domenica 30 ottobre 2011

Matisse e il colore


Henri Matisse, La musica,1910, San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage

"I colori hanno una propria bellezza che bisogna conservare, come nella musica  si aspira a conservare il suono; é una questione di organizzazione, del tipo di costruzione che mantiene la freschezza e la bellezza dei colori. Il colore raggiunge la sua  piena forza espressiva quando risponde ad un sistema e corrisponde alla carica emotiva del pittore". Henri Matisse

"Al cubismo che analizza razionalmente l'oggetto, Matisse contrappone l'intuizione sintetica del tutto. È la sintesi delle arti in cui musica e poesia confluiscono nella pittura" (Argan), e la pittura è concepita come note di un accordo orchestrate nello spazio, "al di là di tutti i registri, di tutte le gamme, a cui l'occhio umano è assuefatto dall'esperienza della natura." (Matisse).


Si tratta di un lavoro profondamente personale, in cui la pittura diventa veicolo, per lasciare libero spazio all'immaginazione, così da vagare in spazi immensi. 
Questa è l'intenzione di Matisse, e lo dimostra una lettera in cui scrive di aver cercato "per il cielo un bel blu, il più blu dei blu, l'idea del blu assoluto, e lo stesso vale per il verde della terra, per il vermiglione vibrante dei corpi". Quell'infinita poesia che ritroverà con la stessa musicalità nei suoi "Papiers Découpés".




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3 commenti:

  1. ...che bel post!
    molto interessante l'idea di "conservazione" in Matisse: la bellezza, nei colori, così come il suono, nella musica...

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  2. Alle volte io mi chiedo cosa vuole l'artista. O meglio, cosa vuole colui che si interroga e poi fa qualcosa che noi giudichiamo cosa d'artista.
    L'artista vuole fare qualcosa che non è possibile fare realmente. E allora usa uno strumento sostitutivo. Anche le parole sostituiscono le azioni. E così, per la pittura, colore, forme, linee, piani costituiscono l'alfabeto di quel linguaggio, e la possibilità espressiva varia così tanto che è possibile scrivere dei quadri utilizzando solo alcune lettere e non altre. Che enorme possibilità espressiva! Però, le parole da trasportare, le parole di quel vocabolario espressivo non sono infinite come le parole del linguaggio. Infatti, come si può intuire, i quadri o le note, trasportano sempre un tipo di messaggio: non sono semplici descrizioni di una realtà, sono quella realtà filtrata dalle aspettative e dai desideri di chi la compone, dalle azioni che vorrebbe compiere nella realtà e che non può fare. In questo senso,letteralmente, vediamo la realtà con gli occhi dell'altro.

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  3. Quello che tu descrivi bene nel rapporto profondo e complesso tra parola e immagine, non è altro che una delle possibili porte di accesso tra due diverse modalità comunicative che condividono il potere affascinante delle immagini, senza sovrapposizioni, ma che si aggiunge all’altro. Ed è proprio sui modi dell’interpretazione che i cambiamenti appaiono più significativi.

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