, l'arte contribuisce allo sviluppo delle capacità cognitive, socio-emozionali e multisensoriali, trovando spazio per esprimere liberamente la propria individualità, il proprio carattere, nel senso più ampio del termine. 

Per questo è necessario che i bambini imparino ad esplorare il proprio lato artistico, che non è "semplicemente" relegato a diventare un artista, ma piuttosto ad agevolare l'individuo, all'autonomia, all'autostima, a rafforzare la consapevolezza di sè, a liberare le potenzialità creative e a sviluppare le proprie capacità comunicative ("Aiutami a fare da me") nel corso della propria esistenza (vedi qui).

sabato 10 ottobre 2009

L'Atelier

Arte al servizio della persona

Questo spazio educativo va concepito come uno spazio creativo rispondente il più possibile alle esigenze dell'utente. L'obiettivo principale non è quello di sviluppare l'apprendimento delle tecniche artistiche basilari, ma la tecnica diventa un mezzo per tradurre quanto nasce dall'immaginazione, dall'osservazione, dalle esperienze vissute. In un processo di creatività continua che offre la possibilità a chiunque di giungere in maniera originale e personale al raggiungimento di determinati obiettivi e intuizioni, fino alla consapevolezza dei propri sentimenti, pensieri ed emozioni. Tecnica, quindi, che non ha valore in se stessa, è sostanzialmente un mezzo di comunicazione, che utilizza varietà di mezzi e strumenti a disposizione, pur mantenendo le caratteristiche necessarie ad un apprendimento esperienziale.

La teoria (ce ne vuole tanta) deve far parte del bagaglio culturale dell'operatore, ma in questo contesto deve passare solo attraverso appropriati suggerimenti operativi che aiutano a sviluppare la manualità, la padronanza fisica degli oggetti (in quanto ogni strumento ha le sue qualità), la gestualità, la concentrazione, l'esplorazione, la capacità di osservazione, del saper guardare le cose in un determinato modo (e non solo con gli occhi). 
ll metodo di apprendimento utilizzato, è quindi quello di sperimentare un percorso, dove il contenuto risulta essere non il dettato di una traccia: "Disegna un prato fiorito", ma: "Ho disegnato un prato fiorito"; un gesto che ha un significato unico e profondo in sè. Possa così diventare traccia della nostra stessa esistenza, nella finalità di valorizzare l'arte e l'espressione artistica come risorsa per la crescita personale di tutti. Arte e creatività svolgono, infatti, un ruolo fondamentale per la formazione dell'individuo e per la sua crescita personale e sociale, in qualsiasi ambito e in qualsiasi fase della propria vita.

L'approccio metodologico si basa sul "fare", utilizzando le molteplici tecniche dell'arte e della creatività, all'interno di un ambiente sereno, accogliente, operativo; privo di ogni forma di giudizio e competizione, nel rispetto della personalità (o del carattere) di ciascuno. Peculiarità indispensabili che favoriscono da un lato l'espressione creativa (eliminano l'ansia e la paura di sbagliare), dall'altro l'apertura e la condivisione verso gli altri. 
Dal punto di vista cognitivo, sociale, emotivo, l'arte svolge un ruolo cruciale nel trasmettere all'individuo una serie di conoscenze, abilità, competenze, che gli saranno utili nelle varie esperienze della vita, quali lo sviluppo del pensiero critico, la risoluzione dei problemi, l'accrescimento dell'autostima, l'empatia, il lavoro di gruppo e la collaborazione


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domenica 4 ottobre 2009

L'Incontro con l'Arte

Percorsi a colori by Carla Citarella

Raramente pensiamo ai bambini come individui con le loro paure, con le loro preoccupazioni, con le loro speranze, con le loro piccole e grandi difese. Vedere il bambino nella sua totalità significa cercare un momento: un momento dove la comunicazione artistica deve essere semplice, ma proprio per questo può essere straordinariamente efficace.

Attraverso il disegno e la pittura, i bambini hanno modo di esprimere ciò che continuamente interiorizzano rispetto a se stessi e agli altri, anche le emozioni profonde più trattenute e non comunicate verbalmente. L'esperienza artistica può pertanto diventare occasione di arricchimento personale se permette al bambino di entrare in una dinamica che lo spinge a giocare, esplorare, sperimentare e meravigliarsi; una dinamica di cui il bambino è interamente autore e interprete, dove il segno è il punto di partenza di ogni creazione e gioca un ruolo fondamentale sia per il bambino che per l'adulto, attraverso un gioco di risonanze, sentimenti, intuizioni ed emozioni.

In virtù di tutto questo, l'arte contribuisce allo sviluppo armonico della persona, sviluppando tutta una serie di abilità che agevolano l'auto-espressione e la comunicazione. Inoltre, valorizza un rapporto di scambio, indipendentemente dalla cultura, dall'età e dalla lingua di origine.

L'incontro con l'arte diventa allora il mezzo attraverso il quale, partendo da un punto, l'immagine si rivela e al contempo si trasforma, in quanto traccia immediata, unica e inconfondibile del movimento della propria mano. Essa si pone dunque come valore fondamentale dell'esistenza nel proprio processo di creazione e trasformazione (atto creativo).