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martedì 13 ottobre 2015

Tesori archeologici d'Italia: Pompei

Pompei costituisce la più importante e preziosa manifestazione artistica di un periodo che altrimenti conosceremmo soltanto attraverso le parole degli scrittori. Il merito di aver cominciato gli scavi con metodo scientifico va a Giuseppe Fiorelli (1863). Dopo di lui si deve ricordare Amedeo Maiuri che, dal 1924 fino alla sua morte, si dedicò con passione alla conservazione di Pompei, iniziando dove fosse possibile il restauro degli edifici e cercando di lasciare sul posto oggetti e decorazioni, in modo da valorizzare non solo gli edifici riportati alla luce, ma anche la vita quotidiana in tutte le sue particolari espressioni, in una splendida sintesi armonica.

Pompei Affreschi, Particolare dell''Adone Ferito', recentemente restaurato.

sabato 31 maggio 2014

Percorsi Archeologici: Tra Arte, Vita e Natura

Lungo la campagna tra Monopoli e Polignano (Puglia) si trovano bellissimi esemplari di papavero giallo (Glaucium flavum). È una specie rara, diventata oggetto di ricerca da parte dei botanici pugliesi, anche in relazione alla rappresentazione grafica e simbolica di questo papavero raffigurata su alcune trozzelle (tipica anforetta messapica destinata al corredo funebre). Le trozzelle si ritrovano nella varietà delle forme e nella diversità dei motivi decorativi, come linee, cerchi, quadrati, triangoli, rombi, e nei motivi tratti dal mondo vegetale. Tracce legate a specifiche attività rituali, leggende e credenze popolari, come anche ad una pratica (abilità) manuale. 

Non è certo possibile condensare in poche righe la storia antica di questa misteriosa civiltà della Puglia, ma da quel che si può dedurre a prima vista, è come se l'uomo avesse sentito da sempre la necessità di lasciare un segno della propria esistenza (la sua manifestazione più alta), e dunque, una sorta di documentazione nel cercare mezzi validi per esprimere i propri pensieri e per concretare aspetti dell'immaginazione o della realtà circostante. 

Ad ogni modo, qualunque sia la spiegazione, è impossibile non rimanere affascinati dal segreto che questi luoghi racchiudono; dalla complessità della creazione artistica che é un cammino lungo, un continuo evolversi, il risultato di un susseguirsi di cambiamenti: eventi, luoghi, culture, contaminazioni, colori, sfumature, anche difficili da classificare in schemi. E se ci pensate per un momento è un argomento che attraversa la storia intera e il linguaggio visivo.








Carla Citarella, Papaveri nella campagna pugliese (dettaglio),
Tecnica: acrilico su carta con texture telata

domenica 16 giugno 2013

Sculture in pietra di Francesco Uccheddu



La scultura è la prima forma espressiva, ancor prima della parola scritta, che l'uomo ha utilizzato per concretare aspetti dell'immaginazione o della realtà circostante. Le prime forme figurative compaiono già nell'età paleolitica (età della pietra grezza). Ne sono rimaste testimonianze costituite da graffiti rupestri, bassorilievi a carattere naturalistico, statuette di soggetto femminile, in zone molto vaste, che si spingono dall'Europa centrale fino all'Africa settentrionale.

Francesco Uccheddu, scultore, ha la capacità di richiamare l'attenzione su questa antica forma d'arte, con eccezionale sincerità e profondità. I suoi lavori scultorei sono frutto di una dote innata e una personale ricerca della forma, che egli plasma con abilità. Scolpire significa conquistare lo spazio tridimensionale; l'oggetto non è più evocato sul foglio, ma è presente nell'attimo in cui lo si lavora. Questo significa che è necessaria una determinata consapevolezza per realizzare ciò che si ha in mente, soprattutto quando si manipola una materia dura come la pietra, in tutta la sua forza originaria. Conoscere quindi le caratteristiche della materia, i punti di rottura, le reazioni al colpo dello scalpello, è quello che emerge nelle bellissime opere di Francesco Uccheddu.   




In chiusura vi propongo un articolo tratto dal quotidiano "La nuova Sardegna", con i successivi video, che raccontano l'attività artistica di questo scultore.

Di Marco Porcu

ORISTANO. Da dieci anni con qualsiasi condizione meteorologica, Francesco Uccheddu è al lavoro nel suo laboratorio a cielo aperto a ridosso della chiesa di San Giovanni di Sinis. Il banco di lavoro è un blocco di legno abbandonato dagli operai dell'ente elettrico; l'attrezzatura un corno di cervo, uno di montone e uno di capra, un paio di pietre durissime che utilizza per scheggiare l'ossidiana e farne frecce, coltelli affilatissimi, e altri piccoli utensili di uso comune. Una attrezzatura arcaica che farebbe pensare al rifiuto di utilizzare apparecchiature super moderne, smerigli e quant'altro. Invece, come spiega l'artista, è l'unica efficace per la lavorazione dell'ossidiana, pietra dura vetrosa, che se tagliata senza perizia va in frantumi.

Francesco Uccheddu ha dovuto imparare da solo l'arte dello scalpellino, rifacendosi ai preistorici che l'ossidiana conoscevano bene, come testimoniano i reperti ritrovati particolarmente abbondanti nelle aree degli insediamenti nuragici. "La curiosità per la storia lontana della mia terra - dice Uccheddu - Mi ha spinto a costruire le tracce lasciate dai popoli primitivi che dall'ossidiana ricavavano utensili di uso comune, ma anche oggetti utilizzati per la difesa personale e per la caccia, come le frecce. Particolarmente ricca la zona dell'Oristanese per la significativa presenza dell'ossidiana nel vicino Monte Arci, uno dei tre luoghi del mondo, con il Messico e la Sicilia, dove si trova questo vetro naturale, tanto da favorire specialmente nel neolitico, l'insediamento di villaggi a ridosso del mare, nel nostro caso, dello stagno di Cabras". Francesco Uccheddu, usa lo scalpellino anche per lavorare l'aneraria, la trachite, e altre pietre, modellando maschere della tradizione sarda, come quella della "Is mamuthones" e altre, e della "Dea mater terris", con mano sicura e decisa. Molto spesso viene invitato nelle scuole, per dare un saggio della sua abilità, facendo conoscere l'ossidiana agli studenti, e facendo rivivere i tempi del passato millenario della gente sarda. 

Uccheddu Scultore - Ossidiana

Uccheddu Scultore - Sogni di pietra

domenica 18 marzo 2012

Arte, Fitoterapia, e le sue radici

L'epoca è antichissima. Ciò significa che l'uomo, ha sempre sentito la necessità di lasciare in qualche modo un segno della propria presenza; una sorta di documentazione del bisogno umano di esprimersi, di comunicare agli altri se stesso, in forma compiuta. Questo si può rilevare nelle forme e nelle decorazioni degli oggetti, ma addirittura nelle antichissime figurazioni paleolitiche, incise o dipinte, sulla base dei reperti finora rivenuti.  

Con gli Egizi, i Greci, gli Etruschi, e successivamente con i Romani, si entra in un periodo ben preciso della storia umana, che dà luogo a manufatti e monumenti di alto valore, attraverso i quali possiamo seguire lo sviluppo storico delle varie epoche. Il confronto con opere e testimonianze di altri tempi, dunque, si trasforma in una occasione per approfondire discipline differenti, partendo dall'esempio concreto della ricerca artistica. 

La fitoterapia, ovvero l'arte di conoscere, coltivare e riutilizzare le piante per scopi terapeutici, è una delle forme più antiche utilizzate. Già nell'Egitto venivano utilizzati rimedi a base di piante medicinali: dall'abbondanza di documenti archeologici, sappiamo che all'interno dei corpi mummificati, sono state ritrovate tracce di cipolla (antibatterica), spezie, e innumerevoli sostanze organiche tra cui cera vergine, resine vegetali e oli balsamici, ed altre sostanze come il Natron. Un mix di elementi fondamentali per la conservazione delle mummie. I corpi venivano poi avvolti in strati di tessuto impregnati sempre di resine, e a quanto dicono i ricercatori, questo metodo di imbalsamazione, ha involontariamente protetto anche il DNA. 

Resti mammuficati della Regina egiziana Hatshepsut, Valle dei Re, Luxor, 1470 a.C. (Photo credit Khaled Desouki/AFP/Getty Images)

Anche in questo campo l'influenza etrusca si fece sentire: la ricchezza dell'Etruria si basava su ciò che produceva la terra e sulle risorse minerarie. Erano grandi conoscitori delle proprietà medicamentose di fiori ed erbe, dei metalli e delle leghe, nonché delle proprietà terapeutiche delle acque. Per di più, erano abilissimi costruttori, tessitori, tintori, vasai, orafi e argentieri; sapevano lavorare anche il bronzo e il rame con appositi metodi e strumenti. Insomma, furono artefici di grandi scoperte (frutto del proprio ingegno creativo) destinate a lasciare un segno negli anni a venire.


Le testimonianze ci giungono, ancora una volta, dalle raffigurazioni dei reperti archeologici: anfore e vasi di varie dimensioni e materiali, come terracotta, bronzo e bucchero. In questi veri e propri capolavori artistici sono stati ritrovati resti di piante medicinali, a dimostrazione del loro uso continuativo e della capacità degli Etruschi di sfruttare i cosiddetti "rimedi naturali".

La dimensione dei recipienti variava a seconda della funzione: dall'uso domestico a quello religioso, fino alla preparazione dei farmaci. Tra i medicamenti più noti figuravano: la camomilla per le sue proprietà calmanti; il ricino, lassativo ed emetico; il mirto, dalle proprietà astringenti e antinfiammatorie; il papavero, utilizzato come anestetico. Venivano impiegati anche alcuni minerali per preparare rimedi contro le infiammazioni. Ai fini della terapia, infine, si utilizzavano infusi e decotti, ma anche cataplasmi e unguenti per la cura delle ferite.
 

Reperto archeologico di origine Romana

La storia avanza e gli avvenimenti cambiano: con i Romani nacquero le prime botteghe mediche. Tra gli strumenti rinvenuti negli scavi e necessari per la preparazione dei farmaci figurano vasetti in terracotta (sui quali erano incisi simboli indicanti il contenuto), recipienti in vetro (ormai non più riconoscibili), bilance, misurini in bronzo e mortai. Le erbe raccolte venivano essiccate, triturate e ridotte in polvere per poi essere utilizzate, attraverso particolari procedure, nella preparazione dei rimedi medicinali. I contenitori di terracotta garantivano la corretta conservazione dei farmaci fino al momento della somministrazione.

Bassorilievo romano in pietra

Una delle illustrazioni del Discoride di Vienna,
il più antico manoscritto (bizantino) a noi pervenuto 

Lo studio sistematico delle varie parti delle piante, in base alle loro caratteristiche proprietà e dei vari luoghi, portò alla creazione dei primi archivi; l'approccio divenne sempre più scientifico. In seguito a questa classificazione ogni pianta ricevette il nome scientifico che la identificava. Il nome identificativo di ogni pianta, venne espresso in latino poichè in quel tempo era la lingua ufficiale, e tuttora è lo stesso in qualsiasi parte del mondo. Questa documentazione ci fornisce non solo l'evoluzione, ma anche la possibilità di conoscere a fondo ciò che utilizzavano i nostri antenati per la cura delle malattie e per il proprio benessere. 

La storia avanza e, certamente, la diversità dei metodi è enorme. Un tempo le erbe fornivano in gran parte la materia prima per la preparazione dei medicamenti: le cure erano dettate dall'empirismo, da pratiche religiose e dai limiti della conoscenza di allora. Oggi, invece, la chimica costituisce la base per studiare in modo scientifico i principi attivi. La scienza ha così dato luogo a progressi imprevedibili, fornendo al medico preparato la capacità di formulare accurate diagnosi e prognosi.

Vi lascio con una eccezionale testimonianza archeologica che risale al II secolo d.C., la cosiddetta "Domus del Chirurgo", in epoca romana. Si tratta di un ambulatorio medico, dove sono stati ritrovati strumenti chirurgici, vari contenitori per le medicine (alcuni vere e proprie sculture), magnifici mosaici, affreschi, oggetti di arredo e portafortuna.

Un vaso a intercapedine conformato a piede per uso terapeutico (Rimini, Museo della Città)

  


Contributo per il Carnevale della Chimica ospitato da Paolo Pascucci. "La Chimica dei farmaci" è il tema di questa edizione.

domenica 16 ottobre 2011

L'Espressione Plastico-Manipolativa: Materiali e Tecniche

 Mani e Creatività / Carla Citarella
Appartengono a questo tipo di attività i materiali facili da manipolare e modellare: creta o argilla, plastilina, DAS e pasta di sale. Assieme alla pittura, l'approccio a questi strumenti offre un'entusiasmante esperienza sensoriale e di apprendimento, in grado di stimolare la creatività sia nel bambino sia nell'adulto: le mani si muovono e, grazie al loro calore, la materia prende la forma desiderata.

La
 plastilina è un materiale morbidissimo, è recuperabile per lungo tempo, ma costoso. Per la sua consistenza si possono modellare le figure, riproducendo, ad esempio, frutta, ortaggi, animali, ciotole, o altri soggetti secondo la propria fantasia.

Il DAS è la pasta modellabile più conosciuta, consente di ottenere oggetti resistenti, e poiché si asciuga rapidamente, è particolarmente adatta per applicazioni su diversi supporti come legno, cartoncino e terracotta che possono essere successivamente dipinte con colori acrilici o a tempera.

La pasta di sale non è una pasta pronta all'uso, ma è un composto facile da preparare, a costo zero. È molto sensibile all'umidità quindi l'oggetto creato, rischia di non durare nel tempo.  

La creta, è un materiale naturale, antichissimo, affascinante, che l'uomo lavora da millenni sin dalla preistoria: dalle prime ciotole, anfore, statuine, ai meravigliosi vasi greci, ed etruschi, alle bellissime ceramiche quattrocentesche, fino ad arrivare alla splendida ceramica e terracotta del nostro territorio italiano, grazie ai bravissimi artigiani che si dedicano a questo tipo di attività, sia per uso decorativo, che per uso domestico. Presentare nozioni generali di questo materiale, favorisce una certa consapevolezza con l'argomento e successivamente con lo strumento.

Greek civilization, 4th century b.C. Terracotta statuettes depicting daily life scenes. From Tanagra, Greece. (Photo By DEA / G. DAGLI ORTI/De Agostini 
Getty Image)

Mestolo, ciotola e colino d'impasto. Circa 1500 a.C. Momperone, Alessandria. Museo di Antichità, Torino


Terracotte di Puglia / Carla Citarella

La creta si acquista, a basso costo, presso fabbriche di ceramica o grossi rifornitori, già raffinata (al giusto stato di morbidezza), nelle confezioni da 20 o 25 kg. È un ottimo materiale per modellare le figure a Tutto tondo. Per chi volesse sperimentare questo materiale, risultanti interessanti si ottengono utilizzando varie tecniche. Decorazioni in rilievo: si disegna un soggetto su un cartoncino; successivamente si fanno aderire ai contorni del disegno dei rotolini o delle striscioline ottenuti dalla creta. Oppure si preparano dei fogli di argilla stesi con un mattarello e, utilizzando vari oggetti, a seconda della pressione esercitata, si ottengono i negativi degli stessi. La creta, inoltre, si adatta anche a essere texturizzata con strumenti appositi (punteruoli) o recuperati (stecchini, forchette).
Per tagliare la creta occorre un filo metallico o da pesca, alle cui estremità si saranno legati due straccetti per poterlo impugnare. Si taglia a strati, come se si dovesse guarnire un pezzo di Pan di Spagna. La creta va manipolata con l'aggiunta di acqua in giuste quantità, in quanto è già umida, quindi, è sufficiente avere un contenitore di acqua per inumidirsi le mani e una spatola per raschiare la creta essiccata sul banco, o sul piano alla fine del lavoro. Al termine del lavoro è importante avvolgere la creta con stracci umidi e un sacchetto di plastica, per mantenerla al giusto stato di morbidezza e sempre pronta.

L'oggetto creato dovrà essere lasciato essiccare, e quando assumerà una certa solidità, prestando attenzione anche alle parti che poggiano sul piano, e successivamente assumerà un colore grigio-chiaro uniforme, sarà pronto per essere cotto entro appositi forni (le temperature iniziano a 900 °C e variano a seconda della grandezza del manufatto) dove si trasformerà in una terracotta. Dipingendolo con colori speciali, e cuocendolo nuovamente, diventerà una ceramica.

L'essiccazione deve avvenire in un ambiente asciutto e non vicino al termosifone, poiché l'eccesso di calore, provocherebbe l'essiccazione solo delle parti esterne con la conseguente crepatura e quindi rottura. Non avendo nella struttura un forno adatto per cuocere i manufatti essiccati, si possono ugualmente dipingere con colori a tempera o acrilici. È importante trattare il manufatto al fine di dipingerlo e conservarlo, preparando una pasta con gesso e Vinavil (Scagliola) che sarà applicata con un pennello. L'oggetto in questo modo avrà una discreta resistenza, ovviamente non paragonabile alla ceramica.

Nell'attività operativa qualsiasi tecnica artistica si sperimenta, è fondamentale conoscere l'uso degli strumenti artistici, in quanto ogni strumento ha le sue qualità. Disegnare, per esempio, un sole, usando una matita a mina morbida anziché a mina dura, aiuta a scoprire la bellezza del proprio segno o la propria gestualità; acquisire una conoscenza base sulla legge dei colori per imparare a mescolarli, è importante per ottenere le tonalità di colore corrispondenti ai propri gusti, non serve dunque acquistare un'intera gamma di colori; saper impugnare un pennello è una operazione tutt'altro che trascurabile; coinvolgere la persona in giochi che implicano lo sporcarsi le mani, e cioè "mettere le mani in pasta, è senz'altro utile per lo sviluppo della percezione tattile. La manipolazione plastica, sviluppa la concentrazione, la coordinazione e la gestualità: si pensi, per esempio, all'atto di impastare per fare la pasta in casa.

Per le sue caratteristiche intrinseche può essere sperimentata come densa, liscia, bagnata, oppure, come copiosa, sporca, disordinata: sensazioni di piacere e di disgusto, di indubbia valenza formativa, che si imparano a conoscere grazie al contatto con la materia. Questo tipo di attività, infatti, aiutano il bambino a superare quei problemi legati al fastidio provocato dal materiale (per le sue proprietà collose) e alla paura di sporcarsi: comprenderà, allora, che ci si può sporcare e che ci si può pulire.

L'aspetto dell'impatto visivo è sempre diverso  perché  legato da un insieme di fattori: in relazione con le emozioni intime che il soggetto percepisce, alle qualità proprie dell'oggetto, senza trascurare le componenti culturali nate dalle abitudini e dall'ambiente sociale. Ecco che alcuni sono subito incuriositi dalla manipolazione di questi strumenti, altri preferiscono osservare in lontananza, per poi avvicinarsi in totale libertà. Mi piace sempre evidenziare che l'insieme di queste esperienze si inscrive in un clima sereno ed accogliente, privo di ogni forma di competizione, nel rispetto della personalità (o del carattere) di ciascuno: peculiarità indispensabili che favoriscono da un lato l'espressione creativa (eliminano l’ansia e la paura di sbagliare) dall'altro l'apertura e la condivisione verso gli altri.

In generale, i metodi di applicazione usati nell'arte sono diversi, e il risultato dipende dalla capacità dell'artista nell'adattare materiali e tecniche a seconda della forma che vuole creare. L'aspetto diverso, le qualità fisiche e funzionali, implicano un'infinità di procedimenti di fabbricazione di ciascun artigiano, di ciascuna fabbrica, che naturalmente cambiano a seconda delle epoche. Questo significa che qualunque sia l'uso che egli fa dei materiali di cui dispone, l'artista-artigiano, o progettista, sarà sempre condizionato dalla natura di questi. Dovrà, quindi, rispettare i materiali, avere una conoscenza dettagliata delle proprietà tecnologiche, e adattare ad essi i suoi metodi, in modo da esprimere le sue idee in maniera efficace.


Contributo per il Carnevale della Chimica ospitato da Marco Fulvio Barozzi. "La chimica per la casa" è il tema di questa edizione.

mercoledì 14 ottobre 2009

Alla Ricerca dell'Arte (parte 2)

Max Ernst nel suo Atelier, Huismes, France, 1963

Sensazione e Percezione

Quando si va alla ricerca delle origini di una attività artistica, si finisce, prima o poi, con il collocarle ai primordi dell'umanità, sostenendo così la tesi che l'uomo primitivo aveva già sperimentato tutti i possibili mezzi espressivi attraverso l'uso dei suoi sensi, che lo mettevano in contatto diretto o indiretto, con il mondo esterno. Nella storia dei segni l'atto di lasciare la propria Impronta è sicuramente una delle manifestazioni più universali della creatività umana, di un'arte intrisa di significati e simboli.

Tra questi sensi, il più primitivo è senza dubbio il tatto, che funziona per mezzo di diverse terminazioni sensitive, particolarmente numerose nella pelle delle dita.

Nelle sensazioni di tatto non basta la vicinanza con l'oggetto-stimolo, ma è necessario il contatto. Attraverso questi "organi del "tatto", noi possiamo ricevere una serie di sensazioni, di piacere o di disgusto che non sono esclusivamente tattili. Esse sono in relazione con altre percezioni  (visive, acustiche, olfattive) che guidano il nostro modo di rielaborare ed interpretare la realtà:
  • componenti oggettive legate alle qualità proprie dell'oggetto (il suo valore simbolico o estetico);
  • componenti soggettive in rapporto con le emozioni intime, lo stato d'animo, i desideri o le avversioni che il soggetto percepisce;
  • componenti culturali nate dalle abitudini e dall'ambiente in cui si svolge l'esperienza (il tempo, il luogo, le circostanze).
Le forme che l'uomo ha dato ai primi utensili, alle prime creazioni, per poter sopravvivere in un dato ambiente, non avevano solamente un carattere funzionale, ma ad esso si aggiungeva anche un valore affettivo, legato al piacere fisico dell'oggetto e al suo potere evocativo. Un manico piacevole da impugnare, un vaso il cui ventre rotondo rinviava a sentimenti più o meno inconsci, conferendogli successivamente una funzione estetica: l'oggetto utilitario poteva essere allo stesso tempo un oggetto estetico. 

Pensiamo agli oggetti comuni, agli accessori della casa, alla progettazione degli arredi: una sedia o un tavolo possono essere ben fatte e pratiche, ma vengono apprezzate maggiormente se la forma e la struttura soddisfano l'occhio e il tatto, allo stesso modo, devono rispondere a determinate esigenze e darci sensazioni positive e di benessere psicofisico.

Tutti questi vantaggi ci permettono oggi di ammirare le geniali creazioni che l'uomo ha realizzato nel corso della storia; e quale significato ed importanza abbia avuto l'arte nel cercare mezzi validi per esprimere e comunicare pensieri ed emozioni, e per dare forma e sostanza al mondo dell'immaginazione.

"La storia del rapporto uomo-materia coincide con la storia del fare che ha permesso all'uomo di progredire e svilupparsi proprio grazie all'esperienza con la materia che il contesto gli ha di volta in volta concesso e le tecniche che ha sviluppato per piegare la materia al suo volere. Attraverso il dialogo che si è instaurato tra l'artefice e la materia, l'uomo si è voluto come homo faber e ha potenziato la sua intelligenza". 


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