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venerdì 2 maggio 2014

L'arte dei cinque sensi

L'atto di sentire l'odore di qualcosa, qualsiasi cosa, è rilevante come l'atto del pensare. Immediatamente nel momento della percezione, potete sentire la mente che inizia a funzionare, mandando in giro l'odore da un posto all'altro, sviluppando repertori complessi in tutto il cervello, interrogando un centro dopo l'altro in cerca di segni di riconoscimento precedenti, cercando vecchie memorie e vecchi collegamenti.

Lewis Thomas (25 novembre 1913-3 dicembre 1993), "A Long Line of Cells", 1985

Jean Moral, Le Double, 1927 

domenica 14 ottobre 2012

L'Espressività Musicale nell'Arte e nella Scienza

Siamo entrati ufficialmente nell'autunno: l'aria è più fresca, gli alberi si trasformano e le tonalità della terra si fanno più calde, in un gioco di sentori e sapori particolari.
Autumn Leaves è una ballad dal sound intimo e nostalgico, composta da Joseph Kosma nel1945 sui versi del poeta Jacques Prèvert, un inno all'amore di una musicalità rarefatta. 

Accenti che si ritrovano nei trascinanti fiati di due compositori della scena del jazz: Miles Davis, trombettista statunitense, e Cannonball Adderley, sassofonista, anch'egli statunitense. il suono caldo e morbido del sax contrapposto al suono penetrante e corposo della tromba, creano assieme particolari nuance cromatiche ed effetti di rara bellezza di altissimo virtuosismo strumentale.
In una composizione musicale ci sono infatti una serie di elementi costitutivi del suono, che combinati assieme in modo vario e complesso, conferiscono alla musica un determinato carattere espressivo, l'umore della composizione. Tra questi rientra anche la potenzialità espressiva dello strumento. 
Ritmo, armonia, melodia (nel linguaggio della musica) sono in fondo gli stessi elementi che danno spazialità e forma alla narrazione in relazione a ciò che percepiamo. Ogni suono riporta a un'immagine e un'immagine a un colore e un colore a un'emozione. In questo intreccio sinestetico il suono svolge un ruolo da trasmettitore.


Ciò permette una prima constatazione: "la musica prima ancora di essere una realtà sonora, è anzitutto un concetto, cioè una rappresentazione mentale e astratta che noi associamo a una realtà del mondo. Quando usiamo la parola musica ritagliamo una certa porzione di realtà, indichiamo un certo tipo di fenomeni sonori anziché altri. La ragione profonda sta nel fatto che la musica non è solamente suono organizzato. Quando noi qualifichiamo come musicale un qualsiasi fenomeno, ci riferiamo non tanto alla musica quanto a una realtà più vasta. Esso comprende non solo la manifestazione sonora - che è primaria ed essenziale - ma tutto ciò che si collega al musicale" (Il suono e la mente, Einaudi 2007). 

La musica, quindi, è in grado di attivare molti sistemi contemporaneamente, e ciò vale per i produttori così come per i fruitori. Per questo la capacità di godere la musica coinvolge da tempo l'attenzione e la curiosità di studiosi riguardo ai meccanismi mentali con cui vengono recepiti suoni e ritmi; forti sensazioni di piacere si verificano principalmente per via della dopamina (come spiegano le ultime ricerche). In questa relazione uomo-suono, possono essere ora stabilite delle correlazioni precise che incidono in modo significativo e variabile tra un individuo e l'altro, tali da rendere possibili passaggi che assottigliano lo spessore tra i due universi.  

Scrive Charles Darwin: "La perdita degli interessi per la musica e la poesia costituiscono una perdita di felicità e non è escluso che possa risultare lesiva per l'intelletto e, più probabilmente ancora, per il carattere morale, perché indebolisce il risvolto emozionale della nostra natura". 
Definizione splendida, non soltanto perché consente di misurare il cammino percorso in più di un secolo, ma perché sottolinea il fatto che dietro l'attività artistica esiste una base unitaria, dove convivono diversi livelli di competenza teorica, storica, espressiva che concorrono a formare l'essere umano.

Vi lascio dunque con le note di Autumn Leaves, arrangiamenti raffinati sottolineano le singole note ed amplificano la gamma espressiva di questo Standard, un brano della memoria e dei sentimenti. 




Contributo per il Carnevale della Chimica ospitato da Paolo Pascucci. "La chimica dell'amore" è il tema molto interessante di questa edizione. Buona lettura.


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domenica 15 luglio 2012

Il linguaggio della danza



"Ogni forma di danza, dai salti di gioia dei bambini e dall'invocazione rituale agli dèi della tribù alle rappresentazioni teatrali, nasce dal bisogno che l'uomo ha di tradurre i propri sentimenti in movimento. In tutti i tempi e in quasi tutti i tipi di società si è sempre richiesto che i danzatori si impadronissero dei complessi movimenti tradizionali e che quindi li trasformassero in una danza eseguita con la scioltezza e la spontaneità fissate nel bozzetto" (Léon Bakst). 

La danza, nella sua forma più semplice, è un naturale mezzo di espressione del corpo: da sempre i bambini giocando, armonizzano attraverso movimenti spontanei passi di loro invenzione, a ritmo di musica per una maggiore conoscenza di sé, per divertimento, o per tradurre fisicamente un'emozione; tale esigenza appartiene a tutti i popoli e a tutte le età. 

Le prime danze risalgono a popolazioni antiche come Greci, Etruschi ed Egizi, le cui testimonianze sono giunte a noi attraverso sculture, pitture murali, e vascolari. Nel passato, la danza era un pilastro dei rapporti sociali: serviva ad accogliere gli stranieri, a infondere coraggio ai guerrieri, a invocare protezione contro le calamità naturali o come rituale magico per celebrare la vita e la morte.
Questi gesti, inizialmente scanditi dal solo battito dei piedi e poi dal ritmo dei tamburi, rappresentano rituali simbolici che sopravvivono ancora oggi in molte culture. Nell'antica Grecia, ad esempio, danza, teatro e musica erano considerati strumenti essenziali per lo sviluppo armonioso dell'individuo, con una funzione di coesione sociale e catarsi terapeutica. 

Rituali simbolici che ancora oggi si eseguono nelle attuali comunità primitive e che variano, naturalmente, secondo la propria cultura. Ma qualunque siano le diversità, il significato di queste attività, per quanto più sofisticate, derivano o si ispirano a queste prime esperienze della vita umana nella forma di passi e di gesti. Nell'antica Grecia, ad esempio, la danza, il teatro e la musica, rappresentavano le attività più armoniose allo sviluppo dell'individuo, con una funzione di coesione e di catarsi (terapeutica). 

Tutte le danze per quanto sia la loro distanza, religiosa, sociale e teatrale, hanno in comune la creazione di una figurazione drammatica di movimento attraverso l'uso espressivo del corpo. Quanto a espressività nell'uso del proprio corpo, il danzatore di professione dovrà acquisire agilità, quel grado di perfezione tecnica, per trasmettere quell'armonia di gesti, di equilibrio e di movimenti che è essenziale per l'arte della danza. Al giorno d'oggi, il linguaggio della danza, ha acquisito un valore liberatorio più marcato, si associa a una qualità di vita migliore, in vaste aree di applicazioni secondo un approccio multidisciplinare. Sono infatti sempre più numerosi gli studi e le evidenze scientifiche che mettono in relazione questo legame: Dancing can reverse the signs of aging in the brain.

domenica 30 gennaio 2011

L'attività musicale

Giacomo Balla, Le Mani del Violinista, 1912

Come i pittori si servono del colore per comunicare agli altri le proprie emozioni e idee, gli scrittori della parola, così i compositori e i musicisti si servono del suono. Nell'ascoltatore la musica può arricchire profondamente la sua esperienza e migliorare di fatto la sua condizione in relazione ai bisogni e alle richieste del momento: può rilassare, divertire, attivare le energie fisiche e mentali, favorire il contatto con le parti più profonde di se stesso.

Il significato che la musica come linguaggio può esprimere è un significato simbolico, la cui funzione è quella di rappresentare e veicolare i nostri sentimenti e quindi la nostra vita emotiva, dalle mille suggestioni dalle infinite sensazioni. In questa avventura parlano i suoni, il gioco delle melodie, delle armonie, e dei ritmi. La musica, dunque, può sollecitare l'immaginario, provocare risposte creative e sviluppare il piacere dei sensi, portando benefici duraturi per il nostro d'animo e quindi sul nostro corpo.

Ascoltare in prima persona, non è così distante dall'attività di produzione musicale. L'individuo, infatti, non è semplice destinatario di suoni, al contrario, è a pieno titolo creatore in quanto fa rivivere dentro di sé il brano musicale, reinterpretandolo secondo la sua cultura e la sua sensibilità. Robert Zatorre, neurologo canadese, studiando le reazioni del corpo provocate dall'ascolto musicale emozionante, ha identificato reazioni simili a quelle provocate da altre esperienze piacevoli, come il cibo o l'attività sessuale o quando risolviamo un problema. Il meccanismo che si innesca è quello della dopamina, un neuro ormone rilasciato dall'Ipotalamo. Questo trasmettitore ha un ruolo chiave nell'innescare questo tipo di processo legato al piacere, all'appagamento e alla gratificazione.

Il linguaggio dell'arte, ha un significato travolgente. La cosa sorprendente è che non pretende di dire una parola definitiva, né di esaurirne il ritratto: deve essere rivissuto e completato da noi. Qui credo sia il segreto della sua forza, del suo fascino e della sua bellezza. Vi lascio, dunque, con l'ascolto di un brano musicale, se l'ascolto è gradito, ognuno si relazionerà rispetto a questa raffigurazione.

 Pat Metheny - Cherish (The Association)


domenica 19 dicembre 2010

Kandinsky: L'Esplorazione del Colore

Ho già parlato di Kandinsky, padre degli astrattisti e della sua capacità sensoriale di percepire i colori musicalmente (sinestesia), sottolineando così somiglianze e relazioni fra le due arti. Kandinsky oltre che per la pittura aveva una passione anche per la musica, suonava, infatti, il violoncello e il pianoforte.

Oggi condivido alcune righe di un suo mirabile scritto "Lo spirituale nell'arte" (1910), dove espone le sue teorie sull'uso del colore e il profondo legame tra l'opera d'arte e la dimensione spirituale: l'attenzione verso una percezione del mondo filtrata dalla soggettività dell'artista, e l'idea che i colori abbiano carattere ed espressività propria. 

Il primo obbiettivo di Kandinsky è stato quello di offrirci una pittura in cui il colore non interessasse solo l'organo della vista, ma anche gli altri, attraverso una complessa catena di reazioni emozionali. Una tipica associazione sinestetica è quella tra colore e suono. Qui analizza l'aspetto del colore e il duplice effetto fisico e psichico che può esercitare sullo spettatore, andando oltre il suo utilizzo come semplice elemento estetico. 

L'effetto del colore. 

"Se si fa scorrere l'occhio su una tavolozza ricoperta da colori si ottengono due risultati principali:1) si ha un effetto puramente fisico, ossia l'occhio stesso viene affascinato dalla bellezza e da altre proprietà del colore. Lo spettatore prova un senso di soddisfazione, di gioia, come un amante della buona cucina che gusta una ghiottoneria. Oppure l'occhio viene stuzzicato come il palato da un cibo piccante. Esso può avere anche una sensazione di acquietamento o di frescura, come il dito che tocca un pezzo di ghiaccio. Queste sensazioni sono sempre fisiche, e come tali possono essere solo di breve durata. Esse sono anche superficiali e non lasciano dietro di sé impressioni durevoli, finché l'anima rimane chiusa. Come quando, toccando un pezzo di ghiaccio, si può provare solo la sensazione fisica di freddo, sensazione che si cancella una volta che il dito si sia di nuovo riscaldato, così anche l'effetto fisico del colore viene meno una volta che l'occhio sia passato a osservare altre cose. E come la sensazione fisica del freddo del ghiaccio, se penetra più a fondo, evoca altre sensazioni più profonde e può formare un'intera catena di esperienze psichiche, così anche l'impressione superficiale del colore può svilupparsi dando origine a un'esperienza. In una persona di sensibilità mediocre soltanto gli oggetti consueti hanno effetti del tutto superficiali, mentre quelli che ci si presentano per la prima volta esercitano immediatamente su di noi un'impressione psichica. Perciò ha una sensazione psichica del mondo il bambino, per il quale ogni oggetto è nuovo. Egli vede la luce, ne è attratto, vuol prenderla, si scotta le dita e concepisce timore e rispetto per la fiamma. Egli impara poi che la luce, oltre agli effetti ostili ne ha anche di amichevoli, che scaccia le tenebre, allunga il giorno, riscalda, cuoce e può offrire uno spettacolo gradevole. Una volta messe insieme queste esperienze, la conoscenza con la luce è cosa fatta e le nozioni relative vengono immagazzinate nel cervello. L'intensità dell'interesse diminuisce rapidamente e la proprietà della fiamma, di offrire uno spettacolo gradevole, lotta con una totale indifferenza nei suoi confronti. Così il mondo perde gradualmente il suo fascino. Si sa che gli alberi fanno ombra, che i cavalli possono correre velocemente e che le automobili possono essere ancora più veloci, che i cani mordono, che la luna è lontana, che l'essere umano che vediamo nello specchio non è vero. Solo col procedere dell'evoluzione dell'uomo verso livelli sempre più elevati, si amplia sempre più la cerchia di quelle proprietà che vari oggetti ed esseri includono in sé. A uno stadio elevato di evoluzione, questi oggetti ed esseri acquistano un valore interiore e infine un suono interiore. Lo stesso vale per il colore che, a uno stadio modesto di sensibilità psichica può causare solo un effetto superficiale, un effetto che scompare subito dopo il venir meno dello stimolo. Ma anche in questa situazione, quest'effetto, per quanto semplicissimo, può presentarsi secondo varie modalità. L'occhio viene attratto di più e più intensamente dai colori più chiari, e ancor più, e ancora più intensamente, da quelli più chiari e più caldi: il rosso cinabro attrae e affascina come la fiamma, che dall'uomo viene sempre guardata volentieri. Il giallo-limone squillante fa dopo un po' di tempo male all'occhio, così come una tromba che emette suoni alti ferisce l'orecchio. L'occhio diventa inquieto, non vi si sofferma a lungo e cerca approfondimento e riposo nel blu o nel verde. A un livello di evoluzione più elevato, da quest'effetto elementare ne deriva uno più profondo, che causa una scossa psichica. In questo caso 2) è presente il secondo risultato principale dell'osservazione del colore, ossia l'effetto psichico dello stesso. Qui viene in luce la forza psichica del colore, la quale provoca una vibrazione spirituale. La forza fisica prima, elementare, diventa la via attraverso la quale il colore raggiunge l'anima. Se questo secondo effetto sia veramente diretto, come si potrebbe supporre sulla base delle ultime righe, o se venga invece raggiunto mediante l'associazione, è un problema destinato forse a restare aperto. Poiché l'anima in generale è strettamente legata al corpo, può darsi che una scossa psichica ne provochi un'altra, ad essa corrispondente, per via di associazione. Ad esempio, il color rosso potrebbe causare una vibrazione psichica simile alla fiamma, poiché il rosso è appunto il colore della fiamma. Il rosso caldo ha un effetto eccitante, che può intensificarsi fino a diventare doloroso, forse anche attraverso la sua somiglianza col sangue che scorre. Questo colore evocherebbe dunque qui il ricordo di un altro agente fisico, il quale esercita inevitabilmente sull'anima un effetto doloroso. Se così fosse veramente, potremmo spiegare con facilità mediante l'associazione anche gli altri effetti fisici del colore, ossia gli effetti che esso esercita non solo sull'organo della visione bensì anche sugli altri sensi. Si potrebbe supporre anche che, per esempio, il giallo chiaro evochi in noi una impressione acida in virtù dell'associazione col limone. Non è però possibile applicare spiegazioni del genere. Per quanto concerne appunto il sapore del colore, sono noti vari esempi in cui questa spiegazione non può essere usata. Un medico di Dresda racconta di un suo paziente, da lui definito uomo "dalle doti spirituali non comuni," che sentiva sempre e immancabilmente come "blu" il sapore di una determinata salsa, ossia che la percepiva come colore blu. (Dott. FREUDENBERG. Spaltung der Persónlichkeit, in "Uebersinnliche Welt," 1908, N. 2, pp. 64-65. Si parla qui anche della percezione acustica dei colori (p. 65); l'autore osserva in proposito che le tabelle comparative non consentono però di accertare alcuna legge comparativa. Cfr. L. SABANEV, nel settimanale "Muz'ika," Moskvà 1911, N. 9, dove si preannuncia in tono sicuro il prossimo ritrovamento di una legge.) Si potrebbe forse suggerire una spiegazione simile ma nondimeno di tipo diverso, ossia che proprio negli esseri umani più evoluti le vie che conducono all'anima siano così dirette, e le impressioni psichiche raggiungibili così rapidamente, che un'azione che si eserciti attraverso il gusto arrivi immediatamente all'anima e faccia vibrare per simpatia le vie corrispondenti che vanno dall'anima ad altri organi materiali (nel nostro caso l'occhio). Si potrebbe paragonare questo fenomeno a una sorta di eco o di risonanza, quale si ha in determinati strumenti musicali quando, senza essere toccati, entrano in risonanza con un altro strumento, suonato invece direttamente. Esseri umani dotati di una sensibilità così intensa sono come buoni violini che sono stati usati molto, i quali a ogni contatto con l'archetto vibrano in tutte le loro parti e le loro fibre. Se si accetta questa spiegazione, la vista dovrebbe essere collegata non soltanto al gusto ma anche a tutti gli altri sensi. Così è infatti. Molti colori possono avere un aspetto ruvido, pungente, mentre altri vengono sentiti come qualcosa di liscio, di vellutato, cosicché li si accarezzerebbe volentieri (blu oltremare scuro, verde di cromo, lacca garanza). Anche la differenza tra freddo e caldo nella percezione del tono del colore si fonda su questa sensazione. Ci sono addirittura colori che appaiono molli (lacca garanza) e altri che si presentano sempre come duri (verde cobalto, ossido verde-blu), tanto che il colore appena spremuto dal tubetto può dar l'impressione di essere già secco. D'uso comune è l'espressione "colori profumati." Infine le qualità acustiche dei colori sono così ben definite che non esiste forse un essere umano che abbia mai cercato di rendere l'impressione del giallo squillante con i tasti bassi del pianoforte o che designerebbe la lacca garanza scura come una voce di soprano. (Nota:in questo settore sono già state condotte numerose ricerche, di carattere teorico e anche pratico. Sulla base delle molteplici analogie (anche della vibrazione fisica dell'aria e della luce) si troverà anche per la pittura una possibilità di costruire un proprio contrappunto. D'altra parte è stato compiuto con successo, nella pratica, il tentativo di far apprendere una melodia a bambini musicalmente poco dotati con l'aiuto dei colori (ad esempio mediante fiori). In questo settore ha lavorato per molti anni la signora A. Sacharyin-Unkovskij, la quale ha costruito uno speciale metodo esatto "per trascrivere la musica dei colori della natura, per dipingere i suoni della natura, per vedere i suoni cromaticamente e ascoltare musicalmente i colori". Questo metodo è usato già da anni nella scuola di colei che lo ha inventato e fu riconosciuto utile dal conservatorio di Pietroburgo. Anche Skrjabin ha redatto in modo empirico una tabella parallela dei toni musicali e cromatici, la quale è molto simile alla tabella, più fisica, della signora Unkovskij. Skrjabin ha applicato in modo molto persuasivo il suo principio nel Prometeo. Si veda la tabella nel settimanale "Muz'ika" Moskvà 1911, N. 9.) Questa spiegazione (e quindi propriamente anche quella fondata sull'associazione) non è però sufficiente in molti casi che sono per noi di particolare importanza. Chi ha sentito parlare della terapia del colore sa che la luce colorata può causare un effetto del tutto particolare sull'intero organismo. Sono stati compiuti vari tentativi di utilizzare questa forza del colore e applicarla in varie malattie nervose; anche qui si osservò che la luce rossa esercita un effetto vivificante, stimolante, anche sul cuore, e che invece il blu può condurre a uno stato temporaneo di paralisi. Se un effetto del genere è osservabile anche su animali e addirittura su vegetali, com'è di fatto avvenuto, la spiegazione fondata sull'associazione cade completamente. Questi fatti dimostrano in ogni caso che il colore ha in sé una forza poco studiata ma enorme, la quale può esercitare la sua influenza sull'intero corpo umano come organismo fisico. Se però l'associazione non ci sembra in questo caso sufficiente, non possiamo accontentarci di questa spiegazione neppure a proposito dell'azione del colore sulla psiche. In generale, il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso diretto sull'anima. Il colore è il tasto, l'occhio il martelletto, l'anima è il pianoforte dalle molte corde. L'artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, mette opportunamente in vibrazione l'anima umana. È chiaro pertanto che l'armonia dei colori deve fondarsi solo sul principio della giusta stimolazione dell'anima umana. Questa base deve essere designata come il principio della necessità interiore".

Kandinsky era convinto che tutti i tipi di arte fondati sulla percezione attraverso organi sensori si compenetrassero tra loro. Nel descrivere il carattere della propria pittura di quegli anni (1911-1940), utilizza termini presi in prestito dal linguaggio musicale: la sua pittura da allora entrava sempre più in una fase musicale attraverso tre gruppi di opere che egli chiama Impressioni, Improvvisazioni, Composizioni. Questa suddivisione, da lui stesso elaborata, basata appunto su studi preliminari ed abbozzi, indica un grado di astrazione che si sviluppa nel tempo, in un crescendo continuo.

Vasilij Kandinskij, Improvvisazione 7, 1910, olio su tela

"La pittura deve sviluppare le medesime forze che possiede la musica", dichiarava, (...) Avvertivo, in modo particolare, il desiderio di ampliare la mia esperienza di pittore al di là dei limiti imposti dalla propria arte. Già molto presto mi resi conto dell’inaudita forza d'espressione del colore. Invidiavo i musicisti, i quali possono fare arte senza bisogno di raccontare qualcosa di realistico. (…) Io volevo dipingere nuovamente i miei quadri incisivi e dai forti colori, ma avvertivo che non era possibile (...) dovevo cercare un nuovo linguaggio, un linguaggio più spirituale(...) Io sentivo dentro di me, nel mio petto, un organo, e dovevo tradurlo in colori. Solo la natura che era attorno a me mi ispirava. Questa era la chiave di tutto, portare quest’organo alla luce e tradurlo in suoni".

Dopo aver assistito ad un primo concerto di Arnold Schonberg a Monaco, nel 1911, Kandinsky si mostrò subito affascinato da tali creazioni. Scrisse al compositore, pur non conoscendolo, per manifestare tutto il suo entusiasmo e per parlargli delle forti somiglianze che notava tra la sua musica e i propri dipinti: "la musica di Schonberg ci porta in un nuovo regno in cui le esperienze musicali non sono acustiche, ma puramente spirituali".
Uno degli obiettivi principali di Kandinsky era quello di poter creare una serie di regole pittoriche, che avrebbero influenzato l'arte futura, così come nella musica esisteva già la teoria e l’armonia riviste dallo stesso Schonberg, creatore della musica atonale. A breve distanza dipinse Impressione III, 1911. Una elaborazione pittorica delle forti sensazioni interne che quel concerto aveva suscitato in lui. In seguito, questo dipinto, fu l'occasione per un fitto scambio di lettere fra i due artisti tra il 1911 e il 1914.  Sulla tela è presente una grande macchia nera che ricorda un pianoforte, strumento importantissimo nel concerto di Schonberg, e sulla sinistra altre forme, suggeriscono la presenza del pubblico. 
Il colore dominante è il giallo: "A questa altezza esso risuona come una tromba che suona sempre più forte o a un tono di fanfara portato al suo livello massimo Il nero risuona interiormente come un silenzio, apparentemente è un colore senza suono, sul quale tuttavia tutti gli altri colori suonano con maggior forza e precisione".


Improvvisazione 19, 1911.
Kandinsky diede a questo quadro anche il titolo di Suono azzurro. Come nell’impressione III dello stesso anno, anche qui un unico colore domina il quadro, in questo caso un azzurro applicato con il pennello asciutto. "Tanto più scuro è l'azzurro tanto più esso attira l'uomo nell'infinito, risveglia in lui la nostalgia del puro e, in fin dei conti, del soprasensibile. È il colore del cielo come noi ce lo immaginiamo al suono della parola cielo”.


Questo concetto di "necessità interiore" sarà un concetto chiave della teoria di Kandinsky, che verrà da lui sempre ripetuto come leitmotiv per la creazione delle sue opere:

"Il mio libro 'Sullo spirituale nell'arte' aveva soprattutto lo scopo di risvegliare questa capacità di esperienza dello spirituale nelle cose materiali e astratte, capacità che consente infinite esperienze, indispensabili in futuro. Il desiderio di suscitare questa felice capacità negli uomini che non la possedevano ancora (…) Noi partiamo dall'idea, che il pittore, oltre alle impressioni ricevute dall’esterno, raccolga continuamente emozioni dal proprio mondo interiore, scegliendo tra le forme artistiche quelle capaci di esprimere con forza, solo ciò che è necessario per raggiungere la cosiddetta sintesi artistica. Assoluta libertà, dunque, di forma e di stile, per una pittura impegnata non a risolvere il problema del come narrare, ma del che cosa esprimere nell'opera, per dare ad essa una nuova risonanza spirituale".

Un trattato teorico ricco di analogie, un particolare modo di vedere le cose di efficace bellezza; opera nella quale ha dato forma compiuta alla propria concezione artistica.


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giovedì 21 ottobre 2010

Creativi non si nasce e nemmeno si muore


 Carla Citarella, Schizzo, Decorazioni per interni, Tecnica mista

Pubblico un'intervista di Gino Dato (La Gazzetta del Mezzogiorno) sullo splendido libro di Annamaria Testa: "La trama lucente", un'opera dedicata alla creatività.


Che cos'è il talento? Non basta avere delle buone idee, ma è necessario saperle attuare. Come? Con una continua applicazione.

La trama lucente è quella che nella nostra mente unisce le intuizioni. Che ci fa passare dall'idea alla pratica. Che fa la pratica un atto etico, di utilità per il genere umano. La creatività dobbiamo imparare a riconoscerla, a rispettarla e a coltivarla. E possiamo farlo in compagnia di Annamaria Testa che da oltre trent'anni si occupa di comunicazione e creatività. Consulente per le imprese, docente presso l’Università Bocconi, il suo ultimo saggio per Rizzoli s'intitola La Trama Lucente. 

Lei  parla della dimensione "progettuale ed etica" della creatività. Che vuol dire?

La creatività non consiste nel far venire solo in mente qualcosa. Bisogna essere capaci di tradurlo in realtà. È qui c’è la dimensione progettuale. E bisogna che quel qualcosa sia appropriato, efficace, utile alla collettività: ecco la dimensione etica. Per esempio, se passo il mio tempo a fantasticare su un nuovo romanzo ma non scrivo una riga; o immagino un nuovo farmaco ma non entro in laboratorio; o penso a un nuovo prodotto, a un edificio, a un vestito, ma non verifico che sia realizzabile … Ecco in questi casi mi diverto, ma non  sto facendo un lavoro creativo. E non è creativo il risultato se il farmaco è dannoso, il romanzo è un accrocchio di parole senza senso, il prodotto è una truffa, l’edificio crolla, il vestito ha tagli impossibili.

Alla fine del suo viaggio attraverso il tempo, possiamo definirla la creatività?

L'idea che esiste una facoltà umana di inventare è una conquista del Novecento. Al tempo dei romani e dei Greci la creatività è considerata esclusiva degli dei, e il concetto di genio rimanda un demone che 'possiede'  l'individuo. Sono  gli artisti del Rinascimento e gli scienziati del Seicento, da Copernico e Galileo e Newton, a immaginare l'essere umano come protagonista delle invenzioni, capolavori e scoperte: nella genialità non c’è niente di soprannaturale, ma solo la migliore espressione dell’intelligenza e della volontà. Il Novecento, con la scoperta della dimensione inconscia, dà conto dell’aspetto più misterioso del processo creativo: la fase di incubazione che avviene dopo che (e solo se) si sono presi  in esame tutti i dati del problema, e che culmina nella sintesi nuova frutto dell'illuminazione creativa.

Qual è la percezione collettiva che si ha oggi sulla creatività? 

Dobbiamo distinguere. Nel nostro Paese tendiamo ad etichettare come "creativi" comportamenti stravaganti, idee bizzarre, qualsiasi forma di bricolage ludico. E la trasgressione più gratuita. Questa attitudine (ce lo dicono le ricerche) è diffusa presso i giovani e le classi medie, che da una parte vedono il talento come un dono dal cielo che riguarda pochissimi grandi geni, dall'altra pensano che la creatività, per tutti gli altri coincida o con l'arrangiarsi o con il fare stranezze e  il fantasticare. È una visione riduttiva e rinunciataria.

Perché? 

Riduttiva perché la creatività è il segno distintivo del genere umano, la capacità che ci ha permesso di sviluppare le arti, le scienze e la tecnologia. Ed è una visione rinunciataria perché implica il rifiuto di mettersi in gioco e di impiegare il proprio talento in maniera produttiva. Invece sia nel mondo anglosassone che nei Paesi emergenti dell'estremo Oriente, la creatività e il suo sviluppo vengono ormai considerati strategici per l’economia e centrali nei processi educativi. Si crede che la creatività sia solo un fatto  di talento innato, ma non è così: ci vogliono educazione di base, competenze specifiche, prove ed errori, tenacia. E almeno (ce lo dice il Nobel Simon) dieci anni di applicazione intensiva ed esperta per produrre qualcosa di nuovo, nelle discipline più diversi: dagli scacchi, alla pittura, alla matematica...

Come si può coltivare il pensiero originale e utile della creatività?

Facendosi domande. Osservando. Essendo curiosi. Educando i ragazzini a nutrire pensieri non conformisti ma organizzativi e produttivi. La scuola è importantissima.

La creatività evolve con l'uomo? O può declinare?

Non necessariamente la creatività declina con l'età. Ma si spegne se non è alimentata dalla passione e dall'esercizio. Se viene incensurata o ignorata da ambienti non favorevoli, o se si scontra con il pregiudizio: in particolare, il pregiudizio di genere  ha frustrato  per secoli la creatività delle donne. Che solo oggi, finalmente, almeno nei  Paesi sviluppati accedono in massa all'educazione, e in futuro saranno, credo, "la" nuova grande risorsa creativa del mondo. 

lunedì 2 novembre 2009

Alla Ricerca dell'Arte (parte 3)

Wassily Kandinsky, Improvisation 34, 1913

Forma e Colore

Anche le percezioni visive, come quelle tattili, non sono mai isolate e indipendenti, ma esse sono in relazione con altre componenti quali la forma e il colore. Forma e Colore sono mezzi di comunicazione, entrambi ci permettono di ottenere l'informazione tramite l'identificazione degli oggetti e degli avvenimenti.

La forma ci permette di distinguere una cosa dall'altra e il colore ci trasmette l'espressione. La forma è un mezzo di comunicazione a volte più efficace del colore; il colore ha un urto espressivo che difficilmente si ottiene con la forma. La forma offre una varietà immensa di figure chiaramente distinguibili l'una dall'altra, come ci viene dimostrato dai volti, dalle foglie e dalle impronte digitali. 

Ma per quel che riguarda l'espressione non c'è forma, anche la più pronunciata, che possa stare alla pari con l'efficacia di un tramonto o dell'azzurro del Mediterraneo. 

Gli esperimenti psicologici rivelano le differenze esistenti nei modi di reagire delle persone al colore e alla forma, dove una particolare attrazione o repulsione nei confronti di un determinato colore è riconducibile a differenti stati psico-fisici ed emozionali. Intensità della luce, temperatura e dimensione dell'ambiente, combinazione, scelta e gestione dei colori, sono infatti alcune caratteristiche che possono influenzare inconsapevolmente la nostra percezione. 

In merito a questa contrapposizione il pittore H. Matisse ha affermato: "Se il disegno è proprio dello spirito il colore è dei sensi, dovete prima disegnare, per coltivare lo spirito e per essere capaci di guidare il colore in un sentiero spirituale". Nel campo dell'arte creatore autentico non è solo un essere particolarmente dotato, è un uomo che ha saputo ordinare in vista del loro fine, un insieme di attività, delle quali l'opera d'arte è il risultato finale. Vedere è già un atto creativo che esige uno sforzo".  

La visione è allora un processo attivo, qualcosa di più complesso; è alla base di ogni arte, ma anche di ogni scienza.

Restando infatti all'interno di questo ambito, gli studi elaborati dal neurobiologo Semir Zeki, uno dei massimi esperti dei meccanismi della visione umana,  pionere sull'applicazione delle neuroscienze all'arte visiva, hanno fornito un contributo fondamentale nella comprensione del meccanismo visivo, sia dal punto di vista fisiologico, sia da quello percettivo, sia da quello neurobiologico, durante l'esperienza estetica, ovvero su cosa esattamente accade nel cervello quando ci troviamo di fronte a un dipinto (che sia figurativo e astratto), una scultura o anche durante l'atto creativo di un'artista, a seconda dello stato emotivo/immaginativo che lo accompagna. 

Da sempre l'uomo si è interrogato sulla natura tra forma e colore e sul senso delle reazioni emozionali che essi provocano. Sta di fatto che si è creato un vero e proprio campo di indagine e di ricerca in ambito filosofico e scientifico. 

A seconda del campo di applicazione, la stessa combinazione produce effetti diversi, in grado di soddisfare determinate esigenze funzionali ed estetiche, e di conseguenza determina un'incredibile diversità di sistemi di produzione, al fine di consentire una corretta integrazione tra uomo e ambiente e tra ambiente costruito. 


Testi di approfondimento
  1. Arte e Percezione Visiva. Nuova versione di Rudolf Arnheim
  2. La Mente Dipinta di Alfonso Troisi
  3. Arte e Cervello  di Lamberto Maffei
  4. La Visione dall'interno. Arte e Cervello di Semir Zeki 
  5. L'età dell'inconscio. Arte, mente e cervello dalla grande Vienna ai nostri giorni di  Eric R. Kandel
  6. Arte e neuroscienze. Le due culture a confronto di  Eric R. Kandel
  7. La bella e la bestia: arte e neuroscienze di Ludovica Lumer e Semir Zeki  
  8. Arte del colore. Esperienza soggettiva e conoscenza oggettiva come vie per l'arte di Johannes Itten
  9. Il  piccolo libro dei colori di Michel Pastoureau, autore di moltissimi libri dedicati al tema del colore, come: "Un colore tira l'altro: Diario cromatico",  "Dizionario dei colori del nostro tempo", "Giallo. Storia di un colore", di cui esiste la serie "Blu" "Verde" e "Nero".
  10. Arte, percezione e realtà  di Gombrich, Hochberg, Black
  11. Teoria della forma e della figurazione I e II vol. di Paul Klee
  12. Verso una psicologia dellarte di Rudolf Arnheim
  13. La dinamica della forma architettonica di Rudolf Arnheim
  14. Cromorama di Riccardo Falcinelli
  15. La vita segreta dei colori di Lauretta Colonelli
  16. ll colore perfetto di Gianni Maimeri
  17. Il mondo dei colori di James fox

Link di immediata consultazione
  1. Psicologia e fisica dei colori #1: il rosso di Paolo Pascucci
  2. Psicologia e fisica del colore #1: il Rosso (seconda parte) di Paolo Pascucci
  3. Goethe on the Psychology of Color and Emotion  by Maria Popova
  4. The Conscience of Color, from Chemistry to Culture by Maria Popova
  5. Colour Wheels, Charts, and Tables Through History by The Public Domain Review 
  6. Il ruolo del colore negli spazi della sanità di Valentina Vezzani

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mercoledì 14 ottobre 2009

Alla Ricerca dell'Arte (parte 2)

Max Ernst nel suo Atelier, Huismes, France, 1963

Sensazione e Percezione

Quando si va alla ricerca delle origini di una attività artistica, si finisce, prima o poi, con il collocarle ai primordi dell'umanità, sostenendo così la tesi che l'uomo primitivo aveva già sperimentato tutti i possibili mezzi espressivi attraverso l'uso dei suoi sensi, che lo mettevano in contatto diretto o indiretto, con il mondo esterno. Nella storia dei segni l'atto di lasciare la propria Impronta è sicuramente una delle manifestazioni più universali della creatività umana, di un'arte intrisa di significati e simboli.

Tra questi sensi, il più primitivo è senza dubbio il tatto, che funziona per mezzo di diverse terminazioni sensitive, particolarmente numerose nella pelle delle dita.

Nelle sensazioni di tatto non basta la vicinanza con l'oggetto-stimolo, ma è necessario il contatto. Attraverso questi "organi del "tatto", noi possiamo ricevere una serie di sensazioni, di piacere o di disgusto che non sono esclusivamente tattili. Esse sono in relazione con altre percezioni  (visive, acustiche, olfattive) che guidano il nostro modo di rielaborare ed interpretare la realtà:
  • componenti oggettive legate alle qualità proprie dell'oggetto (il suo valore simbolico o estetico);
  • componenti soggettive in rapporto con le emozioni intime, lo stato d'animo, i desideri o le avversioni che il soggetto percepisce;
  • componenti culturali nate dalle abitudini e dall'ambiente in cui si svolge l'esperienza (il tempo, il luogo, le circostanze).
Le forme che l'uomo ha dato ai primi utensili, alle prime creazioni, per poter sopravvivere in un dato ambiente, non avevano solamente un carattere funzionale, ma ad esso si aggiungeva anche un valore affettivo, legato al piacere fisico dell'oggetto e al suo potere evocativo. Un manico piacevole da impugnare, un vaso il cui ventre rotondo rinviava a sentimenti più o meno inconsci, conferendogli successivamente una funzione estetica: l'oggetto utilitario poteva essere allo stesso tempo un oggetto estetico. 

Pensiamo agli oggetti comuni, agli accessori della casa, alla progettazione degli arredi: una sedia o un tavolo possono essere ben fatte e pratiche, ma vengono apprezzate maggiormente se la forma e la struttura soddisfano l'occhio e il tatto, allo stesso modo, devono rispondere a determinate esigenze e darci sensazioni positive e di benessere psicofisico.

Tutti questi vantaggi ci permettono oggi di ammirare le geniali creazioni che l'uomo ha realizzato nel corso della storia; e quale significato ed importanza abbia avuto l'arte nel cercare mezzi validi per esprimere e comunicare pensieri ed emozioni, e per dare forma e sostanza al mondo dell'immaginazione.

"La storia del rapporto uomo-materia coincide con la storia del fare che ha permesso all'uomo di progredire e svilupparsi proprio grazie all'esperienza con la materia che il contesto gli ha di volta in volta concesso e le tecniche che ha sviluppato per piegare la materia al suo volere. Attraverso il dialogo che si è instaurato tra l'artefice e la materia, l'uomo si è voluto come homo faber e ha potenziato la sua intelligenza". 


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